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venerdì 17 luglio 2009

Il primo sogno (poesia di Billy Collins)


Naturalmente le cose non sono affatto andate così, temo, ma il poeta sa raccontarci bugie che abbiamo voglia di ascoltare. L’immagine finale lascia una crepa sul cuore.



The First Dream
The Wind is ghosting around the house tonight
and as I lean against the door of sleep
I begin to think about the first person to dream,
how quiet he must have seemed the next morning

as the others stood around the fire
draped in the skins of animals
talking to each other only in vowels,
for this was long before the invention of consonants.

He might have gone off by himself to sit
on a rock and look into the mist of a lake
as he tried to tell himself what had happened,
how he had gone somewhere without going,

how he had put his arms around the neck
of a beast that the others could touch
only after they had killed it with stones,
how he felt its breath on his bare neck.

Then again, the first dream could have come
to a woman, though she would behave,
I suppose, much the same way,
moving off by herself to be alone near water,

except that the curve of her young shoulders
and the tilt of her downcast head
would make her appear to be terribly alone,
and if you were there to notice this,

you might have gone down as the first person
to ever fall in love with the sadness of another.


Il primo sogno
Il vento girovaga attorno alla casa stanotte
e mentre mi appoggio alla soglia del sonno
inizio a pensare alla prima persona che mai abbia sognato,
come dev’essere sembrata tranquilla, il mattino dopo

mentre gli altri se ne stavano attorno al fuoco
con addosso pelli di animali
parlando tra di loro solo con le vocali,
perché questo certo accadde molto prima dell’invenzione delle consonanti.

L’uomo, forse, se ne è andato da solo per sedersi
su una pietra a guardare la foschia di un lago
mentre cercava di spiegarsi cos’era successo,
come era andato da qualche parte senza andarci,

come aveva steso le braccia attorno al collo
di una belva che gli altri potevano toccare
solo dopo averla uccisa con le pietre,
come aveva sentito il suo respiro sul suo collo nudo.

D’altro canto, il primo sogno potrebbe averlo fatto
una donna, anche se si sarebbe comportata,
immagino, più o meno allo stesso modo,
allontanandosi per stare da sola vicino all’acqua,

tranne che la curva delle sue giovani spalle
e l’oscillare del suo capo chino
l’avrebbero fatta apparire terribilmente sola,
e se tu fossi stato lì, a vedere la scena,

avresti forse finito per essere la prima persona
che si sia mai innamorata della tristezza di un’altra.

8 commenti:

Macs ha detto...

Pf chissà perchè sono così idiota, ma ti ho lasciato un commento su un post dell'8 aprile 2008 o roba del genere. Comunque complimenti bel blog, ci sono capitato per caso in una delle pause internet sul campo. sono studente alla specialistica a Venezia, al momento a Iqaluit, Nunavut, Canada, per la ricerca per la tesi.
Se fai un giro su internet, sto tenendo un blog, non per pubblicare il mio diario ovviamente, ma perchè sono un animale comunicativo e mi piace scrivere.
Ciao!!

www.macseschimese.blogspot.com

Macs ha detto...

Pf chissà perchè sono così idiota, ma ti ho lasciato un commento su un post dell'8 aprile 2008 o roba del genere. Comunque complimenti bel blog, ci sono capitato per caso in una delle pause internet sul campo. sono studente alla specialistica a Venezia, al momento a Iqaluit, Nunavut, Canada, per la ricerca per la tesi.
Se fai un giro su internet, sto tenendo un blog, non per pubblicare il mio diario ovviamente, ma perchè sono un animale comunicativo e mi piace scrivere.
Ciao!!

www.macseschimese.blogspot.com

marco ha detto...

Caro prof.,

Sono una delle persone che anni fa seguì il suo corso di Antropologia culturale a Firenze. Mi piacque molto, soprattutto il suo presentarsi ogni giorno vestito in modo assai diverso. Credo sia stato l'unico ciclo di lezioni che mi sia servito nei rapporti col mondo, cosa ovviamente non da poco.
Ricordo che lei presentò il concetto di "diaforentità", e mi piacerebbe sapere se poi ha avuto un esito positivo in Accademia o è caduto nel nulla. A me non convinceva, ma ne restai affascinato.


Un caro saluto,


m.

Piero Vereni ha detto...

Caro Marco,
credo di ricordarmi della sua barba e del suo cognome dal sapore religioso. Ho linkato al blog quisiscrive e sono estasiato da quel che ho letto. Sono cose che scrive lei o chi altri? Mi informa per cortesia? Grazie mille delle belle parole, per me sapere che l'antropologia è entrata un poco nella vita di qualche mio studente è la più bella soddisfazione (dopo quelle che mi danno le mie figlie)

marco ha detto...

Mi fa davvero piacere che sia addirittura rimasto estasiato!

Sono cose che scrivo io, soltanto io, ma che nessuno o quasi legge (salvo qualche ex amico o ex e basta); così è in gran parte solo un esercizio di scrittura, che, diciamo mi scappa con una non meglio precisanda fisiologia. ;-)

Piero Vereni ha detto...

Caro Maro E. (giusto?) trovo che le cose che scrive siano veramente di pregio, stile direi "americano" ma è un bene, di questi tempi. Perché non mi scrive al mio indirizzo di posta elettronica così abbiamo un mezzo migliore per restare in contatto che non questi post di commento?
piero.vereni@gmail.com
a presto

c.a. ha detto...

caro prof,attendo con ansia d leggere nuovi articoli sul suo blog.d recente ho letto su una rivista una serie d articoli sul tema del razzismo ke mi han fatto ripensare alle sue lezioni ed ai suoi scritti e avrei voluto portargliene 1a copia m purtroppo lei non insegna piu a cs!
saluti,ce

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie