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domenica 15 ottobre 2017

Antropologia culturale #05

 12 10 2017. Tema introduttivo di questa quinta lezione: Quanto TEMPO ci vuole perché una pratica diventi TRADIZIONALE dentro una cultura? Esempio della pasta al pomodoro nel libro Il cuoco galante. Esempio della nduja nella cultura culinaria calabrese; esempio del in Inghilterra.
Assieme a E. Howsbawm e T. Ranger abbiamo discusso di Invenzione della tradizione, cioè del fatto che quel che sono spesso spacciate come antichissime pratiche culturali che in realtà hanno una storia o recente oppure spuria rispetto alla cultura che le sbandiera come proprio patrimonio. Un'altra parola che abbiamo discusso criticamente è stata quella di RADICI. Una metafora botanica, come quella di AUTOCTONIA, che implica una generazione della cultura direttamente dal luogo dove si pratica, un’idea che l’antropologia recente tende a contestare.
Il punto con cui chiudere questa sezione dedicata alla cultura in quanto CONDIVISA è l’insistenza sulla natura spuria, cangiante e sempre “bastarda” di quel sapere che il nostro sistema politico-educativo invece tende a presentarci come puro e auto-generato.
A questo punto ci siamo spostati sulla terza dimensione della cultura, e cioè il fatto che

LA CULTURA È SIMBOLICA
Questa parte della lezione si è svolta attorno al tentativo di rendere comprensibile una affermazione di MAX WEBER alquanto misteriosa (e citata nel saggio di Clifford Geertz che leggeremo la prossima lezione):
l'uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto.
Cosa significa questa frase, cosa voleva dirci Weber parlando in questo modo della natura simbolica della cultura?
Per comprendere questo abbiamo mischiato un po’ di LINGUISTICA (soprattutto la definizione di SEGNO data da F. De Saussure, ma confesso che una mia fonte principale per questi temi è sempre stata la SEMIOTICA, soprattutto nella versione di Umberto Eco, che io ho appreso soprattutto per la sua attenzione a fenomeni di comunicazione che non sono fenomeni di carattere linguistico) e di ERMENEUTICA, soprattutto con le riflessioni del cosiddetto “secondo Wittgenestein”, quello delle Ricerche filosofiche).
Abbiamo quindi lavorato sull’ARBITRARIETÀ della relazione tra SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO. Dopo aver definito il significante come “supporto materiale del segno”, ci siamo lungamente soffermati sulla teoria del significato, contrapponendo una TEORIA REFERENZIALE del significato a una TEORIA DELL’USO del significato. Questa contrapposizione ci ha indotto a parlare del significato come USO PUBBLICO di un segno, non come un legame tra quel segno e qualche forma “reale” di “realtà”.
Ascoltate bene questa parte che non ho tempo di sintetizzare qui e cercate di rispondere a questa domanda:

Q1 Selezionate un segno NON linguistico e fatene un’analisi in termini culturali, vale a dire descrivete il suo significante e analizzate il suo significato (come RETE di segni, ovviamente)

217 commenti:

1 – 200 di 217   Nuovi›   Più recenti»
Davide Di Buono ha detto...
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Davide Di Buono ha detto...


Per prima cosa dobbiamo considerare che, secondo la teoria dell'uso, un segno viene pensato come insito nel contesto in cui è inserito e che il significato è condiviso e pubblico. Facciamo un esempio. Ci troviamo in una radura nella parte settentrionale della Norvegia. La zona è totalmente disabitata ma c'è un paese con poche case dove alloggiamo. Ad un certo punto vediamo in lontananza del fumo ad intermittenza. In quel determinato contesto, che ha una rete di significati diversa da quella a cui siamo sottoposti nelle nostre città, quel fumo può indicare una richiesta d'aiuto (significato).Il fumo in senso prettamente fisico sarà il singificante. Proprio perchè noi siamo abituati ad un'altra rete di segni (nelle nostra vita quotidiana) chiameremo quel segno "incendio" mentre gli abitanti del luogo chiameranno lo stesso segno "richiesta di aiuto".
E' grazie alla rete di segni del luogo che gli abitanti possono dare quel determinato significato a quel segno, ogni cultura costruisce la propria rete ed è la rete allo stesso tempo.

Chiara Dell'Erba ha detto...

Esistono non solo segni linguistici ma anche segni che sono simboli e che ci circondano. Un esempio di simbolo è la bandiera di una qualsivoglia nazione: il significante non è altro che un pezzo di stoffa che può essere decorato con strisce, stelle, stemmi, può essere di diversi colori ecc. Tuttavia la bandiera nel suo significato è molto di più: ad esempio può voler dire appartenenza, patriottismo in alcuni casi e in altri nazionalismo, può voler dire orgoglio, condivisione... tutti sentimenti che hanno poco a che vedere con il pezzo di stoffa in sé. Questo simbolo ha una tale importanza che è stato anche istituito un reato,il vilipendio, che mira a punire chi compia atti oltraggiosi nei confronti della bandiera nazionale.

Ciro Impinto ha detto...
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Ciro Impinto ha detto...

Q.1) Prendiamo come esempio un bambino italiano e un bambino giapponese. Il primo, a pranzo, mangia del polpettone preparato dalla mamma, solo che non riesce a finirlo tutto. Per gioco (e anche un po’ per noia) infilza il coltello in verticale sul polpettone, come per dire “mamma, sono sazio!” L’azione compiuta dal bambino italiano non verrà mai replicata dal bambino giapponese, in una situazione analoga, perché nella sua cultura, infilzare un cibo con una posata (o una bacchetta) equivale al simbolo della morte, perché il gesto ricorda l’incenso che accendono i giapponesi durante le cerimonie funebri. Quindi, tirando le somme, questo segno condivide lo stesso significante in entrambe le culture, ossia una posata infilzata in un alimento, mentre il significato, ossia il messaggio dietro questo gesto, è completamente diverso. Infatti, da una parte il bambino è sazio, dall’altra il bambino percepisce questo gesto come qualcosa di assolutamente negativo e, quindi, per dire che è sazio si limita a mettere le posate sopra al piatto senza infilzare niente.
In sostanza, possiamo dire che ogni cultura costruisce una propria rete di segni e che il ruolo dell’antropologia culturale è quello di ricostruire queste reti di segni.

Il GuruX ha detto...

Nel mondo in cui viviamo siamo completamente immersi in una rete di segni non linguistici, basti pensare a quando ci si mette alla guida della propria automobile. Ci si trova davanti ad un semaforo. Cos'è per noi il semaforo? È certamente un significante che esprime una rete molto complessa, anche se così non sembrerebbe, di significati. Un Semaforo verde ci indica che bisogna procedere. Un semaforo giallo significa che dobbiamo arrestarci o proseguire a seconda della distanza che abbiamo da esso. Un semaforo rosso indica che dobbiamo arrestarci. È incredibile pensare alla rete di significati nella quale si è immersi mentre si guida, il semaforo ne è solo un esempio. Tutto il codice della strada è per l'appunto una rete di segni, costituita da significanti ai quali sono stati attribuiti in maniera del tutto arbitria e convenzionale dei significati. Un ipotetico abitante X di una regione Y ove non esistono né strade e né tantomeno semafori come potrà interpretare tale segno?Il verde, il giallo e il rosso in sé non significano nulla, o meglio potrebbero significare in maniera più intuitiva dei colori (per l'appunto il verde, il giallo e il rosso) che a loro volta potrebbero rimandare ad altri significati (il verde potrebbe significare qualcosa di colore verde, il giallo qualcosa di giallo, il rosso qualcosa di rosso). Per noi "Occidentali" è automatico attribuire al semaforo verde (significante) il dover proseguire dritto (significato). Perché siamo stati abituati così, abbiamo studiato per farlo. Ecco come uno strano congegno che in maniera alterna si illumina di verde, giallo o rosso assume per noi un significato ben preciso e soprattutto condiviso da "tutti".

Michele Daini

Francesco Gazzini ha detto...

Per noi occidentali oggi la svastica è un simbolo che associamo al partito nazista con un significato negativo, però lo possiamo ritrovare con significati del tutto diversi in svariati contesti: è un simbolo religioso per molte culture e un elemento decorativo architettonico, vascolare, musivo, militare (alcuni scudi sanniti recavano svastiche) e caratteristico di molti oggetti di artigianato. Eppure il significante non è costituito che di sei segmenti disposti in un certo modo.

Carolina Cristino ha detto...

la cultura è una rete di segni che l'uomo stesso ha tessuto. Il segno è costituito da un significante ed un significato e il rapporto tra questi ultimi è assolutamente arbitrario. Ciascun segno, infatti, può essere compreso soltanto se inserito all'interno del proprio contesto culturale.
Prendiamo come esempio il significato del gesto delle corna.
Lo stesso significante(appunto il gesto delle corna) può assumere significati molto diversi: in Italia può essere segno dell'infedeltà del coniuge o, soprattutto nell'Italia meridionale, può essere un segno scaramantico; nel mondo anglosassone si riferisce alla musica e significa gradimento (rock on).

Luca Renzi ha detto...

Q1
Essendomi trovato a viaggiare fra piccoli centri urbani, siano stati questi comuni rurali o frazioni nemmeno inscritte sulle cartine. Mi sono trovato di conseguenza a dover interpretare quelle che sono curiose reti di segni, ossia il tessuto sociale che in una personalissima interpretazione o sempre definito da profano: micro cosmo.
Una realtà circoscritta dove vigevano ben consolidate tradizioni avvolte astruse altre volte semplici da interpretare.
Uno di questi segni caratteristici, era legato ad uno strumento popolare che veniva usato dai paesani per richiamare i fedeli alla funzione Pasquale.
Questo bizzarro strumento era formato da un asse di legno con una maniglia e due battenti in metallo sui due lati piatti,
scuotendo quest'asse ritmicamente, si otteneva un forte suono metallico e fortemente ritmico.
Ovviamente per me che ignoravo totalmente un simile strumento, questo forte frastuono non aveva nessun significato specifico, mentre per tutti gli abitanti del paese, simboleggiava un richiamo spirituale al pari dei rintocchi del campanile.

