2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

sabato 17 giugno 2017

I pastori di Tor Bella Monaca

DOMENICA 18 GIUGNO dalle ore 11:00 al Polo ex Fienile di largo Mengaroni inauguriamo una piccola mostra fotografica (foto di Mimmo Urzia) dedicata ai pastori di Tor Bella Monaca e MANGIAMO assieme un po' di pasta con la ricotta e arrosticini. Vi aspettiamo numerosi, curiosi e affamati!

Un nome così romantico, Tor Bella Monaca, e una fama non proprio lusinghiera: questo sembra il destino del nostro quartiere. 
Eppure, basta appena girare l’angolo, uscire dal luogo comune della “periferia” per trovare a Tor Bella Monaca storie impreviste, facce generose, luoghi impensati. Con il Laboratorio di etnografia urbana di Tor Vergata ci siamo messi in movimento, abbiamo girato il quartiere, abbiamo conosciuto tante persone e incrociato racconti diversi. I pastori di Tor Bella Monaca sono stati l’incontro per noi più sorprendentela certezza che questa città ha ancora molto da dire e da fare, se da qui parte ancora la transumanza, se dentro la Città metropolitana è possibile mangiare ricotta casareccia, se ogni anno un gruppo di tosatori neozelandesi viene fin qui per tosare più di duemila pecore.  
Vogliamo, con la piccola iniziativa di oggi, aprire al reciproco contatto porzioni del quartiere (e della città) che poco si conoscono, e meno si frequentano, perché si possano guardare e riconoscere. Come Laboratorio, continueremo questo percorso di esplorazione e di contaminazione, camminando, parlando e, non appena possibile, condividendo in modo conviviale, come facciamo oggi. Vogliamo che il Polo ex Fienile riprenda la sua originaria funzione, di posto dove stipare le energie per l’inverno, dove mettere da parte un po’ di lavoro per i tempi di magra, quando il freddo poco invoglierà le uscite e ci rintanerà nel nostro solitario egoismo di periferia. Allora ci ricorderemo che qui abbiamo incontrato, abbiamo mangiato, abbiamo parlato. Che qui, in questo pezzetto di spazio urbano, la città può ancora fare pace con sé stessa. 
Tor Bella Monaca, 18 giugno 2017 
I membri del Laboratorio di etnografia urbana dell’Università di Roma “Tor Vergata” 

lunedì 12 giugno 2017

Barcellona al Fienile

Stefano Portelli è uno dei "giovani" (vabbe', siamo in Italia...) antropologi più attivi e capaci in circolazione. Ha concluso da poco uno straordinario dottorato con una ricerca urbana romana veramente importante (ne sentirete parlare appena sarà pubblicata) ma questa volta al fienile ci parla della sua prima ricerca, condotta nel quartiere Bon Pastor, a Barcellona, a partire dal 2004. Un quartiere di case popolari "a buon mercato", las casas baratas, costruite negli anni Venti e destinate alla demolizione in nome della modernità, del progresso urbano, e di tante altre amenità, che costringevano gli abitanti a passare da un reticolazione orizzontale, fatta di case a un piano, ai palazzoni disposti in verticale, che costringevano a ripensare (e soprattutto a destrutturare) gli antichi rapporti sociali.
A Torbella, la parte più "verticale" di Roma, dovrebbe essere interessante per molti sentire com'era la vita in una città orizzontale, come gli abitanti di Bon Pastor hanno provato a resistere a un modo di vita che sembrava avanzare come una forza del destino, più che come quel che è stato in realtà, vale a dire una scelta politica centrata sulla speculazione immobiliare.
Martedì 13 giugno, dalle 19:30 al Polo ex Fienile di largo Mengaroni 29, ne parliamo con Stefano assieme a Carlo Cellamare e Francesco Montillo.

lunedì 22 maggio 2017

Che cos'è l'Europa se la vedi da dietro un filo spinato? Che cos'è essere africani se la forma del tuo continente sembra sempre più quella di una prigione da cui provi ad evadere?













