2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

sabato 17 giugno 2017

I pastori di Tor Bella Monaca

DOMENICA 18 GIUGNO dalle ore 11:00 al Polo ex Fienile di largo Mengaroni inauguriamo una piccola mostra fotografica (foto di Mimmo Urzia) dedicata ai pastori di Tor Bella Monaca e MANGIAMO assieme un po' di pasta con la ricotta e arrosticini. Vi aspettiamo numerosi, curiosi e affamati!

Un nome così romantico, Tor Bella Monaca, e una fama non proprio lusinghiera: questo sembra il destino del nostro quartiere. 
Eppure, basta appena girare l’angolo, uscire dal luogo comune della “periferia” per trovare a Tor Bella Monaca storie impreviste, facce generose, luoghi impensati. Con il Laboratorio di etnografia urbana di Tor Vergata ci siamo messi in movimento, abbiamo girato il quartiere, abbiamo conosciuto tante persone e incrociato racconti diversi. I pastori di Tor Bella Monaca sono stati l’incontro per noi più sorprendentela certezza che questa città ha ancora molto da dire e da fare, se da qui parte ancora la transumanza, se dentro la Città metropolitana è possibile mangiare ricotta casareccia, se ogni anno un gruppo di tosatori neozelandesi viene fin qui per tosare più di duemila pecore.  
Vogliamo, con la piccola iniziativa di oggi, aprire al reciproco contatto porzioni del quartiere (e della città) che poco si conoscono, e meno si frequentano, perché si possano guardare e riconoscere. Come Laboratorio, continueremo questo percorso di esplorazione e di contaminazione, camminando, parlando e, non appena possibile, condividendo in modo conviviale, come facciamo oggi. Vogliamo che il Polo ex Fienile riprenda la sua originaria funzione, di posto dove stipare le energie per l’inverno, dove mettere da parte un po’ di lavoro per i tempi di magra, quando il freddo poco invoglierà le uscite e ci rintanerà nel nostro solitario egoismo di periferia. Allora ci ricorderemo che qui abbiamo incontrato, abbiamo mangiato, abbiamo parlato. Che qui, in questo pezzetto di spazio urbano, la città può ancora fare pace con sé stessa. 
Tor Bella Monaca, 18 giugno 2017 
I membri del Laboratorio di etnografia urbana dell’Università di Roma “Tor Vergata” 

lunedì 12 giugno 2017

Barcellona al Fienile

Stefano Portelli è uno dei "giovani" (vabbe', siamo in Italia...) antropologi più attivi e capaci in circolazione. Ha concluso da poco uno straordinario dottorato con una ricerca urbana romana veramente importante (ne sentirete parlare appena sarà pubblicata) ma questa volta al fienile ci parla della sua prima ricerca, condotta nel quartiere Bon Pastor, a Barcellona, a partire dal 2004. Un quartiere di case popolari "a buon mercato", las casas baratas, costruite negli anni Venti e destinate alla demolizione in nome della modernità, del progresso urbano, e di tante altre amenità, che costringevano gli abitanti a passare da un reticolazione orizzontale, fatta di case a un piano, ai palazzoni disposti in verticale, che costringevano a ripensare (e soprattutto a destrutturare) gli antichi rapporti sociali.
A Torbella, la parte più "verticale" di Roma, dovrebbe essere interessante per molti sentire com'era la vita in una città orizzontale, come gli abitanti di Bon Pastor hanno provato a resistere a un modo di vita che sembrava avanzare come una forza del destino, più che come quel che è stato in realtà, vale a dire una scelta politica centrata sulla speculazione immobiliare.
Martedì 13 giugno, dalle 19:30 al Polo ex Fienile di largo Mengaroni 29, ne parliamo con Stefano assieme a Carlo Cellamare e Francesco Montillo.

lunedì 22 maggio 2017

Che cos'è l'Europa se la vedi da dietro un filo spinato? Che cos'è essere africani se la forma del tuo continente sembra sempre più quella di una prigione da cui provi ad evadere?













Cos'è il mondo se basta un cellulare per raccontarne il delirio, i contrasti, le illusioni, le assurde frenesie framezzate di noia?