Alessio Rischia ha detto...

Caffé = significante: liquido scuro in un bicchierino di vetro e/o tazza di ceramica. Significato: colazione, odore del mattino, pausa studio/lavoro, chiaccherata tra amici e colleghi, appuntamento, abitudine, casa, Italia.

Lisa Pavone ha detto...

Prendiamo in esame la MUCCA.
Questo essere vivente ha un significante comune, con un muggito comune e con un pelo pezzato bianco e nero o meno.
Per gli italiani la mucca ha a che vedere con il latte, con il formaggio o, ahimè, con delle succulente fettine di carne.
Ad un indiano si accende una lampadina che vede nella mucca l'oggetto di una spiccata zoolatria poiché guardata come madre che dà la vita: per cui niente macello, niente fettine di carne.
Uno svizzero, invece, probabilmente pensa alla cioccolata perché la 'Milka' ha come logo proprio questo maestoso ed imponente animale con un bel campanaccio dorato al collo che si muove per le praterie con fare fiero ed affabile.
Per mio fratello la mucca è il simbolo della Conad: sulla Via Appia Nuova questo supermercato, adiacente ad una bisteccheria, ha fuori un'opera plastica dell'animale: lui, piccolino, trascura il fatto che non sia riferita al mercato ma al ristorante! Ciò mostra come un segno possa avere i più disparati significati tra le diverse culture... e forse anche tra le diverse età!

mariagiulia mattozzi ha detto...

Esaminiamo il gesto di fare l'occhiolino ;)
Il significante è molto semplice, un movimento del viso che consiste nel chiudere un occhio e tenere l'altro aperto.
Il significato che essume per la cultura italiana è quello di essere un modo alternativo per salutare una persona che conosciamo e che incontriamo casualmente in giro.
Per un altra cultura può significare invece che quella persona è stressata, oppure che ha della polvere nell'occhio.

Alex DeLarge ha detto...

Un segno di cui non si parla molto spesso ma che ha una storia dietro è il cappuccio bianco a punta utilizzato durante gli ultimi anni del 1800 in America da organizzazioni particolari.
Il significante del cappuccio bianco a punta non è altro che la stoffa con cui è fatto, semplice stoffa lavorata con ago e filo è due fori nel punto dove sono gli occhi.
Il significato invece varia a seconda del contesto sociale e storico in cui poniamo questo segno.
Come anticipato è stato utilizzato dal Ku Kux Klan durante la fine del 1800 in america, un'organizzazione di indole razzista per perseguitata i neri dopo la guerra di secessione.
Perciò quando vediamo un cappuccio bianco, il significato che diamo è di odio e razzismo, legati al KKK.
In Spagna invece il cappuccio bianco a punta fa parte della veste dei penitenti, quindi simbolo di religione.
Tutto ciò per dire che la cultura è una rete fatta di segni e ogni segno che può essere uguale ad un altro per significante e allo stesso tempo può presentare un altro significato.

Trincia Leonardo

Dell'Orco Alessandra ha detto...

Un segno non linguistico potrebbe essere il segnale stradale. Tutti quando vediamo un segnale di forma triangolare sappiamo che significa pericolo e facciamo più attenzione ad esempio rallentando. Come tutti quando leggiamo una scritta "stop" ci fermiamo immediatamente. Nonostante il significante apparentemente sembra essere solo un oggetto di diverse forme appeso lungo la strada, il significato fa rispettare a tutti le stesse regole.

Davide Carapellotti ha detto...

Significante e significato sono legati da un rapporto di presupposizione reciproca: la forma espressiva articola il contenuto; il contenuto può essere manifestato solo attraverso una forma significante. Per questo si dice che significante e significato siano come i due lati di uno stesso foglio. Uno dei motivi dell'inscindibilità di significato e significante risiede nella natura stessa del loro rapporto che non è né naturale né convenzionale ma radicalmente arbitrario, cioè necessario e immotivato.
prendiamo l'esempio della maschera il suo significante è :Viso posticcio in forma umana o animale, di materiale vario, che si porta per nascondere le proprie sembianze a fini rituali, di spettacolo, di divertimento o illustrativo . Il suo significato invece varia in base a chi la guarda, e alle emozioni che può suscitare questo oggetto. Comunemente ci fa pensare alle feste quali carnevale ed Halloween. Ma può creare intorno all'oggetto mistero e desiderio.

ilaria ha detto...

ILARIA PESOLI
Un segno che recentemente sta prendendo piede negli USA è il "take a knee". Ovvero, come significante, inginocchiarsi (solo con un una gamba) durante l'inno statunitense, solitamente prima dell'inizio di una partita di football. Questo è un segno che non solo ha un significato diverso tra culture, ma che risulta in percezioni diverse anche all'interno della medesima; ovvero, per una persona esterna vedere dei giocatori che si inginocchiano durante l'inno potrebbe sembrare un gesto normale magari un pò eccessivo, ma in senso buono, mettersi in ginocchio viene spesso associato (in Italia e non solo) ad un gesto di rispetto, di sottomissione, a una figura divina, ad un sovrano; i cavalieri prendevano l'ordine in ginocchio, noi preghiamo in ginocchio, in Giappone si mangia anche inginocchiati etc. Eppure in questo caso taking a knee ha sviluppato due significati negli USA. C'è chi lo vede come un tradimento, una mancanza di rispetto alla nazione e ultimante anche come un attacco personale a Trump e c'è chi invece lo vede come un gesto onorevole di protesta in nome di un fenomeno molto più importante che è la violenza dilagante contro le persone di colore e solidarietà per le vittime del fenomeno. Quindi, questo segno per X ha un significato onorevole, per Y sconcertante, per Z buffo ma in fin dei conti innocente.

Federica De Matteo ha detto...

In Italia un gesto come il pollice verso l'alto ha una corrispondenza positiva,un segno di consenso,approvazione.In Nigeria assume,invece,un'accezione negativa che equivale per noi al dito medio alzato.In tale segno il significante è il supporto materiale,qui manifestato con la mano,quindi uguale per entrambi i paesi.Il significato invece esprime un valore,un senso diverso.Questo grazie alla sua storia,distinta in base alla cultura,per il costrutto sociale tessuto attorno.

Martina Pochiero ha detto...

Prenderò come esempio il Claddagh Ring, considerato la tradizionale fede irlandese.
Il significante del Claddagh Ring, il supporto materiale, è un anello la cui parte superiore è composta da due mani che tengono un cuore sormontato da una corona.
Individuare il significato del Claddagh Ring è più complesso. Il simbolismo iconografico del Claddagh è considerato un lascito della mitologia celtica. Nella tradizione celtica infatti l’amore tra la dea Anu e il dio Dagda avrebbe dato vita a Beathauile, l’intera umanità. Nell’iconografia del Claddagh Ring la mano destra simboleggerebbe Dagda, la mano sinistra Anu e il cuore incoronato Beathauile, la vita nata dalla loro unione. Nella rielaborazione in chiave cristiana il Claddagh Ring è divenuto anche un simbolo della Trinità, la mano sinistra rappresenterebbe il Figlio, la destra lo Spirito Santo e la corona il Padre, con il cuore a simboleggiare l’umanità intera. Nell’interpretazione più diffusa oggi le mani simboleggerebbero l’amicizia, il cuore l’amore e la corona la lealtà. Indossare un Claddagh Ring può avere un triplice significato, può essere infatti un anello che testimonia un legame affettivo, oppure può essere utilizzato come anello di fidanzamento o di nozze. Il diverso significato è ribadito dai diversi modi in cui il Claddagh ring viene indossato. Generalmente se sta a simboleggiare l’amicizia sarà indossato sull’anulare della mano destra con la punta del cuore rivolta verso la punta delle dita, se invece simboleggia una relazione amorosa sarà sempre sulla mano destra ma con la punta del cuore rivolta verso il polso, per simboleggiare il fidanzamento sarà indossato sull’anulare della mano sinistra con la punta rivolta verso la punta delle dita, infine, per simboleggiare il matrimonio sarà indossato sull’anulare della mano sinistra ma con la punta del cuore rivolta verso il polso. Anche i materiali di cui può essere composto l’anello, dal bronzo al platino, con la presenza o meno di pietre preziose, variano con il variare del significato attribuitogli.
Le leggende riguardo all’origine del Claddagh Ring sono molteplici. Secondo alcuni si tratterebbe di un simbolo della tradizione risalente all’arrivo dei romani sull’isola. Era diffuso infatti tra i romani un tipo di anello costituito da due mani che si stringono e il Claddagh Ring ne potrebbe essere una rielaborazione. In ogni caso è quasi certo che l’anello, almeno nella sua forma attuale, sia originario proprio di Claddagh, piccolo villaggio di pescatori nella Baia di Galway, oggi nella Repubblica d’Irlanda. Gli esemplari giunti fino a noi risalgono a non prima del XVII secolo. Fu più o meno intorno alla metà del 1600 infatti che si diffuse in Irlanda l’usanza di utilizzare il Claddagh Ring come fede nuziale e questi anelli divennero la dote delle future spose, l’eredità che le madri passavano alle figlie nel giorno del matrimonio. La legittimazione come simbolo della tradizione e dell’identità irlandese si ebbe con buona probabilità durante la Great Irish Famine, la gravissima carestia che colpì l’Irlanda durante l’epoca vittoriana, intorno alla metà del XIX secolo, e che costrinse milioni di Irlandesi ad emigrare per sopravvivere. Il Claddagh Ring divenne il simbolo del legame con la madrepatria e spesso l'unica eredità materiale della famiglia d’origine. Oggi il Claddagh Ring rimane uno dei simboli della cultura e dell'identità irlandese ma il suo utilizzo come simbolo di amicizia, fedeltà e amore si è diffuso in tutto il mondo.

lucy ha detto...

