2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

martedì 5 dicembre 2023

0:23 / 1:00:07 Il 7 ottobre, l'attivismo e l'antropologia culturale

 Con questo video rispondo criticamente, in forma di "lettera a un collega", al modo in cui l'antropologia culturale (non solo italiana, purtroppo) ha reagito al disastro morale del 7 ottobre in Israele e alla susseguente reazione dell'IDF. Dimostro che l'occidente culto e secolarizzato ha completamente travisato quel che è davvero successo il 7 ottobre, tradendo così, almeno per le scienze sociali, il suo compito di comprendere e rappresentare il punto di vista degli attori sociali coinvolti. Gli antropologi in particolare si sono dimostrati incapaci di tenere in debito conto quanto Hamas abbia imposto la dimensione teologica e generalmente religiosa al conflitto politico. Considerando il massacro del 7 ottobre un atto - esasperato ma comprensibile - di resistenza politica, che avrebbe l'intento di resistere al colonialismo israelo-occidentale e di rivendicare la sovranità politica dell'intera Palestina per gli arabi, le scienze sociali hanno rinunciato al loro compito interpretativo, sostituito con pigrizia dall'imposizione di un meccanico modello di lotta politica canonica ritagliata sul modello delle "resistenze" occidentali a varie forme di oppressione politico-economica.

Quel che è successo con il massacro del 7 ottobre è stata invece una pianificata azione di "violenza trasgressiva", che ha l'obiettivo dichiarato di confondere moralmente le vittime, fiaccandole nella loro capacità di rapportarsi al contesto politico con gli strumenti della razionalità. D'altro canto, la reazione difensiva di Israele è stata dalla maggior parte degli antropologi (italiani, europei e americani) subito giudicata un atto genocida e di vendetta, senza tenere in minima considerazione lo sgomento radicale entro cui quella reazione ha dovuto attuarsi. Questa mia "lettera" ha quindi da un lato il compito di ripristinare la verità (Hamas ha compiuto il 7 ottobre azioni che non possono essere misurate in termini di "resistenza"; Israele bombarda Gaza per difendere il suo territorio e l'incolumità dei suoi cittadini) e dall'altro di recuperare una nuova dimensione alla "compassione". E' chiaro che i civili di Gaza sono vittime di una terribile repressione, ed è giusto che a loro vada tutta la nostra compassione per il male che stanno subendo. La causa, però, del male di cui soffrono i palestinesi di Gaza (e in generale gli arabi palestinesi, compresi coloro che hanno la cittadinanza israeliana) è la pressione ideologica e politica cui sono sottoposti da oltre un secolo a causa dei leader arabi che di volta in volta li hanno manipolati e sfruttati per il loro tornaconto. Hamas ha ulteriormente incrementato la forza di questa pressione ideologica, ora tutta appiattita sul linguaggio e le pratiche del peggior fondamentalismo islamico.

Invito gli antropologi a riprendere con umiltà il loro lavoro ermeneutico, a capire le motivazioni degli oppressi e degli oppressori, delle vittime e dei carnefici, quale che sia la loro parte. Non tutti i carnefici sono israeliani e non tutte le vittime sono palestinesi, come dimostrano gli orrori del 7 ottobre. L'antropologia deve uscire dalla sua postura cinica che le impedisce di comprendere la vita vera delle persone, a Gaza come in Israele, nella striscia, e Gaza City, nei kibbutzim e nelle città israeliane. Il mondo, per tanti esseri umani esterni ai circoli progressisti e radicali euro-americani colti, è uno spazio pieno di significato ulteriore, sia la passione per il martirio in nome di un Aldilà sentito come "più vero"; sia la convinzione di una Terra Promessa che dovrebbe emergere dal rapporto con i propri correligionari; sia, anche, il sogno borghese di una vita confortevole fatta di aperitivi sul lungomare e figli da portare alla scuola di danza. Tutte queste visioni hanno il diritto di convivere e soprattutto, devono essere comprese, interpretate, raccontate. Non soffocate dall'urlo sguaiato di chi non ha capito nulla, ma pretende di aver capito tutto perché è vicino "agli oppressi" e ne porta la voce. L'antropologia deve smettere di inseguire "la giustizia" e tornare a ricercare "la verità". Non la verità oggettiva, certo, ma proprio la verità culturale, vale a dire il vissuto delle persone che raccontiamo, ci piaccia o meno quel che dobbiamo raccontare. Silenziare l'Altro in nome della Nostra Visione Politica è una cosa davvero orrenda, per l'antropologia, e dovremmo smettere una buona volta di stuprare in questo modo la bellezza della nostra tradizione di studi.

mercoledì 18 ottobre 2023

Porrajmos - Ricordiamo lo sterminio dei sinti e dei rom

 


Lo sterminio dei rom e dei sinti da parte del nazismo si è compiuto nella medesima ombra burocratica e banalizzante che ha prodotto l'intera Shoà. 

