2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

mercoledì 30 marzo 2016

Il Corano: Pluralismo delle Scritture contro fondamentalismo religioso e violenza

Ne parliamo lunedì 4 aprile 2016 alle ore 12:00 in aula Massimo Rosati a Lettere Tor Vergata.
Il dottor Safi Kaskas è uno studioso arabo-americano che da anni concentra i suoi studi in direzione di una sempre maggiore connessione tra le fedi abramitiche, in virtù della loro comune prospettiva. Qualche mese fa ha dato vita, assieme al collega cristiano David Hungerford, a una traduzione in inglese del Corano con riferimenti biblici, un lavoro molto ricco che presenta il Corano in una prospettiva finora solo accennata. Se già alcuni commentatori classici come Al Biga'i hanno suggerito in passato che i due testi fossero in stretta connessione tra loro, in The Qur'an - with References to the Bible: A Contemporary Understanding tale dialogo prende forma articolata sotto gli occhi del lettore, spostando l'attenzione dalla comprensione che le due religioni operano rispettivamente sulle proprie Scritture e puntandola invece sulla comprensione di ciò che i due testi hanno originariamente cercato di comunicare.

La valutazione possibile

Martedì 5 aprile 2016 ci vediamo alle 12:00 in aula T28 di Lettere Tor Vergata (via Columbia, 1) per la presentazione del libro di Alessandro Bonaccorsi La valutazione possibile - teoria e pratica nel mondo della ricerca. 
Il tema della valutazione della ricerca può sembrare astruso e riservato agli specialisti, ma è in realtà essenziale per comprendere dove sta andando l'università italiana. Le studentesse e gli studenti sono tenuti a partecipare e a informarsi e a sfruttare in generale ogni occasione che consenta loro di comprendere il proprio ruolo di studenti e cittadini.

mercoledì 23 marzo 2016

Troppa religione o troppo poca?

Martedì 29 marzo 2016 ci incontriamo alle 11:00  in Aula Moscati per parlare di modelli di secolarizzazione fra Islam e Cristianesimo, partendo dal libro di Giovanni Salmeri Troppa religione o troppo poca? Cristiani e musulmani alla prova della secolarizzazione. 
Le studentesse e gli studenti di antropologia culturale sono invitati a partecipare numerosi, in modo particolare in questi giorni in cui la religione sembra assumere connotazioni lugubri nella sfera pubblica.

mercoledì 16 marzo 2016

Rifugiati a Tor Vergata

Venerdì 18 marzo 2016 ci vediamo alle ore 13:00 in aula T30 di Lettere Tor Vergata (via Columbia, 1) per parlare di rifugiati in Italia. Anzi no, per parlare di e parlare con rifugiati in Italia.
Non possiamo più fare finta che sia una cosa che riguarda "gli altri", è una questione che ci tocca tutti personalmente, individualmente. Capire meglio cosa significa stare in uno SPRAR (già capire cosa sia, uno SPRAR...) e avere più notizie, più informazioni, più cose vere a cui, su cui, con cui pensare.
L'università è anche questo. Soprattutto questo, dovrebbe essere. Strumento per conoscere e capire quel che stiamo vivendo.

domenica 28 febbraio 2016

Madri e macchine (con pochi mostri)

Nel 1995 ero in piena ricerca sul campo in Macedonia, e quanto tornai (nel 1997) trovai utile come lettura di aggiornamento un libretto che era uscito, appunto, nel 1995, Madri Mostri e Macchine, di Rosi Braidotti. Per il mio provincialismo maschilista (in totale buona fede, o inconsapevole, vedete voi) fu una lettura illuminante, che mi apriva una pista di lavoro che in realtà non ho mai ripreso esplicitamente.
La collega Francesca Dragotto mi ha fatto tana con il suo Laboratorio di Grammatica e Sessismo e martedì 1 marzo sono stato invitato a dire la mia. In realtà, sarà la prima volta che in pubblico presenterò un progetto di ricerca che sto covando da mesi, sperando che diventi un testo vero entro la fine dell'anno. Saranno solo appunti, o spunti, poco compunti ma non ancora consunti. Spero.
Le studentesse e gli studenti di antropologia culturale sono caldamente invitati, ma va bene anche se fate i poliziotti, gli uomini sandwich o praticate massaggi linfodrenanti.