Martedì 23 maggio, dalle ore 20, vedremo il documentario Les Sauters,
 all'ex Fienile di Torbellamonaca (siamo in largo mengaroni 29)  per cercare di raccontare assieme un percorso complicato e doloroso, che (anche avendo le peggiori intenzioni) è proprio difficile ridurre a un viaggio di piacere o al tentativo di approfittare della "nostra bontà":
Il Monte Gurugu affaccia sull'enclave spagnola di Melilla, sulla costa mediterranea settentrionale dell'Africa. L'Unione europea e l'Africa sono separate qui da un impianto di confine ad alta sicurezza, composto da tre recinzioni. I rifugiati, per lo più provenienti dalla regione sub-sahariana, vivono in un centro ai piedi del monte. Da qui sono in molti a tentare di attraversare la frontiera terrestre tra il Marocco e la Spagna. Uno di loro è Abou Bakar Sidibé, proveniente dal Mali, che in Les Sauteurs è sia il protagonista che uno dei registi. Dopo 14 mesi nel campo e numerosi tentativi - falliti - di battere il sistema di recinzione, Abou inizia le riprese di un documentario, concentrandosi sulla sua routine quotidiana, le perlurstrazioni della zona e le attese noiose tra un "salto" e l'altro.Le immagini che ne derivano sono un documento imprescindibile per capire l'organizzazione sociale della comunità dei rifugiati, senza tralasciare quel velo di tristezza rappresentato dalla presunta Eldorado d'Europa.
L'organizzazione pratica della giornata avverrà grazie ad alcuni migranti dei CAS e dei militanti dei collettivi delle realtà partecipanti.
Iniziativa promossa da
Comunità di Largo Ferruccio Mengaroni
Giulia Casentini (Università Tor Vergata)
Cubo Libro
Collettivo errezero


martedì 2 maggio 2017

Una Moschea per Roma? Volontari cercasi

QUESTO E' UN APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE E ALLA ATTIVITA' DI VOLONTARIATO. PER QUESTO PROGETTO CERCHIAMO DECINA DI FACILITATORI DISPONIBILI A DARE UNA MANO SABATO 6 MAGGIO 2017 LA MATTINA. ECCO IL PROGETTO.

Con oltre 70.000 musulmani residenti e cinquanta associazioni attive sul territorio, Roma è la ‘capitale’ italiana dell’Islam. La monumentale Grande Moschea porta lustro alla città, eppure ogni giorno i fedeli si incontrano e pregano in decine di spazi provvisori (saloni privati, garage, etc) sparsi dai quartieri centrali ai più periferici.

Al di là dell’ufficialità istituzionale, quindi, qual è il posto dell’Islam a Roma? La Grande Moschea, da sola, è ancora in grado di garantire spazi di preghiera e aggregazione alla comunità musulmana oppure è giunto il tempo di (ri)aprire il dibattito sulla creazione di uno o più nuovi luoghi di culto islamici in città?


Partendo da queste domande, e per cercare di dare una risposta che possa essere utile al dibattito culturale e politico intorno a un tema di così grande attualità, un gruppo di ricercatori specializzati in urbanistica delle religioni e appartenenti alle Università di Bristol e di Bath SPA in Inghilterra, del Gran Sasso Science Institute e del Centre for the Studies and Documentation of Religions and Political Institutions in Post-Secular Societies (CSPS) dell’Università di Tor Vergata di Roma, ha organizzato un ciclo di incontri pubblici e laboratori dal titolo Una moschea per Roma? che si terrà dal 6 al 20 maggio alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, in Via delle Belle Arti 131.

Si tratta di un'occasione unica, penso di poter dire, per riflettere pubblicamente sul senso degli "spazi sacri" nella città di Roma, una delle città più connotate del mondo dal punto di vista religioso.

Per il primo incontro, del 6 MAGGIO, ABBIAMO BISOGNO DI UNA DECINA DI FACILITATORI CHE GUIDINO LE DISCUSSIONI E RACCOLGANO LE OPINIONI DEI PARTECIPANTI. CHI FOSSE INTERESSATO CONTATTI IL RESPONSABILE giuseppe.carta@bristol.ac.uk

mercoledì 26 aprile 2017

Pluralismo. Chi era costui?

Oggi, mercoledì 26 aprile 2017, alle ore 17 ci troviamo nella saletta riunioni del primo piano di Lettere Tor Vergata (via Columbia 1) per parlare di PLURALISMO nell'ambito del seminario filosofico-teologico 2016-2017: Categorie per pensare il futuro.

Cercherò, per come posso, di parlare di un concetto che ha finito per diventare complicato proprio nel momento in cui abbiamo iniziato a considerarlo un bene, vale a dire con la concezione illuminista di tolleranza inserita nel progetto identitario del soggetto moderno e politico dello stato nazionale.
Il pluralismo è come il mal di testa, se cominci a parlarne vuol dire che stai diventando adulto. E non è detto che ciò sia sempre una bella cosa.
Proverò a raccontare il rapporto tra pluralismo e singolarismo, e le strane combinazioni che ne discendono per la vita associata.

lunedì 24 aprile 2017

25 aprile a Pietralata

Spero abbiate tutti di che marciare e poi mangiare assieme, nei vostri quartieri, nei vostri paeselli, nelle vostre cittadine. Ma il 25 aprile va festeggiato per quel che è, una festa per tutte e tutti, di libertà oltre che di liberazione. Se non sapete cos'è, Pietralata è un posto.
Era un buco dell'agro romano, ci stavano un po' di casali, poi negli anni Venti ci fecero una borgata, una di quelle vere, con le casette di 7 lire, con la miseria prodotta dagli sventramenti di san Giovanni che hanno massacrato il tessuto artigiano della città. Poco alla volta si sono uniti gli immigrati dal Centro e dal Sud, a lavorare nei cantieri, a fidanzarsi con le ragazze di Pietralata, e ne è venuto fuori un quartiere quasi normale, che Pasolini amava come tutti i posti che brulicavano di vita. Nel secondo dopoguerra si è consolidato un bel proletariato urbano, poco alla volta affiancato dal ceto medio in ritirata dal centro, un altro po' che provava a emergere di suo dai figli di quegli operai, di quei piccoli impiegati. Io ci vivo da dieci anni, sto sempre a disagio (ma quello sono io, sto a disagio ovunque) ma Pietralata è casa mia.
Da qualche anno la Liberi Nantes fa giocare a pallone i rifugiati di Roma nel campo sportivo XV aprile. Giusto davanti a dove abito ora c'è un CAS, un posto pieno di uomini dall'Africa e dall'Asia, in transito (pochi), in attesa di sapere che fine farà la loro richiesta di asilo (molti), in cerca di una forma di vita diversa da quella che si sono lasciati alle spalle (tutti). Bene, mettiamo assieme le nostre storie di figli di immigrati, di piccoli borghesi romani o romanizzati, le nostre associazioni territoriali, e le impastiamo con la Liberi Nantes, con il CAS, e vediamo che succede se ci parliamo, se giriamo il quartiere a farcelo raccontare "dai vecchi", se portiamo un fiore alla targa di via del Peperino, in ricordo delle vittime del nazi-fascismo.
Ci sono sempre operazioni rituali da fare, in un posto pieno di umani, Per alcuni quei rituali sono la millesima ripetizione, per altri sono la prima volta. Così si trasmettono le culture, così sopravvive una società. Se non avete da marciare nei vostri spazi, unitevi al nostro, e siate i benvenuti.