Cos'è il mondo se basta un cellulare per raccontarne il delirio, i contrasti, le illusioni, le assurde frenesie framezzate di noia?


Martedì 23 maggio, dalle ore 20, vedremo il documentario Les Sauters,
 all'ex Fienile di Torbellamonaca (siamo in largo mengaroni 29)  per cercare di raccontare assieme un percorso complicato e doloroso, che (anche avendo le peggiori intenzioni) è proprio difficile ridurre a un viaggio di piacere o al tentativo di approfittare della "nostra bontà":
Il Monte Gurugu affaccia sull'enclave spagnola di Melilla, sulla costa mediterranea settentrionale dell'Africa. L'Unione europea e l'Africa sono separate qui da un impianto di confine ad alta sicurezza, composto da tre recinzioni. I rifugiati, per lo più provenienti dalla regione sub-sahariana, vivono in un centro ai piedi del monte. Da qui sono in molti a tentare di attraversare la frontiera terrestre tra il Marocco e la Spagna. Uno di loro è Abou Bakar Sidibé, proveniente dal Mali, che in Les Sauteurs è sia il protagonista che uno dei registi. Dopo 14 mesi nel campo e numerosi tentativi - falliti - di battere il sistema di recinzione, Abou inizia le riprese di un documentario, concentrandosi sulla sua routine quotidiana, le perlurstrazioni della zona e le attese noiose tra un "salto" e l'altro.Le immagini che ne derivano sono un documento imprescindibile per capire l'organizzazione sociale della comunità dei rifugiati, senza tralasciare quel velo di tristezza rappresentato dalla presunta Eldorado d'Europa.
L'organizzazione pratica della giornata avverrà grazie ad alcuni migranti dei CAS e dei militanti dei collettivi delle realtà partecipanti.
Iniziativa promossa da
Comunità di Largo Ferruccio Mengaroni
Giulia Casentini (Università Tor Vergata)
Cubo Libro
Collettivo errezero


martedì 2 maggio 2017

Una Moschea per Roma? Volontari cercasi

QUESTO E' UN APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE E ALLA ATTIVITA' DI VOLONTARIATO. PER QUESTO PROGETTO CERCHIAMO DECINA DI FACILITATORI DISPONIBILI A DARE UNA MANO SABATO 6 MAGGIO 2017 LA MATTINA. ECCO IL PROGETTO.

Con oltre 70.000 musulmani residenti e cinquanta associazioni attive sul territorio, Roma è la ‘capitale’ italiana dell’Islam. La monumentale Grande Moschea porta lustro alla città, eppure ogni giorno i fedeli si incontrano e pregano in decine di spazi provvisori (saloni privati, garage, etc) sparsi dai quartieri centrali ai più periferici.

Al di là dell’ufficialità istituzionale, quindi, qual è il posto dell’Islam a Roma? La Grande Moschea, da sola, è ancora in grado di garantire spazi di preghiera e aggregazione alla comunità musulmana oppure è giunto il tempo di (ri)aprire il dibattito sulla creazione di uno o più nuovi luoghi di culto islamici in città?


Partendo da queste domande, e per cercare di dare una risposta che possa essere utile al dibattito culturale e politico intorno a un tema di così grande attualità, un gruppo di ricercatori specializzati in urbanistica delle religioni e appartenenti alle Università di Bristol e di Bath SPA in Inghilterra, del Gran Sasso Science Institute e del Centre for the Studies and Documentation of Religions and Political Institutions in Post-Secular Societies (CSPS) dell’Università di Tor Vergata di Roma, ha organizzato un ciclo di incontri pubblici e laboratori dal titolo Una moschea per Roma? che si terrà dal 6 al 20 maggio alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, in Via delle Belle Arti 131.

Si tratta di un'occasione unica, penso di poter dire, per riflettere pubblicamente sul senso degli "spazi sacri" nella città di Roma, una delle città più connotate del mondo dal punto di vista religioso.

