2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

lunedì 11 dicembre 2017

Domande Macedoni

Mi rendo conto che è un po' complicato, capirci qualcosa della Macedonia (scrivo "un po' complicato" e non "un casino" perché pare che noi professori universitari si debba parlare forbito), ma se volete capire cosa è successo a Leonidas, a sua madre, a suo padre, all'identità politica da quelle parti, se insomma vi interessa capire cosa succede alle identità (o anche solo vi interessa passare l'esame di Antropologia culturale) sarà bene che vi guardiate la lista aggiornata delle domande cui mi aspetto sappiate rispondere senza alcuna esitazione. Sto procedendo con gli esoneri e sono solo parzialmente soddisfatto dei riscontri ottenuti finora. Colpa mia, senz'altro, che non ho dedicato al libro il tempo forse necessario, ma fa parte della mia intenzionale strategia didattica verificare se e quanto siete in grado di studiare per conto vostro, dove "studiare" significa sempre e solo una cosa: applicare il metodo ermeneutico antropologico, per ricostruire il punto di vista dei nativi. Nel libro alcune cose sono dette molto sinteticamente per diverse ragioni, non ultima che quando l'ho scritto Leonidas era ancora vivo ed ho intenzionalmente evitato di soffermarmi troppo su questioni per lui spinose (come il motivo per cui cercano di far fuori il padre, vale a dire il posizionamento politico del padre). Ma io mi aspetto, e lo dico ad alta voce, che tutti gli studenti di antropologia culturale abbiano chiaro il quadro identiario della regione. Se poi non sapete dirmi quali sono gli stati che partecipano alla prima guerra balcanica e chi si schiera contro chi, allora è meglio che non vi presentiate. QUI c'è il file con la lista aggiornata delle domande. E guardate google maps, ho visto che vale la pena di chiedere un sacco di volte "dove" oltre che "quando".

domenica 3 dicembre 2017

Poeti al fienile, dunque

E che poeti. Io ho ancora la pelle d’oca. Credo che il metodo della competizione a eliminazione sia terribile, cripto-capitalista, darwinismo sociale anti-poetico come null’altro al mondo. Ma è evidente che funziona, visto come è andata la serata di giovedì 30 novembre. Qui trovate la registrazione integrale di tutta la performance (mancano solo i primi dieci minuti, durante i quali, fuori concorso, Jacopo Lubich ha letto una bellissima sua creazione sulla prospettiva di chi arriva sulle nostre coste, o muore nel tentativo). Non ho amato allo stesso modo tutte le performance, ma ho amato di tutte il coraggio strepitoso di credere alla possibilità di comunicare. Mettersi lì, davanti a un microfono, con ben più di cinquanta persone che si aspettano tutto e non si aspettano niente, e provare per tre minuti a dire, a creare mondi avendo come unico strumento il proprio corpo e la propria voce è un atto di fiducia nella specie umana che a me, scusate, ma ancora mi commuove. QUESTA E' LA CARTELLA con le foto dei prodi poeti in azione: Christian Ferrante, Valerio Piga, Carlo Carducci, Giovan Bartolo Botta, Carmine Marcello, Valerio Cecca, Allegra Trenta, Camillo De Felice, Jacopo Masci, Elia Ciricillo, Damiano Gasperini.


Ci sono state risate e momenti commoventi, attimi di rabbia condivisa e squarci di luce su angoli normalmente lasciati al buio

I 3 finalisti, dopo 2 manches, erano Giovan Bartolo Botta, Allegra Trenta e Camillo De Felice.
Vincitrice ALLEGRA TRENTA

Come minimo è da rifare prestissimo.

Antropologia economica, le prime lezioni

3 dicembre 2017. Siamo partiti ormai da tre settimane (ecco qui la cartella con gli mp3 delle lezioni) con il modulo B di Antropologia culturale, dedicato ai temi dell’antropologia economica. Lo scopo è quello di acquisire strumenti sufficienti a comprendere alcuni meccanismi di base del funzionamento economico di una società, anche della nostra però, non solo di società “primitive” che, come sempre in questo corso, ci serviranno come strumenti comparativi, per acquisire assieme le loro e le nostre regole culturali.
Siamo partiti con una lettura generale, basata su un manuale generale, quello di Marvin Harris, che al capitolo 6 si occupa dell’ORGANIZZAZIONE ECONOMICA. Il vantaggio di partire da questa esposizione manualistica è che ci consente di avere un po’ a volo di uccello un rapido sguardo sui temi centrali che incontreremo per tutto il modulo, in particolare la questione se “l’economia” sia una funzione separata della vita sociale (come è previsto dall’idea moderna del mercato) o se invece si debba considerare “incastonata” (embedded) in altre istituzioni della vita associata. Qui potete trovare qualche appunto che ho steso e utilizzato a lezione per queste lezioni.
Siamo poi passati a leggere Richard Wilk, Economie e culture, che ci ha permesso di avvicinarci con un po’ più di profondità al dibattito polanyano tra formalisti/sostantivisti. Qui trovate il link ai miei appunti su quelle lezioni, che ci hanno inoltre aiutato a capire come mai quando si parla di economia si finisce sempre per parlare, consapevolmente o meno, di natura umana. Sempre in queste lezioni abbiamo iniziato a comprendere la complicata relazione tra valore d’uso e valore di scambio.
Abbiamo poi fatto un salto nel mondo dei cacciatori e raccoglitori con Marshall Sahlins e il suo testo sulla Originaria società opulenta, per comprendere che il sistema dei desideri (culturalmente determinato) di fatto costituisce il sistema dei bisogni (che a prima vista potremmo pensare come naturale). Quindi: i bisogni sono paradossalmente impostati non tanto dalla necessità (naturale) ma dalla significatività (culturale). Gli oggetti vengono inseriti nei circoli economici che li caricano di un valore di scambio (prezzo) ma anche di un valore d’uso (relativo bisogno). Si tratta di uno snodo teorico su cui torneremo più avanti, ma che vale la pena di considerare bene, perché è la lezione centrale dell’antropologia economica: il valore d’uso è culturalmente determinato quanto lo è il valore di scambio. È solo dentro un determinato quadro culturale che alcune cose o alcuni servizi acquisiscono un dato valore d’uso (si pensi alla questione della mobilità per i cacciatori raccoglitori).
Abbiamo introdotto quindi Polanyi, l’autore che più di altri ha compreso il complesso rapporto tra economia e cultura, sfidando la vulgata dell’homo oeconomicus, incline a soddisfare la sua tendenza naturale alla massimizzazione. Abbiamo letto quattro capitoli (non tre, come mi è capitato di dire a volte a lezione) del suo fondamentale La grande trasformazione (eccoqui gli appunti da cui abbiamo letto, soprattutto per il capitolo 3, l’unico per cui ho steso dei veri appunti “da lezione in aula”) ma abbiamo accompagnato questa lettura con una riflessione ulteriore sulla contrapposizione storica tra ricchezza intesa come relazione alla natura (proprietà terriera e relativa produzione) e ricchezza invece intesa come prodotto del commercio. È stato Aristotele che ha colto per primo questa contrapposizione tra economia (gestione della casa) e crematistica (arte del denaro) e visto che gli economisti con cui polemizza Polanyi considerano spesso il povero Aristotele incapace di cogliere il superiore valore del commercio come fonte di ricchezza, è meglio chiarire subito il punto e specificare che il quadro aristotelico è invece quasi profetico, dato che il filosofo non solo aveva capito la differenza tra produzione e commercio come fonti di ricchezza, ma aveva anche capito (ecco il valore profetico della sua analisi) che un sistema tutto teso alla crematistica era radicalmente innaturale, vale a dire incapace di cogliere i limiti della natura e quindi destinato alla distruzione ambientale. Abbiamo quindi letto dei passi da Antropologia economica di Chris Hann e Keith Hart, che trovate sintetizzati in questi appunti.
Un ultimo, essenziale, punto di riflessione che abbiamo preso sempre da Polanyi è la specificità assoluta (la Grande Trasformazione) del mercato autoregolato, descritta nel dettaglio del capitolo sesto ma già anticipata nel terzo, quando spiega l’emergere della prima industrializzazione inglese nel quadro necessario della meccanizzazione che produce una mercificazione (cioè una finzione culturale che siano merci) di Natura, Lavoro e Denaro, i tre beni necessari a sostenere la meccanizzazione e di fatto creatori dell’idea che il mercato potesse regolarsi esclusivamente sul principio interno della domanda e dell’offerta.

Q1. Considerate gli oggetti che sono sotto il vostro sguardo in questo momento, compresi vestiti e suppellettili e cercate di ricostruirne la storia economica, vale a dire come sono stati prodotti, come sono arrivati fin lì sotto il vostro naso, e quali transazioni economiche o di altra natura sono intercorse. Per ognuno degli oggetti cercate di comprendere se e fino a che punto sono stati sottoposti al principio del mercato autoregolato o se sono stati fatti e movimentati in base ad altri principi (reciprocità, in modo particolare). Inviate il vostro testo come allegato word al mio indirizzo mail, specificando obbligatoriamente nell’oggetto del messaggio “test antropologia economica”.


sabato 2 dicembre 2017

Anthropology of Globalization for Global Governance #14

20th November 2017. Islam is the name of the game for today's class. We had to complete a few more things about Appadurai's essay on Cultural Dimensions of Globalization (first 27 minutes), but then we had an interesting guest lecture by Abdel Latif Chalikandi.

He discussed the role of fake news and how islamophobia is related to the sistematic production by media of a distorted image of what Islam is and does.
Most of Muslims in the world act peacefully and don't have negative attitude towards "the West".
It is evident there are growing issues of communication and mutual understanding between Muslims and non Muslims in different parts of the world.
We came up with a long list of questions, issues and even more to think about.

The assigned reading for this week is al almost old (let's say seasoned) article by Ruba Salih on the emergence of a post-national and transnational Islam in Europe. But it presents an Italian case-study and perfectly fits my teaching needs.

Q. I don't have a specific question for this week topic, but you may want to share your view on Islam, after what you read and you listened, reporting on an experience of yours with Islam, whatever may it be.

lunedì 27 novembre 2017

Domande orale Vite di Confine

27 novembre 2017.  Questo ovviamente risulterà tra i post più letti in assoluto nella mia decennale storia di blogger.
Come ho avuto modo di chiarire più volte, l'esame di Antropologia culturale NON è un esame facile, anche se le modalità di valutazione possono apparire inconsuete e perfino bizzarre. Io valuto la comprensione dei concetti di base del corso nei commenti al post, mentre valuto l'intensità dello studio nella verifica orale del mio libro sulla Macedonia. Ormai ho una lista più o meno stabile (ma non certo chiusa) di domande, che potete leggere per farvi un idea dell'idea di dettaglio che voglio nello studio. Quel che dovete raggiungere è il tipo di thick description che abbiamo sviluppato per capire la storia di Cohen. Cosa abbiamo fatto per far sì che una storia insulsa e poco chiara di un mercante straccione di inizio Novecento diventasse invece un quadro importante per capire il sistema coloniale francese? Abbiamo lavorato di fino, scoprendo dettagli, aggiungendo particolari, soprattutto costruendoci un quadro di senso più ampio, che ci consentisse di capire il significato di qualche episodio a prima vista astruso. Questo è fare antropologia, e non si esce dal mio corso fin quando non saranno chiare alcune cose a prima vista strampalate, del tipo: ma come è possibile che la madre di Leonidas, eroina della causa greca, muoia accusata di essere bulgara? Perché mai Leonidas non ci spiega cosa veramente è successo a suo padre? Cose così, analisi thick, che potete sviluppare solo se il libro lo studiate, vale a dire vi ci spaccate la testa fin quando vi diventa sensato (che è esattamente quel che fanno gli etnografi sul campo: si spaccano la testa su pratiche culturali strane fin quando non riescono a capirne il senso). Ecco la lista da cui potete partire, o almeno quella da cui partirò io:

  • Chi sono i Pondii?
  • Cosa pensa Leonidas dei Pondii?
  • Che cos’era l’Esarcato Bulgaro?
  • Quando è nato lo stato greco?
  • Quando nasce la Bulgaria?
  • Boundaries e frontiere
  • Quando si sviluppa il nazionalismo macedone “interno”?
  • Boundaries per sovrapposizione e per estinzione
  • Chi era Jovan Cvijic e quale idea ha comunicato dell'identità dei macedoni?
  • Chi sono le due Stravroule della vita di Leonidas?
  • Che cos’è un Domazet?
  • Che tipo di residenza era la zadruga?
  • Le accuse “inverse” di Leonidas ai Pondii
  • Chi sono i Rifugiati?
  • Quando c’è stato lo scambio obbligatorio delle popolazioni?
  • La questione dei doppi nomi
  • La mia ricerca sui matrimoni
  • Cosa sono i nomi barrati?
  • Boundaries, frontiere, confini
  • Quando è stato istituito il confine attuale in Macedonia?
  • Dov’è la Macedonia?
  • Perché Stavroula, la madre di Leonidas, morì accusata di essere bulgara? Non era un’eroina greca?
  • Che cos'è la Macedonia geografica?
  • Perché molte volte gli abitanti dell'attuale Macedonia greca erano sprezzantemente detti Bulgari?
  • Cos'è stato lo scambio di Neully del 1919?
  • Cos’è il Fyrom?
  • Quante persone vengono coinvolte nello scambio obbligatorio di popolazioni?
  • Quante persone scappano dalla parte greca e si rifugiano nella Jugoslavia durante la guerra civile?
  • Cosa succede al papà di Leonidas? Perché cercano di ucciderlo?
  • Chi sono le persone coinvolte nella “discendenza impossibile”?
  • Cosa era successo alla madre da piccola, di cosa è stata testimone?
  • Chi era Stefanos Tsiotios?
  • Cos’è la Diaforentità?
  • Cosa succede alla mamma di Leonidas quando era piccola?
  • Chi era il vojvoda Tane?
  • Qual è il punto di contatto tra Piccola storia e Grande storia nei quaderni di Leonidas?
  • Perché ho scritto l'ultimo capitolo? Cosa significa "Dopo l'identità"?
  • Che cos'era il "Fanari"?
  • Perché Leonidas ce l'ha così tanto coi Pondii?
  • Come chiama Leonidas gli attentatori del padre? Cosa vuol dire "rufianofrones"?
  • Dove muore il padre di Leonidas?
  • Cosa sono le cancellazioni dei nomi sulle Merides?
  • Compensazioni e insediamento dei profughi in Grecia
  • In che senso la politica statale greca “produce” una etnicizzazione del conflitto tra locali e profughi?
  • Modi in cui i Macedoni di Grecia definiscono/denominano sé stessi
  • Che lingua parlano i Macedoni di Grecia?
  • Che cos’è il piftì e in che modo è collegato alla memoria dell’identità locale?
  • Che cos’è il cambio del nome in una zadruga?
  • Come avveniva il pagamento matrimoniale tra i dopii?
  • Che età relativa c’era tra gli sposi dopii e perché?
  • Qual è il diverso sistema di scambio economico connesso al matrimonio che impedisce per decenni a dopii e pondii di sposarsi tra loro?