martedì 11 aprile 2017

Chi Come Noi al FIENILE

Giovedì 13 aprile è giovedì Santo, vale a dire il momento in cui Gesù, secondo la tradizione, cenò per l'ultima volta prima di ritirarsi nell'Orto di Getsemani a pregare, prima di essere arrestato.
Mi ha sempre fatto impressione la spaccatura tra i due momenti. Forse ancora di più da quando, ancora ragazzo, persi la fede e cominciai a vedere la scena non come il sintomo di qualche segno più grande, ma un piccolo evento di tradimento, una bagatella tra amici o presunti tali.
Prima Gesù cena con gli apostoli, lava anzi loro i piedi, spezza il pane, offre il vino e li avvisa che stanno succedendo cose grosse, che tira una brutta aria, che quel pane e quel vino grondano sangue e che perfino Pietro, uno dei più fedeli, tra poco tradirà il maestro.
Poi sale a pregare, ma è tardi, il vino un poco ha dato alla testa, nessuno ha veramente voglia di fare compagnia a quest'uomo tormentato dai dubbi, che non capisce più quale sia il progetto, cosa gli tocca fare adesso. Perché gli tocca farlo, poi.
I suoi amici, gli eletti, i più vicini, se ne sbattono alla grande, si stravaccano sotto gli alberi e iniziano a ronfare, non hanno tempo ulteriore da dedicare quel maestro tanto bravo sì, ma ogni tanto che pesante con quel suo incupirsi, quel suo accennare cose che capisce solo lui.
Il seguito lo conoscono tutti, non spoilero la storia, credo. Giuda Iscariota in tutto questo non è neppure il peggiore. Peggio le seconde linee, quelli che si addormentano senza che ce ne resti traccia nella memoria, perché sono proprio il sintomo del nostro profondo malessere umano, il nostro chissenefrega quotidiano, il darci di gomito mentre giriamo le spalle.
Ecco, giovedì 13, all'ex Fienile di Torbellmonaca (largo Ferruccio Mengaroni, a Roma, dalle 18.30)  proviamo a guardare in faccia un posto che è come l'orto del Getsemani quella sera, un posto a cui non frega un cavolo di niente a troppi, a tutti.
Rebibbia è un posto di merda, non c'è, credo, altro modo di definire la prigione (parlo della Casa Circondariale Rebibbia n.c., non del quartiere, mi perdoni Zerocalcare).
Eppure a Rebibbia la vita brulica nonostante. Nonostante il nostro pretendere che vi sia un confine tra dentro e fuori che "ci" separa perfettamente. Nonostante l'assurda convinzione che quelli dentro siano diversi da noi al punto da essere nati lì dentro, al punto che non pensiamo ad altro, quando pensiamo al carcere, che "chiudete la porta e buttate la chiave".
Chi Come Noi  è una neonata associazione che invece attraversa le porte del carcere, tiene assieme chi è dentro e chi è fuori in un progetto artistico vitale e geniale. Carlo Bnà e Mauro Armuzzi non sono due detenuti che vogliono fare gli artisti, ma due performers culturali che in questo momento stanno in carcere. E che non si fanno rinchiudere l'anima nel carcere e continuano a essere liberi come non ci si può credere. Hanno conosciuto Maurizio 4fragole Bellinzas, un tatuatore famoso a Roma, e artista completo, che li ha seguiti nelle loro follie creative. Poi passava di lì anche un professore universitario, che si è tirato su la mascella della sorpresa dell'incontro, un paio d'anni fa, e ha cominciato a guardarli e parlarci, e capire che di roba da fare da dire e incrociare ce n'era a millanta. E visto che quel professore fa l'antropologo, ho provato a mettere in qualche casella umana ordinata quel che usciva dalle mani dalle penne dalle tastiere di Carlo e Mauro e si è reso conto che dentro la sua indisciplinata disciplina c'era qualche concetto che si poteva usare per provare a descrivere il lavoro di Carlo e Mauro.
Ne parliamo al Fienile, giovedì 13, facendo vedere le foto dello spettacolo di settembre, alcuni spezzoni della registrazione audio, i disegni di 4fragole, le parole magiche dell'antropologia (rituale, performance, iniziazione, liminarietà).
Il progetto è anche un'associazione, ha prodotto un libro intanto che è lo script dello spettacolo. Avremo le tessere da fare per CHI vuole diventare COME NOI.

venerdì 24 marzo 2017

Registrazioni Mp3 Tor Vergata Storia delle religioni 2016/2017

Con un filo di trepidazione (mi trovo infatti a insegnare un argomento per me troppo difficile, dal quale mi sono sempre tenuto alla larga come studioso, anche se non come studente, metto online le registrazioni del corso 2016/17 di Storia delle religioni che tengo a Tor Vergata. La cartella è appena stata attivata con le prime lezioni, e verrà aggiornata mano a mano che il corso prosegue.
Abbiamo iniziato con una lunga e direi dettagliata disamina di un saggio di Clifford Geertz molto importante e, a mio modesto parere, non abbastanza studiato, vale a dire "La religione come sistema culturale". Ci siamo soffermati a lungo sulle motivazioni profonde di questo testo, sulla sua rilevanza teorica e su quanto si contrapponga al modello canonico di riflessione antropologica sulla religione, vale a dire l'impostazione durkheimiana (la religione come proiezione della struttura sociale) o malinowskiana (la religione come consolazione delle nostre umane frustrazioni). Geertz, ma non mi pare che il suo modello sia stato granché discusso, propone una lettura che oserei chiamare demartiniana (se avesse letto De Martino) cioè preoccupata prima di tutto di delimitare la religione nel suo meccanismo di funzionamento interno, come struttura di significati, piuttosto che nei suoi legami funzionali verso, l'esterno, verso la fragilità della società o della psicologia umana.
Fatto questo, proseguiremo leggendo la bella sintesi che Marcello Massenzio ha fatto del rapporto tra antropologia culturale e storia delle religioni, una vera carrellata storica molto utile per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di letture.
Nella seconda parte del corso punteremo gli occhi più in dettaglio sui rituali, sulle iniziazioni (Brelich) e su alcune applicazioni inusuali del concetto di liminarietà. Ma di questo ne parleremo (e ne registreremo in mp3) a tempo debito.