sabato 30 gennaio 2016

Un filo di logica sul Family Day

Visto che il buon senso slitta sempre più a destra, tocca fare un poco di didattica di base e riprendere in mano alcuni concetti chiave, per capire su cosa si sta discutendo, e perché.
Il matrimonio è un atto amministrativo, un contratto, che ha delle finalità giuridiche, delle conseguenze istituzionali che dipendono dalle premesse per cui è istituito come contratto.
Nella sua definizione più generale e transculturale, il matrimonio è un accordo che sancisce alcuni diritti e doveri per i contraenti e per altri membri da essi legalmente dipendenti. Ci sono X e Y, i coniugi, e poi Z e K, le altre persone coinvolte dal contratto. Mentre X e Y sono necessariamente esistenti, Z e K possono essere potenziali oppure esistenti. I diritti/doveri sottoscritti da X e Y coinvolgono anche Z e K, potenziali o reali.
Tutto il problema è stabilire cosa fa di Z e K soggetti coinvolti nel contratto matrimoniale. Mentre è chiaro che X e Y sono i “protagonisti” (gli sposi) meno chiaro è definire Z e K. Ridurre la cosa a “sono i figli” è una sciocchezza doppiamente etnocentrica. Se non partiamo dall’idea che solo il nostro modello sia legittimo, e riconosciamo che altri ordinamenti giuridico-culturali possano avere altre concezioni di persone coinvolte nel matrimonio, dobbiamo intanto accettare che ci possono essere Z e K per noi impensati. In alcune tradizioni, ad esempio, i fratelli di X e Y sono immediatamente coinvolti nel contratto, al punto che un fratello/sorella potrebbe essere legalmente tenuto a rimpiazzare il defunto X o Y (è il caso del levirato ebraico, ad esempio, in cui il fratello di un morto era tenuto a sposare la cognata vedova; oppure del sororato, in cui la sorella della defunta la “rimpiazza” come sposa). Altri casi prevedono regole precise per i consuoceri, sistemi complessi di eredità tra gruppi parentali e tutta una combinatoria veramente stratificata di diritti e doveri che riconducono a più miti consigli la nostra concezione del coniugio come contratto tra DUE individui. In realtà, quella del matrimonio segreto a Las Vegas tra due perfetti sconosciuti che si sono scelti in totale autonomia individuale è una deriva estremamente recente e tutta capitalista di un’istituzione che ha tutt’altra storia sociale.
Al di là di tutte le stranezze e usanze locali, resta vero che “i figli” sono tra gli Z e i K più comuni, e sempre sono indicati nella struttura legale del contratto matrimoniale. Il secondo etnocentrismo cui accennavo, però, si rivela nella definizione di “figlio o figlia” che pensiamo debba “naturalmente” attribuirsi a Z e K.
Z e K sono “figli” di X e Y (sono cioè coinvolti nel sistema legale del matrimonio in una rete di diritti e doveri) in misura sostanzialmente indipendente dalla loro generazione biologica. Se W è figlio biologico di X e/o Y, questo non lo rende automaticamente e per tutti i sistemi giuridico-legali comparati (per tutte le culture) Z o K, cioè legalmente figlio. La genitorialità biologica consente, anche nel nostro sistema giuridico, il non riconoscimento. Senza contare la marea di padri non ignari ma intenzionalmente assenti senza alcuna conseguenza, la storia degli ospedali italiani è piena di madri anonime e di figli di m. ignota, no? Per quanto molti possano considerare disdicevole e riprovevole un comportamento del genere, è il nostro sistema giuridico (che su questo ricalca quello di tutto “l’Occidente”) a stabilire e riconoscere che si può a tutti gli effetti essere il genitore biologico di Z o K senza essere la madre (responsabile legale) o il padre (responsabile legale) di Z o K. Di converso, l’istituzione dell’adozione legale (istituzione universale, si badi bene), dice che si può essere figlio legale di X o Y senza esserne il frutto biologico. E sfido chiunque a considerare pubblicamente i figli adottivi “meno figli” dei figli biologici, cosa assolutamente inconcepibile nel nostro sistema morale, oltre che giuridico.
Insomma, dobbiamo, tutti, riconoscere alcune conseguenze di quanto abbiamo finora appurato.

1. Il matrimonio è un’istituzione sicuramente universale, che coinvolge i diritti non solo di (almeno) due individui (X e Y), ma anche di altre persone (Z e K), presenti, passate, future e potenziali, ma il matrimonio come istituzione universale nulla dice di quali siano i doveri e i diritti di X e Y verso Z e K.