domenica 26 novembre 2017

Poeti al Fienile


La poesia è uno dei misteri della creatività umana. Etimologicamente, anzi, coincide con la presa di coscienza della creatività. Il primo poeta, o la prima poetessa, fu colui che si rese conto che con le parole non ci limitiamo ad ancorare pezzi del reale, ma siamo letteralmente (letteralmente) in grado dii crearne di imprevisti, di inauditi, di altrimenti inimmaginabili.
Poesia, religione e antropologia sono sorelle germane, figlie del linguaggio e del nostro bisogno di senso.
Io amo particolarmente quella poesia che non ha paura di far circolare il suo senso, che non si rintana nell'urgenza creativa dell'artista, ma si sente a suo agio nella fabrilità discreta dell'artigiano. Amo Billy Collins, e ho tradotto per qualche tempo alcune sue poesie su questo blog, anni fa.
I poeti, se non sono tutti presi da sé stessi (nel qual caso diventano insopportabili) ma si preoccupano di comunicare (non di esprimere) la loro visione  del mondo, aprono piste per nuove esplorazioni del vissuto, costituiscono letteralmente (letteralmente) nuovi mondi.
Allora al Fienile, quando un gruppetto di poetastri dei Castelli, il Castelli Poetry Slam,  è venuto a proporci una "gara di poesia" non potevamo non rimanere affascinati, incuriositi, interessati. E ci siamo organizzati grazie al sostegno sempre meraviglioso dei ragazzi dell'Errezero.
Ci vediamo giovedì 30 novembre, si parte alle 21, possiamo mangiare un boccone autoprodotto, e poi autoprodurre le nostre poesie, o autoascoltare quelle prodotte dal qualche autoamico presente. Venite a fare a gara di Mondo. Iscrivetevi come poeti per leggere in pubblico le vostre poesie, offrite la vostra visione, fatevene portavoce. Iscrivetevi mandando una mail a castellipoetryslam@gmail.com.

lunedì 20 novembre 2017

Anthropology of Globalization for Global Governance #12 & #13

13 & 15 November 2017. Two classes (here the first, there the second) on Cultural Dimensions of Globalization. We worked on reading Arjun Appadurai’s most famous article, namely, Disjuncture and Difference in the Global Cultural Economy.

We started from EXPERIENCE and REPRESENTATIONS as the two sources of our ACQUISITION of that ACQUIRED KNOWLEDGE we’ve termed CULTURE.

While our physical bodies has remained the same for the last 150 thousand years, thus living unchanged our sources of experience, some tremendous changes have occurred in the last 5 thousand years or so. WRITING has superseded the need for SYNCHRONICITY in communication, offering a brand new source of representation in form of EXTRA SOMATIC MEMORY. Then the PRESS popularized writing and reading and made it possible the commodification of books, giving sway to NATIONAL CULTURES. Steam power, Electric and Electronic revolution have set a further step in offering human beings entirely new sources of representations and here is where Appadurai devices his model.

We read the article well enough to became acquainted with ETHNOSCAPES, TECHNOSCAPES, FINANCESCAPES, MEDIASCAPES and IDEOSCAPES.
From a theoretical point of view, the most important fact is that these flows are DISJUNCTED, that is they are not automatically dependent one from the other on a deterministic line. Case by case, only empirical analysis can tell us what flow impinges on what, what is caused and what does cause.


Q1. Select any know social phenomenon of your interest (possibly something you already know about) and try an Appadurian reading by analysing it through the five -scapes.

