2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

martedì 12 gennaio 2010

Lutto perinatale


Dopo pranzo ho continuato a sistemare il course plan per Urban and Global Rome che tengo al Trinity College. Mentre cercavo un contatto per una delle uscite previste con gli studenti, ho trovato un pagina Fb dedicata a Babyloss info, mi sono visto il sito, che collega una rete internazionale di persone che hanno perduto un bimbo in età perinatale (vale a dire poco prima o poco dopo la nascita). Il sito è a sua volta gestito da CiaoLapo Onlus, associazione costituita da due genitori che hanno perso il loro bambino (Lapo, appunto) pochi giorni prima del parto. Ho più di una persona cara nella mia famiglia che ha vissuto questo lutto, ma non ho mai pensato alla sua socializzazione. Mi colpisce soprattutto la categoria "morte perinatale" che rende il parto un momento non discriminante nella nostra concezione della persona. Il ricordo diventa una posizione identitaria fondamentale, e il sostegno reciproco, se da un lato spinge al superamento delle condizioni medico-clinche che possono aver causato la morte (con un intento quindi preventivo), è in buona parte orientato alla condivisione del lutto, alla sua socializzazione e quindi, quel che mi colpisce più di tutto, alla sua definizione. E' evidente che per molti di noi (penso appunto alle persone che io conosco) una perdita perinatale non è percepita come legittimamente elaborabile in un lutto sociale, ma come un dolore del tutto privato, che privatamente va rimosso. Mentre, ad esempio, posso parlare con quelle persone di nostri cari comuni, non posso parlare del feto o del bimbo morto alla nascita: non ne ho mai parlato in anni e anni, un vero tabù che una posizione come quella di Babyloss tende a negare totalmente, inscrivendo quindi la perdita dentro la socialità della piena umanità.
Con tutto il rispetto per chi ha sofferto un simile dolore, mi chiedo quanto questa per me nuova concezione della perdita perinatale dipenda dalle tecnologie disponibili (soprattutto l'ecografia prenatale) che consentono di vedere il feto e quindi di instaurare con lui un rapporto già sociale pur se prenatale. Dice la mamma di Lapo:
i controlli segnalavano un bambino grosso e dalle guance paffute ("questo bambino è bello come un angelo, guardate che guance e che gambe che ha" sono le parole che hanno accompagnato l'ultima ecografia di controllo, fatta tre giorni prima della sua morte).
Se Lapo, come è stato per millenni, non fosse stato visibile prima della nascita, avremmo gli strumenti per elaborare la categoria di "lutto perinatale"?

15 commenti:

Andrea Franzoni ha detto...

un aspetto può essere il fatto che le comunità virtuali di questo tipi bloccano l'elaborazione del lutto, sostituendola con una specie di ruminazione in cui la ferita non si rimargina mai? una volta tutto o quasi si chiudeva col funerale, e poi la vita continuava (magari lo scomparso veniva rievocato in occasioni particolari, ma la cosa veniva digerita). oggi ho invece l'impressione che spesso le associazioni di questo tipo (ad esempio quelle per i bambini scomparsi o per le vittime del terrorismo) producano una sorta di ruminazione del lutto: con la scusa di "aiutare gli altri" e di "socializzare il lutto", che può essere sicuramente utile, alla fine questo lutto non viene chiuso mai

mery ha detto...