Leggendo a fondo la domanda che ci è stata posta, mi è venuta in mente una gaffe capitatami qualche anno fa durante un viaggio in Cina. Mi trovavo lì con un gruppo di amici, fra cui una guida turistica, i quali mi incaricarono di farmi avanti per chiedere indicazioni ad un anziano signore del posto. Dopo essermi avvicinata e presentata, ho indicato al signore il luogo sulla cartina geografica che avremmo dovuto raggiungere, ignara delle usanze del luogo lo INDICAI con il dito. Lascio al lettore immaginare la reazione dell’anziano signore, il quale, sdegnato mi scacciò via con uno spintone. Questo perché? Perché in Cina è buona educazione indicare qualcosa utilizzando tutta la mano, mentre è considerato un gesto di grande maleducazione utilizzare un solo dito!

Elena Carnevale

Giorgia Papasidero ha detto...

GIORGIA PAPASIDERO
RISPOSTA 1

Se un tibetano venisse in Italia e assistesse alla scena di due persone che si incontrano e si scambiano un bacio su una guancia e uno sull'altra, non riuscirebbe a coglierne il significato; vedrebbe solo due persone che si sono scambiate due baci sulla guancia e potrebbe interpretare quei baci secondo la sua rete di segni.
Se la stessa scena la vedesse un altro italiano capirebbe che si tratta di un saluto fra due amici (perché il saluto con bacio si usa quando si ha confidenza) appena incontrati.
Un segno non linguistico che fa parte della nostra cultura è infatti: il saluto; per noi è scontato salutare un nostro amico con due baci sulla guancia, oppure dare la mano se non è un amico ma una nuova conoscenza.
I tibetani invece, per esempio, si salutano tirando fuori la lingua.
Se vedessimo quindi tirar fuori la lingua a due tibetani, con la nostra rete di segni, penseremmo che si stiano facendo una "linguaccia" per scherzare, non andremmo a pensare che si stiano salutando.
Questo spiega come la cultura sia composta da una rete di segni, ogni segno può sembrare simile o addirittura uguale ad un altro per significante ma è diverso per significato.

Alessio Bernabucci ha detto...

La Luna, analizzata nel suo significante, è un satellite naturale sferico che ruota intorno alla Terra e brilla di luce riflessa, ma i significati attribuitile sono moltissimi e vari.
Innanzitutto, facendo parte della sfera celeste, viene assunta come modello di perfezione, idealità e bellezza; a lei si rivolge il pastore della celebre poesia “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Giacomo Leopardi, proprio scindendo il piano umano da quello stabile ultraterreno.
Inoltre, viene comunemente caricata di una patina romantica divenendo simbolo dell’amore.
A seguito dell’allunaggio americano, la Luna ha anche rappresentato la possibilità della tecnica umana, in grado grazie alla scienza di oltrepassare l’atmosfera terrestre e raggiungere per la prima volta un corpo celeste.
Viene spesso (ad esempio nei tarocchi) rappresentata con un viso e una faccia umana: ruotando in sincronia con la Terra, rivolge sempre verso di noi la stessa faccia, distinguendola in una faccia nascosta e non illuminata e una visibile e assumendo dunque il significato di Bifronte . Vengono inoltre attribuiti diversi significati alle fasi lunari
La poesia contribuisce ad aggiungere molti significati originali, caricandola di sfumatura diverse e sempre innovative. Majakovskij la definisce come “il cucchiaio d’argento con cui Dio rimesta la zuppa di pesce delle stelle”; Dino Campana invece identifica la notte come un enorme abito, attribuendo alla luna e alle stelle la funzione di decorazioni “Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto”; Alfred De Musset “Era nella notte bruna / sul campanile ingiallito / la luna / come un puntino su un’i”.

Sara Spada ha detto...

Nel nostro mondo siamo circondati da un universo di segni, di messaggi che, lo vogliamo o no, ci investono continuamente comunicandoci qualcosa. Durante la lezione abbiamo dedicato un po di tempo alla definizione di segno linguistico e l’abbiamo definito come l’unione arbitraria di un significato e un significante. Pensando ad un esempio di segno non linguistico mi è venuto in mente l’applauso: il significante è il supporto materiale, ovvero battere le mani l’una contro l’altra. Il significato invece esprime l’approvazione o il consenso nei confronti di una o più persone.

Sara Spada

Giulia Bonsangue ha detto...

1) Leggendo la domanda mi è subito venuto in mente un esempio che credo sia molto calzante. Nella cultura italiana e in generale quella di parecchi paesi occidentali è considerato maleducazione produrre rumori sgradevoli mentre si mastica. Nell'est asiatico, invece, masticare rumorosamente serve ad indicare che ciò che si sta mangiando è molto buono e gustoso ed è inoltre considerato una sorta di complimento allo chef. Anche il rutto a fine pasto, se da noi ha una connotazione non proprio positiva, in alcuni paesi dell'Africa settentrionale e centrale e in Cina è invece segno di gradimento (nel caso in cui sia fatto in maniera discreta). I significanti, cioè la produzione di rumori a tavola durante la masticazione e il rutto a fine pasto, sebbene siano gli stessi assumono significati diversi da cultura a cultura. Da una parte sono recepiti come gesti di maleducazione dall'altra invece sono indice di forte apprezzamento.

Letizia Del Gizzi ha detto...

di segni non linguistici ne siamo circondati, basti pensare al cartello con un disegno di una sigaretta e una barra sopra che indica il divieto quindi di fumare o il disegno alle toilette dei locali con l'immagine di una femmina e di un maschio facilmente riconoscibili. Altro segno non linguistico può essere il gesto che fa chi guida per ringraziare l'altro guidatore per avergli dato la precedenza. I primi due segni sono facilmente riconoscibili anche nelle altre culture invece il gesto di ringraziamento può non essere identificato da persone di altre culture che possono avere altri gesti come tipi di ringraziamento o magari non averli.
Significante: il gesto della mano, alzare il palmo
significato: ringraziamento

Marta Grant ha detto...

De Saussure spiega che il segno è l’unione arbitraria di un significante e di un significato.
Il segno non linguistico che ho scelto di analizzare è un gesto spesso utilizzato: le dita a V.
Il significante, ovvero la manifestazione fisica del segno, sono il dito indice e il medio che si alzano in modo da formare una V. Questo segno ha vari significati a seconda del contesto culturale e della mimica correlata. Andando in Inghilterra ho capito che il gesto delle dita a V aveva per me un significato differente rispetto a quello assunto dai miei amici londinesi.
L'uso prevalente delle dita a V è per simboleggiare la vittoria, ma si distinguono anche altri significati, che si differenziano a seconda dei diversi contesti sociali, culturali e geografici.
Le dita a V con il dorso della mano rivolto al destinatario, simboleggiano:
-insulto: soprattutto in Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda;
-vittoria: è il gesto reso famoso soprattutto da Winston Churchill;
Le dita a V con il palmo della mano rivolto al destinatario, simboleggiano:
-pace e amore: usato nelle manifestazioni dei movimenti pacifisti.

Marta Grant
Matricola: 0230643
Scienze dell’educazione e della formazione

Alessandra Marcelli ha detto...

ALESSANDRA MARCELLI

Selezionate un segno NON linguistico e fatene un’analisi in termini culturali, vale a dire descrivete il suo significante e analizzate il suo significato (come RETE di segni, ovviamente)

Prendo come esempio un gesto usuale nel nostro paese e non solo: la pacca sulla spalla. Questa usanza è assolutamente normale e comune tra due persone, indica un'intesa, un rapporto o semplicemente una disponbilità reciproca tra due soggetti. Un leggero tocco sulla spalla può significare che A è disposto ad aiutare B a fargli un favore, si mette a sua disposizione. O ancora può indicare una forma di saluto, magari tra due persone che non si vedono da parecchio tempo. Insomma, generalmente il contatto fisico di questo tipo viene sempre visto in una luce positiva.
Al contrario in altri paesi la pacca sulla spalla viene intesa in modo del tutto diverso che amichevole. Questo tipo di contatto sta infatti a significare un gesto che esprime dominio e potere. Ogni cultura è costituita da significanti uguali alle altre, ma di diverso significato. Ciò significa, banalizzando, che la lettera A può anche esistere come segno in tutte le culture, ma avrà un senso ed un modo di essere intesa - significante, appunto - diverso da cultura a cultura.

Matilde Tramacere ha detto...

Q1. La comunicazione può avvenire attraverso segni anche non linguistici dotati di un significante (forma materiale) a cui arbitrariamente assegniamo un significato che viene riconosciuto come tale di comune accordo in un determinato contesto culturale (la cultura è condivisa). Un esempio sono alcuni gesti che usiamo per comunicare: il pollice in su per fare l’autostop o come simbolo di approvazione, incrociare le dita come gesto di speranza, fare la linguaccia come segno di dispetto. Il gesto in sé è il significante e la sua interpretazione il significato. Queste azioni non sono universali, non hanno la stessa validità in tutto il mondo, sono circoscritte in determinate culture. Per esempio il gesto che tipicamente usiamo come veicolo del significato dell’ok (indice e pollice che formano un cerchio e le altre tre dita alzate), in Russia ha una valenza diversa, è un gesto volgare e ingiurioso.

Matilde Tramacere

Noemi Grant ha detto...

Il mio esempio di segno non linguistico è quello della simulazione nel mordersi le dita, o addirittura tutta la mano mentre questa è chiusa a pugno. Il gesto in questione è tipico della mia terra, la Sicilia dove la gestualità talvolta sostituisce l'intera conversazione. Nell'esempio sopra riportato il significante è quello del finto morso delle dita o della mano, il significato invece indica un sentimento di rabbia in chi fa il gesto e avverte il ricevente di trovarsi in un imminente guaio. A tal proposito mi permetto di allegare il link di un breve video youtube sull'argomento che ritengo divertente e molto interessante.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=84&v=L8YQRhHdkdc

Noemi Grant (magistrale LeFiLing)

Francesca Menelao ha detto...

