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sabato 10 maggio 2008

Zanzare spuntate



Radio24 è una delle migliori radio italiane, probabilmente la migliore per l'informazione nazionale. Tra i vari programmi uno che ascolto quando posso, mentre preparo la cena, è La zanzara, condotto da Giuseppe Cruciani. Così viene descritto il programma sul sito:
"La zanzara" è attualità senza tabù, senza censure, senza tagli alle vostre opinioni. Alla fine della giornata, con i titoli dei telegiornali in diretta, inchieste, voci catturate dalle tv di tutto il mondo e ospiti che non avete mai sentito, "La zanzara" diventa la zona franca degli ascoltatori, uno spazio nemico della banalità, l'arena dove il primo comandamento è parlare chiaro.

Stasera, dopo la trasmissione, non ce l'ho fatta e (cosa che non faccio veramente mai, per nessun programma) ho scritto alla redazione questa mail:

Gentile dottor Cruciani,
la seguo quando posso. Stasera, preparando la cena a mia figlia era una di quelle sere in cui potevo. La vado a prendere alla scuola di danza e, come ogni venerdì, passiamo a prenderci un film dal nostro noleggio e via a casa, a mangiare carne ai ferri e patate al burro (la sua cena preferita). Mia figlia ha sei anni, Cruciani (e un'altra è in arrivo ai primi di agosto).
Mi ha fatto molta impressione la telefonata di quel gentile signore dall'accento piemontese che con estrema cortesia si è prima premurato di farle i complimenti per la sua bella trasmissione e poi le ha raccontato l'episodio del signor Vittorio Sgarbi che, presente alla Fiera del Libro di Torino non so a quale titolo (ma forse solo in qualità di "estremista dell'intelligenza", probabilmente una qualifica più che sufficiente per partecipare a una fiera libraria, e lo dico senza alcuna ironia) ha visto bene di dar mostra del suo notorio savoir faire chiedendo a una ragazzina di diciassette anni se il seno che sfoggiava fosse vero o siliconato (anche se immagino che la mia sintesi nobiliti il lessico e il tono impiegati dal signor Sgarbi).
Mi era sembrata alquanto strana la sua replica difensiva, del tipo: "Se lei si meraviglia di una cosa del genere vuol dire che non conosce Vittorio Sgarbi". Mi sembrava del tutto fuori luogo questo appellarsi all'elite di voi "famosetti" che evidentemente vi conoscete e sapete cosa aspettarvi uno dall'altro, mentre il candido signore piemontese, che aveva assistito alla scena e che le stava comunicando più il suo stupore che il suo disappunto, veniva tacitato con un patetico "lei non sa chi siamo noi".
Ma non posso tacerle che il mio fastidio è divenuto sorda rabbia quando il signore si è rivelato il padre della ragazza, e lei non ha avuto il minimo cenno di solidarietà per lui o il minimo brivido di sdegno per Sgarbi. Per uno come lei, così facile a sdegnarsi per molto meno, la reazione (anzi, la mancanza di) mi sembrava priva di senso.
Mi è bastato aspettare un paio di minuti: cazzo (scusi, sto cercando di essere preciso e questo ho pensato) ha Sgarbi ospite! Ecco perché ha fatto lo gnorri. Ho chiesto a Rebecca di interrompere momentaneamente il suo racconto delle avventure pomeridiane perché non volevo perdere una battuta della sua intervista a spada tratta. Mi immaginavo che l'avrebbe messo alle strette, che magari sul finale una stoccatina sulle "tette" della diciassettenne gliel'avrebbe lanciata, magari anche solo con un ammiccamento, una strizzatina d'occhio o una lieve gomitata, come sapete scambiarvi voi uomini di mondo quando vi punzecchiate un punto debole. Invece: NULLA, il nulla totale per discettare se la Moratti debba fare la psicoanalista o andare dallo psicoanalista, e quali siano le quote degli allibratori per Sgarbi viceministro. Per usare una formula retorica che le sento dire spesso quando è particolarmente irritato: "Ci avete capito qualcosa voi? Perché io non ci ho capito nulla!".
La ciliegina sulla torta l’ha messa quando uno più veloce di me le ha fatto notare via sms il suo tempismo giornalistico e lei, per darci a intendere di avere la coscienza pulita, ha fatto lo splendido che legge e fa: “Ma non scherziamo, ma di che stiamo parlando?”. Cruciani, lei aveva per le mani la notizia e ci ha pisciato sopra in nome di una piaggeria vergognosa. Guardi che io l’ascolto perché condivido molto di quel che dice, in un certo senso mi considero un suo ascoltatore “tipico” e quindi è probabile che il mio stato di profonda incazzatura per il suo prostrarsi così penosamente di fronte al potere (anzi, al “poterino”) è probabilmente condiviso da molti dei suoi ascoltatori, e fa molto male a sottovalutarlo.
Forte coi deboli, debole coi forti. Ha fatto una vera figura barbina, stasera, e farà bene a ricordarsela ogni sera che va a dormire, per un bel pezzo.
La saluto, non posso certo dire calorosamente o con stima. Diciamo che la saluto e buonanotte,
pv
PS Dato che credo che il suo comportamento vada adeguatamente pubblicizzato, una copia di questa lettera va dritta sul mio blog, dove pubblicherò anche qualunque sua eventuale risposta.

