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mercoledì 11 febbraio 2009

Ufficio Stampa

Siccome capita di rado che i recensori leggano il libro che devono commentare; siccome non capita spesso che capiscano quel che devono recensire; siccome i due eventi (aver letto il libro e averlo capito) è ancora più raro che si presentino assieme, ho avuto particolare godimento a leggere questa recensione di Tito Vagni del mio libro Identità catodiche.
A margine. C'è un commento bellissimo di Elena alle mie tirate su Facebook che aspetta una risposta decente perché mi ha fatto tana su tante cose. Intanto, siccome Elena crede di avermi capito bene (e in parte ha ragione) anticipo un frammento della mia risposta citando proprio dalla recensione di Tito Vagni:
la dicotomia tra cultura alta e cultura di massa è, per Piero Vereni, una non questione. L’autore scrive dando per acquisito, e per un antropologo non potrebbe essere altrimenti, che qualsiasi artefatto culturale fa parte a pieno titolo della cultura di una comunità, e come tale, degno di essere analizzato. 

3 commenti:

elena ha detto...

beh dai, commento bellissimo..:-)))
aspetto eh..

Alessandra ha detto...

Inanzitutto trovo veramente affascinante,il concetto di dicotomia tra cultura alta e cultura di massa intese come una non questione...Quest'ultima a mio parere può assumere diversi significati.Sopratutto trovo meritovele di fascinazione,qualsiasi forma di artefatto culturale dalle comunità dei bororo alle frangette delle femmine dei caduvei,(o parlando in forma dialettale)alla famosa cancana al setto dei nambikwara,che io stessa portavo,perchè per me il piercing è un'espressione culturale di natura antropologica e non è assolutamente espressione di moda...come purtoppo oggi è...Più di qualcuno mi diceva:perchè hai il percieng al setto?Fai parte dei Papua Nuova Guinea?(semplicemente ignoranza...Povero Malinowski...)poi io ho aggiunto:-No,faccio parte della "comunità italiana" ma non me ne vanto-.Sono in netto consenso con la sua affermazione quando dice che:avvolte la trasmissione della cultura diventa pericolosa,sopratutto perchè più di qualcuno usa quest'ultima per scopi inutili,privi di concretezza.. solo per apparire,l'esempio è il semplice piercieng o tatuaggio,senza sapere a riguardo che la concezione del piercing stesso ,ci è stata tramandata dai quei "signorotti"che non si nascondono dietro a un abito,ma che vestono di "natura "il loro corpo....

Piero Vereni ha detto...

Cara Alessandra, grazie del commento e dell'apprezzamento, ma non ho capito quando avrei detto che la trasmissione della cultura può essere pericolosa. Si riferiva forse alla lezione di oggi? Lì dicevo soprattutto che la trasmissione del sapere culturale può facilmente essere messo in pericolo, perché è un'operazione complicata e delicata, ma non credo che sia pericolosa perché qualcuno può farne cattivo uso. Tutti facciamo cattivo uso della cultura, in un certo senso, perché tutti ne facciamo un uso personale. Ma forse conviene riparlarne a lezione, che dice?