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martedì 21 agosto 2007

Il Fantasma (poesia di Billy Collins)



Dedicata a tutti quelli che hanno (avuto) un cane. A quelli che amano i cani. A quelli che ne vorrebbero uno ma non possono. A quelli che potere anche potrebbero, ma proprio non sono sicurissimi e ci stanno pensando. A mia nipote Olimpia, che he ha tre. A Caterina, che non ha più il suo Paolino e ne vorrebbe subito un altro anche a costo di litigare con Claudio. A me, a quando ho preso con mia fratello Matteo la decisione di "far addormentare" Farasi, il mio setter inglese di 17 anni. Alla reazione di mio fratello Lorenzo quando dovemmo fare la stessa cosa con Otto, il pastore tedesco di Matteo che non camminava più. A tutte le volte che ci circondiamo di un problema solo perché abbiamo un disperato bisogno di sentirci amati e di amare. Comunque. Anche a costo di fare del male. (Ehi, leggete bene: ho scritto "fare", non "farci",teneroni).

The Revenant

I am the dog you put to sleep,
as you like to call the needle of oblivion,
come back to tell you this simple thing:
I never liked you—not one bit.
When I licked your face,
I thought of biting off your nose.
When I watched you toweling yourself dry,
I wanted to leap and unman you with a snap.
I resented the way you moved,
your lack of animal grace,
the way you would sit in a chair to eat,
a napkin on your lap, knife in your hand.
I would have run away,
but I was too weak, a trick you taught me
while I was learning to sit and heel,
and—greatest of insults—shake hands without a hand.
I admit the sight of the leash
would excite me
but only because it meant I was about
to smell things you had never touched.
You do not want to believe this,
but I have no reason to lie.
I hated the car, the rubber toys,
disliked your friends and, worse, your relatives.
The jingling of my tags drove me mad.
You always scratched me in the wrong place.
All I ever wanted from you
was food and fresh water in my metal bowls.
While you slept, I watched you breathe
as the moon rose in the sky.
It took all of my strength
not to raise my head and howl.
Now I am free of the collar,
the yellow raincoat, monogrammed sweater,
the absurdity of your lawn,
and that is all you need to know about this place
except what you already supposed
and are glad it did not happen sooner—
that everyone here can read and write,
the dogs in poetry, the cats and the others in prose.
[Billy Collins]


Il Fantasma
Io sono il cane che hai fatto addormentare,
(come preferisci definire l’ago dell’oblio),
tornato a dirti solamente questo:
Non mi sei mai piaciuto: neanche un poco.
Quando ti leccavo la faccia,
mi veniva voglia di morderti il naso.
Quando ti guardavo mentre ti asciugavi con l’accappatoio,
Avrei volentieri fatto un balzo per evirarti con un morso.
Mi irritava il tuo modo di muoverti,
la tua mancanza di grazia animale,
il modo in cui ti mettevi su una sedia per mangiare,
il tovagliolo in grembo, un coltello in mano.
Avrei voluto andarmene,
ma ero troppo debole, un trucco che mi hai insegnato
quando stavo imparando a stare a cuccia e camminare al piede,
e – il peggiore degli insulti – dare la zampetta come fosse una mano.
Ammetto che la vista del guinzaglio
mi eccitava
ma solo perché voleva dire che di lì a poco
avrei annusato cose che tu non hai mai toccato.
Non ci vuoi credere,
ma non ho ragione di mentire.
Odiavo la macchina, i giochini di gomma,
mi stavano antipatici i tuoi amici e, peggio, i tuoi parenti.
Il tintinnio delle mie targhette mi dava ai nervi.
Mi hai sempre grattato nel posto sbagliato.
Tutto quel che volevo da te
era cibo e acqua fresca nelle mie ciotole di metallo.
Mentre dormivi, ti guardavo respirare
quando la luna saliva nel cielo.
Ci voleva tutta la mia forza
per non sollevare la testa e ululare.
Ora sono libero dal collare,
dall’impermeabile giallo, dal maglioncino con le iniziali,
dall’assurdità del tuo prato,
e questo è tutto quel che devi sapere di questo posto
tranne quel che già ti immagini
e sei felice non sia successo prima:
che qui tutti sanno leggere e scrivere,
i cani in versi, i gatti e tutti gli altri in prosa.
[Traduzione di Piero Vereni]

5 commenti:

giovanna ha detto...

Mai avuto un cane, sempre scelto di non averne. Mai sentita portata per poterne aver cura.
E ora, più forte il dubbio: sono giuste le cure che gli si danno???
BC sempre toccante, PV sempre bravo: “A tutte le volte che ci circondiamo di un problema solo perché abbiamo un disperato bisogno di sentirci amati e di amare. Comunque. Anche a costo di fare del male”. Davvero non male.
Grazie
g.
ps. bèh, se continui a tradurre ... potresti, anzi dovresti, raccogliere e pubblicare un libro! :-)

Caterina ha detto...