lunedì 20 marzo 2017

Una lezione insolita

Le lezioni di storia delle religioni proseguono, con pochi studenti e molto impegno.
La lezione di mercoledì 22 marzo coinciderebbe quasi per intero con un importante incontro, organizzato da Religions for Peace - Sezione italiana,  cui voglio partecipare, anche a nome del CSPS di Tor Vergata, con cui abbiamo in piedi un'interessante progetto di mappatura della diversità religiosa nella città di Roma, per cui se volete venire a lezione mercoledì 22 marzo, sappiate che si terrà a Palazzo Ferrajoli, in piazza Colonna (a Roma), e che per poter accedere è necessario accreditarsi, mandando una mail con il proprio nome a luigidesalvia@virgilio.it, oppure un messaggio sempre con il proprio nominativo al numero 333.2731245. Si parlerà di Religioni, Europa, e Pace, e vediamo come riusciamo a far quadrare i conti...

mercoledì 1 marzo 2017

Il Fienile di domani

Giovedì 2 marzo, alle ore 15:30, inauguriamo l'Ex Fienile, "Polo di sviluppo educativo e culturale", come un po' pomposamente ci chiamiamo.
E' una fase un po' così, per provare ad essere ottimisti. A Roma non si capisce da che parte voltarsi, visto che da un lato sgomberano tutto, dall'altro progettano non ci sa bene con quale retropensiero.
Per fortuna c'è l'Ex Fienile, vien da dire. Uno spazio appena nato ma con potenzialità letteralmente immense. Paghiamo l'affitto, non ci possono sgombrare, siamo sul territorio, non ci possono sfruttare. Abbiamo tantissima voglia di fare, ma ci servono le energie di tutte e tutti. Educare alla bellezza è un lavoro durissimo, godersi quella bellezza assieme è un impegno che ci siamo presi e che manterremo ad ogni costo. Giovedì 2 marzo non è neppure l'inizio, visto che l'Ex Fienile è già attivo da settimane. I bambini del quartiere hanno già tante attività, i giovani tengono vivo un punto di aggregazione con presentazioni e incontri culturali, la 21 Luglio continua il suo lavoro meritorio di attenzione alle fasce emarginate. Tor Vergata ha attivato un Laboratorio di etnografia urbana e ancora tanto si prospetta per la musica e il teatro. Abbiamo spazi, abbiamo tempo, vogliamo veramente che l'Ex Fienile diventi un perno, un polo di attività sul territorio. Anzi, un cuneo infilato nel profondo del cuore vampiro de sta città, che lo mandi in pezzi per portare nuova vita. Venite, siate i benvenuti a casa vostra, la vostra città.

mercoledì 15 febbraio 2017

Migrando al Fienile

Allora, il 16 febbraio alle 18.30 i ragazzi e le ragazze di Torbellamonaca che stanno dando una mano mostruosa a tenere accesso il neonato progetto dell'ex Fienile hanno organizzato il terzo appuntamento di "febbraio migrante". Ci incontriamo in diverse e diversi, per parlare questa volta di pratiche di integrazione. Ci saranno quelli di Asinitas, che da anni lavorano come forsennati per far quadrare il cerchio dell'integrazione senza assimilazione. Ci saranno alcuni protagonisti della Liberi Nantes, l'associazione sportiva dilettantesca che festeggia quest'anno il decennale di attività con rifugiati e richiedenti asilo. Ci sarò io a raccontare quel che hanno fatto in questo senso le maestre della Pisacane e dell'Iqbal Masiq (ricordando anche Simonetta Salacone, maestra di tutti in integrazione, scomparsa da poco), lottando contro politici locali e nazionali.
Ci saranno anche il direttore del CAS di Pietralata e alcuni membri del Ti.Pi Attivi (Tiburtina e Pietralata), il comitato di quartiere che sta cercando di resistere con iniziative volte all'integrazione alla marea di xenofobia e chiusura.
Prima che l'onda prevalga, venite a parlare e conoscere alcuni degli uomini "di cui" si parla, ci saranno anche loro a portare la loro testimonianza, per chi vorrà, e la loro presenza. Per non parlare di migranti senza pensarli e vederli come persone.
Poi si mangia e si socializza a Fienile, un posto che è fatto per incontrarsi e incontrare.

