2011/12: INFORMAZIONI PER CHI AVEVA 12 CFU E TUTTI GLI MP3 DELLE LEZIONI

sabato 19 novembre 2022

Camminaria 02: l'ebrezza

 


Ci avrai pensato mille volte: perché mi piace così tanto stordirmi? Possibile che sia solo masochismo? No, direi, sappiamo con una certa precisione che non si tratta di masochismo, ma piuttosto di un bisogno contemporaneamente di scappare da sé e di partire all'avventura, e tra questi due orientamenti (la paura, la curiosità) non sempre fai vincere quello che ti aiuterà di più a crescere, a evolvere, a trovare una direzione (da cui i mal di testa del giorno dopo...).

L'ebrezza è quello stato d'animo in cui ti affacci oltre te stesso, tra timore di quel che ti lasci alle spalle e il desiderio indiscreto di quel che ti potrebbe aspettare lì avanti. Noi di Kami, con il secondo incontro di Camminaria, riprendiamo a muovere i pensieri in fila, dietro i nostri passi.

Come abbiamo già fatto con il primo incontro, non vogliamo spargere il nostro sapere sulla folla ignorante, non ne siamo capaci, e soprattutto non pensiamo che il sapere delle scienze sociali sia tutto sto gran sapere...

Pensiamo però che le piccole cose che l'antropologia può dire abbiano una funzione da un lato consolatoria (ecco, sì, non sei solo tu a vederla così, a viverla così), dall'altro nutritiva, vale a dire operativa, pratica, finalizzata a considerare in modo più lucido quel che facciamo ogni giorno.

Ebrezza allora è un modo per parlare di dipendenza, tristezza, ossessione, insoddisfazione, soddisfazione, allegria, compagnia, solitudine, tradimento, fedeltà. Lo senti quanto una parola, raffigurata con un poco di cura, ti porta in giro per spazi che percorri abitualmente ma di cui non ti accorgi quasi mai?

Camminaria è sinonimo di "accorgersi, e trarne le conseguenze".

Ci vediamo sabato 26 novembre, alle ore 10, a Roma, lungo la via Faustiniana, all'altezza di San Gregorio di Sassola. Cammineremo per un paio d'ore, parleremo e, ci mancherebbe, concluderemo con un bicchiere di vino, per affacciarci appena appena sulla porta dell'ebrezza e riportare a casa qualche pensiero un po' meno confuso, qualche spunto da applicare, qualche microprogetto da realizzare.

Sul sito di Kami, a questa pagina, potete prenotare la vostra partecipazione (abbiamo un numero di posti limitato, anche il mese scorso abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni in anticipo) e, per chi vuole, c'è la possibilità di versare il contributo di partecipazione (che potete però versare anche sabato stesso, se vi siete comunque prenotati per tempo).

Camminaria, una parola e un luogo.

Ah, dimenticavo: portate un bicchiere da casa, per brindare senza inquinare!

mercoledì 2 novembre 2022

Ergastolo ostativo: cos'è, e a cosa serve, in verità.

 


Sul sito Kamicose.it ci siamo impegnati a spiegare di che si tratta, quando si parla di "ergastolo ostativo". E' una condanna, per le persone che la subiscono, comminata alla loro colpa, o è piuttosto un "monito" per noi e per tutti? E' quindi una questione tutta giuridica che interessa al massimo un pugno di mafiosi e i loro avvocati e giudici, o potrebbe essere letta anche come l'ennesima volontà di usare la giustizia per raggranellare facile consenso? E vale la pena di cascare nella trappola? E' sufficiente essere conservatori o di destra per concordare con il principio su cui si basa l'ergastolo ostativo in Italia? Perché il Ministro della Giustizia ha cambiato così repentinamente idea? Era lui a non essere conservatore e di destra, "prima", o è proprio una caratteristica della destra quella di mostrarsi irragionevole anche quando non ce ne sarebbe bisogno?

Quale dimensione simbolica e culturale grava sull’ergastolo ostativo? Il primo Decreto Legge del governo Meloni – Kamicose





giovedì 20 ottobre 2022

Camminaria di Kami, passeggiate antropologiche


Iniziamo sabato 29 ottobre, il punto di incontro è l'ingresso del Cimitero Monumentale del Verano, a Roma. Cosa iniziamo? Una serie (che durerà fino al giugno 2023) di "camminate antropologiche" per riflettere camminando su temi importanti. 

Pensare è un’attività fisica: ci sono dei neuroni, le cellule che compongono il cervello, che si eccitano e scaricano verso altri neuroni, in un sistema incredibilmente complesso di rimandi. Forse ci affascinano così tanto le piste di mattoncini in caduta perché somigliano al nostro pensiero e ogni punto è eccitato in qualche modo da quello che lo precede. Il pensiero connette miliardi di punti con altri punti, e allora camminare può essere vista come una forma molto semplice di pensiero, raffigurato nella sua linearità: ogni passo è giustificato da quello che lo precede. Andare a zonzo è pensare per libere associazioni, mentre raggiungere una meta è come pensare strategicamente.

Ma non basta, e il pensare e il camminare si somigliano anche per un altro aspetto, come ci ha insegnato la divina Laurie Anderson: “Non te ne accorgi ogni volta, ma tu cammini e stai sempre cadendo: con ogni passo cadi leggermente in avanti, e poi ti riprendi, da quel cadere. Ancora e ancora, cadi e poi ti riprendi. Ed è proprio così che puoi continuare a camminare e a cadere nello stesso momento”.

Ogni neurone che scarica è come se cadesse e passasse la sua energia al neurone successivo, per consentire al cammino di proseguire. Noi di Kami vogliamo provare a sperimentare questo modo di camminare/pensare, cadendo e riprendendoci, eccitando un neurone per scaricarlo sul successivo, per pensare andando avanti, per andare avanti pensando.