mercoledì 16 aprile 2008

Albania News


Si è aperto da poco un sito interessante, dedicato a notizie albanesi ma scritto in italiano. Mi sembra una bella proposta, coraggiosa. Se volete sprovincializzare un poco lo sguardo, andate a leggervi cosa ne pensano dei risultati delle ultime elezioni. Gli immigrati sono una parte importante di questo paese, mi chiedo quando potranno partecipare attivamente alla nostra vita politica, oltre che a quella economica.

sabato 21 luglio 2007

Effetto qwerty?

Matteo Bordone (l'ho scoperto tramite Luca Sofri) tira un bel pippone a Repubblica. Sostanzialmente, dice, fate un giornale di merda, vi occupate solo di politica interna sparando un sacco si balle su cosa si son detti Tizio e Caio alla riunione segreta, troppe tette, nessuna capacità di capire la cultura attuale (internet, televisione) e un monte di stronzate spacciate per notizie. La versione online è ancora peggio.
Segue una lunga lista di post di questo tenore: "Sottoscrivo in pieno".
Che dire? Sottoscrivo pure io, ma ho smesso di leggere Repubblica nel 1992, quando iniziarono la storia dei gadget (era il corso d'inglese, allora) e quando iniziarono a mettere lady Diana tra le notizie di prima pagina (ok, ero giovane e ingenuo, lady D. in prima pagina mi sembrava veramente troppo, allora). E da allora mi fa ribrezzo solo tenerne una copia in mano, quando Vale mi chiede di comprargliela. E mi viene anche da dire all'edicolante: "Guardi che non è per me!". Sì, ci scrive ogni tanto Adriano Sofri, ma se ho smesso di leggere il Foglio, dove ci scrive ogni giorno, posso bene cercarmi i suoi pezzi online.
Allora la mia domanda è di quelle ingenue: se fa cagare come dite (e non ho dubbi in proposito) perché continuate a comprarla? E se il sito è un cesso di tette e refusi e allarmi contro la pedofilia e i mostri di internet, che cavolo ce l'avete tra i bookmarks?
Ho la forte impressione che sia un effetto qwerty. Oggi usiamo la tastiera con quella strana disposizione di tasti perché all'epoca delle macchina da scrivere bisognava trovare un sistema che evitasse che le levette comandate dai tasti si "ingarbugliassero", e la disposizione qwerty si era rivelata la più adatta. Questo accorgimento tecnico non ha più ragione d'essere da quarant'anni (da quando hanno inventato le macchine elettriche con le testine e poi con le tastiere dei pc) ma dato che a scrivere a macchina si imparava e si insegnava con la tastiera qwerty, nessuno si è mai preso la briga di fare lo sforzo di imparare con un altro tipo di tastiera.
Sì, non rompetemi che forse le cose non sono andate esattamente così per la tastiera qwerty e forse la versione vera è un'altra, è il concetto che conta: facciamo un sacco di cose perché una volta andavano bene, e continuiamo a farle anche quando non hanno più senso.
Quando uscì Repubblica io stavo in terza media e ricordo la faccia soddisfatta di Vittorio Marchiori (un ragazzo in gamba della seconda liceo, che io vedevo come un role model) che in autobus parlava con un amico di questo nuovo giornale, come era nuovo e come parlava di politica in modo che nessuno faceva prima.
Tutto vero. Repubblica è stata un apripista dell'informazione in Italia, non fosse altro che per il formato tabloid, che hanno imposto loro. Ma da quanti anni è diventata il covo del peggior conservatorismo "se sinistra"? A me pare da molto tempo il giornale più squallido che si possa immaginare: pieno di bieco rancore spacciato da progressismo, inutile per informarsi e patetico nella sua pretesa di costituire un movimento di opinione. Repubblica è il luogo del lamento politically correct, è italiota nel modo più subdolo (Libero almeno non fa finta di essere intelligente) e imbarazzante dalla prima all'ultima pagina. Ho appena riletto per un articolo che sto scrivendo i corsivi di Repubblica dedicati alla crisi albanese del 1997 (quella delle piramidi finanziarie) ed è raccapricciante leggere così tante cattiverie e giudizi razzisti su un giornale che pretende di essere il portavoce della parte illuminata del paese.
Se anche a voi appare così, perché diavolo continuate a comprarla? Avete provato il Corriere? O il Sole 24ore, l'unico che faccia inserti degni di questo nome? Anche la Stampa o il Messaggero sono meglio. Pensateci, cambiare non è così drammatico. Smettetela di fare come quelli che parlano male della televisione e poi la guardano sei ore al giorno. L'unico modo per migliorare Repubblica è farle capire che fa schifo così com'è, e questo lo capisce solo se smettete di comprarla.