Cari amici...
sono Marianna, una ragazza romana di 25 anni. E sono la zia acquisita di Lapo. Io e Lapo non ci siamo mai conosciuti. Quando lui era nella pancia, io non conoscevo la sua mamma (che ora è la mia + cara amica)... di Lapo non ho visto nemmeno un'eco (ho visto solo una volta, e di recente, una sua foto sbiadita in cui si vedono bene solo i piedini e le manine). Io e Lapo non abbiamo lo stesso sangue (sono una zia acquisita...di cuore insomma...). Eppure...eppure io e Lapo siamo legati da una cosa che va oltre la onoscenza fisica e va oltre tutti gli studi atropologici e filosofici dell'universo. Quella cosa si chiama Amore. Lapo mi ha portato nel suo mondo, in CiaoLapo...e in CiaoLapo conosco mamme...leggo storie...ascolto gridi... vedo lascrime...ma soprattutto, sento un amore che va oltre il tempo, oltre le settimane, oltre le immagini. La maggior parte delle nostre mamme non ha foto del loro bambino...a volte neanche un'eco. Molte volte, il piccolo è rimasto nella pancia talmente poco tempo da lasciare, come ricordo, solo un test di gravidanza. Eppure, entrando in CiaoLapo, sono certa che nessuno (neanche voi) possiate restare estranei all'amore. Mi rimane davvero di difficile comprensione, e, perdonatemi, un po' ottuso, il concetto del "occhio non vede, cuore non duole..." . Si è madri e padri dal primo istante. Addirittura, ho visto madri e padri piangere il lutto, amarissimo ve lo assicuro, di non poter avere figli. Ho conosciuto mamme che hanno partorito i loro bimbi vivi, piccolissimi...e non hanno potuto vederli per una settimana...e poi i bambini sono morti...e le loro mamme non li hanno mai visti... Cosa rende un lutto, tale? dobbiamo aspettare che muoiano diecimila bambini per un terremoto, o che un'auto pirata travolga dieci ragazzi? O forse, il lutto è una perdita che ti scava dentro e ti logora, se sei solo, e non ti lascia scampo? Cosa vi spinge a pensare che una mamma e un papà siano legati al loro bambino solo dalla sua visione? E' vero...APPARENTEMENTE, quando non esistevano le comunità virtuali, il lutto si esauriva con il funerale. Ma vi siete mai fatti la domanda: COSA RESTA DOPO? COSA SI DIVENTA DOPO? La morte di chi si ama, a maggior ragione di un figlio (indipendentemente dal numero di cellule da cui è composto o dalla + o meno bellezza dei suoi lineamenti) sconvolge. La morte di chi si ama, se non elaborata, distrugge anche chi resta. Avete mai chiesto...a quattr'occhi, ad una vostra nonna che ha perso un bimbo in epoca perinatale quanto dolore le sia costato il dover mantenere segrete le sue lacrime? Il lutto, e in particolar modo il lutto perinatale, è un mondo che va non solo studiato...ma vissuto giorno per giorno accanto a chi purtroppo ne è protagonista. Non servono studi, nè sulla natura, nè sull'uomo, se poi basta un "non vederlo che tanto passa" per archiviarlo.
Ho visto Lapo a tre anni di distanza da quando è entrato nella mia vita. Ma vederlo non è servito a nulla, io lo amavo da sempre, così com'era, senza bisogno di immagini o legami. Solo, semplicemente, per il suo amore.
a presto,
mery di CiaoLapo

Claudia ha detto...

Egregi, temo che sia necessario fornirvi informazioni accurate, perche' percepisco nei vostri post tracce di un qualunquismo becero che poco si addice ai titoli universitari del vostro curriculum. Sono medico, sono psichiatra, sono psicoterapeuta e faccio ricerca con l'universita' da 12 anni con studi pubblicati sulle migliori riviste internazionali. E sono anche la mamma di Lapo, che, per la cronaca, non solo ho visto in ecografia, ma ho sentito muoversi, ho partorito e visto dopo nato. L'attaccamento al figlio e' argomento studiato da illustri colleghi e da decenni, addirittura precedente alle ecografie. Aggiungo inoltre che, per un ricercatore che possa definirsi tale, e' necessario distinguere l'opinionme personale dallo scibile presente nel campo oggetto di studio. Invito pertanto gli scettici a studiare il trauma da lutto, a studiare le opzioni terapeutiche riconosciute, prima di confondere, passatemi il modo di dire toscano "il culo con le quarant'ore". Resto a disposizione per la letteratura internazionale in materia. Saluti.

Alfredo Vannacci ha detto...