La forma di vita sociale e culturale dei rom e sinti non ha consentito che questa tragedia immane portasse alla sedimentazione di una "identità rom" in grado di rivendicare diritti per sé, come soggetto collettivo, in contesti pubblici e istituzionali.

L'ho detto male, ma il senso dovrebbe essere chiaro: le centinaia di migliaia di rom e sinti sterminati nei campi di concentramento e, più in generale, negli orrori dell'antiziganismo istituzionalizzato, non hanno trovato un "riconoscimento collettivo" e sono rimasti nel cono d'ombra della storia, dispersi nei rivoli delle storie singole.

Con questo incontro vogliamo portare l'attenzione su questo punto e proprio per questo non temiamo di parlare di "zingari", un termine usato a lungo come marcatore del disprezzo, che ha creato un'identità solo in negativo. Vi chiediamo di partecipare numerosi, in un breve percorso che ci porterà, guidati da alcune pause di lettura, proprio a quella "piazza degli zingari" che non possiamo dimenticare.

giovedì 31 agosto 2023

Camminaria a Zagarolo, per parlare del GIOCO 16 settembre 2023


 Mica me l'aspettavo che il mio impegno al Museo del giocattolo di Zagarolo diventasse così coinvolgente. Che ci vuole? pensavo, la posso prendere come un gioco questa cosa di fare il direttore di un museo dedicato al giocattolo.

Male ho fatto a pensarla così. Cioè, avevo ragione, ma avevo torto. Meglio: giocare è una cosa semplice, che ci viene facile, ma insieme è una cosa complicatissima, che affonda le sue motivazioni addirittura nella nostra "storia evolutiva".

E oggi, poi, che tutto sembra "gamificato", che tutti siamo attori a personificare noi stessi, il gioco salta fuori ad ogni passo, fino all'ossessione, tra la musica, la recita e la performance. Non dimentichiamo, in effetti, che in molte lingue i verbi giocare, suonare e recitare sono la stessa parola. Per esempio (rubo questi esempi quasi a caso da Deepl.com)

Inglese: play, play, play

Cinese: 演戏、演戏、演戏

Bulgaro: играе, играе, играе

Francese: jouer, jouer, jouer

Greco: παίζει, παίζει, παίζει

Tedesco: spielen, spielen, spielen

Indonesiano: bermain, bermain, bermain

Ucraino: граю, граю, граю

Quelli strani sembrano essere gli italofoni, per dire. Insomma, tocca parlare del gioco, e parlarne a fondo, e bene, vale a dire senza banalità e con umiltà intellettuale. Nello spirito di Kami, quindi, e ancor più delle passeggiate di Camminaria. Si tratta di mettere in fila un po' di pensieri ordinati mettendo però in fila anche i piedi e i corpi, lungo sentieri e percorsi da attraversare. L'aria stantia ci opprime, pensiamo che per pensare a fondo, come piace a noi, dobbiamo anche impegnare tutto il nostro essere, anche quella parte non trascurabile che si trova al di sotto del collo!

A Zagarolo, allora, ci si vede il 16 settembre, alle ore 17 si parte proprio in piazza Indipendenza, davanti all'ingresso di Palazzo Rospigliosi, il cuore culturale del paese, che ospita al primo piano il Museo del giocattolo. Staremo in giro per Zagarolo e la sua campagna, fino alle 19.30 circa, quando arriveremo nella sede della concomitante Oktoberfest (non so se vi rendete conto: Oktoberfest a Zagarolo. Signora mia, che tempi!) dove potremo ristorarci con un bicchiere di birra (o bibita) offerto da Kami assieme all'ormai mitico libretto di Camminaria (siamo al quinto numero).

Il biglietto per partecipare costa 10 euro, e l'acquisto si fa online a questa pagina. Vi ricordo che, diversamente da altre Camminarie, abbiamo un numero limitato di posti disponibili visto che ci muoveremo anche nei vicoli del paese, e un gruppo troppo numeroso sarebbe difficile da gestire.

Alla fine della Camminaria, chi vuole potrà fermarsi a Zagarolo, rinomata per il suo vino (ci sono delle cantine veramente eccellenti) e anche per alcuni piatti tipici (il tordo matto è il più famoso). 

