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martedì 29 maggio 2018

Lo sciacallo, il bufalo e il formichiere


La strada che univa la savana al villaggio era battuta e tenuta pulita dal formichiere. Lo sciacallo (famoso per la sua ferocia più che astuzia) e il bufalo (noto per la sua ottusità piena di livore) decisero che era ora di andare al villaggio e di prenderne possesso, e si accordarono per fare la strada assieme. Qualcuno diceva che non c’era nulla in comune tra i due, se non la meta finale, ma altri sostenevano che in realtà sciacallo e bufalo avessero un antenato comune. Altri, addirittura, prevedevano un’unione tra i due che avrebbe portato alla nascita di una nuova specie.
Durante la notte, lo sciacallo avanzò sul percorso e scavò una trappola, esattamente al centro del sentiero, proprio lì dove il formichiere sarebbe passato nel suo lavoro di battitura e di pulizia. Prima dell’alba, lo sciacallo tornò indietro portando un po’ di colazione al bufalo, che ancora dormiva della grossa.
Mettendosi all’opera di buon mattino, il formichiere teneva pulito il sentiero da pietre, arbusti e insetti, di modo che i viandanti diretti al villaggio potessero farlo nella maniera più agevole. Preso dalla cura con cui era solito fare il suo lavoro, precipitò rovinosamente nella trappola, scoprendo quindi la buca che ora rendeva di fatto il sentiero impraticabile.
Avvicinandosi al villaggio, lo sciacallo e il bufalo si videro la strada interrotta dalla buca in cui, ammaccato, giaceva il formichiere.
– Ma come facciamo, ora? Iniziarono a lamentarsi.
– Avevamo progettato con grande cura questo viaggio, il villaggio ormai era a portata di mano, è folle che tu, formichiere, ti intrometta impedendo la legittima realizzazione del nostro percorso.
Il formichiere, ammaccato, rimuginava sul suo zelo: se solo fosse stato meno scrupoloso, se avesse cercato con meno attenzione del solito di tenere la strada pulita, forse avrebbe evitato la buca e non avrebbe così ostacolato involontariamente lo sciacallo e il bufalo. Paradossi del potere, pensò: certe volte ti danno un incarico e lo persegui con tanto zelo da ottenere l’effetto opposto.
– Dai, togliti di mezzo o ti togliamo noi! Strepitò il bufalo, imbufalito ancor più di quanto non lo spingesse la sua naturale inclinazione.
La favola africana, come molte, si interrompe a questo punto, con un ultimo, incomprensibile dettaglio (è tipico dei racconti esotici essere in gran parte incomprensibili per noi, esseri superiori guidati dalla razionalità dell’azione causale e consequenziale). Gli abitanti del villaggio, saputa la storia, si divisero in due fazioni: quelli che biasimarono il formichiere per essersi frapposto al cammino dello sciacallo e del bufalo (impedendo così al villaggio il cambiamento auspicato), e quelli che lo lodarono con pubblici peana per lo stesso identico motivo (salvando il villaggio dalla devastazione).
Tutti lì a discettare se il formichiere fosse o meno caduto necessariamente nella buca, se l’avesse fatto apposta, se fosse stato calcolato, se avesse pensato alle conseguenze di quel gesto, e che cosa sarebbe successo allora.
Ben pochi, però, si chiesero come mai ci fosse quella buca, chi l’avesse messa proprio lì, al centro del sentiero dove il formichiere non poteva non passare, e quale ne fosse la finalità. L’ultimo a farsi la domanda fu ovviamente il bufalo. Ma dal bufalo nessuno si era mai aspettato un po’ di pensiero. Ci si accontentava del suo sbuffare, come era naturale per lui.

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