Una volta al mese, ci troviamo a Roma o nei dintorni di Roma, per pensare camminando, per camminare pensando. Una camminata abbordabile anche per noi culi di pietra, noi che non paghiamo le rate della palestra da prima che Annibale scendesse in Italia, noi che “mi fa male la spalla”. Perché quella camminata sarà semplice e soprattutto accompagnata dal pensiero strutturato, una sorta di riflessione condivisa su un tema che ogni mese sarà diverso. Piero Vereni ci guiderà in queste camminate/pensate, a metà strada tra la terra e il cielo quindi, ma anche staccati da terra senza dimenticarcene, camminate nell’aria allora? Se l’aria, quella cosa che gli esperti chiamano atmosfera, non è solo una fascia che circonda la terra, è anche un cammino necessario per tenere la Terra unita al Cielo; allora sì: camminaria.

A chi si iscriverà a Camminaria, verrà consegnato alla fine di ogni percorso un libretto con il testo delle riflessioni sul tema proposto. Visto che l’organizzazione è laboriosa e abbiamo un numero molto limitato di persone che possiamo portare con noi in queste pensate/camminate, chiediamo ai partecipanti un contributo per coprire le spese di gestione e organizzazione (15 euro per tutti, 10 euro per chi è studente).

Iniziamo con un tema leggero, la morte. Vogliamo partire con il passo giusto e per questo, per il nostro inizio, parleremo della fine.


Per prenotazioni e informazioni scrivete a

pietro.vereni@kamicose.it

giada.giorgi@kamicose.it

alessandro.viscomi@kamicose.it

simone.cerulli@kamicose.it





martedì 18 ottobre 2022

APPELLO STRAORDINARIO MERCOLEDI 19 OTTOBRE - ANTROPOLOGIA CULTURALE SOLO PER STUDENTI PF24

 

Per chi volesse fare il test in presenza, l'aula è quella dipartimentale del primo piano della palazzina B di Lettere, via Columbia 1. Ricordo a tutti e tutte che in ogni caso il test di Antropologia culturale si tiene collegandosi alla piattaforma ClassMarker, per cui può essere sostenuto anche senza venire a Tor Vergata, cliccando sui rispettivi link qui sotto. In pratica: l'esame è formalmente in presenza, e io sarò  in aula dipartimentale dalle 10.50, ma chi vuole può fare il test a distanza, cliccando sui link qui sotto all'ora indicata.

PF24 ANNO 2021/2022 

"MODULO A"


NOME TEST SU CLASSMARKER: “Antropologia culturale Modulo A 2021-22

36 domande in 45 minuti. IL LINK PER ACCEDERE AL TEST SARÀ VALIDO dalle 11:05 alle 11:10

https://www.classmarker.com/online-test/start/?quiz=rfm618c46975f255

  NB: COME PER GLI APPELLI PRECEDENTI, IL PUNTEGGIO DI QUESTO TEST A CHE LEGGERETE SU CLASSMARKER A FINE TEST COINCIDE CON IL "VOTO" OTTENUTO. AD ESEMPIO: SE AVETE MATURATO 22 PUNTI, IL VOTO RIPORTATO SUL MIO FOGLIO EXCEL SARA' 22, CUI ANDRANNO AGGIUNTI I PUNTI OTTENUTI CON LA TESINA A PER CALCOLARE IL VOTO FINALE.

mercoledì 28 settembre 2022

ANTROPOLOGIA CULTURALE: SECONDO APPELLO SESSIONE AUTUNNALE - MERCOLEDI 28 SETTEMBRE 2022 ORE 09:00

 


ANNO 2021/2022 (QUEST’ANNO IN CORSO) Link per TEST UNICO MODULO A 2021/22

"MODULO DI BASE"

TEMPO REGOLARE

NOME TEST SU CLASSMARKER: “Antropologia culturale Modulo A 2021-22

36 domande in 45 minuti. IL LINK PER ACCEDERE AL TEST SARÀ VALIDO dalle 09:10 alle 09:15

https://www.classmarker.com/online-test/start/?quiz=rfm618c46975f255

 

martedì 27 settembre 2022

ESAME di Antropologia culturale ore 09:00 del 28 settembre 2022: TEST IN PRESENZA PER CHI VUOLE; VERBALIZZAZZIONE SOLO ONLINE PER TUTTI

 L'appello di mercoledì 28 settembre ore 09:00 sarà IN PRESENZA PER CHI VUOLE MA, TRATTANDOSI COMUNQUE DI UN TEST ONLINE, PER CHI PREFERISCE IL LINK  POTRA' ESSERE ATTIVATO DA QUALUNQUE POSIZIONE, NON SOLO DA TOR VERGATA. Io sarò presente in aula (non ricordo qualche mi hanno assegnato, lo vedrò AL MOMENTO) ma A MENO DI MOTIVI SPECIALI non c'è ragione di essere presenti a Tor Vergata dato che il test sarà, come le volte scorse, online collegandosi (SENZA bisogno di alcuna iscrizione o userid o password, si entra cliccando sul link che troverete qui sul blog) sulla piattaforma ClassMarker.

I link saranno disponibili mercoledì mattina, 28 settembre 2022, esattamente come si è fatto per gli appelli precedenti. Quindi, potete venire a fare l'esame in presenza, ma se non avete motivi speciali per venire a Tor Vergata potete fare il test ovunque siate. Questo per chi deve fare ancora il test. 

Per chi dovesse solo verbalizzareTUTTA la procedura è SOLO ONLINE, non dovete venire o andare da nessuna parte, neanche su Teams, neanche online a cercarmi nei meandri della rete. Se avete completato il percorso di valutazione (eventuali test, eventuali tesine, dipende da che esame dovete verbalizzare) e vi siete iscritti, riceverete il verbale VIA MAIL almeno DUE SETTIMANE dopo la data d'esame.