2. Una cosa, però, l’istituto matrimoniale la dice chiara e tonda: che Z e K siano il frutto biologico di X e Y non è una condizione necessaria sufficiente perché Z e K accampino un diritto su X e Y o perché X e Y abbiano un dovere necessario verso Z e K. Detto in lingua corrente, avere figli biologici o aver genitori biologici non è né un diritto, né un dovere. Anzi, il sistema dei diritti e doveri dentro il matrimonio esula completamente dalla dimensione biologica (che non è una condizione necessaria né sufficiente). A fare i cavillosi, si può dire che, in effetti, un figlio nato da un matrimonio ha automaticamente dei diritti, ma di fatto l’abbandono è sempre possibile e tollerato. Per evitare azzeccarbugli, possiamo almeno dire che l’adozione garantisce che il legame biologico sia sufficiente, ma non è necessario per istituire la genitorialità.

3. Se la biologia c’entra poco o nulla, e comunque non è necessaria, non ha senso parlare di “famiglia naturale”, ossimoro perfetto, dato che “famiglia” significa proprio “costituzione di un legame sociale intenzionale in cui la biologia funziona al massimo come una condizione sufficiente tra altre, mai come una condizione necessaria e condizionante”.

4. Sono dunque gli esseri umani, non “la natura”, a stabilire quale sia la famiglia ragionevole dentro il loro sistema sociale, ma per farlo devono trarre le conseguenze di quel che stabiliscono.

5. Se la famiglia è definita (come fanno i sostenitori del Family Day) null’altro che il luogo che ratifica la capacità di riproduzione di un maschio e di una femmina, ed è solo quella che si può chiamare famiglia, benissimo, ma ne consegue che:
5a se uno dei due partner è sterile, quella non è famiglia;
5b il partner non sterile ha il diritto di ripudiare il partner sterile;
5c qualunque forma di adozione deve essere vietata perché vanifica la definizione di famiglia.

Ora, andate a dire a una coppia con una lunga e dolorosa storia di aborti spontanei che la loro, mi spiace, non è famiglia. Andate a dire a una coppia che adotta un bambino che la loro, mi spiace, non è famiglia. Andate a dire a una persona ripudiata legalmente in quanto sterile che, ahimè, il ripudio era ragionevole. Fate questo, e poi parlatemi ancora di famiglia naturale e Family Day.

Se non credete che 5a, 5b e 5c siano enunciati accettabili nel mondo in cui volete vivere voi, dovete fare i conti con 5, e ammettere che la famiglia non ratifica l’atto biologico della riproduzione, ma istituisce la volontà di genitorialità sociale. Se X e Y desiderano avere un rapporto genitoriale con K e Z (reali o in potenza), X e Y sono una famiglia (se non vogliono aver figli, sono comunque una coppia, non importa quale o quali siano i loro sessi biologici).


Rendete più facili le adozioni indipendentemente dagli orientamenti sessuali dei potenziali genitori, consentite l’adozione ai single, uscite dalla mostruosità che la genitorialità sia un diritto sancito giuridicamente su un oggetto biologico, e allora sarò felice di festeggiare con voi il Family Day. Il giorno della famiglia: il giorno in cui degli esseri umani adulti dichiarano il loro impegno a prendersi cura di altri esseri umani, più piccoli, e indifesi, e di trasmettere loro un sistema di valori in cui non conta quanti cromosomi condividi, ma quale orizzonte di aspettative, quali progetti, quale futuro.

giovedì 14 gennaio 2016

Un'antropologa fuori posto?

Fiammetta Martegani è un'antropologa milanese che però dal 2009 vive a Tel Aviv. Per scelta.
Già questo basterebbe e rendere la sua storia interessante. A Tor Vergata ci troviamo martedì 19 gennaio, in aula Moscati di Lettere, alle ore 11, per parlare con lei del suo libro Life on Mars, dove racconta di una giovane milanese che si è trasferita a Tel Aviv. Per scelta.
Per me sarà  un'occasione d'oro per discutere con le studentesse e gli studenti del rapporto tra vita, arte, e antropologia culturale. Diversamente da alcune discipline (e forse in misura maggiore di altre cui comunque somiglia sotto questo aspetto) l'antropologia culturale è intrinsecamente indisciplinata non solo perché il suo metodo è sempre orientato all'azione, non solo perché la sua epistemologia tende sempre al relativismo addirittura ontologico, ma soprattutto perché una buona antropologia ha il maledetto vizio di debordare nella vita quotidiana, nella sfera intima dei pensieri in secondo piano, nella sonnacchiosa pervasività del subconscio, somigliando così in modo imbarazzante all'oggetto che dovrebbe studiare, quella roba che ancora ci ostiniamo a chiamare cultura.
Ho il sospetto insomma, che se Fiammetta fosse stata una dottoranda di chimica, o di numismatica, quando ha scelto Israele come luogo di ricerca, la sua vita avrebbe preso non solo intellettualmente, ma anche biograficamente una direzione ben diversa. Il suo essere antropologa e il suo essere cittadina intenzionale di Tel Aviv sono due lati di un'unica medaglia. E' questo intreccio che proveremo a farci raccontare.
Lei a raccontare è brava.
E ti credo. E' un'antropologa.