Gentile dott. Vereni, ho letto tempo fa il suo post e l'ho trovato molto qualunquista e superficiale, tuttavia non avevo avuto tempo per commentare. Oggi leggo però il commento di Andrea Franzoni, e non posso definirlo che raccapricciante, quindi bisogna che intervenga, prima che la situazione degeneri.
Noi genitori che abbiamo perso un figlio siamo abituati alla superficialità, al qualunquismo e agli atteggiamenti distanzianti e sminuenti il dolore messi in atto dalle altre persone (è un meccanismo di autodifesa piuttosto frequente), ma tali luoghi comuni e affermazioni discutibili non possono essere tollerate quando sono pubblicate su internet e chiunque le può leggere, peggio che mai se ammantate di un'aura di rispettabilità in quanto pubblicate in un blog da un ricercatore universitario.
Sono anch'io ricercatore universitario (in Farmacologia, a Firenze) e mia moglie Claudia Ravaldi, la madre di Lapo, è psichiatra e psicoterapeuta con una decennale specifica esperienza formativa e professionale nella psicotraumatologia e nella gestione del lutto. Non è solo "la mamma di Lapo", come lei scrive. Sono cose che forse avrebbe dovuto già sapere, essendosi ritenuto in diritto di parlare di noi (e di nostro figlio) sul suo blog, con toni non dico dispregiativi, ma certamente supponenti e diminutivi delle nostre attività (attività che portiamo avanti da tre anni in maniera volontaria e gratuita). Entrando più direttamente nel merito delle questioni che lei solleva:

* Il fatto che nessuno della sua famiglia abbia mai pensato ad una socializzazione del lutto perinatale, non vuol dire che questa sia una nostra bizzarra invenzione. Esistono centinaia (centinaia) di testi divulgativi, scientifici ed antropologici su questo argomento nella letteratura internazionale, nonché numerosi studi clinici sulla psicologia e sul trattamento del lutto perinatale.
* Non è affatto "evidente" come lei dice, che questo lutto vada "privatamente rimosso"; questo è soltanto un preconcetto culturale della nostra società, che lei sposa ciecamente, e che si è dimostrato invece causa di "cristallizzazione" del lutto perinatale (anche dopo decenni dall'evento) e fonte di problemi psicopatologici nei genitori e nei figli successivi (la letteratura internazionale a dimostrazione di questo è a sua disposizione presso di noi, se non fosse in grado di reperirla autonomamente).
* E' ipocrita premettere la locuzione "con tutto il rispetto per chi ha sofferto un simile dolore" prima di diminuire arbitrariamente (e di fatto delegittimare) tale dolore con espressioni che lasciano intendere "questo dolore non dovrebbe esistere perché vostro figlio non e' mai esistito, e non vi sareste neanche accorti che era un figlio se non ci fosse stata l'ecografia". Ha in mente che sta parlando di un bambino di 38 settimane? di 3,5 kg? che si muove da mesi nella pancia di sua mamma (ha presente la pancia di una donna di nove mesi di gravidanza ? ma cosa ci sarà mai lì dentro che si muove? avrà ingoiato un'anguria ballerina? dobbiamo fare un'ecografia per scoprirlo?).
* Se Lapo, come lei dice, "come è stato per millenni, non fosse stato visibile prima della nascita", sua madre avrebbe comunque partorito un bambino a termine di gravidanza, di 3,5 kg, fatto come un bambino, dello stesso colore, forma, peso e dimensioni di un bambino vivo, però morto. Dice che se ne sarebbe accorta, senza ecografia? Glielo dico io: sì, se ne sarebbe accorta, anche senza ecografia, come è stato per millenni per tutte quelle donne il cui lutto e' stato socialmente negato e sono state costrette a portarselo dentro da sole.

Alfredo Vannacci ha detto...

Entrando infine nel merito dell'antropologia del lutto perinatale (la cui esistenza lei nega), esistono diversi testi sull'argomento nel panorama internazionale. Tra questi, le cito solo "The Antropology of Pregnancy Loss", a cura di Rosanne Cecil, Berg press, Oxford 1996, nel quale la perdita in gravidanza è affrontata dal punto di vista di diverse culture, tutte senza ecografia. Ad esempio si legge che nella cultura della Tanzania Sud-Occidentale (pag 92) "l'aborto e la morte endouterina sono causa di lutto per la coppia interessata, per la loro famiglia e per i membri della loro casata. Sebbene non vi siano cerimonie funebri elaborate, la coppia riceve grande assistenza, consolazione e sostegno da parte di parenti, amici e compagni." Più vicino a noi, in uno studio condotto nell'Irlanda del Nord in donne di età compresa tra 65 e 89 anni che avevano avuto una perdita in gravidanza tra i 24 e i 44 anni (quando l'ecografia non c'era) l'autrice stessa (antropologa) si scontra con i propri preconcetti culturali per i quali si attendeva che (1) tanto più la perdita è precoce, tanto meno dolore si provasse e (2) se sono presenti altri figli, il dolore fosse minore. Entrambi questi preconcetti (basati, come dice l'autrice, sul "common sense", ma non suffragati da alcun dato oggettivo) vengono smentiti dai racconti delle donne intervistate a distanza di oltre 40 anni dalla perdita (p.189-190). Non faccio altri esempi perché immagino preferirà documentarsi da solo consultando le fonti originali.