Riprendendo il concetto di K.E.M.Weber per il quale siamo "intrappolati nella nostra stessa ragnatela di segni" (che a sua volta costituisce il contenuto della cultura) possiamo dire di esserne circondati, siano essi linguistici o no. In quest'ultimo caso, prendiamo ad esempio uno dei capi d'abbigliamento tornati fortemente in voga da qualche anno: l'Eskimo, un giaccone semplice di cotone, leggermente oversize, unisex, molto pratico, lungo fino al ginocchio, con bottoni, zip, tasche spaziose e imbottitura sintetica bianca staccabile, che riveste anche il cappuccio; generalmente venduto in colori spenti o scuri (significante = supporto materiale/manifestazione fisica del segno). In base a mie riflessioni e conoscenze pregresse, supportate da alcuni accertamenti, potrei dire che, in Italia, chi abbia vissuto il periodo dei movimenti del 1968 (es.studenteschi), sia portato a connotarlo di una precisa sfumatura politico-ideologica anticapitalistica "sessantottina". Mia madre stessa la prima volta che mi ha visto indossarlo ha detto, sorridendo:"Oh! Così sembri proprio un ragazzo comunista!", mostrando di avere la sua rete di segni (in realtà, anche l'utilizzo del maschile era curioso). Lo stesso testo di F.Guccini, "Eskimo" è una testimonianza del significato inteso in questo senso: come "sentire" comune, dato dalla comune approvazione in un preciso contesto storico (uso pubblico del significato). Tuttavia, non sarà valido per persone di altri Paesi: negli anni '50 ad esempio, era stato usato dall'esercito statunitense solamente perché particolarmente adatto a contrastare le intemperie. Né, sicuramente, i ragazzi adolescenti che comprano oggi (anche a caro prezzo, paradossalmente) un Eskimo in ogni parte del mondo, vorranno richiamarsi a quella "tradizione" rivoluzionaria, un po' per un fatto anacronistico e un po' perché il gusto della moda vintage, come ogni moda o revival, lo ha svuotato della rete di significati (comunque arbitrari) attribuitagli precedentemente, attualizzandolo e rendendolo "mainstream". Il nome Eskimo, inoltre, rimanderebbe alla popolazione eschimese, non si sa quanto giustamente, finendo per essere erroneamente confuso con il Parka, analogamente assorbito nella nostra moda, ma prodotto dell'artigianato Inuit.
Dunque, ogni cultura opera delle scelte di significati da attribuire ai significanti chiari dei segni che la costituiscono ed ogni scollamento di significato è giudicato "anormale". Così, se mia madre avrebbe preferito che indossassi un soprabito più elegante e "femminile", un signore adulto di estrema destra un po' nostalgico non avrebbe neppure sollevato la stampella sulla rella del negozio di vestiti, pensando perché mai chi gestisse il mercato della moda fosse "impazzito".

Scarlett2392 ha detto...

Q1. Il baciare le mani di un sacerdote: quasi sicuramente sarà capitato a chiunque di vedere una persona anziana o poco meno fare questa sorta di riverenza, per dimostrare la propria fede e sottomissione a queste mani consacrate. Questo segno ha un significante, credo, comprensibile, anche se con qualche difficoltà, anche alle più recenti generazioni. Ma il suo significato ha perso quella potenza iniziale che lo rendeva un segno diffuso e praticato dalla collettività, ha quindi oggi un significato diverso. Dunque, si possono individuare segni linguistici e non, sia a livello diatopico sia a livello diacronico (come in questo caso specifico).

Rossella Maria Coppolaro - LLEA

Manuele Margani ha detto...

MANUELE MARGANI.

Prendiamo come esempio un automobile,essa avrà come significante un insieme di parti meccaniche fisse e mobili che unite ad un telaio danno vita al grande caos della mattina nel GRA!!(Cerco sempre un senso ironico nelle spiegazioni delle mie personali idee).
Ma anche un Significato,anzi,una rete di significati fra cui passione,incontrarsi con gli amici,quella sensazione che a 18 anni hai quando per la prima volta dopo aver preso la patente vai in macchina dasolo senza il genitore, che solitamente con il foglio rosa,Ti sta accanto..

Simone Agati ha detto...

I segni non linguistici hanno un'importanza fondamentale nel poter esprimere al meglio un concetto, specialmente in culture come la nostra. A ciascun segno viene attribuito un significato. Il significato è scelto in via arbitaria e può variare da nazione a nazione e addirittura tra regioni diversi dello stesso stato. Un esempio di segno non linguistico è muovere la testa avanti e indietro, il gesto stesso rappresenta il significante. Quasi la totalità degli stati, indicano con tal gesto un "sì" mentre in tre,quattro stati fra cui la Grecia, indica esattamente l'opposto. E ancora: un nostro gesto tipico è tenere unite le punta delle dita della mano verso l’alto e ha come significato " che cosa vuoi?", "ma che cosa significa?". Invece, in Giordania questo segno significa un "aspetta" enfatizzato. Ciò dimostra come i significanti, le manifestazione fisiche del segno, possono essere le stesse in stati diversi ma ciò che cambia è il significato, ovvero l'interpretazione che quel popolo dà a quel segno.
Simone Agati

alessia capotondi ha detto...
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Giulia Testani ha detto...

Il rapporto tra significato e significante è del tutto arbitrario. Un segno può avere lo stesso significante in diverse culture ma il significato è il risultato delle pratiche sociali, consuetudini che possiamo associare a quel preciso segno.
Per comprendere un significato devo interagire con una cultura specifica, osservare molto bene come interagiscono e si comportano i suoi membri.
La comunicazione può avvenire tramite segni, anche non linguistici, dotati di un significante ( Forma materiale) a cui arbitrariamente viene assegnato un significato che viene riconosciuto come tale di comune accordo in un preciso contesto culturale.
Siamo circondati da segni che ci travolgono di continuo comunicandoci qualcosa.
Ad esempio il gesto della mano ( Significante) che si suole fare quando siamo alla guida per ringraziare (Significato) chi magari ci ha fatto passare oppure il pollice rivolto verso l'alto ( Significante) che si suole fare come segno di approvazione ( Significato) o ancora strabuzzare gli occhi ( Significante) come segno di sbigottimento ed incredulità possono avere tutti lo stesso significante ma un diverso significato a seconda di dove ci troviamo.
Avendo vissuto, per diversi mesi, in Spagna ho avuto modo di comprendere alcuni significati interagendo con questa cultura, osservando come interagivano e si comportavano i suoi componenti.
Prendiamo ad esempio "Las tapas" il significante è una sorta di tartina con diversi condimenti ( degli stuzzichini) servite su differenti piattini che solitamente si accompagnano ad una "Cerveza" o ad un vino ( L'espressione utilizzata dagli spagnoli è "Vamos de tapas").
Il significato che assume in un paese come la Spagna è quello di condivisione, appuntamento, conclusione di una giornata lavorativa, spensierata chiacchierata tra amici e colleghi, abitudine.
Questo conferma l'affermazione di partenza ovvero che un segno può avere lo stesso significante in diverse culture ma il significato è il risultato delle pratiche sociali.
In conclusione, potremmo affermare che ogni cultura costruisce una propria rete di segni e che il ruolo dell'antropologia culturale è quello di ricostruire queste reti di segni.

GIULIA TESTANI

Alessia Mauri ha detto...

L'uomo è immerso in una rete di segni che egli stesso ha tessuto; il linguaggio ne è un esempio lampante ma esistono moltissimi segni non linguistici. Tra questi voglio analizzare i lucchetti di Ponte Milvio. Questi lucchetti, il cui significante è il supporto materiale, e quindi l'acciaio o l'ottone lavorati affinché prendano quella determinata forma e abbiano una fessura per la chiave alla base, simboleggiano amore, devozione e fedeltà; il loro significato è quindi inserito in una rete di segni. Il collegamento a questi segni avviene però in un determinato contesto, al di fuori del quale il lucchetto (pur mantenendo lo stesso significante) assume un altro significato: quello di serratura mobile che protegge i nostri beni. Sono dunque le pratiche sociali a dare significato agli oggetti: l'unione di significante e significato è arbitraria, culturale e non “naturale”.

Alessia Mauri

alessia capotondi ha detto...

Alessia Capotondi
Domanda numero 1: Un esempio che mi viene in mente riguarda la cultura italiana e giapponese: nella prima, alzarsi davanti a un superiore significa portare rispetto per quella determinata persona, mentre nella seconda, quello stesso significante non ha lo stesso significato, anzi, è opportuno sedersi davanti un superiore per mostrare il rispetto che si ha nei suoi confronti.
Come possiamo desumere, un segno può avere lo stesso significante in diverse culture (alzarsi davanti a un superiore), ma il significato è il prodotto delle pratiche sociali, nome e consuetudini che possiamo associare a quel determinato segno. Per capire un significato, devo quindi interagire con una determinata cultura, osservare i comportamenti e le iterazioni dei suoi componenti. Infine, l'antropologia, studia le reti di significato: come abbiamo visto, le culture crearono una propria rete di segni ( i segni possono avere come significato un altro segno) e il compito dell'antropologo è quello di indagarli e comprenderli.

Ciro del Covillo ha detto...
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Ciro del Covillo ha detto...