martedì 22 dicembre 2015

Una preghiera (dopo tutto è natale)

Care cari studenti/esse del primo modulo di Antropologia culturale,
vi scrivo per farvi gli auguri di buone feste e per alcuni chiarimenti generali.
1. La cosiddetta "tesina" di fine modulo (aka "relazione finale") è OBBLIGATORIA PER TUTTI. L'ho scritto in grassetto nel programma, che tutti avete: ogni 6cfu ci sta una valutazione PIU' UNA TESINA. NON VERBALIZZO SE NON HO LETTO LA VOSTRA TESINA.
2. Su come vada fatta, credo di aver dato informazioni dettagliate a lezione, e qualcosa è scritto anche nel programma. Maggiori dettagli sono forniti in un file apposito che sta nella cartella online, e che per sicurezza allego a questa mail.
3. PREMESSO CHE CHIUNQUE HA PRESO MENO DI 18 DEVE RIFARE LO SCRITTO NELLE DATE PREVISTE, E PREMESSO CHE ABBIAMO CHIAMATO "ESONERO" QUELLO DEL 16 NOVEMBRE SOLO PERCHE' SI E' COMPIUTO FUORI DALLE DATE UFFICIALI DI APPELLO, MA DI FATTO "ESAME SCRITTO" E "ESONERO" SONO LA STESSA IDENTICA COSA, chi avesse passato lo scritto ha queste alternative: 
3a. HA 6CFU e accetta il voto. Allora deve mandarmi la tesina qualche giorno prima della data di appello. Via mail, file allegato. Si iscrive all'appello sul totem. Riceverà qualche giorno prima una mail con la mia proposta di voto finale. Se accetta, deve solo venire a verbalizzare nella data cui si è iscritto.
3b. HA 6CFU ma è curioso di come è andato lo scritto in concreto. Viene a vedere lo scritto e ne parliamo. Se accetta, vedi 3a. Se non accetta il voto, ne parliamo. Tipicamente, potrà fare un'integrazione orale sui testi di tutte le domande dell'esonero per cui non ha preso il massimo punteggio possibile. L'integrazione si fa durante qualunque ricevimento, previa prenotazione via mail.
3c. HA 12CFU e accetta il voto. Quando vuole mi manda la tesina del modulo A. Quando ho tempo la correggo e propongo via mail un voto finale del modulo A. Voto che NON verrà verbalizzato e che farà media con il voto finale di giugno (dopo aver passato la stessa identica trafila per il modulo B). NON deve iscriversi sul totem, non deve fare nulla di burocratico, solo mandarmi la tesina e aspettare il voto di questo modulo A (che sarà comunque un voto "virtuale", non verrà MAI verbalizzato dato che chi ha 12cfu verbalizza UN UNICO VOTO.
3d. HA 12CFU ma è curioso di come è andato lo scritto in concreto. Viene a vedere lo scritto e ne parliamo. Se accetta, vedi 3c. Se non accetta il voto, ne parliamo. Tipicamente, potrà fare un'integrazione orale sui testi di tutte le domande dell'esonero per cui non ha preso il massimo punteggio possibile. L'integrazione si fa durante qualunque ricevimento, previa prenotazione via mail.
4. Per cortesia, evitate di scrivere email per richiedere informazioni che sono già state ampiamente comunicate. Siete 150 iscritti quest'anno, se devo ripetere cose già dette in mille modi per rispondere a richieste individuali, il mio tempo di lavoro si moltiplica inutilmente.

Buone feste a tutte e tutti,
pv


piero vereni
roma tor vergata
Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società
Department of History, Humanities and Society
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