Ribadisco che io sarò fisicamente presente a Tor Vergata per tutta la durata dell'esame (orientativamente dalle 09:00 alle 10:40), ma il test è comunque online (la presenza in aula è solo facoltativa) e la verbalizzazione è parimenti online (vale a dire che la presenza è di fatto vietata se avete già concluso il vostro percorso di valutazione, avete già avuto una proposta di voto e dovete solo verbalizzare).

mercoledì 14 settembre 2022

ANTROPOLOGIA CULTURALE: PRIMO APPELLO SESSIONE AUTUNNALE - MERCOLEDI 14 SETTEMBRE 2022 ORE 09:00

 


ANNO 2021/2022 (QUEST’ANNO IN CORSO) Link per TEST UNICO MODULO A 2021/22

"MODULO DI BASE"

TEMPO REGOLARE

NOME TEST SU CLASSMARKER: “Antropologia culturale Modulo A 2021-22

36 domande in 45 minuti. IL LINK PER ACCEDERE AL TEST SARÀ VALIDO dalle 09:10 alle 09:15

https://www.classmarker.com/online-test/start/?quiz=rfm618c46975f255

 

martedì 13 settembre 2022

ESAME di Antropologia culturale ore 09:00 del 14 settembre 2022: TEST IN PRESENZA PER CHI VUOLE; VERBALIZZAZZIONE SOLO ONLINE PER TUTTI

 L'appello di mercoledì 14 settembre ore 09:00 sarà IN PRESENZA PER CHI VUOLE MA, TRATTANDOSI COMUNQUE DI UN TEST ONLINE, PER CHI PREFERISCE IL LINK  POTRA' ESSERE ATTIVATO DA QUALUNQUE POSIZIONE, NON SOLO DA TOR VERGATA. Io sarò presente in aula (non ricordo qualche mi hanno assegnato, lo vedrò AL MOMENTO) ma A MENO DI MOTIVI SPECIALI non c'è ragione di essere presenti a Tor Vergata dato che il test sarà, come le volte scorse, online collegandosi (SENZA bisogno di alcuna iscrizione o userid o password, si entra cliccando sul link che troverete qui sul blog) sulla piattaforma ClassMarker.

I link saranno disponibili mercoledì mattina, 14 settembre 2022, esattamente come si è fatto per gli appelli precedenti. Quindi, potete venire a fare l'esame in presenza, ma se non avete motivi speciali per venire a Tor Vergata potete fare il test ovunque siate. Questo per chi deve fare ancora il test. 

Per chi dovesse solo verbalizzareTUTTA la procedura è SOLO ONLINE, non dovete venire o andare da nessuna parte, neanche su Teams, neanche online a cercarmi nei meandri della rete. Se avete completato il percorso di valutazione (eventuali test, eventuali tesine, dipende da che esame dovete verbalizzare) e vi siete iscritti, riceverete il verbale VIA MAIL almeno DUE SETTIMANE dopo la data d'esame.

Ribadisco che io sarò fisicamente presente a Tor Vergata per tutta la durata dell'esame (orientativamente dalle 09:00 alle 10:40), ma il test è comunque online (la presenza in aula è solo facoltativa) e la verbalizzazione è parimenti online (vale a dire che la presenza è di fatto vietata se avete già concluso il vostro percorso di valutazione, avete già avuto una proposta di voto e dovete solo verbalizzare).

venerdì 19 agosto 2022

Piero Angela, la scienza, e le scienze sociali


 A metà degli anni Settanta vidi Uri Geller in televisione, un imbroglione che piegava i cucchiaini e faceva ripartire gli orologi abbandonati nei cassetti. Avevo una dozzina d’anni e rimasi molto colpito da questo mago, che mi pareva del tutto credibile e sincero, con quel suo sguardo e la capigliatura che lo facevano somigliare stranamente (ma questo lo avrei notato anni dopo) a qualche filosofo francese alla moda più o meno nello stesso periodo.

In quegli anni, a fine della scuola (ero alle medie) mia mamma mi dava un paio di mille lire che investivo regolarmente in libri, andandoli a comprare alla “Toletta”, uno storico reminder veneziano (nell’omonima fondamenta, tra campo San Barnaba e l’Accademia) che mi aveva indicato mio padre e dove facevo le scorte di letture estive a prezzi davvero convenienti. Scovai un mattone firmato dallo stesso Uri Geller, di cui il titolo mi pare fosse La mia storia: un’autobiografia piena di episodi “psichici”, telecinesi, letture del pensiero, premonizioni e, ci mancherebbe, manciate di cucchiaini piegati con la sola forza del pensiero.

Mi bevvi il libro con tutte le sue frottole. Ero un ragazzo semplice, cresciuto nell’entroterra veneziano in una famiglia di tradizione veneto-cattolica. Mio padre si era staccato dalla terra come fonte di sostentamento senza entrare nella sfera operaio-tecnologica di porto Marghera, diventando un piccolo imprenditore artigiano e consegnando sé stesso e la sua numerosa famiglia al crescente benessere dell’emergente “Nordest” (che ancora non si chiamava così). Eravamo una famiglia numerosa (sette figli), benestante (villa in periferia con annessa fabbrichetta artigianale) e mediamente ignorante: mio padre, ottenuto con fatica il diploma classico in un liceo cattolico, aveva mollato gli studi di economia e commercio perché non aveva tempo di studiare, impegnato com’era a far schei; mia madre si era diplomata alle magistrali sfidando l’opposizione del padre palermitano, e faceva la centralinista ai Telefoni di stato. Oltre la scuola canonica, i punti di riferimento culturali nella mia famiglia erano un onorevole dell’area cattolica, la chiesa della parrocchia e la televisione. Libri pochini: un po’ di narrativa popolare (con qualche imbarazzante assaggio di autori indigeni in faticosa via di legittimazione, come Nantas Salvalaggio) per mia madre, che comunque leggeva per hobby, qualche saggio di basso livello (io leggevo letteratura per ragazzi senza altro filtro che non il prezzo di copertina, impazzivo per una serie Mursia su “strani animali e le loro storie”, ma mi facevo andare bene anche Peter Kolosimo e la sua pseudoarcheologia) e soprattutto quel che passava la Rai come progetto educativo.