Durante la mia permamenza in varie città italiane ed estere ho potuto apprendere vari gesti che tra significante e significato hanno differenti significati, relativi ovviamente alla cultura con la quale mi stavo rapportando.
A Napoli c'è un chiaro gesto per chiedere ad un'altra persona cosa voglia da te, il gesto che raggruppa tutte le dita unendo i polpastrelli e la si agita avanti e indietro. Durante un viaggio nei paesi arabi ho appreso che lo stesso gesto significa che sta per piovere e addirittura in Egitto (ne sono a conoscenza perchè la madre di mia moglie è egiziana) significa che per fare una cosa ci si impiegherà poco tempo.
Sempre in Egitto unire gli indici uno di fianco all'altro è una chiara richiesta di fare sesso, mentre in Italia significa che due cose sono accoppiate, sono simili.
Un altro gesto che accomuna tutti gli italiani può essere quello di unire pollice e indice della mano e ondularla dinanzi alla bocca, quando intende sorseggiare un caffè o offrirlo a qualcuno magari distante da lui e per comunicargli la cosa che si intende fare.
Un gesto simile è quello di unire le mani giunte su una delle due guance e ruotare il capo da un lato per comunicare che si intende andare a dormire.
Uno dei primi giorni della mia permanenza in Brasile, usavo fare il famoso gesto dell'OK per comunicare agli altri che avevo compreso ciò che mi stavano comunicando, perchè non parlavo ancora portoghese. I brasiliani stessi mi comunicarono di non farlo più perchè era un gesto scortese ed offensivo.

Valentina Deidda ha detto...

Partendo dalla definizione di Max Weber secondo cui l'uomo è quell'animale che vive intrappolato nelle reti di significato che lui stesso si è costruito, possiamo affermare che esistono molteplici segni che accompagnano la vita dell'uomo, sia linguistici che corporei, senza i quali non potremmo vivere e che costituiscono la cosiddetta cultura intesa appunto come questa rete di significati. De Saussure sostiene che il segno è l'unione arbitraria di un significante e di un significato. Il significante è la manifestazione fisica del segno, è ciò che veicola il significato: nel caso di una parola detta sono le onde sonore che partono dalla mia bocca e che arrivano all'orecchio del mio interlocutore; nel caso di una parola scritta su un foglio è l'inchiostro. Il significato invece, secondo la teoria referenziale di Wittgenstein, è l'immagine mentale cui pensiamo quando ci viene detto qualcosa che però non abbiamo di fronte agli occhi oppure è l'oggetto materiale, la cosa fisica. Secondo la teoria dell'uso, al contrario, il significato di un segno è dato dalla potenzialità dei modi con cui lo posso utilizzare (non implica necessariamente un'immagine mentale o la presenza reale della cosa).
Per fare un esempio di segno non linguistico potremmo considerare la cosiddetta alzata di spalle. Questo gesto ha un significante per così dire visivo (il gesto stesso), perché chi mi sta di fronte non mi sente pronunciare alcunché, né tanto meno c'è un referente materiale nel mio gesto; il suo significato riguarda un atto di noncuranza, di indifferenza, quasi di non sapere; è un'espressione di incertezza che può anche indicare totale rassegnazione. A loro volta, la noncuranza e l'indifferenza, l'incertezza e la rassegnazione sono segni formati da un significante e da un significato tali che, unendoli gli uni agli altri, formano una rete di significati. Questa rete di significati, però, è tale nella nostra cultura e nel nostro paese perché è probabile che in un'altra cultura gli stessi gesti che siamo soliti fare noi, abbiano un significato totalmente diverso. Per esempio, il gesto tipico italiano il cui significato è: “che vuoi?”, mentre il significante consiste nell'unire tutte le dita e nell'oscillare la mano avanti e indietro, in Spagna significa: “mangiamo?”.

Valentina Deidda

Silvia Della Bella ha detto...

I segni non hanno un carattere esclusivamente linguistico in quanto, nella nostra realtà quotidiana, siamo continuamente immersi in reti di segni essendone noi stessi portatori (un certo modo di vestirsi, di camminare ecc.).
Un segno, secondo la definizione che ci fornisce Ferdinand de Saussure, è l'unione arbitraria di un significante e di un significato. Considerando il primo come il supporto fisico di un significato il quale viene considerato in un certo modo e condiviso all'interno di un contesto sociale , un esempio di segno non linguistico può essere il gesto di buttare via un pezzo di pane caduto a terra. Tale comportamento, che nella nostra cultura è del tutto normale, non è considerato tale da altre culture. Ad esempio, in molti Paesi mediorientali, indicherebbe disprezzo sia per il cibo che per coloro che hanno impiegato del tempo per prepararlo. Questo ci mostra come il significante sia sempre lo stesso, ovvero il gesto di gettare via il pane, mentre il significato è determinato dal contesto culturale in cui appare. Ovviamente, non si può giudicare un atteggiamento giusto e l'altro sbagliato, naturale o innaturale, in quanto entrambi sono culturali.

Francesca Paradisi ha detto...

Ho vissuto per un anno in Inghilterra e ben presto ho capito che c’è una grande differenza nella recezione e condivisione di gesti di varia natura. Il più divertente che mi viene in mente è quello usato per “mandare la gente a quel paese”; in Italia esso è rappresentato dal sollevare tipicamente il dito medio rivolgendo la parte esterna della mano verso l’interlocutore. In Inghilterra invece si è soliti associare lo stesso significato a un significante gestuale diverso: si usa sollevare contemporaneamente indice e medio a formare una “V” ( da noi invece interpretato come simbolo di vittoria o per indicare il numero 2) rivolgendo la parte esterna della mano verso l’interlocutore.

FRANCESCA PARADISI

Arianna Tuni ha detto...

Arianna Tuni
Q1) Un anello di fidanzamento può essere un buon esempio per spiegare cos’è un segno e le sue due dimensioni, cioè significante e significato.
Il significante dell’anello è il materiale con cui è composto: oro, argento ecc.
Ma il significato di tale oggetto è qualcos’altro. Il significato racchiude tutte le storie che quell’anello può raccontare: l’amore tra le due persone, il coraggio per essere arrivati a quel punto, un probabile desiderio di perdono, la fedeltà, la fiducia che dovrà instaurarsi.

Annamaria ha detto...

Vorrei prendere in considerazione un "ferro di cavallo", oggetto a forma di U, generalmente metallico, con dei buchi sulla superficie, che va inchiodato o incollato allo zoccolo di un cavallo o di altri animali domestici, come asini o muli.
Oltre il comune uso, rappresenta un portafortuna storico e a seconda delle tradizioni di credenza, lo troveremo attaccato alla porta di casa rivolto verso l'alto o verso il basso, dovrà essere regalato....oppure vale solo se è stato trovato..... meglio se vecchio!! Tutte queste varianti rappresentano l'arbitrarietà delle varie credenze che differiscono tra loro con il variare delle tradizioni.
Nel caso specifico se vediamo l'oggetto "ferro di cavallo" il significante rappresenta l'entità presente (oggetto di per se), mentre il significato rappresenta l'entità assente (l'idea di portafortuna). Per De Saussure il SEGNO è la relazione esistente tra queste due entità .
Ma il legame tra i due non è naturale , e non è necessario....... ma accade solo in una certa cultura o in un determinato momento. Questa è arbitrarietà.
ANNAMARIA RAVIOLI

martina fiorentini ha detto...

Martina Fiorentini
(Q1)
Abbiamo detto che la cultura è una rete di segni e che il segno è un unione arbitraria di un significante e di un significato. Un segno non linguistico può essere un bacio dato a distanza arricciano le labbra, qui il significante è la persona che invia quel bacio a qualcuno, mentre il significato può essere quello dell’amore, amicizia, passione o semplicemente un saluto. Possiamo poi esaminare alcuni esempi di segni non linguistici che differiscono di significato in diverse culture: il segno della vittoria, molto usato nel nostro paese, che prevede l’indice e il medio messi in modo da formare una V, in Gran Bretagna in realtà si usa per mandare a quel paese qualcuno e perciò è il miglior modo per attaccare briga. Anche alzare la mando per dire Fermo! Se lo fate in Grecia o Turchia lo state in realtà mandando all’inferno. Possiamo quindi dire che un segno può avere lo stesso significante in diverse culture ma il significato dipenderà dalle consuetudini di quella cultura e dei suoi componenti.

Martina Gerace ha detto...


Un esempio di segno non linguistico è il pollice rivolto verso l'alto. Il significante, ovvero la manifestazione fisica del segno, è la mano che funge da supporto materiale del segno.
I significati sono molteplici. Nell'antica Roma il pollice alzato serviva a salvare la vita ai gladiatori. In realtà le fonti sono discordanti perché c'è anche chi sostiene che servisse a decretare la morte del gladiatore, perché il pollice alzato simboleggiava una spada sguainata; mentre la benevolenza veniva indicata col pollice chiuso nel pugno.
Nel Medioevo in Inghilterra si diffuse anche l'espressione "Ci metto sopra il pollice", legata alle compravendite.
Durante la Seconda guerra mondiali il pollice in su veniva utilizzato come segno dagli aviatori per comunicare di essere pronti al decollo, in quanto non potevano usare la voce per comunicare a causa del forte rumore.
Ma mano questo segno si è diffuso in Italia come segno d'assenso, di approvazione. Mentre se si è per strada (non solo in Italia, ma anche in America, in Russia) ha il significato di indicare agli autisti che stiamo facendo l'autostop.
Nei tempi moderni il pollice in su ha anche assunto un significato diverso e rimanda al like di Facebook, quindi non è solo simbolo d'assenso ma anche di appoggio o solidarietà.
Non è un segno positivo dappertutto. In alcune culture, ad esempio in alcuni Paesi del Medio Oriente, può essere altamente offensivo utilizzare il segno del pollice in su. Anche in alcune zone dell'Africa occidentale è un segno dispregiativo. In America del sud tendono a utilizzare il palmo della mano con l'indice che indica l'alto perché il pollice in su è anche lì dispregiativo. In Bangladesh, Iran e Thailandia è un gesto osceno come per noi il dito medio.

Martina Gerace

ILENIA FALSONE ha detto...

