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martedì 4 novembre 2008

Mercato delle vacche


Ha scritto ieri, sul Corriere della Sera, il solito utilissimo Francesco Giavazzi:
Il problema più urgente è la pioggia di concorsi universitari già banditi: un totale di 4-5 mila posti che, tranni casi rari, non apriranno le porte delle università ai giovani, ma promuoveranno docenti e ricercatori che già lavorano nell'università e spesso vi sono entrati senza alcun vaglio (...) Inoltre, nel caso dei 1.800 posti di professore, i vincitori non saranno 1.800, ma 3.600. Infatti le commissioni nominano 1.800 professori per i quali il posto non c'è!

Visto che chi non frequenta i concorsi e non è interno all'università difficilmente può sapere a cosa si riferisce il professor Giavazzi, credo sia il caso di chiarire le cose per gli esterni, dato che l'informazione è un bene tanto prezioso. Da circa un quindicennio gli Atenei possono bandire concorsi per il personale docente in autonomia. Non c'è quindi un concorso nazionale ma ogni ateneo chiama i posti che gli servono. Per diversi anni i posti da professore sono stati banditi in forma curiosa: io, Ateneo, ho bisogno di un posto poniamo di associato, che mi serve per "promuovere" il mio ricercatore che è ricercatore da tanti anni e che poverino è ora che faccia uno scatto di carriera (non importa se ha i titoli e le pubblicazioni, spesso il criterio è stato l'anzianità o la protezione clientelare). Bene, la commissione è composta da un "membro interno" nominato dalla Facoltà presso cui si bandisce il concorso, e da un numero (variabile a seconda del tipo di concorso, da ricercatore, associato o ordinario) di membri eletti democraticamente tra tutti gli eleggibili indicati sul sito del Ministero. Ovviamente il "membro interno" sa chi è il candidato che dovrebbe vincere il posto in quella sede e normalmente lo sa anche tutta la Facoltà, che può infatti predisporre (nel testo del bando) un "profilo" del tipo di docente che gli serve. Così, se il candidato che si vuole che vinca il concorso ha pubblicato qualcosa su "pippologia applicata e teorica" e conosce molto bene l'esperanto, nel profilo accluso nel bando si specificherà che la Facoltà ha bisogno di un docente esperto di pippologia che parli bene l'esperanto, perché è esattamente questo che può servire al bene della Facoltà.

Fin qui, tutto abbastanza semplice. Ma la vera raffinatezza si raggiunge con il sistema delle "idoneità", il vero meccanismo che consente le alleanze tra Atenei di gestire il mercato delle vacche. Per ogni posto che viene effettivamente bandito (per ogni posto per cui si apre una partita stipendiale presso l'Ateneo che lo ha bandito) fino a quattro anni fa era possibile indicare TRE "idonei". In pratica, la commissione indicava tre nomi che avevano meritato l'idoneità a quel posto, tra cui la Facoltà "liberamente" ne "sceglieva" uno, guarda caso conforme al "profilo" previsto dal bando. Il bando cioè specificava che i candicati non venivano giudicati dalla Commissione in base al profilo, dato che la Commissione giudicava insindacabilmente sui titoli, sulle pubblicazioni e sulla prova d'esame (quando prevista, cioè per i concorsi da ricercatore e associato), e spettava alla Facoltà chiamare tra i tre "idonei" quello con il curriculum più consono al profilo richiesto dalla Facoltà. Visto che nella terna di idonei, com'è, come non è, capitava sempre un candidato (guarda caso già dipendente di quell'univesità) che corrispondeva al profilo, la Facoltà lo chiamava di buon grado.

E gli altri due idonei, ciccia?

No, calma. Il punto è tutto qui. Torniamo alla Commissione. Come ho spiegato, solo un membro è nominato dalla Facoltà che bandisce il concorso, mentre gli altri sono eletti. Per essere eletti bisogna ovviamente prendere i voti dei colleghi, e per prenderli bisogna fare campagna elettorale. Il gioco è questo: il membro interno inizia a fare un giro di telefonate per verificare chi si sia candidato a quel concorso. Chiama i colleghi cui fanno riferimento alcuni candicati e inizia la trattativa: io voglio far passare Tizio, il mio candidato, e non ho problemi a far passare Caio, il tuo candidato. Perché non mettiamo assieme il mio voto, il tuo, e quelli delle nostre rispettive cordate per eleggere il Commisario Tal dei Tali che sarà favorevole al mio Tizio e al tuo Caio? Per chiarire, le "cordate" sono le diverse "scuole", per cui un professore ordinario chiama gli associati e i ricercatori cui ha fatto vincere il concorso e dice loro: a questa tornata votate per il Tale dei Tali, in modo che il nostro candidato Tizio possa vincere il concorso. Stesso discorso per l'altro candidato, Sempronio. Il suo professore di riferimento, il Tal Altro, viene contattato dal membro interno, con lo stesso discorso: io, il Tale (che ho già contattato ed è d'accordo) e tu, Tal Altro, abbiamo tutti e tre dei candidati in questo concorso. Se uniamo le forze, possiamo far assegnare l'idoneità ai nostri tre candidati. Poi, la mia Facoltà chiamerà subito il mio, perché il posto è bandito nella mia Facoltà e il profilo corrisponde. Ma con un po' di calma e un po' di trattativa politica (le idoneità sono valide tre anni) anche voi due riuscirete a convincere i presidi delle vostre facoltà (di altri Atenei, non dimentichiamo) a chiamare i vostri idonei, tanto tutti ne hanno da guadagnare. Infatti un preside si vede avvicinare dal Tal Altro che gli dice: guarda, il ricercatore Sempronio della Nostra Università ha vinto l'idoneità al concorso bandito dall'Altra Università. Ora, un ricercatore ti costa Tot, e se lo chiamiamo come associato ci costa un Tot+50 percento. Ma tu, Preside, dove cavolo li troveresti i soldi per bandire una partita stipendiale ex novo da associato su questo settore? Meglio che fai un piccolo sforzo e chiami Sempronio, che così si trova di fatto "promosso" da ricercatore ad associato. La nostra Facoltà così avrà un associato in più, senza nemmeno correre il rischio di bandire un concorso che Sempronio avrebbe potuto anche perdere.