Fu così che, nella primavera 1976, con mio cugino Salvatore vedemmo su Rete 1 le cinque puntate di Indagine sulla parapsicologia presentate da Piero Angela, un giornalista forbito di cui mi piacque subito il tono pacato e il piglio tignoso di chi non si fa infinocchiare. Coadiuvato dal prestigiatore James Randi, Angela sembrava avere un conto aperto con Uri Geller, di cui si ostinava con la sua cortesia piemontese a mostrare l’inaffidabilità. Per me fu la prima apertura vera nel mondo della scienza, vale a dire della verifica (avrei imparato dopo a parlare popperianamente di falsificazione) di ipotesi ben strutturate, sottoposte al rigore del vaglio sperimentale e della coerenza logica. Poi sarebbe venuto il Dizionario filosofico di Voltaire (in questa edizione Bur, altro acquisto alla Toletta) a mettere in crisi definitiva la cosmologia cattolica dentro cui ero nato e cresciuto, ma la decostruzione angeliana di Uri Gellner fu per me una lezione fondamentale. Cresciuto in un mondo istituito dalla fede cattolica e dalla fiducia nell’autorità degli adulti, con quel programma mi affacciai timoroso sul precipizio del sospetto, sulla sistematicità del dubbio, sulla possibilità che gli altri mentissero.

Studiare scienze sociali, possiamo dire, è diventato negli ultimi cinquant’anni sempre più un addestramento a quel tipo di atteggiamento, applicato però paradossalmente alla natura stessa della scienza, invece che agli ambiti pseudoscientifici della parapsicologia e del paranormale. Il programma di Piero Angela venne ritrasmesso nel 1989 con un nuovo titolo: Indagine critica sulla parapsicologia e la novità dell’aggettivo sarebbe diventata il motivo chiave delle scienze sociali di lì in avanti. Piero Angela cioè applicava il metodo critico dalla cittadella razionale della scienza verso il mondo irrazionale e ciarlatanesco da cui era circondata, senza indentificarvisi, mentre le scienze sociali, sempre più, applicano il metodo critico alla scienza stessa, in nome di un rifiuto categorico della razionalità come strumento oggettivo. Mentre per Piero Angela l’impegno critico era l’applicazione del rigore scientifico a qualunque oggetto (e questo in gran parte è ancora l’impegno delle scienze “dure”), le scienze sociali sono diventate via via uno spazio di applicazione del pensiero magico-associativo al mondo in generale, contestando il valore di verità del metodo scientifico.

Un sintomo evidente di questa spaccatura è nell’uso del termine “potere”. Per Piero Angela (e per il pensiero scientifico classico che la sua prospettiva tipicamente incarna) Scienza e Potere sono due ambiti scollegati: se si parla di medicina, di tecnologia o di biologia, il SuperQuark di Angela si disinteressa bellamente di politica internazionale o di economia, e si concentra invece sulle “scoperte”, sulle “invenzioni”. L’unico potere che semmai può affacciarsi in questo tipo di riflessione è il potere militare associato agli armamenti, in particolare al nucleare, ma sono sempre “gli scienziati” che dialogano (anche criticamente) con “i militari” ad essere rappresentati. Altrimenti, il potere dei politici viene rappresentato come un sistema che contraddice la logica della scoperta scientifica, un sistema retorico che cerca di sviare in nome della propaganda quel che la scienza dice oggettivamente sulle differenze reali tra esseri umani.

Insomma, non c’è spazio nel mondo di Piero Angela per il pensiero estremista e paranoide come disvelamento delle vere ragioni che imporrebbero il progresso tecno-scientifico: le politiche sociali sull’immigrazione non stanno favorendo la “sostituzione etnica”; la medicina non è sotto il controllo di Big Pharma; l’innovazione tecnologica non risponde sempre e solo al sistema neo-coloniale del neoliberismo capitalista; la comunicazione elettronica non serve solo ai Poteri Forti per controllare i poveri cittadini-vittime che hanno bisogno di essere “svegliati”. Più prosaicamente, più laicamente e più pragmaticamente, nella sua concezione la Scienza è un sistema di pensiero e di azione che può essere dirottato per interessi politici o economici, ma mantiene un nucleo solido di garanzia di verità, di impegno al progresso, di ambizione al miglioramento della vita degli umani.

Questo, io credo, è il vero cordoglio degli italiani per la morte di Piero Angela. Si piange la scomparsa di uno strenuo paladino del pensiero razionale, di un solidissimo difensore della necessità che la scienza sia resa popolare non solo nei suoi contenuti (le innovazioni, le scoperte comunicate al grande pubblico) ma ancor più nell’atteggiamento, nella mentalità che Angela provava a diffondere come stile di vita comune.

Le scienze sociali (non solo e per fortuna non tanto quelle italiane) stanno smarrendo questa strada, e pur di schierarsi politicamente in modo non ambiguo dalla parte degli oppressi e dei subalterni (variamente intesi) sono disposte perfino a contestare la necessità dell’argomentazione razionale, arrivando a negare la limpidezza del metodo scientifico, spesso presentato farsescamente come strategia retorica volta a perpetuare l’oppressione che invece fingerebbero di rappresentare oggettivamente.