Q1

Nel linguaggio comune la parola segno indica quello che noi chiamiamo significante. Per esempio: il fumo è un segno che indica la presenza del fuoco.
Per Saussure, invece, il segno è la relazione esistente fra due entità: una (quella presente) significa l’altra (quella assente). Il segno, quindi, non è il fumo, ma la relazione (esistente nella nostra cultura) fra la presenza del fumo e l’idea che ci sia un fuoco. Saussure chiama l’entità presente (che rinvia all’altra) significante; l’entità assente (alla quale rinvia il significante) è il significato.
Se per linguaggio intendiamo un sistema di segni condivisi, è necessario chiarire bene di quali segni ci si serve e quale valore si attribuisce loro, in quanto ogni cultura attribuisce a ciascun segno un significato del tutto arbitrario che può variare incredibilmente e anche contraddirsi.
Bisogna inoltre tener presente che si è prima visti e poi sentiti. Ogni Paese ha le sue regole, bisogna perciò porre particolare attenzione a non lasciarsi andare a gesti di cui non si è perfettamente certi del significato che viene loro attribuito in quella cultura.
Caratteristica prettamente "latina" è la forte gestualità, che accompagna, sottolinea, gran parte del discorso italiano. Questi gesti, del tutto spontanei per noi, sono spesso incomprensibili per gli stranieri. Ad esempio: guardare dritto negli occhi, mentre si ascolta in Italia, è segno di attenzione mentre in Estremo Oriente o nei Paesi arabi guardare dritto negli occhi un uomo, equivale a sfidarlo. Guardare dritto negli occhi una donna, equivale a proporle qualcosa di erotico.
Alzare gli occhi al cielo, eventualmente accompagnando il gesto con un leggero click della lingua, in Sicilia ed in molte culture del Mediterraneo orientale: ha significato di negazione. Ma in molti altri Paesi, non riuscirebbero mai ad interpretare il significato di tale gesto.
Oppure, tenere gli occhi abbassati, quasi chiusi, è segno di disattenzione, in Italia.
Di contro, in Giappone è forma di rispetto, per comunicare che l'attenzione è massima.
In molte culture africane: rispetto del subordinato, nei confronti di un superiore.

Ilenia Falsone

giulia lucia ha detto...

Un segno non linguistico é un fiore come per esempio una rosa il cui significante é il suo supporto materiale in questo caso composta da un gambo e da petali mentre il suo significato varia a seconda del colore di ogni rosa,ha un suo proprio linguaggio comunicativo, donando per esempio una rosa rossa il significato sarà appunto quello dell'amore, bianca della purezza ecc..
Un altro esempio é quello di sgranare gli occhi il cui significante é solamente uno (il gesto di sgranare gli occhi) mentre al contrario ha vari significati come: l'essere sorpresi, trasmettere paura e terrore.

Flavia Romagnoli ha detto...

Nel mondo in cui viviamo siamo costantemente circondati da un'infinità di segni e di messaggi che ci comunicano continuamente qualcosa. Un esempio di segno NON LINGUISTICO che voglio riportare è il cosiddetto "occhiolino", il cui significante è la semplice chiusura di una sola palpebra di uno dei nostri due occhi. Il significato che può assumere è invece molteplice: ad esempio può indicare un gesto nascosto d'intesa tra due o più individui, oppure può essere utilizzato per salutare velocemente un conoscente che incontriamo casualmente quando siamo di fretta, o ancora può semplicemente significare il fatto di avere un qualsiasi corpo estraneo in quell'occhio che ci crea fastidio, come la polvere, e sentire di conseguenza la necessità di chiudere la palpebra.

FLAVIA ROMAGNOLI

Alice Carfora ha detto...

Qualche anno fa seguivo un corso di inglese con un madrelingua nato nella città di Manchester e un giorno lui ci ha spiegato che il segno che noi facciamo con le dita V, che per noi significa vittoria o segno di pace, nel Regno Unito se si fa con il dorso della mano rivolto alla persona destinataria, è un insulto ( “vaff******”).
Quindi il significante sono il dito medio e indice alzati che formano un V, il significato varia a seconda dei contesti culturali e geografici.

Cristiana Chiarelli ha detto...

Un segno non linguistico da analizzare potrebbe essere quello della catena. Il Significante consiste nell'oggetto metallico costituito da anelli saldati insieme che vanno a formare un’unica fila, chiusa o aperta ai due estremi. Il significato non è unico, ma nel tempo e nei contesti può avere varie sfaccettature. Al di là della sua più basilare funzionalità pratica (data dalla resistenza e dalla forza degli anelli metallici), in tempi antichi, una catena rappresentava l’essere schiavi, uomini non liberi ma proprietà di qualcun altro, o anche una condizione di prigionia, per cui ancora oggi si usa l’espressione “essere in catene” per indicare metaforicamente la non libertà di agire in una determinata situazione; una catena spezzata è invece segno di un’acquisita libertà. Più recentemente invece, non avendo più queste funzioni, il significante ‘catena’ si è spogliato di certi significati, assumendone altri e con accezioni anche molto distanti. Nella cultura hip hop ad esempio, la catena (ormai un accessorio), pesante e massiccia, principalmente d’oro, oltre che designarti come appartenente a quella cultura, definisce il tuo status, ed esprime l’idea di mascolinità, di durezza e forza. Inoltre le catene, che sono legami indissolubili tra i suoi anelli, possono rappresentare dei rapporti molto stretti destinati a durare, quindi simbolo d’amore e di fedeltà; ma una catena spezzata è segno di un legame che si è interrotto.
Tanti significati diversi assunti da uno stesso significante, a dimostrare il fatto che la relazione tra questi, con la quale si definisce un segno, è del tutto arbitraria, e varia a seconda del contesto e della cultura (rete di segni) che la genera.

Matteo Colafrancesco ha detto...

Salve professore risponderò alla domanda con un esempio di un azione che mi è capitata pochi giorni fa. Come abbiamo detto in classe grazie al esempio del cane, la cultura è un campo semiotico ovvero un sistema di segni. Questi segni non solo linguistici sono l unione di un significante e di un significato. L altro giorno stavo con degli amici a un bar, e dopo un po di tempo che stavamo seduti, è venuto un nostro compagno che ci ha salutato con una stretta di mano e un doppio bacio sulla guancia a ciascuno di noi. Cio ha in un certo senso meravigliato dei turisti che passavano di origine indiana,poiche secondo la loro cultura il gesto che avevano visto era contrario ai loro principi comportamentali. Se avesse visto questa scena una persona italiana avrebbe sicuramente capito che si trattava di un semplice saluto, per loro invece era qualcosa di diverso. Per capire un significato devo interagire con la sua cultura e con i suoi componenti, è proprio questo il compito di un antropologo.

Matteo Colafrancesco ha detto...

Salve professore risponderò alla domanda con un esempio di un azione che mi è capitata pochi giorni fa. Come abbiamo detto in classe grazie al esempio del cane, la cultura è un campo semiotico ovvero un sistema di segni. Questi segni non solo linguistici sono l unione di un significante e di un significato. L altro giorno stavo con degli amici a un bar, e dopo un po di tempo che stavamo seduti, è venuto un nostro compagno che ci ha salutato con una stretta di mano e un doppio bacio sulla guancia a ciascuno di noi. Cio ha in un certo senso meravigliato dei turisti che passavano di origine indiana,poiche secondo la loro cultura il gesto che avevano visto era contrario ai loro principi comportamentali. Se avesse visto questa scena una persona italiana avrebbe sicuramente capito che si trattava di un semplice saluto, per loro invece era qualcosa di diverso. Per capire un significato devo interagire con la sua cultura e con i suoi componenti, è proprio questo il compito di un antropologo. Matteo Colafrancesco

Carola Genovese ha detto...

Vorrei trarre il mio esempio dal linguaggio dei segni dimostrando dunque che la gestualità è tutt'altro che universale. Il gesto emblematico usato soprattutto negli Stati Uniti e in Italia -ma anche in molte altre parti d'Europa- per dare l'ok (per intenderci il gesto che prevede l'avvicinamento delle punte di indice e pollice al punto di formare un cerchio) è un segno non linguistico, quindi un segno non verbale caratterizzato dall'unione arbitraria di un significante e di un significato. Il significante, in quanto supporto materiale del segno, è da rintracciare nelle dita delle mani che assumono una determinata forma per veicolare un certo significato. Il gesto rimane inalterato, ma il significato veicolato dal significante muta in relazione al contesto. Se in Italia e negli Stati Uniti (ma non solo) questo segno è in rapporto con altri segni, come "assenso", "approvazione", "soddisfazione", "compiacimento", "eccellenza", segni dunque che rimandano a qualcosa di positivo, in altri luoghi assume un significato totalmente diverso ed è dunque legato a segni differenti. Ad esempio in Giappone viene utilizzato per indicare che si preferisce la restituzione del resto in monete piuttosto che in banconote, quindi si inserisce in una rete di segni inerenti alla sfera commerciale. In Francia lo stesso gesto si trova in rapporto con segni come "nullità" e "zero" tacciando dunque qualcuno di inefficienza. In Germania e in Brasile, e anche in Turchia e a Malta (anche se con sfumature l diverse) rimanda alla volgarità e costituisce dunque un insulto.

Matteo Colafrancesco ha detto...

Salve professore risponderò alla domanda con un esempio di un azione che mi è capitata pochi giorni fa. Come abbiamo detto in classe grazie al esempio del cane, la cultura è un campo semiotico ovvero un sistema di segni. Questi segni non solo linguistici sono l unione di un significante e di un significato. L altro giorno stavo con degli amici a un bar, e dopo un po di tempo che stavamo seduti, è venuto un nostro compagno che ci ha salutato con una stretta di mano e un doppio bacio sulla guancia a ciascuno di noi. Cio ha in un certo senso meravigliato dei turisti che passavano di origine indiana,poiche secondo la loro cultura il gesto che avevano visto era contrario ai loro principi comportamentali. Se avesse visto questa scena una persona italiana avrebbe sicuramente capito che si trattava di un semplice saluto, per loro invece era qualcosa di diverso. Per capire un significato devo interagire con la sua cultura e con i suoi componenti, è proprio questo il compito di un antropologo. Matteo Colafrancesco

Celeste Picchi ha detto...

