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lunedì 11 gennaio 2010

Rosarno

Faccio l'antropologo, dicono, e quindi dovrei professionalmente interessarmi di Rosarno, di quel che succedeva lì da anni (vale a dire le condizioni disumane in cui vivevano i lavoratori irregolari, reclutati dai caporali della criminalità organizzata per lavorare nella raccolta agricola), quel che è successo nei giorni scorsi (vale a dire lo "sfizio" di bulletti di paese che non sanno cosa fare e sparano pallini sugli immigrati; la rabbia tra gli africani che monta sorda, che produce ribellione e violenza contro "i bianchi"); e quel che sta succedendo (vale a dire  l'occupazione del consiglio comunale, la "caccia al negro", "il repulisti", le solite parole piene di buon senso dell'immarcescibile ministro Maroni, che ha visto bene di soffiare sul fuoco casomai gli animi non fossero abbastanza caldi). Dovrei occuparmene perché si tratta di problemi di ordine sociale in cui l'elemento "razziale" conta non poco: hanno sparato a dei negri, e la rivolta ha colpito dei bianchi, che sono riusciti a far cacciare i "negri", mentre i romeni e gli altri UE prenderanno il loro posto, se mai ci sarà bisogno di andare a raccogliere clementine (perché pare che tutto il casino sia stato montato proprio per provocare gli africani e avere un pretesto per cacciarli, dato che gli irrisori prezzi di mercato e le sovvenzioni europee rendono controproducente la raccolta degli agrumi per molti agricoltori che si avvalevano della manodopera africana). Tutto questo vedrebbe la mia disciplina in prima fila, ma chi mai avrà voglia si sentirsi parlare di "superamento dei pregiudizi razziali", o di "sistema di aspettative culturali" per cui se vivi in un tugurio e lavori come uno schiavo per 25 euro al giorno significa che vieni da condizioni di vita in cui le tue aspettative sono anche inferiori? Qui siamo tutti di fretta, c'è un problema e lo si deve risolvere, in tempi rapidi.
Annuncio solo che a Castel Volturno, mi dice una mia conoscenza nigeriana, sta organizzandosi una malavita africana, per cui pestaggi su altri africani denunciati alla Polizia non vengono indagati e quindi temo che a breve ne vedremo delle belle.
Annuncio a chi non se ne fosse accorto che lungo il muro esterno della stazione Termini di Roma (lato via Marsala) ogni sera si accalcano per dormire decine di africani, molti di loro in attesa di sapere se la loro richiesta di asilo verrà accolta, tutti esasperati da un contesto sociale che non dà loro alcuna opportunità. Annuncio per i distratti che ghetti, tuguri, spazi malsani e condizioni di vita terrificanti sono comuni per molti immigrati senza permesso di soggiorno, molti dei quali lavorano sottopagati non solo a Rosarno, ma anche nelle nostre metropoli, giusto a pochi metri da dove stai leggendo questo post.
Possiamo aspettare il prossimo tentativo di linciaggio, il prossimo bruciato vivo, sparato, sprangato. Oppure possiamo aspettare la prossima rivolta di esseri umani esasperati e abbrutiti, che se la prenderanno con i simboli del sopruso, fossero anche una mamma e i suoi due figli sulla macchina. Possiamo aspettare che "l'amore vinca sull'odio", come nei romanzi di Liala, oppure possiamo provare a cercare di documentare meglio quel che ci sta attorno, che sta proprio dietro l'angolo di casa nostra, non solo nella lontana Rosarno. Chiedo agli amministratori se non ritengano finalmente necessario un serio lavoro di documentazione etnografica dello stato di fatto dell'immigrazione "irregolare" in Italia. Sapere quante Rosarno ci sono in giro, sentire cosa si aspettano, cosa sperano e di cosa disperano quelli che le popolano, bianchi e neri. Aprire spazi di confronto senza parole d'ordine preconfezionate, provando a informare di qua e di là di quella barricata che si sta alzando sempre più verticale, sempre più invalicabile. Cosa aspettiamo a investire seriamente nell'informazione, invece che nella reciproca paura?

4 commenti:

dm ha detto...

Condivido tutto, e non solo perché Rosarno è solo a un braccio di mare da casa mia.

Giulia ha detto...

Sono d'accordo, dal Ghana posso testimoniare che ciò che manca in un paese come l'Italia è proprio la volontà di fare informazione, produrre conoscenza, costruire connessioni. Far fare agli etnografi il loro mestiere, finalmente, per poi magari vedere che serve. Perchè l'ignoranza, il non voler vedere, è sottilmente presente dappertutto. Qui i miei amici ghanesi e togolesi, per esempio, non credono davvero che un paese come l'Italia possa essere così inospitale, così difficile.. Si muovono comunque, convinti che da noi ci siano "un sacco di soldi", affrontano viaggi disperati, lavori ignobili. Il nord del mondo resta sempre l'el dorado. E non si pretende certo di decostruire tout court l'immaginario sul cosiddetto primo mondo, sappiamo bene che l'onda del movimento e della migrazione è un fenomeno inarrestabile. Ma sono convinta che raccontarsi i propri mondi, vecchi e nuovi, e investire nella conoscenza di chi condivide con noi città, lavoro, marciapiede siano gli unici modi che abbiamo per non soccombere, tutti, sotto il peso di questo complesso momento storico.

Piero Vereni ha detto...

Grazie dm e grazie Giulia per le tue parole di "esperta". Quanto torni a Roma ti fai viva?!!?

giusy ha detto...

Caro Piero, leggo solo ora il tuo post su Rosarno. E condivido purtroppo in pieno il contenuto. Credo che tu abbia colto nel segno, dicendo che l'essenziale sarebbe uscire sia dai discorsi triti e ritriti (in questo senso l'unico elemento di novità nel dibattito sull'immigrazione negli ultimi due anni è lo sdoganamento della "cattiveria" assurta a categoria politica valida e utilizzabile) sia dalle statistiche e dalle classifiche. Occorrerebbe invece "capire". E per capire, occorre interrogare la realtà. Farlo sia da "comuni cittadini" che da antropologi "militanti". E lo dico nel senso più ampio del termine, perché per me, come più volte ci siamo detti, questa disciplina non si può permettere di prescindere da un "engagement" viscerale e quotidiano con la realtà che ci sta intorno. Non per mettersi sempre dalla parte degli "ultimi" (il che, già di per sé, non sarebbe male), ma perché sapendo, non possiamo tacere.
Un abbraccio

PS. Rosarno sta a dieci chilometri da Mileto, dove sono nata e dove vivono ancora i miei. E quei tuguri non dovevi andarli a cercare. Bastava percorrere la SS 18 per andare a prendere il treno, come faccio io ogni volta che torno a Roma.