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lunedì 24 aprile 2017

25 aprile a Pietralata

Spero abbiate tutti di che marciare e poi mangiare assieme, nei vostri quartieri, nei vostri paeselli, nelle vostre cittadine. Ma il 25 aprile va festeggiato per quel che è, una festa per tutte e tutti, di libertà oltre che di liberazione. Se non sapete cos'è, Pietralata è un posto.
Era un buco dell'agro romano, ci stavano un po' di casali, poi negli anni Venti ci fecero una borgata, una di quelle vere, con le casette di 7 lire, con la miseria prodotta dagli sventramenti di san Giovanni che hanno massacrato il tessuto artigiano della città. Poco alla volta si sono uniti gli immigrati dal Centro e dal Sud, a lavorare nei cantieri, a fidanzarsi con le ragazze di Pietralata, e ne è venuto fuori un quartiere quasi normale, che Pasolini amava come tutti i posti che brulicavano di vita. Nel secondo dopoguerra si è consolidato un bel proletariato urbano, poco alla volta affiancato dal ceto medio in ritirata dal centro, un altro po' che provava a emergere di suo dai figli di quegli operai, di quei piccoli impiegati. Io ci vivo da dieci anni, sto sempre a disagio (ma quello sono io, sto a disagio ovunque) ma Pietralata è casa mia.
Da qualche anno la Liberi Nantes fa giocare a pallone i rifugiati di Roma nel campo sportivo XV aprile. Giusto davanti a dove abito ora c'è un CAS, un posto pieno di uomini dall'Africa e dall'Asia, in transito (pochi), in attesa di sapere che fine farà la loro richiesta di asilo (molti), in cerca di una forma di vita diversa da quella che si sono lasciati alle spalle (tutti). Bene, mettiamo assieme le nostre storie di figli di immigrati, di piccoli borghesi romani o romanizzati, le nostre associazioni territoriali, e le impastiamo con la Liberi Nantes, con il CAS, e vediamo che succede se ci parliamo, se giriamo il quartiere a farcelo raccontare "dai vecchi", se portiamo un fiore alla targa di via del Peperino, in ricordo delle vittime del nazi-fascismo.
Ci sono sempre operazioni rituali da fare, in un posto pieno di umani, Per alcuni quei rituali sono la millesima ripetizione, per altri sono la prima volta. Così si trasmettono le culture, così sopravvive una società. Se non avete da marciare nei vostri spazi, unitevi al nostro, e siate i benvenuti.

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