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martedì 24 novembre 2009

E io che pensavo che due guerre mondiali, la Shoa e la decolonizzazione c'entrassero qualcosa con la perdita di centralità dell'Occidente!

Invece, sto scrivendo un pezzo su come "la rete" ha trattato la morte di Claude Lévi-Strauss per cui mi trovo a leggere diversi post e qualche necrologio. Evito quelli pubblicati sui giornali (ci pensa già una collega a recensire quelli) ma il capolavoro di Lucetta Scaraffia, brillante storica della Sapienza, pubblicato sull'Osservatore Romano il 5 novembre scorso non può passare inosservato.
Commentando l'opera forse più famosa di Lévi-Strauss, quella che gli ha dato fama di grande scrittore, vale a dire Tristi tropici, pubblicata nel 1955, dice infatti Scaraffia (se volete, leggete anche il resto):
Grazie a questo libro, infatti, il mondo occidentale non è più la norma assoluta, ma solo una maniera fra le altre di percepire il mondo o di entrare in contatto con esso.
Si capisce poi dal senso del necrologio che "grazie a questo libro" è un eufemismo cortese al posto di "per colpa di questo libro". Devo ammettere che una tale fiducia nella forza distruttrice della scrittura umana mi pare eccessiva. L'autrice dice che l'Occidente (qualunque cosa significhi questo termine) non è più la norma assoluta, vale a dire il riferimento di tutto il mondo, il punto a cui avrebbe dovuto tendere l'umanità in quanto tale, e non solo quella parte che geograficamente vi appartiene, a causa di un libro di malinconiche memorie di un filosofo francese con l'allergia per i viaggi ma costretto a qualche anno di esilio sud- e nord-americano per via delle sue origini ebraiche che lo esponevano al rischio della morte se fosse rimasto in Francia.
Quindi, si badi bene, l'OCCIDENTE (e scriviamolo tutto maiuscolo, come merita, no?) ha perso il suo sex appeal non perché c'era una banda di pazzi nazisti (con buona parte dell'Occidente dietro) che voleva sterminare gli ebrei e i diversi, producendo quindi nei sopravvissuti orrore per quell'immagine monolitica dell'OCCIDENTE, ma perché un ebreo in fuga dai nazisti si era preso la briga di studiare come vivevano alcune sparute e inermi popolazioni indigene brasiliane.
L'OCCIDENTE è stato ferito a morte non dal delirio delle guerre nazionaliste, dalle dittature, dalla brutalità feroce del colonialismo cristiano, ma dalle miti considerazioni scettiche di un professorino francese che amava l'arte e raccontava (stupito lui per primo) di strane pratiche culturali.
L'OCCIDENTE, ovviamente, non è morto perché si è suicidato impiccandosi all'illusione fallimentare di essere la norma assoluta, trascinandosi dietro le macerie della sua protervia violenta che pretendeva di assimiliare tutto il mondo assoggettandolo al suo sistema di valori, ma è stato invece brutalmente assassinato da un libro, da pagine tristi, appunto, scritte da  un uomo schivo e un po' snob, come molti suoi connazionali.
Peccato, non ce ne eravamo accorti. Provvederemo ovviamente a rimuovere un tale pericolo pubblico dalle nostre biblioteche, soprattutto quelle rivolte alla nostra sana gioventù in formazione.
In attesa della clonazione del defunto OCCIDENTE, si intende...

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