PS Zagarolo è uno di quei posti che, ce l'avessero altrove in Europa, sarebbe strapieno di turisti tutto l'anno. Invece è a due passi da Roma e quindi è più famoso per alludere nel nome a una film parodia degli anni Settanta che non per la ricchezza culturale ed enogastronomica che contiene! Fate conto che il Sesto Municipio di Roma è nelle sue propaggini orientali molto più vicino al centro di Zagarolo che non a quello di Roma, al Museo del giocattolo (14 km) che non al Colosseo (23 km di distanza).

Ci danno una mano per la Camminaria sul Gioco il Comune di Zagarolo (con la sede istituzionale di Palazzo Rospigliosi), il Museo del Giocattolo e l'Associazione Amici di Zagarolo, a cui va tutta la nostra gratitudine.


sabato 3 giugno 2023

Per gioco, sul serio

Oggi, 3 giugno, alle ore 16.30 evento gratuito condotto da me: visita al Museo del Giocattolo di Zagarolo e passeggiata nel centro storico con riflessioni artistiche e antropologiche "Il gioco e il giocare", con piccolo aperitivo finale (attorno alle 18.30).

Per ragioni che solo in minima parte dipendono da me (ma sono finalmente abbastanza vecchio e saggio per riconoscere che questa premessa vale per qualunque enunciato che ci riguardi) da qualche tempo sono stato nominato direttore del Museo del giocattolo di Zagarolo, all'interno dell'impressionante e davvero mastodontico Palazzo Rospigliosi. E' un ambiente di lavoro meraviglioso, dove il personale tutto si impegna con contagioso entusiasmo per valorizzare al massimo la bella raccolta di giocattoli  disponibili per l'esposizione.

Come museo, siamo anche parte del Museum Grand Tour, il Sistema Museale e Territoriale dei Castelli Romani e Prenestini che costituisce al giorno d'oggi la più estesa rete culturale del Lazio.
In occasione del ventennale dall'istituzione, il Museum Grand Tour ha organizzato una serie di itinerari culturali che vogliono offrire ai cittadini e alle cittadine il piacere di esplorare gratuitamente la straordinaria varietà dei nostri beni artistici, storico-archeologici, scientifici e antropologici, e oggi finalmente tocca a noi, Museo del giocattolo di Zagarolo. Io stimolerò i partecipanti a riflettere sul senso del gioco in una chiave veramente universale, con il contributo storico-artistico di Elisa Sabbi (meravigliosa bibliotecaria di Palazzo Rospigliosi) e storico-culturale di Alessandro D'Ambrosi (delegato alla Cultura del Comune e profondissimo conoscitore dei saperi locali). Il tutto si concluderà verso le 18.30 con un piccolo aperitivo finale offerto dalla Proloco di Zagarolo. 
Il nostro è un piccolo contributo, di un piccolo Museo, di una piccola comunità della provincia italiana. Facciamo quel che è nelle nostre disponibilità per accrescere il bene più prezioso di una comunità: il senso di cittadinanza e di appartenenza non come diritto ereditato, ma come impegno a conoscere e riconoscere il valore di quel che abbiamo ereditato da chi ha camminato queste strade prima di noi. 

mercoledì 17 maggio 2023

Aboliamo il termine "etnia" e tutti i suoi derivati


Sul sito Kamicose.it ho messo in ordine e per iscritto la proposta (lanciata un paio di giorni addietro con un video) di abolire il termine "etnia" dal linguaggio delle scienze sociali (in modo da evitare che poi politici sprovveduti nel facciano un uso strampalato). Per chi volesse discuterne, vorrei verificare la plausibilità di quest'idea (o anche la sua eventuale insensatezza).

 



https://kamicose.it/sostituzione-etnica-la-colpa-non-e-solo-del-ministro-lollobrigida-ma-dellantropologia-culturale/

lunedì 23 gennaio 2023

Chiedi chi erano gli zingari

 Il Porrajmos è la Shoah dei sinti, rom e caminanti, vale a dire il massacro sistematico, per esclusive ragioni razziali, delle popolazioni di lingua e cultura romanes perpetrato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Come nel caso degli sterminio degli ebrei, anche il Porrajoms è stato preceduto da secoli di antiziganismo, sentimento talmente banale e talmente diffuso che non ha il minimo bisogno di essere definito. 

Tanto più in questo periodo della storia sociale del Paese, in cui da un lato la condizione sociale e lavorativa dei rom confinati nei cosiddetti "campi attrezzati" sta ulteriormente peggiorando, e dall'altro il senso comune sembra meno preoccupato di mostrare pubblicamente la pancia del proprio risentimento generale, c'è un estremo bisogno di parlare dei sinti, dei rom e di conoscere la loro storia. 