Questo non significa negare il fatto che le scienze sociali, in particolar modo l’antropologia, debbano fare i conti con una doppia soggettività: quella di chi realizza la ricerca e quella dell’oggetto di studio. Anzi, chiunque comprenda bene questo aspetto della disciplina sa che lottare sempre e ad ogni costo parteggiando per i più deboli annulla di fatto ogni tentativo di collocarsi sul bordo delle cose schierarsi dalla parte dell’oppresso è comunque schierarsi, che non equivale esattamente a collocarsi e basta leggere un autore come Giorgio Agamben per ammettere quanto questa ossessione per il potere stia puntando dritta alla paranoia.

Il rischio è quello di avere una scienza sociale che non faccia altro che inciampare su sé stessa, piuttosto che cercare di dire qualcosa sul mondo.

Abbiamo avuto antropologi, sociologi, pedagogisti e filosofi che sono passati per molti canali pubblici di comunicazione, tutti sempre ben intenzionati a difendere i più deboli, eppure raramente in grado di suscitare l’attenzione e l’interesse che le sintesi popolari di Piero Angela hanno sollevato. Forse perché Piero Angela era un divulgatore banalizzante e riduttivo? O forse perché le scienze sociali fanno sempre più fatica a proporsi come portatrici di una riflessione oggettiva e razionale sul reale e sulle sue cause?

Non avevo ancora vent’anni (quindi erano i primissimi anni Ottanta) quando sentii Alberto Angela in televisione raccontare che la crescita demografica del Maghreb e dell’Africa subsahariana era tale che di lì a una quindicina d’anni la pressione migratoria sul Mediterraneo si sarebbe fatta sentire, e avremmo dovuto presto farci i conti, come paese meta inevitabile di quei flussi che stavano montando. È vero che l’università italiana cominciò presto a riflettere in modo sensibile sulle migrazioni dal Sud del mondo, ma perché io non ricordo unə sociologə o unə antropologə ma un giornalista piemontese informarmi per primo su questa notizia che, oggi lo sappiamo, avrebbe trasformato le vite di tutti e tutte noi e condizionato la politica nazionale fino ad oggi?

Ecco, se le scienze sociali non proveranno a rispondere seriamente a questa domanda credo che il profondo, spontaneo e diffuso cordoglio nazionale per la scomparsa di Piero Angela dovrà suonare come un monito grave, per chi ancora crede che il sapere delle scienze sociali debba impegnarsi ad essere scientifico, e non solo presa di posizione politica ormai archiviabile come benpensante.

 

POSTILLA. Avevo pensato di scrivere queste righe mettendo mentalmente a confronto l’evidente lutto collettivo per la morte di Piero Angela sui media canonici e sui social con i sopraccigli arcuati di alcuni colleghi, concettosamente consapevoli delle limitazioni che la divulgazione scientifica comporta. Avevo ipotizzato, dentro questa comparazione mentale, che ci dovesse essere una correlazione inversa tra “estremismo epistemologico-politico” e cordoglio per la morte di Angela, ma non avevo avuto tempo di sondare empiricamente la mia ipotesi. Ci ha pensato il professor Andrea Zhok, noto proprio per le sue posizioni politiche non esattamente moderate o pragmatiche che, con un post su Facebook, ha riassunto in modo chiaro quel che io ipotizzavo molti benpensanti woke avessero pensato alla morte del giornalista: uno che propalava “il più ingenuo paradigma positivista”, occultando “tutta la complessità metodologica delle singole scienze”, al fine di spacciare “una nuova mitologia, una nuova dogmatica, una nuova verità rivelata”. Naturalmente, il valore pedagogico di chi si è impegnato a veicolare un poco di pensiero consequenziale razionale viene completamente negato, in questa lettura pretenziosa, in nome della preoccupata consapevolezza di quanto “gli ipnotizzati dagli stilemi pseudoscientifici che si sono imposti in occidente negli ultimi settant’anni” non siano neppure lontanamente in grado di comprendere il livello delle “falsificazioni di cui sono caduti vittime nel nome della ‘scienza’”. Posizioni come queste, che non si preoccupano affatto di indagare un fenomeno sociale (Piero Angela era, a tutto gli effetti, un fenomeno sociale riconoscibile e durevole) ma sono prima di tutto preoccupate di dimostrare la loro distinzione illuminata, la loro autorevole consapevolezza, sono assieme la moda e il nadir delle scienze sociali. Fin quando fare bella figura, dimostrare di saperla lunga, pontificare a metà strada tra Pinocchio e il Grillo parlante, costituirà il malcelato obiettivo della presa pubblica della parola, ben più che impegnarsi a spiegare quel che davvero conta per le persone macchiettisticamente liquidate come vittime della loro stessa ingenuità, le scienze sociali saranno condannate all’irrilevanza in cui ristagnano. Dovremmo, piuttosto, provare a capire non solo la stolida ingenuità dei divulgatori scientifici, ma anche la loro presa, l’attenzione che la loro posizione sollecita nelle “persone normali”, cosa quell’attenzione significa, e confrontarla con il silenzio tombale che troppo spesso circonda la profondità delle nostre teorie sociali. Piero Angela, con tutte le sue ingenuità e mitologie, aveva milioni di persone reali disponibili ad ascoltarlo, e noi scienziati sociali, con la nostra raffinatezza, facciamo fatica a farci leggere o ascoltare appena fuori della ristretta cerchia dei sodali di disciplina. Attribuire questo scarto all’ennesima versione del popolo bue non ci porterà da nessuna parte, se non a commiserarci ancor di più mentre lanciamo irritati moralismi francofortesi dalla nostra sempre più ristretta torre d’avorio.

