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lunedì 9 luglio 2007

Non può essere un poeta

Ci sto pensando da qualche giorno (da quando l’ho scoperto, in verità, e cioè dal 30 giugno scorso) e il pensiero mi è tornato pressante quando Vale ha postato la traduzione di Forgetfulness sul suo blog (un buon blog sul versante intimista / diario, ma posta poco per diventare un’abitudine per noi leggerla). Mi è rimbalzato, il pensiero, perché ho scaricato diversi mp3 in cui Billy Collins legge le sue poesie.
Nella versione che ho scaricato io, Forgetfulness viene letta da Collins durante un workshop di poesia, e la gente che lo ascolta RIDE, ride di cuore mentre lui racconta la dimenticanza.

Anch’io, come Vale, non avevo misurato esattemente il peso dell’ironia in questo testo. Ma sentendo la lettura fatta da Collins davanti a un pubblico americano, e sentendo la sua (del pubblico) reazione, mi sono convinto che

Billy Collins (BC) non è un poeta secondo gli standard probabilmente europei, sicuramente italiani (Poeta Europeo/Italiano, PE/I).


Le motivazioni sono diverse:

1. Si capisce di cosa parla. Diversamente dal PE/I, BC non usa particolari neologismi, ellissi, e tutta la retorica comune del poeta. Le sue scelte lessicali sono piane, la sua strutturazione sintattica segue lo standard della lingua inglese parlata (Soggetto-Oggetto-Verbo). Un PE/I si inerpica sul linguaggio come uno scalatore sull’Everest, ne fa una questione di principio, si sente perennemente sotto sfida e per questo spesso schiaffeggia con il guanto e il linguaggio, e chi lo legge. BC sembra lasciarsi andare dentro il linguaggio con la consuetudine di chi sta a casa sua, non a casa del nemico o nel tempio di una divinità imperiosa da rabbonire. Corollario del punto 1 è la paradossale facilità con cui BC può essere tradotto. In traduzione, il rischio più comune per un professionista uso alla tradizione dei PE/I è quello di complicare senza ragione il testo originale, di forzare certe scelte lessicali, di imporre insomma gli stilemi del PE/I sul testo di BC, sentito “troppo poco poetico” e quindi meritevole di un miglioramento. Il rischio insomma è quello che di solito accompagna la traduzione di testi scientifici: il traduttore che si mette a fare l’editor.

2. Parla ai lettori. Diversamente dal PE/I, quando leggiamo una poesia di BC non ci pare di andare a frugare dentro il cassetto di uno sconosciuto, ma abbiamo l’impressione che quella poesia sia rivolta a noi. Mentre cioè il PE/I parla sostanzialmente a se stesso, ed eventualmente concede a noi l’ascolto di questa sua autocomunicazione, BC comunica direttamente ai suoi lettori/ascoltatori. Sembra preoccupato che la sua comunicazione vada a buon fine, caratteristica che lo rende del tutto peculiare rispetto al PE/I, che ha come fine evidente l’espressione, non la comunicazione. Mentre cioè il PE/I scrive sotto la pressione della seguente domanda: “io,cosa sento?”, BC prova a rispondere a quest’altra con le sue poesie: “Come posso raccontare quel che sento?”

3. È ironico e riflessivo. Il tipico PE/I ha un’enorme capacità di introspezione rispetto ai suoi stati umorali; è in grado di entrare nelle logiche del Mondo come un coltello caldo in un panetto di burro, ma sembra del tutto cieco rispetto alla retorica della propria produzione (ok, qui esistono eccezioni anche per il PE/I, ma raramente di tratta dei nomi che vanno per la maggiore, e se un PE/I fa ridere, è più facile che finisca a Zelig che su qualche rivista specializzatqa), come se lo spazio dell’espressione poetica fosse l’unico in cui il PE/I non riesce ad applicare il suo straordinario acume analitico. BC, invece, smonta costantemente con le sue poesie la concezione standard di poesia. E, grazie ai punti uno e due, lo fa senza cadere nella gratuita cripticità, ma mantenendo un contatto con il linguaggio della vita quotidiana e con i suoi lettori. Il PE/I, invece, quanto più intende scardinare la retorica della poesia (quanto più, cioè, è riflessivo rispetto al suo lavoro) tanto più fa pagare questa sua consapevolezza in termine di comprensione e comunicazione.

Ci sono probabilmente altri motivi, ma mi pare i principali siano questi. I motivi per cui BC mi piace, e molti PE/I mi danno sui nervi.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Leggendo la tua analisi mi sono tornate alla mente le parole di un autore che ha fatto della chiarezza e della trasparenza la sua ragione di vita: Primo Levi. Pochi sanno che oltre che un grande scrittore è stato anche un poeta apprezzabile.
Lui, che qualificava come una malattia il suo bisogno di scrivere poesie, la pensava così: "(...)a mio parere non si dovrebbe scrivere in modo oscuro, perchè uno scritto ha tanto più valore, e tanta più speranza di diffuzione e di perennità, quanto meglio viene compreso e quanto meno si presta ad interpretazioni equivoche (...) Ma l'urlo è un ricorso estremo, utile per l'individuo, come le lacrime, inetto e rozzo se inteso come linguaggio, poichè tale, per definizione, non è: l'inarticolato non è articolato, il rumore non è suono. Per questo motivo mi sento sazio delle lodi tributate a testi che (cito a caso) "suonano al limite dell'ineffabile, del non esistente, del mugolio animale". Sono stanco di "densi impasti magmatici", di "rifiuti semantici" e di innovazioni stantie. La pagine bianche sono bianche, ed è meglio chiamarle bianche; se il re è nudo, è onesto dire che è nudo."

Annamaria

Lee Holloway ha detto...

Grazie per avermi menzionata (!). Sottoscrivo in pieno quanto hai postato e ti dirò anche che in realtà avevo trovato la poesia molto ironica e gustosa. Forse proprio per questo t'avevo ringraziato: spazzava via un po' di nero da insonnia. Hai mai letto "Un'arte" della Bishop? Ecco, è la stessa bella leggerezza...

Anonimo ha detto...

PS: giuro che io e Vale abitiamo a 600 km di distanza e non ci mettiamo d'accordo su quando commentare i tuoi post... siamo malate/simbiotiche di natura! :-)

Annamaria

Piero Vereni ha detto...

Grazie Annamaria della citazione da Primo Levi, che non conoscevo ma che ovviamente mi trovo a condividere in profondità. Il tutto fa parte di una riflessione che inizio a elaborare sul ruolo dell'arte e del bello, e del rapporto tra arte e bello in un mondo che si sta estetizzando sempre più in tutto tranne - pare - nell'arte.
Vale, perché non mi mandi un link della Bishop invece di solleticarmi l'appetito e basta?

Lee Holloway ha detto...

Scoccia parecchio, mi tocca mandarti un link ad una traduzione che non mi piace affatto, ma la mia preferita non la trovo... pazienza.

Buona giornata!

Lee Holloway ha detto...

Che fine hai fatto? Come stai? Hai letto la Bishop? Se in vacanza? Uff... fatti vivo!