Non posso infine fare a meno di commentare le ingiuriose affermazioni di Andrea Franzoni, secondo il quale, le "associazioni come la nostra", con la "scusa di aiutare gli altri" (la scusa?) "bloccano l'elaborazione del lutto sostituendola con una specie di ruminazione". Questa affermazione, di nuovo non suffragata da fatti, ma basata su una estemporanea ideazione di una persona evidentemente incompetente, offende profondamente chi dell'autoaiuto ha fatto il suo strumento principale per sollevare dalla sofferenza le persone in lutto. In verità i dati scientifici che sostengono l'utilità dei gruppi di autoaiuto nella gestione del lutto si sprecano. Tra l'altro è in questi giorni in discussione una tesi di laurea in Psicologia presso l'Università di Bologna nella quale in una ricerca da noi coordinata svolta sui genitori della nostra associazione, si è dimostrato che i genitori che hanno partecipato a gruppi di autoaiuto dal vivo o online presentano una migliore elaborazione del lutto, oggettivabile attraverso test psicometrici validati. Il lavoro sarà oggetto di pubblicazione internazionale e sarò lieto di inviarvelo, non appena pubblicato (oltre a ribadire una serie di dati psicopatologici ormai acqusiti che di nuovo smentiscono i pregiudizi perpetrati in questo blog).

Alfredo Vannacci ha detto...

Per concludere, gentile dott. Vereni, la informo che pubblicherò questo commento contemporaneamente nel suo blog, e nel blog di CiaoLapo, con link al post originale. Le chiederei a questo punto la gentilezza di pubblicare immodificati i commenti che le dovessero arrivare su questo argomento (salvo le ovvie limitazioni di opportunità valide per tutti i blog) e, se lo ritiene opportuno, di modificare o integrare il suo post originale alla luce delle nuove informazioni che dovesse acquisire leggendo i nostri articoli, i commenti o le pubblicazioni che le ho consigliato. Ciò evidentemente in nome della tutela della reputazione della nostra Onlus, in modo che chi arrivasse sul suo blog cercando informazioni su di noi, non venisse così malamente disinformato. Il post originale (in ottemperanza alla licenza Creative Commons sotto cui è rilasciato) resterà comunque su CiaoLapo.it nella sua forma nativa.

Sono convinto che riterrà queste richieste assolutamente ragionevoli. Qualora non intendesse invece fare queste modifiche e volesse lasciare il post così come lo ha scritto e/o non pubblicare i commenti, esercitando un suo legittimo diritto, sarei in quel caso costretto a chiederle di non utilizzare il nostro logo, il nostro nome, i link al nostro sito e alle nostre attività internazionali (es. babyloss.info), nonché soprattutto il nome di nostro figlio. In questo caso infatti non potremmo considerarla altro che attività diffamatoria e daremmo al nostro legale mandato di procedere nelle sedi che riterrà più opportune.

Cordiali saluti,
Dott. Alfredo Vannacci
Fondatore e Segretario Associazione CiaoLapo Onlus

Beatrice ha detto...