sabato 16 luglio 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 14. Preparazione alla visita del Santuario del Divino Amore




In questa penultima lezione cerchiamo di costruire un quadro di senso all'interno del quale muoverci la prossima settimana, quando andremo a visitare il Santuario del Divino Amore.
Questa è una lezione preparatoria densissima di informazioni, per cui a un certo punto avete giustamente implorato pietà
I contenuti da assimilare sono davvero molti, e ruotano intorno a tre filoni, distinti ma intrecciati:

1) Roma è una città che si è resa particolarmente attraente (nel senso di "catchy": attraente capitalisticamente), grazie alla sua iper-specificità religiosa 

2) Il cattolicesimo ha avuto un ruolo centrale nella polipoiesi della città di Roma, ossia nel modo stesso in cui la città si è definita e pensata attraverso i secoli


3) La  dimensione spaziale del cattolicesimo ha cambiato forma nell'ultimo secolo, soprattutto grazie alla capacità innovatrice di Giovanni Paolo II, che ha unito alla tradizionale funzione dei rituali un nuovo modello mediatico, confermando la natura globale del Cristianesimo.


Una raccomandazione: vedete questo video almeno due volte...

venerdì 15 luglio 2022

ANTROPOLOGIA CULTURALE: TERZO E ULTIMO APPELLO SESSIONE ESTIVA - VENERDI 15 LUGLIO 2022 ORE 15:00

 


ANNO 2021/2022 (QUEST’ANNO IN CORSO) Link per TEST UNICO MODULO A 2021/22

"MODULO DI BASE"

TEMPO REGOLARE

NOME TEST SU CLASSMARKER: “Antropologia culturale Modulo A 2021-22

36 domande in 45 minuti. IL LINK PER ACCEDERE AL TEST SARÀ VALIDO dalle 15:10 alle 15:15

https://www.classmarker.com/online-test/start/?quiz=rfm618c46975f255

 

giovedì 14 luglio 2022

ESAME di Antropologia culturale ore 15:00 del 15 luglio 2022: TEST IN PRESENZA PER CHI VUOLE; VERBALIZZAZZIONE SOLO ONLINE PER TUTTI

L'appello di venerdì 15 luglio ore 15:00 sarà IN PRESENZA PER CHI VUOLE MA, TRATTANDOSI COMUNQUE DI UN TEST ONLINE, PER CHI PREFERISCE IL LINK  POTRA' ESSERE ATTIVATO DA QUALUNQUE POSIZIONE, NON SOLO DA TOR VERGATA. Io sarò presente in aula (non ricordo qualche mi hanno assegnato, lo vedrò AL MOMENTO) ma A MENO DI MOTIVI SPECIALI non c'è ragione di essere presenti a Tor Vergata dato che il test sarà, come le volte scorse, online collegandosi (SENZA bisogno di alcuna iscrizione o userid o password, si entra cliccando sul link che troverete qui sul blog) sulla piattaforma ClassMarker.

I link saranno disponibili venerdì mattina, 15 luglio 2022, esattamente come si è fatto per gli appelli precedenti. Quindi, potete venire a fare l'esame in presenza, ma se non avete motivi speciali per venire a Tor Vergata potete fare il test ovunque siate. Questo per chi deve fare ancora il test. 

Per chi dovesse solo verbalizzareTUTTA la procedura è SOLO ONLINE, non dovete venire o andare da nessuna parte, neanche su Teams, neanche online a cercarmi nei meandri della rete. Se avete completato il percorso di valutazione (eventuali test, eventuali tesine, dipende da che esame dovete verbalizzare) e vi siete iscritti, riceverete il verbale VIA MAIL almeno DUE SETTIMANE dopo la data d'esame.

Ribadisco che io sarò fisicamente presente a Tor Vergata per tutta la durata dell'esame (orientativamente dalle 15:00 alle 18:00), ma il test è comunque online (la presenza in aula è solo facoltativa) e la verbalizzazione è parimenti online (vale a dire che la presenza è di fatto vietata se avete già concluso il vostro percorso di valutazione, avete già avuto una proposta di voto e dovete solo verbalizzare).

venerdì 1 luglio 2022

ANTROPOLOGIA CULTURALE: SECONDO APPELLO SESSIONE ESTIVA - VENERDI 1 LUGLIO 2022

 



ANNO 2021/2022 (QUEST’ANNO IN CORSO) Link per TEST UNICO MODULO A 2021/22

"MODULO DI BASE"

TEMPO REGOLARE

NOME TEST SU CLASSMARKER: “Antropologia culturale Modulo A 2021-22

36 domande in 45 minuti. IL LINK PER ACCEDERE AL TEST SARÀ VALIDO dalle 09:10 alle 09:15

https://www.classmarker.com/online-test/start/?quiz=rfm618c46975f255

 

giovedì 30 giugno 2022

ESAME di Antropologia culturale 1 luglio 2022: TEST IN PRESENZA PER CHI VUOLE; VERBALIZZAZZIONE SOLO ONLINE PER TUTTI

 





L'appello di venerdì 1 luglio sarà IN PRESENZA PER CHI VUOLE MA, TRATTANDOSI COMUNQUE DI UN TEST ONLINE, PER CHI PREFERISCE IL LINK  POTRA' ESSERE ATTIVATO DA QUALUNQUE POSIZIONE, NON SOLO DA TOR VERGATA. Io sarò presente in aula (non ricordo qualche mi hanno assegnato, lo vedrò AL MOMENTO) ma A MENO DI MOTIVI SPECIALI non c'è ragione di essere presenti a Tor Vergata dato che il test sarà, come le volte scorse, online collegandosi sulla piattaforma ClassMarker.