venerdì 20 luglio 2007

Quando si dice curare il dettaglio

India's News Calligraphers Do It on Deadline Esiste un giornale in India che viene scritto a mano per essere stampato. Ci sono quattro calligrafi che passano tre ore a testa su ogni pagina del giornale. E' un giornale musulmano, ma è anche un bastione della parità dei diritti, dato che tra i calligrafi due sono donne. Mi sono imbattuto in questa notizia mentre traducevo una poesia di Billy Collins (tanto per cambiare) che dovrei riuscire a mettere online stasera. O domani. Forse. Spero. Boh. Però questa notizia del giornale scritto a mano mi piaceva ed eccola qui. Mi consola l'idea che uno possa prendersi tre ore di tempo per scrivere una pagina di giornale. Mi conforta nella mia convizione che c'è in giro un eccesso di fretta e di fame da cresta dell'onda.

martedì 3 luglio 2007

Mensione speciale

Ora, non farò esattamente come Luigi Secco, il mio professore di matematica del liceo, che quando un compito andava male commentava: "Se non volete studiare avete due alternative: andate a fare i contadini o andate a fare i giornalisti", ma certo fa impressione leggere per due volte (di cui una nel titolo) "mensione" invece di "menzione". In un sito che pubblicizza il suo "stage di giornalismo".
Tipico ipercorrettismo da accento centromeridionale, si dirà, per cui va a finire che la parola sembra scritta da un veneto, ciò, ghe vol paSienSa. Ma possibile che uno che stila un'agenzia su un premio letterario (per quanto oscuro) non abbia mai letto nessuna recensione precedente, dove di parla di "menzione speciale"?
Chi lo sa, forZe qualche recenZione l'ha pure letta, ma il suo cercello non ne fa menSione, tanto meno speciale.
Promemoria ortografico: menzione, s.f., voce dotta, dal latino mentione (m), da meminisse, ricordasi. Appunto, ricordarsi.