L'essere umano si trova continuamente impegnato a produrre, recepire e interpretare segni delle tipologie più disparate. Un interessante esempio di segno non linguistico potrebbe essere l'uso di gesti particolari nel gioco della briscola. Oggi considerato come un gioco di carte tradizionale italiano, che si può praticare nei bar, nei circoli e in casa (soprattutto nelle occasioni delle festività in famiglia), in origine nasce nei Paesi Bassi ed è stato importato in Italia ( e in molti altri paesi) dai francesi.Il gioco è stato modificato profondamente fino a entrare nella cultura italiana, e si può notare come si sia diversificato nelle varianti regionali per modalità di gioco e carte impiegate, come una sorta di speciazione ludica.
Il SIGNIFICANTE come supporto materiale del segno è dunque il corpo del giocatore, che il compagno deve saper leggere attentamente per poter condurre una buona partita.Il SIGNIFICATO risiede nel fatto che ogni tipo di gesto corrisponde a una carta che si vuole notificare di possedere.
Ad esempio, se si possiede l'asso di briscola(SIGNIFICATO)si possono corrugare le labbra all'infuori a mo' di bacio, o come variante regionale, si può strizzare l'occhio al compagno (SIGNIFICANTE). Questi stessi segni, in una rete, se decontestualizzati potrebbero invece avere un altro significato e comunicare un interesse romantico o un cenno di intesa.

Celeste Picchi

Gabriela Baican ha detto...

Un esempio di segno non linguistico che vorrei proporre è quello delle mani giunte. Nella nostra cultura, in modo particolare nella religione cristiana, questo gesto ha il significato di pregheria. Nelle zone di India e Nepal il congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo viene invece inteso come un semplice saluto. Esso è dunque il saluto tipico degli induisti.
Un altro segno a cui mi viene da pensare è quello della linguaccia. In alcuni paesi, compreso il nostro può essere visto come un segno di scortesia, che viene fatto solitamente dai bambini per infastidire. Ciò che mi ha colpito molto di questo particolare segno è che in Paesi come il Tibet il tirar fuori la lingua è, al contrario, un modo cortese per dare il benvenuto.

Mario Sancamillo ha detto...

RISPOSTA DOMANDA N. 1
Un esempio di segno non linguistico può essere un gesto. Per esempio, la linguaccia (il significante sarà la manifestazione fisica, in questo caso tirar fuori la lingua, mentre il significato sarà prendere in giro qualcuno). Ma sappiamo che non tutte le culture hanno lo stesso significato per un gesto del genere, o per qualche altro gesto. In Italia appunto "fare la linguaccia" vuol dire prendersi gioco di qualcuno, mentre in Tibet per esempio si usa per ringraziare qualcuno. Il gesto dell'"OK" , unendo pollice e indice a formare un cerchio, in Italia vuol dire approvazione, mentre in Brasile e Russia ad esempio è considerato un gesto osceno, soprattutto se rivolto ai maschi.
Questo per dire che il significante sarà uguale dappertutto (tutti sapranno tirare fuori la lingua oppure saper fare "OK" con le dita), ma il significato cambierà a seconda della cultura in cui si compie un determinato gesto.

Eva Sara Donnini ha detto...

Nell’ambito della distinzione tra significante e significato, potrei proporre come esempio di segno non linguistico le “strisce pedonali”. Quelle strisce bianche disegnate sull’asfalto sono infatti immediatamente associate dalla nostra mente alla possibilità di attraversare la strada. In realtà esse assumono un significato piuttosto possibilista nei paesi cosiddetti “latini” (dove pochi si fermano con l’automobile per consentire ai pedoni di attraversare la strada) ed un significato perentorio nei paesi “anglosassoni” (dove esiste un maggiore rispetto per le regole condivise).

Eva Sara Donnini

Francesca Acostachioae ha detto...

Q1.
Nel mondo in cui viviamo siamo circondati continuamente da segni linguistici e non.
La cultura ha una natura simbolica, fatta di segni linguistici costituiti dall’unione di un significato con un significante.
Come segno NON linguistico possiamo considerare il segno della mano che esprime OKAY ed indica comunemente concordia o apprezzamento. In molti Paesi occidentali il gesto di O.K è rappresentato dall’unione, a mo’ di cerchio, del dito indice e del pollice, con le dita restanti tese verso l’alto, o dalla mano chiusa con il pollice verso l’alto ed è formata dalle lettere O e K.
Il termine OK (oll korrect, secondo la derivazione dallo slang del tempo) nacque nel 1839 tra le pagine del “Boston Morning Post” e divenne poi d’uso comune anche in Italia.
Questo termine e gesto viene usato in molti Paesi occidentali per indicare positività.
In Russia, Brasile e Germania invece viene considerato come un gesto ignobile, un insulto supremo e volgare. In Giappone viene utilizzato durante i pagamenti per richiedere al cassiere il resto in monete piuttosto che banconote.
Il significante quindi è il gesto in sé, è il supporto materiale che veicola il segno, le dita, nel nostro caso sono la parte fisicamente percepibile del segno linguistico, mentre il significato permette di capire o esprimere il senso, il valore o il contenuto del segno, può variare da cultura a cultura ed è dato dall’uso che ne faccio di quel determinato segno.

Francesca Anna-Maria Acostachioae

Flaminia Donnini ha detto...

Come abbiamo visto, la cultura si esprime spesso in modo simbolico e la relazione tra significante e significato non è a volte perfettamente chiara e definita. Come esempio di segno non linguistico mi vengono in mente tutte le caratteristiche della nostra mimica facciale e gestuale in grado di essere interpretate dagli altri e di assumere determinati significati che a volte variano da cultura a cultura. Penso al diniego o all’affermazione che si estrinsecano muovendo la testa, alla linguaccia, all’occhiolino, al gesto dell’OK o dell’autostop. Così come, nell’antica Roma, al pollice verso che poteva decretare la morte del combattente nell’arena, anche se su questa interpretazione esistono varie teorie.

Flaminia Donnini

Luca Pizziconi ha detto...

Volevo prendere come esempio non linguistico il corno porta fortuna (anche detto “cornetto”) che ormai fa parte da moltissimi anni nella cultura italiana.
Come possiamo ben vedere il significante di questo simbolo è semplicemente un peperoncino, ma assume un significato ben diverso nella cultura italiana, in quanto è considerato un simbolo di fortuna, questo amuleto tradizionale italiano infatti è associato alle corna dell'animale che scacciano via la sfortuna.
Tutto ciò è il perfetto esempio di come una cultura attribuisce ad un oggetto o ad un gesto dei significati particolari che sono diversi da cultura a cultura.
Possiamo dedurre da questo fatto che il legame tra significato e significante è altamente arbitrario ed è diverso in base alla cultura in cui si sviluppa.
Lo studio dell'antropologia culturale infatti è quello capire lo stretto rapporto segno=parola, e per fare ciò deve inserirsi nella rete di segni creata da quella specifica cultura.

Noemi Flore ha detto...

Saussure dice che il segno è l’unione arbitraria di due dimensioni, il significante e il significato. Come segno non linguistico posso prendere ad esempio il fare le “corna” con la mano per scaramanzia. Il significante ovvero la manifestazione fisica del segno è l’estendere il mignolo e l’indice della mano mentre con il pollice si trattengono il medio e l’anulare. Questo segno ha diversi significati, nella sua accezione più comune viene usato come scongiuro per scacciare via il malocchio quando qualcuno ci dice qualcosa di brutto, si usa per scaramanzia, secondo la tradizione napoletana portare nascosto un portachiavi o un ciondolino in argento e corallo a forma di corna e toccarlo si dice che porti fortuna, può mediare un altro significato, quello dell’essere stati traditi “essere cornuti” accompagnando la frase con il gesto, inoltre può essere usato per definire una persona scorretta dicendo “sei un cornuto”. Il segno delle corna può essere eseguito anche con il pollice non ripiegato a tenere il medio e l’anulare, più comunemente lo colleghiamo alla tradizione rock e all’heavy metal, per chi legge fumetti alle formule magiche di Doctor Strange e al famosissimo gesto del supereroe Spiderman, che lo usa per lanciare le sue ragnatele, anche se, questa tradizione, affonda le radici nella cultura induista e buddista secondo cui il gesto sacro, detto “mudra”, viene per scacciare i demoni.

Noemi Flore.

Federico Dinella ha detto...

DOMANDA 1: Esistono vari tipi di segni non linguistici che possono essere analizzati, ma quelli che dal mio punto di vista rappresentano in pieno questa categoria sono i gesti. Infatti i gesti (segni) possono essere rappresentati da due dimensioni: significante e significato; il significante sarà uguale per tutti, ma il significato cambierà a seconda della cultura in cui viene effettuato. Un esempio in questo senso può essere il segno della vittoria: il significante è il movimento fisico dove bisogna alzare l'indice ed il medio, mentre il significato cambia a seconda di dove siamo: in Italia è simbolo di vittoria ed è visto in maniera positiva, mentre in Gran Bretagna ed in Australia si usa per mandare a quel paese qualcuno. Inoltre mi viene in mente anche il gesto di annuire, il significante è il movimento dall'alto verso il basso che si fa con la testa mentre il significato da noi assume appunto il significato di annuire, dire di si, mentre in Grecia, Bulgaria, Turchia e Jugoslavia assume il significato opposto, ovvero il diniego.

FEDERICO DINELLA

Michela Fiorini ha detto...

