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martedì 3 maggio 2022

Antropologia culturale 2021/2022 Mod B lezione 08. La religione come sistema culturale parte 3 - Il Rito (è vero veramente)

 



La scorsa lezione ci siamo lasciati parlando della peculiarità della prospettiva religiosa, differenziandola da quella del senso comune e da quella estetica. 

Questa prospettiva religiosa è resa possibile grazie ad una relazione fondata sul riconoscimento di  un autorità che suona più o meno così: “Io ti riconosco un’autorità perché tu dai un senso al mio mondo”.

Colui che vuole sapere deve prima credere, è il motto della religione, e vedremo più tardi con Daniel Kahneman quanto questo sia vero. 

L’azione religiosa impregna di autorità persuasiva i simboli che utilizza (e questo ci porta inevitabilmente al rituale), producendo una fusione di Ethos e Cosmos. Quello che ci interessa spremere fuori da questa parte del saggio è quanto le pratiche rituali riproducano stati emotivi e rappresentazioni che sono reali – non solo interagiscono con la realtà, sono la realtà stessa.

Il complesso Rangda-Barong a Bali è stato ampiamente etnografato e Geertz ce ne parla senza descriverlo. 

In quella che è una vera e propria lotta tra Rangda (il male, semplificando) e Barong, (il bene, sempre semplificando), gli spettatori sono parte integrante dello spettacolo: si tratta  di vere e proprie rappresentazioni collettive, in cui non c’è una divisione netta tra spettatori e attori. Parte della popolazione cade in trance , ma anche quelli che non cadono in trance sono in qualche modo attivi nella rappresentazione, poiché devono interagire con coloro che sono posseduti ed evitare situazioni spiacevoli.

Durante il rituale gli spettatori/attori – l’intera popolazione, dunque, è nell’ordine: terrorizzata, coraggiosa, scherzosa, furibonda, tenace, impavida e via discorrendo.

Per mezzo del rito , la religione crea il modello di e il modello per della prospettiva religiosa – Il modello della paura e il modello di come affrontarla, nel caso del complesso  Rangda Barong.
Questo modello non è rappresentanto, è INCARNATO. 

I modelli di e i modelli per non restano però chiusi all’interno della dimensione religiosa: tramite rappresentazioni e simboli il rito CREA dei modi di agire che invadono il senso comune, ognuno con una forma specifica, del tutto riconoscibile. L’etica del self-made man protestante è ben diversa dal fatalismo o dal senso di deresponsabilizzazione tipici  della prospettiva culturale di cui sono imbevute altre tradizioni religiose.

Ultimo, ma davvero non meno rilevante, vediamo QUI il video di un Ted Talk di Daniel Kahneman che ci mostra quanto questa disposizione a CREDERE prima che ad ANALIZZARE RAZIONALMENTE qualcosa travalichi il religioso e si estenda a praticamente tutte le dimensioni dell’agire umano.