I link saranno disponibili venerdì mattina, 1 luglio 2022, esattamente come si è fatto per gli appelli precedenti. Quindi, potete venire a fare l'esame in presenza, ma se non avete motivi speciali per venire a Tor Vergata potete fare il test ovunque siate. Questo per chi deve fare ancora il test. 

Per chi dovesse solo verbalizzareTUTTA la procedura è SOLO ONLINE, non dovete venire o andare da nessuna parte, neanche su Teams, neanche online a cercarmi nei meandri della rete. Se avete completato il percorso di valutazione (eventuali test, eventuali tesine, dipende da che esame dovete verbalizzare) e vi siete iscritti, riceverete il verbale VIA MAIL almeno DUE SETTIMANE dopo la data d'esame.

Ribadisco che io sarò fisicamente presente a Tor Vergata per tutta la durata dell'esame, ma il test è comunque online (la presenza in aula è solo facoltativa) e la verbalizzazione è parimenti online (vale a dire che la presenza è di fatto vietata se avete già concluso il vostro percorso di valutazione, avete già avuto una proposta di voto e dovete solo verbalizzare).

venerdì 10 giugno 2022

ANTROPOLOGIA CULTURALE: PRIMO APPELLO SESSIONE ESTIVA - VENERDI 10 GIUGNO 2022

 




ANNO 2021/2022 (QUEST’ANNO IN CORSO) Link per TEST UNICO MODULO A 2021/22

"MODULO DI BASE"

TEMPO REGOLARE

NOME TEST SU CLASSMARKER: “Antropologia culturale Modulo A 2021-22

36 domande in 45 minuti. IL LINK PER ACCEDERE AL TEST SARÀ VALIDO dalle 09:10 alle 09:15

https://www.classmarker.com/online-test/start/?quiz=rfm618c46975f255

 

mercoledì 8 giugno 2022

ESAME di Antropologia culturale 10 giugno 2022: TEST IN PRESENZA PER CHI VUOLE; VERBALIZZAZZIONE SOLO ONLINE PER TUTTI

 



L'appello di venerdì 10 giugno sarà IN PRESENZA PER CHI VUOLE MA, TRATTANDOSI COMUNQUE DI UN TEST ONLINE, PER CHI PREFERISCE IL LINK  POTRA' ESSERE ATTIVATO DA QUALUNQUE POSIZIONE, NON SOLO DA TOR VERGATA. Io sarò presente in aula (non ricordo qualche mi hanno assegnato, lo vedrò AL MOMENTO) ma A MENO DI MOTIVI SPECIALI non c'è ragione di essere presenti a Tor Vergata dato che il test sarà, come le volte scorse, online collegandosi sulla piattaforma ClassMarker.

I link saranno disponibili venerdì mattina, 10 giugno 2022, esattamente come si è fatto per gli appelli precedenti. Quindi, potete venire a fare l'esame in presenza, ma se non avete motivi speciali per venire a Tor Vergata potete fare il test ovunque siate. Questo per chi deve fare ancora il test. 

Per chi dovesse solo verbalizzareTUTTA la procedura è SOLO ONLINE, non dovete venire o andare da nessuna parte, neanche su Teams, neanche online a cercarmi nei meandri della rete. Se avete completato il percorso di valutazione (eventuali test, eventuali tesine, dipende da che esame dovete verbalizzare) e vi siete iscritti, riceverete il verbale VIA MAIL almeno DUE SETTIMANE dopo la data d'esame.

Ribadisco che io sarò fisicamente presente a Tor Vergata per tutta la durata dell'esame, ma il test è comunque online (la presenza in aula è solo facoltativa) e la verbalizzazione è parimenti online (vale a dire che la presenza è di fatto vietata se avete già concluso il vostro percorso di valutazione, avete già avuto una proposta di voto e dovete solo verbalizzare).

venerdì 3 giugno 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 13. Tra svolte Junghiane e Corporee


Riprendiamo in mano La Società Politica Originaria.
Nella scorsa lezione abbiamo parlato di quanto le cosgmogonie delle cosiddette società semplici - all'interno delle quali vi sono esseri umani, meta-umani e sovraumani - siano reali (e in cui ritroviamo, come già detto, in qualche modo un'idea di Stato complessa: con una polizia, un’idea di governo ecc).
Stavolta ci soffermiamo su quanto queste cosmogonie possano esprimere sé stesse solo in termine di relazioni, e non di causa/effetto. Il tropo per eccellenza che analizza le cose in termini di relazioni è la metafora. Anche il pensiero strutturalista ci dice in qualche modo quanto sia impossibile estrarre un essere dal suo sistema di relazioni e analizzarlo atomicamente.
Questo discorso ci porta di nuovo molto vicino a quel sistema di pensiero espresso appunto dalle metafore, che abbiamo analizzato all’inizio del corso (tout se tient, ndr), e ci fa riflettere rispetto all’esistenza o meno di universali di significato, selezionati e vincolati evolutivamente nella nostra specie.

In questo senso, la svolta corporea e la  svolta junghiana sono la stessa cosa.


Ma come funziona la creazione di questi esseri meta-umani? 

È il pensiero umano a creare una categoria e un modello per quella categoria (Uiversità, Giustizia, Futuro). Quel modello servirà allora a creare la creatura meta-umana. E la creatura meta-umana è la verità empirica della categoria. Il Signore dei Cervi come meta-persona esiste per poter rendere veri, "creandoli", tutti i cervi e via discorrendo.
Ci siamo poi soffermati a comprendere quanto questa differenziazione categoriale sia ancora presente in molte delle cose del mondo che generano in noi senso di appartenenza. Si pensi alla politica, alla religione, ma anche al gioco del calcio, che produce una nettissima divisione categoriale Noi/Loro.
Per un approfondimento sul ruolo chiave dell'analogia e del pensiero metaforico nell'umano, vi consiglio questo mirabolante volume di Hofstadter e Sander. 

mercoledì 1 giugno 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 12. La società politica originaria (da "Il potere dei Re")


Dodicesima lezione di antropologia delle religioni: ci dirigiamo velocemente verso la fine. Questa volta analizziamo quanto la divisione religione - politica sia un'idea squisitamente occidentale.

