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giovedì 18 gennaio 2018

A cosa servono le città?

Le città sono spazi complicati. Sono nate per facilitare quella che gli antropologi chiamano “economia umana”, vale a dire l’istituzione di relazioni sociali attraverso la circolazione di beni e servizi (che è praticamente l’opposto dell’economia studiata dagli economisti standard), ma la “città contemporanea” è attanagliata da una crisi radicale, per cui quella funzione originaria sembra andata perduta. Uno dei fenomeni più evidenti di questa crisi della città è l’aumento della violenza. Gli esseri umani si riunivano entro le mura anche per essere più sicuri, per sfuggire al caos dell’incolto (non coltivato, non civilizzato) e all’imprevedibile del naturale sregolato. Poco alla volta, però, la città si è fatta un luogo insicuro, dove la violenza sembra prosperare nell’indifferenza dell’anomia.
Ne parliamo venerdì 19 gennaio, dalle 15.30, nell’aula Moscati della Macroarea di Lettere a Roma Tor Vergata (in via Columbia, 1), assieme a Massimo Ilardi, Andrea Priori, Francesco Tieri, Bachcu, David Tozzo e a tutti quelli che vorranno esserci.
La paura non ci fa paura, ma ci preoccupa vedere che troppi cittadini e troppe cittadine hanno paura. Soprattutto, sembra che i destinatari della violenza sempre più spesso siano coloro che non si adeguano, per colore della pelle, per pratiche di culto, per orientamento sessuale, per stili di vita. La diversità, che era il segno distintivo della città, è sotto attacco proprio nello spazio urbano, ricondotto a frammentazioni isolate e, si vorrebbe, compatte di uniformi uniformate. Chi non si adegua, sembra dire l’adagio urbano in voga, vada altrove, qui ci siamo “noi”, e solo “noi” possiamo starci legittimamente. Tutti gli Altri, giù insulti, se non giù botte.

Per combattere questa volontà politica di ghettizzazione degli spazi urbani ci troviamo a raccontare testimonianze di diversità. Vi aspettiamo, numerose e numerosi, con le vostre diversità da far circolare nello spazio civile dell’Accademia, che prova a riprendere un poco il suo ruolo di porzione attiva della città, non cittadella a sua volta confinata.

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