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venerdì 14 marzo 2025

Metodo etnografico (Olivier de Sardan) e Globalizzazione (Appadurai) Lezione #11 di Antropologia culturale PIETRO VERENI per Tor Vergata

 

Lezione numero 11 registrata il 25 ottobre 2024

Lezione 11. Ancora etnografia (seconda parte) e poi Appadurai (prima parte)

Sintesi della Lezione 11 di Antropologia Culturale - Modulo A Registrata il 25 ottobre 2024


Introduzione alla lezione e organizzazione del corso

La lezione si apre con una panoramica sulla programmazione del corso, sottolineando la conclusione di alcuni aspetti fondamentali del lavoro di Olivier de Sardan, che saranno oggetto di verifica nell’esonero. Inoltre, viene introdotto il saggio di Clifford Geertz, “Verso una teoria interpretativa della cultura”, che sarà oggetto di lettura e approfondimento nelle lezioni successive. Il docente fornisce anche dettagli pratici sul calendario delle prossime lezioni e sulla gestione dell’esonero scritto e orale.


Metodologie di raccolta dei dati etnografici

Viene ripreso il tema dei quattro modi di produzione del dato etnografico, già trattato in precedenza:

  • Osservazione partecipante
  • Colloqui (sia strutturati che informali)
  • Dati di censimento
  • Fonti scritte

Si evidenzia l’importanza del racconto di vita (slices of life) come strumento etnografico e si cita un esempio di ricerca personale del docente, in cui la raccolta di storie di vita ha avuto un ruolo centrale.


La politica del campo e la triangolazione dei dati

Il concetto di politica del campo, introdotto da Olivier de Sardan, viene esaminato nel dettaglio. Si discute la necessità di adottare strategie per verificare l’attendibilità delle fonti attraverso la triangolazione:

  • Triangolazione semplice: verifica dell’attendibilità di un’informazione confrontandola con altre fonti indipendenti.
  • Triangolazione complessa: analisi dei giudizi sociali e della collocazione degli attori all’interno di uno spazio sociale, secondo una prospettiva ispirata a Pierre Bourdieu.

L’esempio del conflitto israelo-palestinese viene usato per mostrare la difficoltà di evitare bias nel selezionare informatori e nel dare valore alle testimonianze.


Serendipità e imprevisti nella ricerca

Viene introdotto il concetto di serendipità, ovvero la capacità di scoprire qualcosa di inatteso mentre si sta cercando altro. L’etnografia si basa su un atteggiamento aperto e ricettivo che permette di cogliere elementi inattesi e imprevisti. Si discute l'importanza di mantenere una mente flessibile e di non lasciarsi guidare esclusivamente da ipotesi preconcette.


Iterazione e costruzione della conoscenza

Si distingue tra:

  • Iterazione concreta: la trasmissione non lineare di informazioni tra informatori, creando reti di collegamenti tra persone e conoscenze.
  • Iterazione teoretica: il processo attraverso cui la ricerca sul campo può portare a rivedere e ridefinire le categorie teoriche di partenza.

Si fa l’esempio dei matrimoni misti in Macedonia, che inizialmente il docente aveva pensato come categorie fisse, ma che poi si sono rivelati più fluidi e situazionali grazie all’iterazione teorica.


Saturazione e Diario di Campo

Viene chiarito il concetto di saturazione nella ricerca etnografica: la raccolta dati si considera “satura” quando ulteriori interviste non aggiungono nuove informazioni rilevanti. Si distingue tra la raccolta dati empirica (che può raggiungere una saturazione) e l’interpretazione teorica (che invece resta sempre aperta e in continua evoluzione).

Si discute l’uso del diario di campo, che permette di sistematizzare e categorizzare le informazioni raccolte, utilizzando strumenti come il coding per organizzare i dati e individuare pattern ricorrenti.


Selezione degli informatori e distorsioni della ricerca

Si approfondisce il concetto di gruppo sociale testimone e di informatori privilegiati. Il docente porta esempi dalla sua esperienza di ricerca in Grecia e in Irlanda del Nord, sottolineando i rischi di cadere in cricche chiuse, ovvero di raccogliere informazioni solo da gruppi che confermano una determinata visione politica o culturale.

Viene sottolineata la necessità di evitare il monopolio delle fonti e di essere consapevoli della propria soggettività di ricercatori, che può influenzare la raccolta e l’interpretazione dei dati.


Introduzione alla Globalizzazione e Arjun Appadurai

Si passa poi all’introduzione della teoria di Arjun Appadurai, un antropologo indiano che ha proposto una nuova visione della globalizzazione nel libro Modernity at Large (1996, tradotto in italiano come Modernità in polvere).

Appadurai rifiuta la visione tradizionale delle culture come entità statiche e delimitate, e propone di analizzare la globalizzazione come un processo di circolazione di idee, immagini e immaginari culturali.


Economia culturale globale e disgiuntori

Appadurai introduce il concetto di economia culturale globale, intendendo l’economia non solo come produzione di beni materiali, ma come circolazione di immagini, idee e simboli. Un elemento chiave della sua teoria è quello dei disgiuntori (disjunctures), ovvero la perdita di sincronizzazione tra i vari livelli della globalizzazione:

  • Flussi di persone (ethnoscapes)
  • Flussi di tecnologie (technoscapes)
  • Flussi di immagini e media (mediascapes)
  • Flussi di capitali (finanscapes)
  • Flussi di ideologie e religioni (ideoscapes)

Secondo Appadurai, questi elementi della globalizzazione non procedono in modo deterministico uno rispetto all'altro, ma si influenzano e si modificano in modi imprevedibili.


Conclusione e anticipazione della prossima lezione

Si chiude la lezione con un video che mostra un esempio di appropriazione culturale e reinterpretazione dell’immaginario globale, ponendo le basi per il successivo approfondimento sulla teoria degli -scapes di Appadurai e sul concetto di immaginazione globale.