Siamo quindi tutti invitati a partecipare all'incontro informativo che si terrà a Roma, martedì 24 gennaio 2023, dalle 11 alle 13 con studiosi, attivisti e testimoni diretti. L'incontro intende raccontare il passaggio storico dall'antiziganismo diffuso a cavallo del Novecento al progetto sistematico dello sterminio nazista. 

Un proverbio africano che dobbiamo ricordare in occasioni simili ci dice chiaramente il motivo per cui siamo tutti necessitati a partecipare: chi non sa da dove proviene, non ha la minima idea di dove sta andando.

Roma, via Monti di Pietralata, 16

Sala Ilaria Alpi - Martedì 24 gennaio 2023, ore 11

Come arrivarci: linea B in direzione Rebibbia. Dalla fermata METRO B QUINTILIANI percorrere via della Pietra Sanguigna e proseguire diritto per 800 metri fino alla chiesa parrocchiale di  San Romano martire. La Sala Ilaria Alpi è lì dietro. 

lunedì 9 gennaio 2023

Camminaria 03: L'altro - sabato 21 gennaio 2023


Ricominciamo a pensare camminando e camminare pensando
sabato 21 gennaio, alle ore 10.30
Il luogo dell'appuntamento è nei pressi del ristorante le Fratte Ignoranti (Viale Pio XI, 45 Castel Gandolfo).
Si cammina, complessivamente, per 4,5 km, un'ora e mezza andando con molta calma, due ore tenendo conto dei momenti dedicati alla riflessione condivisa, guidata da Piero Vereni. 

Sul sito di Kami potrete iscrivervi e prenotare così il libretto "L'altro" che verrà consegnato a tutti i partecipanti.

In una delle scene più famose di Matrix, Neo ha un incontro con la veggente, per capire se lui sia, veramente, l’Eletto. La scena è piena di cliché, santoni e cucchiaini piegati, ma quel che conta è il concetto, che è noto alle scienze sociali da molti decenni: se vuoi capire chi sei, devi fare i conti con l’Altro. 

Il problema delle frasi fatte è che tendono a diventare frasi fatte. “L’io si definisce nell’incontro con l’altro” è una frase fatta e anche se dice una cosa importantissima, rischia ormai di dirlo in un modo sterile per il pensiero. Come possiamo, allora, parlare dell’Altro senza cadere nel luogo comune e recuperando la verità di questa frase? 

Dobbiamo intanto riprendere in mano il filo della relazione con l’Altro, perché quella relazione è l’unica realtà esistente empiricamente, sul piano esperienziale e sul piano sociale. Come ci ha insegnato l’etnopsichiatria (George Devereux) e anche la fisica quantistica (Carlo Rovelli) quello di cui disponiamo veramente non sono oggetti, persone, cose e soggettività, ma piuttosto relazioni, rapporti, somiglianze e differenze. 

L’identità, ontologicamente, non esiste (François Jullien) e quindi abbiamo bisogno di lavorare sulle relazioni, capire come funzionano, ser vogliamo davvero provare a capire qualcosa delle nostre vite, sia individuali sia concepite collettivamente come gruppi, classi, etnie, culture o nazioni. 

Ludwig Wittgenstein diceva “non pensare, osserva” e noi vorremmo rileggere questo suggerimento in chiave pienamente relazionale: quando concepisci due enti (tu e l’Altro, come minimo) non pensarli, ma osserva lo spazio tra di loro, quello spazio che finora hai considerato vuoto, e osservane i piani di interazione, guarda come oscillano, si tendono e vibrano sollecitati dalla relazione tra l’io e l’altro. Il tuo oggetto di riflessione non siano le cose in sé, ma le forze di interazione tra le cose, e allora vedrai come la tua soggettività (l’io e il noi che pronunciamo) è costituita per forza nella rete di relazioni con gli altri. 

Poi, si sa, l’antropologia è filosofia con la gente dentro, e allora non abbiamo altra strada se non raccontare questo cammino verso l’altro incrociandolo con le nostre esperienze. 

Parleremo allora dei macedoni di Grecia, e del loro essere altri per definizione, nella politica dei Balcani. Vi si racconterà un poco di ulteriori “altri per eccellenza” nel nostro mondo, gli ebrei, i rom e i carcerati, e di come la loro definizione sia essenziale proprio per offrircene una di noi stessi. Se avremo ancora tempo, vedremo cosa significa fantasticare sull’Altro Migliore

 e delle conseguenze che questo produce nella concezione di un Noi Peggiore. 

Spero di vedervi numerosi! Continuiamo il nostro percorso di riflessione antropologica per darci una mano.