Gentilissimo dott. Vereni,
sono rimasta interdetta dalla lettura del suo post.
Io ho 45 anni e lo scorso ottobre ho perso mia figlia (sì, mia figlia e non il mio feto) al 5 mese e mezzo di gravidanza.
Il dolore di questa perdita ha devastato me e mio marito, in un modo che mai avrei creduto possibile.
Anch'io, come lei, prima di questo evento avevo affrontato le perdite analoghe di persone a me vicine ritenendo che la cosa migliore fosse "non parlarne", quasi che il lutto si potesse cancellare ignorandolo.
Quando purtroppo è capitato a me, a noi, ho capito che grave errore avevo fatto, quanto grande sia il dolore di questa perdita e di come sia stata incapace di aiutare e comprendere chi ha avuto questa perdita prima di me.
Nel suo blog c'è la foto di una bimba bellissima, di cui lei parla con grande amore, sua figlia Amanda.
Io le chiedo, dottore, ma Amanda è sua figlia solo da quando è venuta alla luce ? O lo era anche prima, anche quando era nella pancia di sua moglie ?
provi a porsi questa domanda.....
Lei poi scrive:
"E' evidente che per molti di noi (penso appunto alle persone che io conosco) una perdita perinatale non è percepita come legittimamente elaborabile in un lutto sociale, ma come un dolore del tutto privato, che privatamente va rimosso. Mentre, ad esempio, posso parlare con quelle persone di nostri cari comuni, non posso parlare del feto o del bimbo morto alla nascita: non ne ho mai parlato in anni e anni, un vero tabù che una posizione come quella di Babyloss tende a negare totalmente, inscrivendo quindi la perdita dentro la socialità della piena umanità."
Lei non ne parla, lei non ne ha mai parlato. E' un suo atteggiamento.....Ha mai provato a chiedere a chi quella perdita l'ha subita cosa avrebbe desiderato?
Provi a farlo......mi sa che resterà stupito !!!!

Beatrice di Ciaolapo

Monica Vissicchio ha detto...

Carissimo dott. Vereni
il limite umano ci porta a pensare di poter amare solo una persona se la possiamo toccare, odorare.
Per fortuna l'uomo si è evoluto e il lato animale (nel senso buono del termine) è migliorato.
Per fortuna riusciamo ad amare il frutto dell'amore anche senza averlo visto, toccato o purtroppo potuto coccolare.
L'elaborazione del lutto, a mio avviso, avviene sempre nel privato. Avere la possibilità di parlarne è solo una possibilità in più che noi genitori, ci siamo dati.
Sapere di non essere l'unica persona al mondo che soffre, è un sospiro di sollievo.
La invito anche io a documentarsi di più riguardo a tutti gli studi sul lutto perinatale e no.
Monica

valentina ha detto...

Gentile Dott. Vereni,
lei scrive "Ho più di una persona cara nella mia famiglia che ha vissuto questo lutto, ma non ho mai pensato alla sua socializzazione."
Mi permetto di darle un consiglio. Ci pensi. E si aiuti con qualche saltuaria lettura.
Cordialmente

valentina ha detto...

gentile dott. vereni,
la ringrazio molto per il suo post chiarificatore. mi scuso per essere stata aggressiva, ma tanta è la scarsa sensibilità sull'argomento....

gaudo ha detto...

Mi chiamo Salvatore.
Trasciando i commenti sul post di Andra Franzoni si potrebbe tornare a cos'è il lutto e la sua elaborazione.
come tutti ho subito vari lutti più o meno vicini fin da piccolo, amici alle elementari, compagni in adolescenza, mia madre quando ero ancora minorenne i nonni subito dopo ecc.
Nulla a che vedere con il dolore di perdere un figlio.
Il dolore è molto superiore per prima cosa ti avvolge un senso di impotenza , tu lo dovresti proteggere tu sei suo padre, vedi il coniuge morire dentro e nel caso di un lutto perinatale la totale fuga e ineguatezza di tutte le persone vicine.
Quasi sempre si somma l'incompetenza medica degli psicologi e purtroppo il dolo degli ostetrici con conseguenti cause legali rabbie e rancori.
Come lei molti pensano di dimenticare ma solo chi non l'ha vissuto sulla sua pelle può raccontarselo ci sono ivece madri sull'orlo della depressione molto e dico molto vicine al suicidio.
Ciao Lapo ne ha salvate molte e forse anche mia moglie.
Anni addietro le donne erano "educate" ad una sorta di pudore, non parlavano del loro dolore, io ho visto tre generazioni, mia nonna mia madre e mia moglie tutte e trè hanno perso il primo figlio tutte trè ne soffrivono e mia nonna è morta a 95 anni e ha avuto altri 7 figli.
Per mia nonna era un tabù.
Mia madre non ne parlava al solo ricordo piangeva e in tutta la sua vita è sempre rimasta una vena di tristezza sul volto.
Come dicevo il vero problema è l'assoluta solitudine in cui si trovano le mamme non hanno parametri di paragone le amiche sanno dire solo banalità dolorose ed irritanti i genitori pure o al più se si è "fortunati" si chiudono nel silenzio.
Il loro mondo implode su di loro tutto diventa inutile.
oggigiorno cercano aiuto dove possono ed il primo posto è internet (e spero per chi lo faccia d'ora in poi non capiti per prima cosa sul suo blog le darebbe una coltellata alla schiena), ma l'unico aiuto in grado di accettare è quello di qualcuno che può capirle cioè un loro pari qualcuno che ci è già passato.
In Ciao Lapo non cercano come dimenticare o accettare il lutto ma un posto dove esere libere di tirare fuori tutto ciò che hanno dentro essendo sicure di non essere giudicate o scanzonate come il senso comune fa normalmente.
Lei che ha giovani da plasmare sotto le sue mani cerchi di misurare meglio le parole su questioni così delicate e personali, le consiglio di visitare i forum di Ciao Lapo seguendo l'evoluzione delle storie di alcune mamme e dovrà convenire sul grande giovamento che ne hanno avuto.
Distinti saluti.

