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giovedì 15 dicembre 2016

Occupazioni a scopo abitativo e teoria urbana

Le occupazioni a scopo abitativo hanno sempre avuto, in Italia e in particolare a Roma, una connotazione politica chiara, superando di molto la “semplice” richiesta di un diritto di base per porsi come progetto alternativo nella gestione dello spazio pubblico urbano. Con la progressiva visibilità degli stranieri tra gli occupanti, la rappresentazione delle occupazioni nella sfera pubblica è scivolata sempre più nella sua criminalizzazione, inevitabile compendio dell’alterizzazione in un contesto politico-economico alla ricerca di facili capri espiatori. La resistenza a questo processo è praticata in modo anche contraddittorio dagli occupanti: da un lato si è intensificata la visibilità del sistema organizzativo delle occupazioni, in una sorta di intenzionale “uscita dall’ombra”; dall’altro si è proceduto a un duplice mutamento degli obiettivi originari dell’occupare. A volte, infatti, capita che gli occupanti leggano lo squatting come una paradossale chiave d’accesso all’altrimenti irraggiungibile decoro borghese; d’altro canto, molti vivono le occupazioni sempre meno come spazio liminare (provocazione rituale auto-segregante che interpella le istituzioni in vista di una prossima reintegrazione alla piena cittadinanza dell’alloggio sociale) e sempre più come spazio neo-topico di alternativa radicale (e soprattutto definitiva) alla reclusione degli affetti nello spazio domestico confinato al di qua della porta di casa. La combinazione di queste divergenti (e anche contraddittorie) resistenze allo sguardo criminalizzante del discorso pubblico fa delle occupazioni a scopo abitativo uno degli ambienti culturalmente più fertili per teorizzare lo spazio urbano. GIOVEDI 15 dicembre  ore 17:00. Roma Sapienza.

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