2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

lunedì 23 gennaio 2023

Chiedi chi erano gli zingari

 Il Porrajmos è la Shoah dei sinti, rom e caminanti, vale a dire il massacro sistematico, per esclusive ragioni razziali, delle popolazioni di lingua e cultura romanes perpetrato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Come nel caso degli sterminio degli ebrei, anche il Porrajoms è stato preceduto da secoli di antiziganismo, sentimento talmente banale e talmente diffuso che non ha il minimo bisogno di essere definito. 

Tanto più in questo periodo della storia sociale del Paese, in cui da un lato la condizione sociale e lavorativa dei rom confinati nei cosiddetti "campi attrezzati" sta ulteriormente peggiorando, e dall'altro il senso comune sembra meno preoccupato di mostrare pubblicamente la pancia del proprio risentimento generale, c'è un estremo bisogno di parlare dei sinti, dei rom e di conoscere la loro storia. 

Siamo quindi tutti invitati a partecipare all'incontro informativo che si terrà a Roma, martedì 24 gennaio 2023, dalle 11 alle 13 con studiosi, attivisti e testimoni diretti. L'incontro intende raccontare il passaggio storico dall'antiziganismo diffuso a cavallo del Novecento al progetto sistematico dello sterminio nazista. 

Un proverbio africano che dobbiamo ricordare in occasioni simili ci dice chiaramente il motivo per cui siamo tutti necessitati a partecipare: chi non sa da dove proviene, non ha la minima idea di dove sta andando.

Roma, via Monti di Pietralata, 16

Sala Ilaria Alpi - Martedì 24 gennaio 2023, ore 11

Come arrivarci: linea B in direzione Rebibbia. Dalla fermata METRO B QUINTILIANI percorrere via della Pietra Sanguigna e proseguire diritto per 800 metri fino alla chiesa parrocchiale di  San Romano martire. La Sala Ilaria Alpi è lì dietro. 

lunedì 9 gennaio 2023

Camminaria 03: L'altro - sabato 21 gennaio 2023


Ricominciamo a pensare camminando e camminare pensando
sabato 21 gennaio, alle ore 10.30
Il luogo dell'appuntamento è nei pressi del ristorante le Fratte Ignoranti (Viale Pio XI, 45 Castel Gandolfo).
Si cammina, complessivamente, per 4,5 km, un'ora e mezza andando con molta calma, due ore tenendo conto dei momenti dedicati alla riflessione condivisa, guidata da Piero Vereni. 

Sul sito di Kami potrete iscrivervi e prenotare così il libretto "L'altro" che verrà consegnato a tutti i partecipanti.

In una delle scene più famose di Matrix, Neo ha un incontro con la veggente, per capire se lui sia, veramente, l’Eletto. La scena è piena di cliché, santoni e cucchiaini piegati, ma quel che conta è il concetto, che è noto alle scienze sociali da molti decenni: se vuoi capire chi sei, devi fare i conti con l’Altro. 

Il problema delle frasi fatte è che tendono a diventare frasi fatte. “L’io si definisce nell’incontro con l’altro” è una frase fatta e anche se dice una cosa importantissima, rischia ormai di dirlo in un modo sterile per il pensiero. Come possiamo, allora, parlare dell’Altro senza cadere nel luogo comune e recuperando la verità di questa frase? 

Dobbiamo intanto riprendere in mano il filo della relazione con l’Altro, perché quella relazione è l’unica realtà esistente empiricamente, sul piano esperienziale e sul piano sociale. Come ci ha insegnato l’etnopsichiatria (George Devereux) e anche la fisica quantistica (Carlo Rovelli) quello di cui disponiamo veramente non sono oggetti, persone, cose e soggettività, ma piuttosto relazioni, rapporti, somiglianze e differenze. 

L’identità, ontologicamente, non esiste (François Jullien) e quindi abbiamo bisogno di lavorare sulle relazioni, capire come funzionano, ser vogliamo davvero provare a capire qualcosa delle nostre vite, sia individuali sia concepite collettivamente come gruppi, classi, etnie, culture o nazioni. 

Ludwig Wittgenstein diceva “non pensare, osserva” e noi vorremmo rileggere questo suggerimento in chiave pienamente relazionale: quando concepisci due enti (tu e l’Altro, come minimo) non pensarli, ma osserva lo spazio tra di loro, quello spazio che finora hai considerato vuoto, e osservane i piani di interazione, guarda come oscillano, si tendono e vibrano sollecitati dalla relazione tra l’io e l’altro. Il tuo oggetto di riflessione non siano le cose in sé, ma le forze di interazione tra le cose, e allora vedrai come la tua soggettività (l’io e il noi che pronunciamo) è costituita per forza nella rete di relazioni con gli altri. 

Poi, si sa, l’antropologia è filosofia con la gente dentro, e allora non abbiamo altra strada se non raccontare questo cammino verso l’altro incrociandolo con le nostre esperienze. 

Parleremo allora dei macedoni di Grecia, e del loro essere altri per definizione, nella politica dei Balcani. Vi si racconterà un poco di ulteriori “altri per eccellenza” nel nostro mondo, gli ebrei, i rom e i carcerati, e di come la loro definizione sia essenziale proprio per offrircene una di noi stessi. Se avremo ancora tempo, vedremo cosa significa fantasticare sull’Altro Migliore

 e delle conseguenze che questo produce nella concezione di un Noi Peggiore. 

Spero di vedervi numerosi! Continuiamo il nostro percorso di riflessione antropologica per darci una mano.