Che dire? Provo ad immaginare cosa avrebbe detto il mio Paolino di me, che sono stata convinta(e lo sono tuttora)che la mia puzzola puzzolente avesse poteri taumaturgici, di mia madre che gli ripeteva "non vedo l'ora che muori" e poi dopo diciassette anni, quando il suo desiderio stava per realizzarsi, piangeva sommessamente davanti al veterinario..il boia, di mio padre, l'uomo più razionale della terra che improvvisamnete decide di cremare il corpo-cadavere del suo fedele cane da circo abbruzzese per spargerne le ceneri, di mio fratello che gli attribuiva un carattere infigardo tale e quale a quello della padrona, la sottoscritta.
Non so se lo voglio sapere cosa avrebbe detto Paolino di noi che eravamo tutti egualmente i suoi padroni. Ammetto che sarebbe divertente riflettersi negli occhi di Fido, ma forse non ne ho il coraggio perchè sarebbe l'ultimo passo verso la sua completa umanizzazione? Oppure perchè i sensi di colpa che nutro nei suoi confronti potrebbero rivelarsi reali? Io so che mi manca moltissimo, so che vorrei poterne adottare un altro perchè è vero che un cane riempie il bisogno di amare e cancella la paura della solitudine e lo fa per poco..in fondo al di là delle passeggiate, del veterinario, delle pappe, e delle spazzolate, l'impegno non è poi così tanto.
Forse è vero che i cani non hanno bisogno di noi, forse è vero che c'è dell'egoismo quando si sceglie di prenderne uno e di umanizzarlo vestendolo di stupidi cappotti, ma è anche vero che sono passati millenni da quando l'uomo incontrò il cane e non si può tornare indietro, ora ci sono cani da combattimento, cani abbandonati, cani da corsa e di super-razza che costano un patrimonio, ci sono cani di moda e fuori moda, sono realtà criticabili certo, ma in fondo queste stesse realtà sono parte integrata del nostro orizzonte addomesticato. Sta ad ognuno di noi provare a rispettare la bestialità dell'amico o nemico a quattro zampe, senza perdersi in mille domande, quelle sull'habitat preferito, quelle sul comportamento ideale, sugli eccessi d'amore o sui decessi. Infondo se per qualche umano è importante avere come amico un quadrupede peloso qual è il problema? Loro ci sono e ci saranno, segregati in un recinto, magari desiderosi di un divano dove acciambellarsi, di una brandina dove appisolarsi accanto ad un padrone che guardandoli sa di amare. Alle volte questo può bastare. Cate

Piero Vereni ha detto...

Cavoli, questa dei cani sembra una faccenda ben seria. Io so che ne ho amati tanti, Farasi più di tutti perché è stato solo "mio" per tanti anni, ma mi rendo conto che il mio amore spesso aveva una connotazione di perversione. Un amore che potevo controllare, non so come dire. Cate, ma perché diavolo hai fatto la tesi di dottorato sulle stragi fasciste? Qui avevi un argomento che mi pare ti tocchi un bel po'!

Annarita ha detto...

Mi sento vicina al sentire di Caterina perchè un cane, anzi una femmina di cane, io l'ho avuta.
Avevo 10 anni quando, me lo ricordo come fosse ieri, l'ho raccolta quasi agonizzante, in una sera piovosa e fredda di fine gennaio, addossata alla ruota della macchina di mio padre...forse per assorbire quel po' di calore residuo accumulato dallo pneumatico per attrito con l'asfalto...chissà!
Un fagottino di pochi giorni, un incrocio di pastore tedesco, bagnato e tremante.....una pena infinita e una tenerezza spontanea, incontenibile: amore a prima vista!
La presi e me la portai in casa, accompagnata dalle inutili proteste di mia madre. La asciugai con il phon e le versai del latte caldo, goccia a goccia, giù in gola con un contagocce. Leika, la mia amatissima Leika, compagna di giochi, depositaria di confessioni inconfessabili, fedele amica per 15 lunghi pienissimi anni. Quando è venuta a mancare è stato uno strazio, una sofferenza sorda...a lungo ho sentito la sua mancanza quasi fisicamente....e poi non ho più voluto avere un cane. Forse per vigliaccheria, paura di soffrire o forse...non lo so, non me lo sono mai chiesto e non mi importa saperlo.
E' così e basta!
Grazie, Piero: è stato bello ricordare....
Annarita

orchismoria ha detto...

La poesia è divertente e sottolinea giustamente,le troppe proiezioni nevrotiche che facciamo sui nostri animali nel tentativo di antropologizzarli,però mi sento di dissentire:questa è una poesia scritta e "sentita" da un umano,un cane è "troppo in alto" ;l'anima di un cane non conosce critica,ironia o sarcasmo è solo puro oceano d'amore,per quante nefandezze gli umani possano compiere ,nei suoi confronti,un cane potrà ribellarsi ,ringhiare o mordere ed aggredire persino ma non adotterà mai il meschino approccio di tutti gli umani.