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venerdì 5 febbraio 2010

Fieldwork a Pandora

Ho scritto un articolo sul consumo di Avatar, cercando di mostrare come l'antropologia dei media abbia qualcosa di interessante da dire sul tema del consumo globale dei prodotti dell'industria dell'intrattenimento. Ne è uscito un saggio credo godibile come lettura, ma non privo di qualche velleità teorica. Non lo posto qui direttamente perché sono 17 pagine, mi sembrerebbe veramente chiedere troppo. Chi vuole se lo può scaricare dai miei google docs. Se mi fate sapere che ve ne pare vi sarei grato.

3 commenti:

pe culmile disperarii (remix) ha detto...

molto ben scritto e ricco di spunti interessanti. nella prima parte però, quando parli della differenza tra vedere e toccare, ho notato che non fai riferimento al "ti vedo" pronunciato più volte dai na'vi. molto interessante anche la parte sulla depressione post-avatar, di cui io stesso sono stato vittima :-)

Piero Vereni ha detto...

Caro/a anonimo dallo pseudonimo cioraniano, grazie dell'appunto sul "ti vedo" come saluto na'vi, che mi ha dato da pensare, in effetti. Potrei cavarmela dicendo che il saluto spesso è una forma stereotipata di contatto linguistico che non ha alcuna valenza semantica e costituisce solo un'apertura, ribadendo tra gli interlocutori che se lo scambiano l'intenzione di comunicare (come il "SALUTE" da noi, che non sta ad indicare una predilezione per le condizioni sanitarie nel nostro sistema culturale), ma mi rendo conto che suona un po' troppo tecnica, come giustificazione, e dovrò pensarci ancora. Grazie della lettura e dello stimolo a migliorare il testo!

Topino ha detto...

Analisi molto interessante. Devo ammettere che spesso mi sono riconosciuta nell'attitudine del "bianco anti-bianco", che assume il punto di vista del nativo...senza consultare il diretto interessato. E' un problema abbastanza diffuso, anche tra noi studenti di antropologia. Riflessioni come queste servono anche a riconoscere queste false appartenenze.
Grazie ancora!
Grazia