In La società politica originaria (Tratto da Il potere dei Re) troviamo un Marshall Sahlins dal pensiero pienamente maturo fare i conti con la politica e la sua presunta razionalità.





Il titolo originale dell'opera completa è On Kings, "sui re", per l'appunto -  scritta insieme all'ex allievo David Graeber.
Il fil rouge che lega i saggi è l'esistenza universale della figura dei re come concetto all'interno dei modi in cui si struttura la vita associata umana. 





Sahlins ci mostra quanto  gli esseri umani sappiano di non essere né completamente in balia, né totalmente in carica rispetto alla responsabilità di sé stessi.
La religione-politica è esattamente questa riflessione  su chi è in carica, da chi dipende la complessità della vita e cosa bisogna fare durante la vita stessa. 

Siamo stati abituati a pensare alle cosiddette società semplici come a società con una strutturazione del potere estremamente lasca o non definita; Sahlins rimette mano a quanto affermato dall'antropologia negli ultimi decenni (ivi compresa la sua antropologia) e ci dice questo: anche nelle popolazioni orizzontali c’è una concezione nettissima del potere e le persone rispettano delle norme. Anche nelle società semplici esistono uno stato, un governo e una polizia.  Solo che questi centri del potere sono detenuti non da essere umani come noi, quanto da altri tipi di persone, sovrumane o meta-umane. 
Per esempio, gli inuit si caratterizzano per povertà di struttura sociale e assenza di governo centrale. Ma al contempo si considerano parte di un sistema cosmico più ampio. L’autorità, assente nella loro società, è ben presente e attiva nella loro cosmologia.

In La società politica originaria Marshall Sahlins arriva dunque a due fondamentali conclusioni:

  1. Non esistono società semplici, ma solo società più o meno incastrate in cosmologie, sistemi gerarchici in cui il potere è demandato da entità sovrumane o meta-umane;

  2. Noi occidentali, abituati a mantenere separati politica e religione, fatichiamo a comprendere che per queste società la forma del mondo e il suo controllo è deputata a quello che noi chiamiamo religione. In altre parole, in queste società la separazione politica-religione non è mai avvenuta. 

Per un approfondimento sulle conseguenze che il concetto di secolarizzazione ha portato nelle nostre società considerando che la separazione politica-religione è meramente prospettica, vi rimando al video con la lezione completa.


martedì 24 maggio 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 11. Franz de Waal, "Il Bonobo e l'Ateo"



"Il bonobo e l'ateo" è scritto contro gli evoluzionismi e i degenerazionismi morali.  

Secondo De Waal (e io condivido), Non siamo sulle soglie di un progresso razionale, dell’uscita definitiva dalla selva dell’orrore religioso, come vorrebbero gli atei militanti, né le vittime di un crollo morale dovuto alla perdita di Dio, come vogliono invece gli atei devoti. Un quadro di Jeronimous Bosch regge nei vari capitoli il discorso che de Waal intende affrontare: incarna bene il suo voler essere una prospettiva, quel che il mondo avrebbe potuto essere se gli uomini fossero rimasti sulla soglia della coscienza di sé. 




"Trittico", Jeronimous Bosch

Il seme di questa moralità animale è l'Empatia.
Gli animali sono in gradi di provare EMPATIA e prendersi cura di chi è sconfitto. Di questo sono capaci non solo i mammiferi, ma anche gli uccelli.
 



La capacità empatica sembra essere garantita dal ruolo dell’ossitocina, che è fortemente coinvolta nelle cure parentali animali come in quelle umane:





 

Questo legame ci induce a prestare attenzione al ruolo specifico che le femmine hanno nei gruppi di bonobo (pag 15). La scoperta del bonobo come specie nel 1929 ha attirato l’attenzione per la loro sensibilità e intelligenza, oltre che per le loro pratiche sessuali, utili strumento di risoluzione dei conflitti e rinsaldamento dei legami all’interno dei gruppi.

Si può quindi osservare a pag. 20 come ci sia un contrasto tra scimpanzè, patrilinei e inclini alla violenza (POLITICA libro de Wall sul potere) e bonobo, matrilinei, anche matriarcali e poco inclini al conflitto. 

Perchè mostrarci queste differenze? Per evitare di incappare nell'orrore di guardare agli uni o agli altri come ai nostri possibili antenati o possibili alter ego.
La questione è leggermente diversa e rimanda ad antenati coevi


A ogni modo, il nodo centrale è il seguente:

la moralità degli umani come capacità di provare senso della COMPASSIONE e dell’EQUITÀ deriva dalla nostra natura ANIMALE (per il fatto di essere mammiferi, tutti in grado di prendersi cura della prole e tutti rilasciatori di ossitocina, che consente l’empatia.  

In altre parole, la morale non è né in un soggetto fondatore esterno (Dio o altri esseri sovrumani) la cui morte porterebbe alla perdita di qualunque senso, né nella nostra ragione superiore, in grado di razionalizzare le pratiche vantaggiose per sé o per il proprio gruppo. 






Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare su cosa significano egoismo e altruismo veramente e su quanto sia infondata la teoria secondo la quale l'essere umano è naturalmente egoista e l'altruismo rappresenti solo una patina dell'agire umano. Ma questo, se volete approfondirlo, lo avete nel video della lezione (e nel libro di De Waal).