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martedì 13 maggio 2008

Scienza e politica


La S.V. è invitata a partecipare al seminario che si terrà domani, 14 maggio 2008, nell'aula "Spezzaferro" del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti (cubo 21b) dell'Università della Calabria (Arcavacata di Rende) sul tema:
PASSATO IDENTITÀ POLITICA
Archeologia e antropologia tra appartenenze e uso pubblico
Ne discutono con i colleghi e gli studenti:
Paolo Brocato
Antonio Battista Sangineto
Piero Vereni

Il testo del mio intervento si trova qui
Seminario archeologi
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E questo è il file con la presentazione in ppt che accompagna il testo
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E poi dite che non vi informo

lunedì 11 giugno 2007

Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei

Paolo Morawski mi ha scritto (a me e ad altri) per sapere cosa ne pensavo della recente iniziativa del Ministero polacco (dell'Istruzione immagino, ma non leggo il polacco e Paolo non ha specificato) di indicare una lista (LA LISTA, dico io) dei libri che si dovrebbero leggere nelle scuole polacche. Insomma, un vero e proprio indice dei libri.
Al volo, sabato mattina, gli ho risposto così (anche se la cosa andrebbe ripresa con altri ritmi di analisi).

Caro Paolo,
spero di avere tempo di rivedere la lista che hai postato qui sotto con un po' più di cura (diciamo, con un po' di cura tout court, dato che l'ho appena scorsa) ma mi pare che il problema sia, appunto, LA lista. Sostanzialmente, quello che oggi è (facilmente) contestabile è l'idea di un CANONE decontestualizzato e decontestualizzabile, adatto ad ogni situzione e coincidente con un modello sostanzialmente normativo di identità. Ogni canone, però, si forma solo a patto di nascondere l'enorme divisione e differenziazione interna che l'ha prodotto, e ha anzi il COMPITO POLITICO di anestetizzare quella differenza. Pensa al canone italiano: la triade Dante Petrarca Boccaccio ANNULLA la quaestio moralis della scrittura (infatti Boccaccio alla fine della virta il Decamerone voleva bruciarlo) e Leopardi Foscolo Manzoni ANNULLA la questione stessa dell'italianità (tre uomini con tre ideali politici estetici e filosofici divergenti) in una macchietta unificante. Ecco, mi pare che il canone proposto dal ministro polaccosia legato a un contetto di cittadinanza che, prendendo spunto dal dibattito in corso nella Rete da qualche anno, potrei chiamare Cittadinanza 1.0. Quel che ci interessa è invece una Cittadinanza 2.0, partecipativa e soprattutto in cui ogni soggetto abbia la possibilità di essere presente e contribuire in quanto tale. Se il canone polacco somiglia al sito di una major della musica (c'è un catalogo, da quello tutti dobbiamo scegliere per forza) , quel che mi piacerebbe per l'identità collettiva è qualcosa di più simile a last.fm, dove io posso andare a sentire quel che ascoltano gli altri (ognuno degli altri, ognuno con la sua individualità) ma anche posso far sentire la mia musica, quella che piace a me. E guarda che su last.fm si possono fare un bel po' di incontri strani e, ancora più strano se visto dal punto delle identità normative, si può creare un senso di comunità forte, perché vissuto come libera scelta e non coercizione. Scusa la sintesi ma ho le spese da fare...
Piero

martedì 5 giugno 2007

Leopardi e Berlusconi (e la questione nazionale)

Bene, è andata così. Io ho messo 50 euro e Berlusconi quelli che mancavano per arrivare a 100.000. Mi sembra di essere Troisi in Ricomincio da tre, quando parla al fratello ricco per il regalo del compleanno di mammà: “Io e nostra sorella mettiamo 50mila, tu metti 450mila…”
Sono contento, veramente. Antonio Moresco, che aveva creduto all’importanza di impegnarsi per questa battaglia, si chiede (tra il sorpreso e l’amareggiato) come mai abbia trovato risposta solo nella destra (prima Libero, che ha scritto della cosa, e poi Berlusconi che ha risolto la faccenda), e anzi ci racconta che un “famoso giornale di sinistra” (ma perché questa omertà? Ce n’è bisogno? O era Repubblica oppure, meno probabile, il manifesto, ce lo fa sapere, per cortesia?) a cui si era rivolto gli aveva fatto capire che la cosa non gli interessava proprio.
Quando avevo postato la prima volta su questa storia mi ero reso conto che non sapevo come scriverne. Parlando bene di Leopardi tradotto in inglese mi rendevo conto che avevo paura di cadere nel “retorico”, nel “nazionalismo” d’accatto.
E infatti mi sono censurato riscrivendo un paio di frasi in tono meno enfatico, dove non si capiva “quanto” mi attraesse anche emotivamente quest’idea di far leggere agli anglofoni la ricchezza di un uomo che ha scritto nella stessa lingua in cui scrivo io.
Diciamolo, e proviamo ad aprire veramente la “questione nazionale”. Proprio Leopardi (che l’aveva colta con lungimiranza) può essere il giusto spunto per dirlo: l’indifferenza “della sinistra” per questo caso specifico credo dipenda dall’incapacità storica della “sinistra italiana” di fare i conti con forme di appartenenza collettiva trasversali rispetto alla rigida appartenenza di classe. Lo dico a fiuto, ma lo dico anche con la “competenza” di uno che studia le appartenenze collettive, in particolare quelle nazionali ed etniche, da dodici anni. Mentre quella stessa questione è vissuta dalla “destra storica” come un proprio patrimonio.
Insomma, vale ancora il vecchio riflesso condizionato (determinato dagli sfaceli causati dalla retorica fascista in questo campo) per cui ogni cosa che vagamente puzzi di orgoglio nazionale, di amor di patria o di rispetto per la ricchezza culturale di una comunità nazionale viene sdegnosamente schifato da una parte e sensualmente corteggiato dall’altra.
Io la butto lì, ma sarà il caso che ci inventiamo un “patriottismo di sinistra”? Per uno che ormai dalla sinistra è sempre più lontano, forse sarebbe un modo per ricucire fili di discorso ormai sempre più tenui.