Per il primo incontro, del 6 MAGGIO, ABBIAMO BISOGNO DI UNA DECINA DI FACILITATORI CHE GUIDINO LE DISCUSSIONI E RACCOLGANO LE OPINIONI DEI PARTECIPANTI. CHI FOSSE INTERESSATO CONTATTI IL RESPONSABILE giuseppe.carta@bristol.ac.uk

mercoledì 26 aprile 2017

Pluralismo. Chi era costui?

Oggi, mercoledì 26 aprile 2017, alle ore 17 ci troviamo nella saletta riunioni del primo piano di Lettere Tor Vergata (via Columbia 1) per parlare di PLURALISMO nell'ambito del seminario filosofico-teologico 2016-2017: Categorie per pensare il futuro.

Cercherò, per come posso, di parlare di un concetto che ha finito per diventare complicato proprio nel momento in cui abbiamo iniziato a considerarlo un bene, vale a dire con la concezione illuminista di tolleranza inserita nel progetto identitario del soggetto moderno e politico dello stato nazionale.
Il pluralismo è come il mal di testa, se cominci a parlarne vuol dire che stai diventando adulto. E non è detto che ciò sia sempre una bella cosa.
Proverò a raccontare il rapporto tra pluralismo e singolarismo, e le strane combinazioni che ne discendono per la vita associata.

lunedì 24 aprile 2017

25 aprile a Pietralata

Spero abbiate tutti di che marciare e poi mangiare assieme, nei vostri quartieri, nei vostri paeselli, nelle vostre cittadine. Ma il 25 aprile va festeggiato per quel che è, una festa per tutte e tutti, di libertà oltre che di liberazione. Se non sapete cos'è, Pietralata è un posto.
Era un buco dell'agro romano, ci stavano un po' di casali, poi negli anni Venti ci fecero una borgata, una di quelle vere, con le casette di 7 lire, con la miseria prodotta dagli sventramenti di san Giovanni che hanno massacrato il tessuto artigiano della città. Poco alla volta si sono uniti gli immigrati dal Centro e dal Sud, a lavorare nei cantieri, a fidanzarsi con le ragazze di Pietralata, e ne è venuto fuori un quartiere quasi normale, che Pasolini amava come tutti i posti che brulicavano di vita. Nel secondo dopoguerra si è consolidato un bel proletariato urbano, poco alla volta affiancato dal ceto medio in ritirata dal centro, un altro po' che provava a emergere di suo dai figli di quegli operai, di quei piccoli impiegati. Io ci vivo da dieci anni, sto sempre a disagio (ma quello sono io, sto a disagio ovunque) ma Pietralata è casa mia.
Da qualche anno la Liberi Nantes fa giocare a pallone i rifugiati di Roma nel campo sportivo XV aprile. Giusto davanti a dove abito ora c'è un CAS, un posto pieno di uomini dall'Africa e dall'Asia, in transito (pochi), in attesa di sapere che fine farà la loro richiesta di asilo (molti), in cerca di una forma di vita diversa da quella che si sono lasciati alle spalle (tutti). Bene, mettiamo assieme le nostre storie di figli di immigrati, di piccoli borghesi romani o romanizzati, le nostre associazioni territoriali, e le impastiamo con la Liberi Nantes, con il CAS, e vediamo che succede se ci parliamo, se giriamo il quartiere a farcelo raccontare "dai vecchi", se portiamo un fiore alla targa di via del Peperino, in ricordo delle vittime del nazi-fascismo.
Ci sono sempre operazioni rituali da fare, in un posto pieno di umani, Per alcuni quei rituali sono la millesima ripetizione, per altri sono la prima volta. Così si trasmettono le culture, così sopravvive una società. Se non avete da marciare nei vostri spazi, unitevi al nostro, e siate i benvenuti.

