Quello che sta succedendo a Roma va compreso a fondo. Più che
il banchetto di Altaforte al Salone del Libro va rimosso dalle autorità il gazebo
con il presidio di Casapound di fronte allo stabile dove si trova l’appartamento
di edilizia popolare assegnato alla famiglia rom che non riesce ad entrare.
“Troia ti stupro” detto da un militante dello stesso partito
degli stupratori di Velletri è un’affermazione molto più grave di qualunque cosa
possa essere detta nella biografia di Salvini o in qualunque altro libro fascista
pubblicato finora da Altaforte.
La chiave di lettura spaziale è ancora essenziale: a Torino
c’è un Noi anti-fascista che non vuole la compresenza con il Fascista; a Casal
Bruciato c’è, purtroppo, un Noi fascista indisturbato (i vigili non rimuovono
il gazebo perché non ci sono state richieste in questo senso da parte di
nessuno) che non vuole condividere lo spazio con il Rom, immagine dell’Altro
totale, che si può anche pubblicamente minacciare di stupro per quanto è Altro.
Forse il discrimine, la pratica politica da mettere in atto,
non è tanto evitare sacralmente il contatto con l’Altro, ma impedire che la
violenza legittimi operazioni di sradicamento dell’Altro dal suo spazio legittimo.
La stessa logica dei respingimenti in mare e dei non approdi si ripercuote
nelle case di Roma ed è questo il pensiero purulento che va rimosso.
Proviamo a dirla così, con uno schema: a Torino una certa
visione della politica si sottrae allo spazio condiviso perché c’è l’Altro; a
Casal Bruciato la politica entra in azione per impedire che l’Altro venga
espulso dallo spazio condiviso della città. Il LaPE ci sarà a Casal Bruciato.