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venerdì 29 ottobre 2010

Mission Impossible

Ogni semestre mi ritrovo con un nuovo gruppetto di studenti americani del Trinity College - Rome Campus cui devo insegnare la forma peculiare che la globalizzazione prende in una città come Roma (Urban & Global Rome), e ogni anno, per spiegare come funziona Roma, devo spiegare almeno un poco come funziona l’Italia. E per spiegare come funziona l’Italia devo raccontare a questi bei giovanottoni di vent’anni, che praticamente nulla sanno del nostro paese, anche un poco dell’attuale politica italiana.
Ora, mi dite voi come posso spiegare a questi benedetti ragazzi che negli ultimi due anni la politica italiana si è sostanzialmente occupata di (e di certo dimentico qualcosa di parimenti rilevante):
  • una diciottenne festeggiata per il suo compleanno dal Presidente del Consiglio mentre la moglie lo lasciava dicendo che è malato e che al diciottesimo compleanno dei figli lui non si è mai presentato
  • il tipo di relazione tra i genitori della diciottenne e il Presidente del Consiglio
  • un ministro che si è dimesso perché non sapeva chi gli aveva comprato la casa
  • un ministro che avrebbe dovuto essere un ministro ma non è mai stato un ministro perché pensava che diventando ministro si sarebbe salvato da  un processo
  • il cognato del Presidente della Camera
  • a quale casa fosse destinata una cucina acquistata dal Presidente della Camera
  • da chi abbia comprato un terreno ad Antigua il Presidente del Consiglio
  • il bunga bunga
Sono di fronte all’incommensurabilità culturale, all’abisso tra sistemi di riferimento alternativi, alla prova della credenza relativista (“uomini diversi vivono in universi diversi”). Non ho proprio margine per spiegare loro cosa significhi “politica” in Italia. Già strabuzzano quando gli spiego che il Presidente del Consiglio è contemporaneamente il maggior editore del Paese, ma i misteri bizantini degli acquisti “a mia insaputa”, delle cucine Scavolini e del bunga bunga travalicano non solo la mia, ma credo qualunque capacità di comunicazione interculturale.
Mi torna in mente un vecchio detto dei politologi americani durante la Guerra Fredda: della politica sovietica non si sa nulla, ma si capisce tutto; della politica italiana si sa tutto, ma non si capisce nulla.