martedì 11 aprile 2017

Chi Come Noi al FIENILE

Giovedì 13 aprile è giovedì Santo, vale a dire il momento in cui Gesù, secondo la tradizione, cenò per l'ultima volta prima di ritirarsi nell'Orto di Getsemani a pregare, prima di essere arrestato.
Mi ha sempre fatto impressione la spaccatura tra i due momenti. Forse ancora di più da quando, ancora ragazzo, persi la fede e cominciai a vedere la scena non come il sintomo di qualche segno più grande, ma un piccolo evento di tradimento, una bagatella tra amici o presunti tali.
Prima Gesù cena con gli apostoli, lava anzi loro i piedi, spezza il pane, offre il vino e li avvisa che stanno succedendo cose grosse, che tira una brutta aria, che quel pane e quel vino grondano sangue e che perfino Pietro, uno dei più fedeli, tra poco tradirà il maestro.
Poi sale a pregare, ma è tardi, il vino un poco ha dato alla testa, nessuno ha veramente voglia di fare compagnia a quest'uomo tormentato dai dubbi, che non capisce più quale sia il progetto, cosa gli tocca fare adesso. Perché gli tocca farlo, poi.
I suoi amici, gli eletti, i più vicini, se ne sbattono alla grande, si stravaccano sotto gli alberi e iniziano a ronfare, non hanno tempo ulteriore da dedicare quel maestro tanto bravo sì, ma ogni tanto che pesante con quel suo incupirsi, quel suo accennare cose che capisce solo lui.
Il seguito lo conoscono tutti, non spoilero la storia, credo. Giuda Iscariota in tutto questo non è neppure il peggiore. Peggio le seconde linee, quelli che si addormentano senza che ce ne resti traccia nella memoria, perché sono proprio il sintomo del nostro profondo malessere umano, il nostro chissenefrega quotidiano, il darci di gomito mentre giriamo le spalle.
Ecco, giovedì 13, all'ex Fienile di Torbellmonaca (largo Ferruccio Mengaroni, a Roma, dalle 18.30)  proviamo a guardare in faccia un posto che è come l'orto del Getsemani quella sera, un posto a cui non frega un cavolo di niente a troppi, a tutti.
Rebibbia è un posto di merda, non c'è, credo, altro modo di definire la prigione (parlo della Casa Circondariale Rebibbia n.c., non del quartiere, mi perdoni Zerocalcare).
Eppure a Rebibbia la vita brulica nonostante. Nonostante il nostro pretendere che vi sia un confine tra dentro e fuori che "ci" separa perfettamente. Nonostante l'assurda convinzione che quelli dentro siano diversi da noi al punto da essere nati lì dentro, al punto che non pensiamo ad altro, quando pensiamo al carcere, che "chiudete la porta e buttate la chiave".
Chi Come Noi  è una neonata associazione che invece attraversa le porte del carcere, tiene assieme chi è dentro e chi è fuori in un progetto artistico vitale e geniale. Carlo Bnà e Mauro Armuzzi non sono due detenuti che vogliono fare gli artisti, ma due performers culturali che in questo momento stanno in carcere. E che non si fanno rinchiudere l'anima nel carcere e continuano a essere liberi come non ci si può credere. Hanno conosciuto Maurizio 4fragole Bellinzas, un tatuatore famoso a Roma, e artista completo, che li ha seguiti nelle loro follie creative. Poi passava di lì anche un professore universitario, che si è tirato su la mascella della sorpresa dell'incontro, un paio d'anni fa, e ha cominciato a guardarli e parlarci, e capire che di roba da fare da dire e incrociare ce n'era a millanta. E visto che quel professore fa l'antropologo, ho provato a mettere in qualche casella umana ordinata quel che usciva dalle mani dalle penne dalle tastiere di Carlo e Mauro e si è reso conto che dentro la sua indisciplinata disciplina c'era qualche concetto che si poteva usare per provare a descrivere il lavoro di Carlo e Mauro.
Ne parliamo al Fienile, giovedì 13, facendo vedere le foto dello spettacolo di settembre, alcuni spezzoni della registrazione audio, i disegni di 4fragole, le parole magiche dell'antropologia (rituale, performance, iniziazione, liminarietà).
Il progetto è anche un'associazione, ha prodotto un libro intanto che è lo script dello spettacolo. Avremo le tessere da fare per CHI vuole diventare COME NOI.