Così, con il sistema delle idoneità e l'incrocio di alleanze, per molti anni si sono banditi x posti ma si sono poi piazzati 3x candidati, intasando le facoltà spesso di personale non esattamente alla massima altezza delle qualificazioni.

Sia chiaro: NON C'E' NULLA DI ILLEGALE IN TUTTO QUESTO. E' pura democrazia rappresentativa. Ma il risultato è stato per molti anni che vincevano i concorsi non i candidati più capaci, ma quelli agganciati alle cordate più dinamiche, più in grado di sfruttare alleanze incrociate.

Letizia Moratti, consapevole di questo sconcio, aveva abolito il sistema delle idoneità quando era ministro dell'Università e per qualche anno ci sono stati "strani" concorsi in cui c'era un posto solo, senza idoneità "aggiunte", vale a dire molto meno appetibili per le cordate incrociate (vuoi che faccio passare il tuo candidato, ma io cosa ci ricavo in cambio?).

La legge 244 del 24 dicembre 2007, vale a dire la "FINANZIARIA 2008", con uno strano emendamento (chiedetevi chi l'ha fatto passare, e perché) ha reintrodotto il sistema delle idoneità fino al 30 giugno 2008, riducendole a due. Vale a dire che le Facoltà si sono letteralmente buttate a pesce per bandire l'ultima tornata concorsuale con il sistema delle idoneità, che garantisce il mercato delle vacche e lo scambio dei voti sui condidati. E' a questo che si riferisce il professor Giavazzi quando dice che "le commissioni nominano 1.800 professori per i quali il posto non c'è!". Dato che siamo in epoca di ristrettezze, e che un nuovo posto viene bandito se altri cinque vanno in pensione, significa che, a parte i 1.800 che vinceranno, gli altri 1.800 "idonei" prenoteranno tutti i posti da associato e ordinario sicuramente per i prossimi tre anni, ma io sono sicuro che, dato che tre anni non saranno sufficienti per mandare in cattedra tutti gli "idonei", la CRUI o qualche altro organismo di pezzi grossi dell'Università chiederà una proroga della validità delle idoneità, per cui i posti saranno prenotati per i prossimi cinque anni minimo. In barba al merito. Perché chi non ha cordate di riferimento, chi ha vinto il concorso da ricercatore in condizioni "strane" (perché la commissione non è riuscita a trovare un accordo preventivo sui vincitori o perché, per diversi motivi, la commissione è stata eletta senza cordate) non ha alcuna speranza di vincere uno dei prossimo 1.800 concorsi, non importa un fico secco quali siano le sue credenziali.

La ministra Gelmini potrebbe semplicemente diramare una circolare e dire che i concorsi banditi non avranno idoneità e le Facoltà non dovranno chiamare in base ai "profili". Con questo semplice gesto molte delle cordate che si stanno organizzando non avrebbero più ragione d'essere, o si troverebbero di molto complicato il raggiungimento dei loro obiettivi, dato che se vengono cancellate le idoneità, l'unico modo per accordarsi è scambiarsi i commissiari compiacenti su DUE concorsi (io vengo a promuovere il tuo in quel concorso, tu vieni al mio in quell'altro) ma per fare questo ci vogliono cordate molto corpose, dato che le commissioni da eleggere sono due, vale a dire il doppio dei voti.

Morale della favola: per dare dignità all'università italiana basterebbero poche azioni mirate. E basterebbe cominciare a chiedersi seriamente non solo cosa vuole fare la ministra Gelmini, ma anche chi ha pensato bene di reintrodurre il principio delle idoneità nell'ultima finanziaria votata dal Governo Prodi, e per quali fini è stato rimesso in piedi un meccanismo così smaccatamente clientelare.


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