lunedì 6 febbraio 2017

Quando il gioco si fa duro

Allora pare che ci siamo. Lunedì 13 febbraio, alle ore 16:00, cominciamo gli incontri del Laboratorio di etnografia urbana al polo ex Fienile di Torbellamonaca, in fondo a largo Mengaroni (snc), a Roma, dall'altra parte della Casilina venendo da Tor Vergata.
Gli incontri vengono proposti come "altre attività" nel quadro dei laboratori didattici (4cfu per quest'anno, diventeranno 6cfu il prossimo anno) ma nelle mie intenzioni sono aperti a tutti e tutte, sul territorio.
L'intento è lavorare con la strumentazione dell'antropologia culturale per provare a capire un poco cosa significa vivere la città di Roma, oggi. Utilizzeremo la metodologia canonica, vale a dire l'etnografia, in particolare l'osservazione partecipante e la raccolta di storie di vita. Alcuni incontri preliminari verranno organizzati presso il polo exFienile, perché Tor Vergata partecipa come attore importante alle iniziative di questo nuovo aggregatore sociale e culturale, e perché vogliamo contribuire a far uscire "l'Accademia" dal rischio dell'isolamento. Ci sono già tante torri nel nostro Municipio, non abbiamo bisogno anche della Torre d'Avorio e vogliamo anzi che Tor Vergata si apra sempre di più, che didattica e ricerca siano accompagnate da una costante presenza attiva sul territorio.
Alcuni giovani studiosi ci verranno a raccontare le loro esperienze di ricerca sul contesto urbano, e forse una o due "lezioni" sul senso del fare ricerca etnografica a Roma le farò anche io, ma presto ci sposteremo in giro, per raccogliere materiale sul campo.
Una serie di incontri, tra aprile e maggio, saranno concordati assieme allo "Sportello delle memorie", una bella iniziativa dei Ti.Pi. Attivi, un'associazione del V municipio (Ti.burtina-Pi.etralata) che sta facendo un sacco di belle iniziative.
Un'altra parte del lavoro, sempre dai primi di aprile, si incrocerà con il mio corso di Storia delle religioni e con il lavoro che stiamo facendo, come CSPS di Tor Vergata, per mappare la diversità religiosa nel V e VI municipio, attraverso i contatti con il Tavolo Interreligioso del VI municipio che abbiamo attivato lo scorso anno con la precedente amministrazione e che sta proseguendo con una serie di incontri ora anche negli spazi delle diverse comunità religiose.
Insomma, si andrà in giro a perdere tempo, come sanno fare solo gli antropologi tra gli scienziati sociali, a chiacchierare, a farci raccontare storie e storiacce, incastrando i nostri grandi concetti teorici (progettazione urbana, vivibilità, socialità, cittadinanza, conflitto, integrazione, immigrazione, secolarizzazione, sacro) dentro le storie e i racconti di persone "comuni". L'intento è far partire un archivio delle memorie anche a Torbellamonaca, uno spazio dove le vite dei singoli riconquistino nel racconto lo spessore che sempre meritano, e che a volte "la città" assottiglia.

domenica 22 gennaio 2017

Libertà diminuita

E' un concetto a cui non pensiamo mai in questi termini, di diminuizione, per noi la libertà è un blocco tutto intero, o c'è o non c'è. E invece normalmente le istituzioni statali ci pensano come termometri, graduati per il diverso livello di libertà di cui disponiamo. Per fortuna che c'è un "garante", una persona che cioè ha il compito principale di verificare che le persone le cui libertà sono "diminuite"  in vario modo non soffrano di lesioni dei loro altri diritti fondamentali.
Mauro Palma è una persona colta, profonda e molto informata su questo tema, e riesce ad essere sempre molto chiaro su un punto importante che spesso dimentichiamo: la società esiste, nel senso che il reato non è una questione privata, ma riguarda tutto il corpo sociale che ne viene affetto. Parimenti, la limitazione della libertà non riguarda solo le persone direttamente colpite, ma tutto il  corpo sociale che vede diminuita la sua libertà complessiva. Quando diciamo "mettiamoli in galera e buttiamo via la chiave" stiamo urlando a favore della nostra incarcerazione. Martedì 24, le ore 11:30 non sono indicatissime (ma l'ora è stata scelta per facilitare l'afflusso degli studenti) ma vi prego di fare uno sforzo. Del carcere non si parla mai abbastanza, e delle persone in libertà diminuita (compresi i migranti dei CIE) non si parla proprio mai.