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martedì 26 aprile 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 07. La religione come sistema culturale parte 2 (quasi esegesi)



Ci siamo lasciati alla fine della lezione sei parlando della poca disponibilità di modelli intrinseci (ossia biologicamente determinati) per l'essere umano e di questa conseguente quasi ossessiva ricerca e costruzione di fonti estrinseche di informazione cui fare riferimento; in altre parole, ci siamo lasciati parlando dei modelli culturali.

Geertz insiste sulla distinzione tra due tipi di modello 

Modello di - rappresentazione astratta di qualcosa

Modello per - modello operativo di azione

Gli esseri umani sono gli unici animali che elaborano modelli di complessi (anche alcuni animali possiedono una qualche rudimentale forma di modello di), e che anzi possono usare modelli di come modelli per, e viceversa. Questa distinzione è importante per cui ci soffermiamo ad analizzarla bene. Immaginiamo una diga: mentre un castoro dispone sicuramente di un modello di come si costruisce una diga, ossia un modello per, un essere umano non potrebbe averne uno senza avere prima un modello di, ossia una qualche teoria su come è fatta una diga (una rappresentazione).

In altre parole, negli esseri umani è la funzione simbolica a FONDARE l’agire stesso.


Questo nei modelli religiosi si traduce nel chiasmo che abbiamo osservato nella precedente lezione, tra:


MODELLO DI / COSMOS / CAPISCO
  - C'è una teoria, una rappresentazione che indica che esiste qualcosa come un paradiso e un inferno;

questo mi permette di elaborare un
MODELLO PER / ETHOS / AGISCO SECONDO UN MODELLO ETICO - Per non andare all'inferno, devo agire così oppure colà. 



2. stabilendo profondi e diffusi stati d'animo e motivazioni…. 

In questa sezione Geertz intende dimostrare che “Praticare un modello” equivale a “incorporarlo”. 

I modelli culturali inducono disposizioni che sono stati culturali esterni alla psiche dato che possono essere indagati nei comportamenti (anche verbali). Le disposizioni indotte dai modelli culturali si suddividono in 

Motivazioni , che “non sono né atti … né sentimenti, ma inclinazioni a compiere particolari classi di atti o ad avere particolari classi di sentimenti”. Sono vettoriali, vanno da uno stimolo verso un fine. 

Gli stati d'animo invece accadono, e variano per intensità ma non hanno direzione. Semmai hanno una causa, una condizione che li ha originati.


 

3…formulazione di concetti di un ordine generale dell’esistenza… 

La religione, dunque, prende il Mondo sul serio e “ne” parla sul serio, cioè parlandone in forme che lo trascendono, che “vanno oltre” che “rimandano a”, che “richiamano” o “fanno riferimento a” un livello ulteriore che non si dà per scontato nel senso comune. Le Disposizioni (motivazioni e stati d’animo) di cui si è parlato vengono attivate attraverso questi “enunciati sul Mondo”; che sono “di ordine generale” perché del Mondo parlano, della sua disposizione ad essere in qualche modo Cosmos.


 

Le disposizioni si possono attivare grazie al fatto che la R. dice qualcosa di come il mondo è. Non è per ora importante il contenuto, ma lo stile affermativo di questo dire: la R. non tentenna, ma stabilisce, non domanda, ma afferma: il mondo è così.

Questo dire potrà privilegiare un asse razionale, emotivo o morale, ma queste tre direzioni spesso si accavallano e possono essere distinte solo sul piano analitico. Se manca questa dimensione “generale” manca in effetti la dimensione religiosa.

Questo dire va detto per affermare la forza simbolica dell’uomo, per contrastare il Caos con il Cosmos.

Il Caos si affaccia, con la sua intrattabilità (che è di fatto non interpretabilità) lungo tre dimensioni 

1. Cognitiva = non capisco = stupore 

2. Emotiva = sto male = sofferenza 

3. Morale = non so se è bene = dilemma etico 


Queste tre condizioni mettono in dubbio la nostra certezza simbolica, che il mondo cioè sia interpretabile, abbia una forma sensata.

Ed è qui che la religione entra con il suo dire, affermando che un senso ci può essere. Di fronte a Caos, la religione agisce come un pronto intervento ermeneutico, garantendo un travaso di senso sull’oggetto o nelle immediate vicinanze. 

 

4. il rivestimento di questi concetti con un’aura di concretezza tale che… 

In questo paragrafo Geertz cerca di entrare corpo a corpo con il fondamento della religione, vale a dire la “credenza”, che più che essere ridotta alla sua componente psicologica viene fatta risaltare nella sua componente sociale, come sempre. Credere significa di fatto affidarsi a un’autorità che garantisce tutto quel che ne consegue, anche se non necessariamente lo si conosce. 

Non si arriva a credere per una progressiva spremitura induttiva del reale, ma piuttosto per un Salto necessario che deve essere compiuto. Attraverso questo salto, l’esperienza viene caricata del giusto significato. Non c’è un’esperienza da cui lentamente promana il senso religioso, ma un’abduzione di senso del mondo. 

Questo salto è necessario per la “prospettiva religiosa”, che Geertz contrappone ad altre tre prospettive: del senso comune, della scienza e dell’estetica. 

 

 

martedì 19 aprile 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 06. La religione come sistema culturale




Questa lezione è un must per studenti vecchi e nuovi.