Roberta ha detto...

Carissimo Signor Piero Vereni mi chiamo Roberta e faccio parte del gruppo di mamme di ciao lapo.
Lei scrive delle cose terribili " Dolore del tutto privato che privatamente va rimosso". Certo si va in sala parto, si partorisce un bambino morto che tutti aspettavano e poi si schiaccia il tasto esc e lo si cancella, poi guai a parlarne tanto era un feto.
Lei scrive "Non posso parlare del feto o del bimbo morto alla nascita" le garantisco che se quel bimbo avvolto in un telo verde completamente formato fosse il suo ci riuscirebbe. Non so se lei ha figli, spero di si, ringrazi Dio ogni mattina di non averle fatto provare questa esperienza così dolorosa.
Roberta mamma di Andrea nato morto alla 36 settimana.

Piero Vereni ha detto...

A Roberta, dopo aver scritto sul forum di CiaoLapo molte altre cose oltre quelle che lei mi attribuisce, posso dire solo che non ha molto senso ritagliare una riga e accusarmi di "scrivere cose terribili". Tutto sta a capire quanto quella frase ritagliata era un nostro convincimento, il tentativo di riportare il convincimento di un altro, una riflessione che dipendeva da quanto detto appena prima o cento altre possibilità. Per esempio, anche lei dice cose terribili: "si partorisce un bambino morto che tutti aspettavano e poi si schiaccia il tasto esc e lo si cancella" ma io non credo che lei creda a queste cose terribili solo perché le ha scritte, dato che capisco benissimo che le ha scritte per esprimere il pensiero di un altro. Quando parlavo di dolore privato che privatamente va rimosso, mi riferivo al modo in cui la cosa mi è stata raccontata. Da chi ha sofferto. E ognuno, suppongo, ha il diritto di soffrire come può e come riesce. Non ho fatto nulla di male, non sono responsabile del vostro dolore, che rispetto sinceramente e che non ho mai offeso. Continuo a dire che il dolore può essere vissuto in tanti modi. Anche con il silenzio. Anche con la rimozione. E non mi sembra il caso di stigmatizzare qualcuno che in passato, nel presente o nel futuro volesse seguire quella strada. Non si vive il dolore solo mettendolo in pubblico, ma questa è una cosa che certo non devo insegnare a chi ha passato quel che avete passato voi. Il dolore è dentro, poi si può decidere se tenerselo o farlo uscire. Ma qualunque sia l'opzione, non ha una superiorità morale sull'altra. Io parlavo solo di questo punto, e insomma un po' sono stanco di dovermi giustificare come avessi commesso chissà quale mostruosità. Mi sono comportato da persona civile che di fronte a un dolore solo di recente socializzato pubblicamente si chiede cos'è cambiato nella società di cui fa parte perché quel dolore abbia trovato questa nuova forma di espressione (attenzione: ho scritto "nuova forma di espressione", non mi si accusi ora che credo che il dolore sia inventato o altre cose che non ho detto). E porsi questa domanda, e anche cercare qualche ipotesi di risposta, non capisco proprio come possare essere così "terribile". Credo che "terribile", nella vostra vita e nella mia vita, sia un aggettivo da riservare per ben altre faccende.

missminnie ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
marry ha detto...

Blogs are so informative where we get lots of information on any topic. Nice job keep it up!!
_____________________________

Religion Dissertation