mercoledì 15 novembre 2017

Ancora sui criteri di valutazione Antropologia culturale A 2017/18

2017 15 novembre. Oggi inizio il modulo B, di antropologia economica, che verrà non solo registrato in mp3 ma anche in video, e reso disponibile intanto per gli studenti del progetto di Teledidattica di Rebibbia. Non ho intenzione di rendere da subito disponibili le registrazioni, perché le aule questa volta dovrebbero essere sufficienti per consentire a tutte e tutti la frequenza. Se qualcuno ha esigenze specifiche di lavoro o sovrapposizione di orari con altre lezioni me lo faccia sapere via mail.
Ma scrivo questo post soprattutto per la necessità di chiarire ulteriormente il sistema di valutazione.
Come avete capito, si tratta di un metodo che sto calibrando mano a mano, che ha una sua natura sperimentale ma che sto cercando di consolidare a vantaggio della didattica (l'intento, dovrebbe essere chiaro a tutti, non è quello di trovare un modo purchessia di "fare gli esami", ma di trovare il modo migliore di verificare che quella strana forma di trasmissione del sapere culturale che chiamiamo "corso universitario" sia andata a buon fine, e che gli studenti e le studentesse abbiano beneficiato al massimo delle lezioni e dello studio condotto autonomamente).

Per chi non ha potuto o voluto commentare questo blog, il sistema resta quello tradizionale:
un esonero/esame scritto in aula, con dieci domande su tutti i testi del programma (ogni domanda dichiara a quale testo si riferisce); tre punti massimo per ogni domanda; il punteggio finale diventa un "voto" che fa media con la relazione finale di 6000-8000 caratteri inviata via mail e scritta secondo le indicazioni presentate nelle faq. In sostanza, per fare la tesina, si tratta di prendere tutto il materiale appreso come una sorta di cassetta degli attrezzi dell'analisi antropologica, e applicare alcuni di quegli strumenti/concetti a un oggetto esterno agli oggetti trattati nel corso. Come in un laboratorio artigianale si fa un pezzo finale, così nel mio corso di antropologia se si è fatto l'esonero o esame scritto, bisogna dimostrare che quel sapere teorico è convertibile in strumenti di analisi concreta. Prendete una cosa che già conoscete e analizzatela con i nuovi strumenti che avete appreso nel corso. L'obiettivo è dimostrare che l'antropologia culturale VI SERVE in senso letterale, che i suoi strumenti sono al vostro servizio per acquisire consapevolezza del mondo in cui vivete e delle regole che lo determinano.

Se invece avete seguito il blog e risposto alle domande, la questione è diversa. Quel che valuto è soprattutto la costanza del lavoro, il lento partecipare al laboratorio artigianale lezione dopo lezione. Alcuni post (col cavolo vi dico quali, ma sappiate che sono tre) vengono anche valutati nel merito, cioè per il loro effettivo contenuto, con un giudizio a tre livelli (A ottimo, B decente, C vabbe').
Se QUALCHE VOLTA non avete risposto questo ovviamente influirà sul punteggio che vi verrà assegnato per il blog. Se avete risposto a tutto e avete preso A in tutti e tre i post valutati, vi viene dato un punteggio di 27, da cui partite quando farete il mini-orale su Vite di Confine. L'orale come capite vale 3 punti massimo, da sommare al punteggio del blog. Non prevedo lodi, da quest'anno, se non per casi veramente eccezionali che valuterò di volta in volta.
Se non avete risposto integralmente sul blog, dunque, tenete conto che il vostro punteggio di partenza in vista dell'orale sarà necessariamente inferiore a 27 e non potrete arrivare a 30. Se ASPIRATE al 30 dovrete dunque venire il 18 novembre a rispondere alle domande sugli argomenti a cui non avete risposto tramite il blog. Sto programmando un ulteriore esonero il 22 dicembre ma non è per nulla certo che riuscirò a organizzarlo, per cui per ora puntate al 18 novembre (se non puntate al 18 sul libretto...).
Resta inteso che, come ogni docente universitario, alla fine  del percorso di valutazione io vi posso proporre un voto finale, che potete accettare o rifiutare. Dato che ho il cuore tenero, il rifiuto del voto non implica la perdita di tutto il lavoro di valutazione fatto: non si deve cioè pensare che se non si accetta il voto proposto si dovrà ricominciare da zero il percorso di valutazione  con l'esame canonico. Si può invece assieme discutere su quali sono i punti deboli che hanno provocato un abbassamento del voto finale, e concordare un'integrazione orale da sostenere negli orari di ricevimento.
Spero con questo di aver chiarito la cosa per tutte e tutti.