NON CERCARE DI CAPIRLO, DEVI SOLO IMMAGINARLO

Prendiamo in mano (letteralmente) il saggio di Clifford Geertz "La religione come Sistema culturale" 1966, e incominciamo ad analizzarlo con accuratezza.

L’ambizione del testo è notevole, dato che si pone il compito di ripensare il ruolo delle scienze sociali nell’analisi delle religioni. Di fatto, lo sforzo intrapreso è quello di introdurre una concezione fenomenologico-semiotica, che superi la terribile empasse che sembra attanagliare gli studi tutti protesi a capire la “funzione” della religione, e poco interessati a comprenderne il funzionamento, vale a dire il senso per chi la pratica, il punto di vista del nativo, l’approccio -emic

è la rigida impostazione anti-durkehimiana (e in seconda battuta anti-malinowskiana), in generale lo sforzo di superare le secche del funzionalismo inteso come quella visione che tende a ridurre un fenomeno sociale a qualche altro fenomeno, sentito come principale e determinante. Naturalmente, quando diciamo che Geertz in questo saggio critica Durkheim, dovremmo piuttosto dire che critica il durkheimismo riduzionista, dato che per Durkheim la religione è molto di più che una semplice corrispondenza tra forma sociale e sistema valoriale, un “rispecchiamento” del sociale in un mondo altro. In effetti per Durkheim la religione è lo strumento di costituzione del sistema sociale, non il suo banale doppio sovrastrutturale. Ma è vero che Durkehim è stato facilmente letto in questa chiave riduzionista, e non costitutiva, del sociale, ed è in questo senso che Geertz lo critica. 


Prima di connettere il sistema religione a qualunque altra "sfera" sociale che si limiterebbe ad esprimere, e prima di spostare il focus dell'attenzione su altri settori sociali da cui dipenderebbe, è essenziale che la religione sia vista iuxta propria principia, secondo la sua capacità di costituirsi prima di tutto come "azione simbolica", strutturazione dello spazio che concettualmente occupa. 

 Prima di poter essere funzione, la religione ha un suo spazio strutturato e strutturante, ed è di quello che dobbiamo parlare, se vogliamo argomentare scientificamente su di essa. 


 

I SIMBOLI

Fatta questa premessa, se ne può porre una ancora più ampia sul ruolo dei simboli sacri, crocevia semiotico dell’incontro tra una pulsione morale, estetica, affettiva ed emotiva di giudizio sul mondo, e una invece razionale, intellettuale, visiva e cognitiva di conoscenza del mondo. Da un lato Ethos (il giudizio morale sul mondo), dall’altro Cosmos (quello che c'è nel mondo razionalmente). 

I simboli che chiamiamo religiosi fanno un lavoro di raccordo consolidando affettivamente la visione razionale del mondo e naturalizzando, banalizzando perfino, rendendo del tutto ovvi e null’altro che ragionevoli i complessi giudizi morali dell’Ethos, in un chiasmo che possiamo raffigurare in questo modo:



 con la religione come interfaccia di senso tra mondo del senso comune e ultramondano.

 Interfaccia in senso letterale: ha due lati, come un foglio; uno guarda al mondo del senso comune, e gli dice qual è il suo senso; l’altro guarda all’ultramondano, e lo descrive “con naturalezza”, come fosse percettivamente evidente quanto il mondo dei sensi. Questa interfaccia che qui definisce ethos è di fatto il lavorio della cultura, la grande macchina del senso che cuce l’esperienza con le rappresentazioni che apprendiamo. 

 

Stabilito questo punto di partenza, Geertz decide di inserire uno schema discorsivo come “definizione”, a pagina 143. 

La religione è quindi:

 

1. Un sistema di simboli che agisce… 

Inizia con una definizione strettamente semiotica di Simbolo, che è qualunque “oggetto” (“oggetto, atto, avvenimento, qualità o rapporto”) che veicola un “concetto”, dove concetto “è il «significato» del simbolo. Simbolo dunque come segno, vale a dire ogni oggetto o azione dotati di un qualche significato


Quando i simboli portatori di significato si aggregano in modelli o complessi non del tutto effimeri e contingenti, ma appaiono in configurazioni più stabili, allora parliamo di modelli culturali.  

I modelli culturali sono fonti estrinseche di informazione, raggruppamenti di rappresentazioni che stanno all’esterno dei confini dell’organismo umano. 

Come il DNA, così i modelli culturali per l'uomo forniscono programmi per l’istituzione di azioni sociali e psicologiche che danno forma al comportamento collettivo: si fanno delle cose “sensate”, non ci si fa pipì sotto in mezzo alla strada, non si sbatte uno contro l’altro, si guidano macchine, ci si sente depressi, si batte su una tastiera, si copula, si defeca secondo questo repertorio di modelli culturali, non perché “ci viene da fare così” e quando diciamo che facciamo una cosa perché “ci viene da fare così” è solo che non abbiamo coscienza della sorgente di informazione extra-somatica di cui stiamo elaborando l’informazione, non ci rendiamo conto del modello culturale insomma. 

 

Attenzione perchè [dal minuto 1:23 circa] segnalo alcuni errori di traduzione a pag. 145 che potrebbero portarvi a travisare completamente il testo.

La prossima lezione ripartiremo da qui.