E’ un dato di fatto ormai che la cultura sia una rete di segni.
Tali segni sono un’unione arbitraria di due dimensioni: SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO.
A seconda della cultura di appartenenza i segni posso assumere diversi significati,a differenza del significante che invece resta sempre lo stesso in quanto è la manifestazione fisica;
mentre il significato è l’interpretazione che noi ,a seconda della nostra cultura, diamo al significante.
Per dare una dimostrazione di significante e significato, e l’effetto che la cultura ha su quest’ultimo,basti pensare ai “dreadlocks” o più comunemente chiamati “rasta”.
Nella cultura rastafariana i dread rappresentano un patto sacro verso la propria religione,in cui i fedeli sono tenuti ,facoltativamente, ad astenersi da alcolici uva e derivati e nell’intraprendere una dieta vegetariana.
Nella nostra cultura invece,vuoio per l’ignoranza o vuoi per le circostanze,i dread sono visti come un qualcosa di negativo,da associare subito a canne,teppisti e musica del diavolo.

FEDERICO COCCO ha detto...

Il segno é il rapporto fra un significante e un significato, a seconda della cultura, che costruisce una rete di segni propria, il significante può essere lo stesso mentre il significato che ha, può avere interpretazioni diverse a seconda dello spazio culturale differente in cui avviene. L'esempio che mi viene in mente è quello del "bacio Eschimese", un gesto praticato dal popolo, appunto, Eschimese, che consiste nello strofinare il proprio naso con quello di un' altra persona come prova di affetto verso quest'ultima. Una pratica nata magari per sostituire il "classico" bacio con le labbra, forse impossibilitato dalla copertura di gran parte del corpo dovuta al grande freddo dei loro territori. In quel popolo, e nella loro rete di segni, questa pratica ha un significato ben preciso mentre in altre culture, come ad esempio la nostra, questo gesto non ha nessun senso preciso a parte il semplice fatto di toccarsi il naso.

FEDERICO COCCO

Michelina Iula ha detto...

Chi almeno una volta nella vita non ha fatto il segno OK? Tale segno assume significati diversi in base alle differenti culture. In Italia, negli USA e gran parte dell’Europa il gesto OK è usato per indicare approvazione, soddisfazione, eccellenza. In altre culture è invece considerato osceno. In Brasile, Germania e Russia, è considerato un insulto volgare, in Francia raffigura un insulto rivolto a qualcuno considerato uno “zero”, e quindi una persona inutile.

Simone De Socio ha detto...

Simone De Socio

Un esempio di segno è quello della congiunzione delle mani. Il significante rappresentato dal mezzo materiale, ovvero dalle braccia, dalle mani che si toccano e dalle dita che si incrociano (è la forma, che rinvia a un contenuto), il significato invece è un concetto espresso mediante segni che possono essere grafici, verbali-orali, o mediante cenni e gesti ed e variabile e dipende dall'interpretazione delle varie culture. Tendenzialmente per un Europeo congiungere le mani significa stare pregando ( esempi culturali possono essere: L'Angelus di Jean-François Millet o la preghiera alla Madonna di Caravaggio.) Ma in altre culture il cingere le mani può essere inteso semplicemente come un saluto o come segno di rispetto e ringraziamento e probabilmente in molte altre culture il significato potrebbe variare così tanto da risultarci assolutamente a primo impatto incomprensibile ed estraneo.

Eleonora Cericola ha detto...

Possiamo costruire la rete di significati attraverso un esempio dove notiamo come il segno non linguistico,sara' composto da significato e significante.
L'esempio primo che riporto e' il cartello stradale dello stop, un segnale ottagonale rosso con la scritta bianca Stop (significante), indica che al cartello bisogna fermarsi e dare precedenza (significato).
Altro esempio le campane della chiese che suonano la domenica mattina (significante), chiamano i fedeli alla messa della domenica. Anche i non credenti conoscono questo segno, sanno che le campane di domenica sono un richiamo ai fedeli. Altro esempio il pollice alzato (significante), indica Ok (significato).
Siamo circondati da una rete di significati, una rete che con parole e gesti rafforziamo inconsapevolmente  ogni giorno.

Tommaso Olmastroni ha detto...

Prendo come segno non linguistico il gesto corporeo che indica il numero tre con le prime dita della mano. Pollice, indice e medio. La descrizione di tale gesto rappresenta il significante dello stesso. Il significato invece può assumere connotazioni decisamente diverse a seconda del contesto culturale e storico. Infatti se in Italia, come in gran parte dell’Europa occidentale esprime il numero tre, nei Balcani, assume decisamente un altro significato. Esso infatti può rappresentare la trinità ortodossa, e dunque assumere un significato religioso, oppure un significato nazionalista indicando la “Grande Serbia”. Tale simbolo viene tuttora utilizzato dai nazionalisti serbi sia negli stadi che nelle rivendicazioni politiche relative all’indipendenza del Kosovo. Tale simbolo è anche stato una sorta di saluto e/o di segno di vittoria durante le azioni dei paramilitari in Bosnia.

Tommaso Olmastroni

Silvia Gamucci ha detto...

Domanda n. 1
Weber ha detto che "L'uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che lui stesso ha tessuto"; siamo circondati quindi da reti di segni che alimentiamo giorno per giorno. Tali segni uniscono in maniera arbitraria la dimensione del significante che supporta il significato ed ogni cultura ha una specifica rete di segni.

La mano per esempio è un significante che può trasmettere significati diversi a seconda di come e dove la si propone. Può trasmettere stati d'animo positivi come l'amicizia (se si stringe), di preghiera (se si uniscono entrambe), di violenza (se si colpisce). E poi, a seconda di come si usino le sue componenti, può indicare apertura o chiusura.
Per esempio il pollice rivolto verso l'alto in Italia è un segno d'assenso; in altri Paesi come l'Africa ogni dito alzato acquista il significato di sfida.
Il gesto del pollice verso ha invece un segnale negativo, di morte ai tempi dell'antica Roma quando, si racconta, decretava le sorti dei gladiatori sconfitti.

Fabrizio Vona ha detto...

Lezione 5
Buonasera Professore
ecco la mia risposta
Fabrizio Vona
Q1Selezionate un segno NON linguistico e fatene un’analisi in termini culturali, vale a dire descrivete il suo significante e analizzate il suo significato (come RETE di segni, ovviamente)

COSA VUOI CHE TI ACCADA, SIAMO IN DANIMARCA!!!!!
Riflettevo su un abitudine molto comune in Danimarca:
Quella di lasciare i propri bambini nel passeggino e fuori dai locali mentre i genitori o coloro che in quel momento hanno responsabilità sul bambino, si trovano dentro i locali, che si tratti di prendere un caffè con degli amici, di fare la spesa al supermercato o di andare fuori a pranzo. E pare che sia così anche quando fuori c'è brutto tempo.
IL SIGNIFICANTE, un passeggino sul marciapiede fermo di lato, con un bambino lasciato solo, in Italia ci trasmetterebbe subito il SIGNIFICATO di abbandono o dimenticanza. Probabilmente ci fermeremmo ad osservare la situazione allarmati e dopo neanche 5 minuti chiameremmo la polizia. In Danimarca, invece lo stesso significante, o in questo caso significanti, non allarmerebbe nessuno ma trasmetterebbe il significato che dentro il locale li vicino ci sono i genitori che si scaldano con un bel caffè o che magari stanno facendo spesa.

Ilaria Campaniello ha detto...

A mio avviso, un esempio di segno non linguistico può essere rappresentato dal riso, il cui significante è racchiuso nell'atto di incurvare le labbra, atto che assume, tuttavia, significati diversi da cultura a cultura.
Per l'uomo moderno, il riso è la diretta manifestazione di allegria, ilarità, oppure scherno e disprezzo, attraverso la contrazione dei muscoli facciali.
Presso gli antichi, tale atto, si dipinge di tinte diverse. Al riso, infatti, si attribuiva il potere di sconfiggere la morte e il lutto e già tradizioni antichissime lo collegano alla fertilità della natura e degli uomini. E' noto, che molte popolazioni seminavano gli ortaggi ridendo e, per i Greci e i Romani, Ghelos e Risus, divinità del riso, erano sacre e venerate.
la Cultura, in quanto rete di segni, scandita dal connubio significante-significato, necessita di un'interpretazione.

Giorgia Giovannini ha detto...

Q1) Prendiamo in esame un uomo adulto giapponese e uno italiano, stessa età, seduti vicini ad un comune ristorante davanti ad un piatto di spaghetti al pomodoro, piatto condito allo stesso modo per entrambi e preparato dallo stesso chef. Il giapponese mangerà velocemente il suo pasto emettendo forti rumori di “risucchio” nel divorare la sua porzione di spaghetti mentre l’italiano finirà il suo piatto in modo decisamente più silenzioso rimanendo sotto shock per la maleducazione del giapponese nel fare quei rumori tanto rimproverati nell’infanzia dalla propria madre mentre era a tavola. Lo stesso significante del “risucchio” dello spaghetto veicola un significato diverso fra quello del giapponese e quello dell’italiano: nella cultura giapponese, a differenza di quella italiana che non va oltre l’idea dell’azione vista come mancanza di rispetto, emettere un forte rumore mentre si mangia significa aver fortemente apprezzato il proprio pasto e lo sì fa di modo che lo chef lo capisca al meglio.
Giorgia Giovannini

Enda Meti ha detto...

Nel paese in cui sono nata(Albania) ho potuto notare che il semplice movimento che facciamo con il capo(significante) per mostrare consenso o negazione (significato) è interpretato proprio al contrario. Ho potuto notare ciò quando andavo a trovare i miei parenti, i quali mi ponevano delle domande ed io, magari per pigrizia, per farmi capire scuotevo la testa e vedevo chiaramente nei loro visi, incomprensione.

Giada Giorgi ha detto...

Un esempio di uguale significante e diverso significato ho potuto apprenderlo da adolescente, quando mi sono recata in Irlanda per un viaggio studio. Durante le lezioni con la madrelingua irlandese, spesso noi studenti emettevamo il tipico schiocco con le labbra "tnch", accompagnato da un cenno di dissenso: questo gesto, in italiano, significa che non abbiamo capito quel che l'interlocutore sta dicendo, o meglio, significa "no". La ragazza è rimasta a lungo perplessa da questo nostro atteggiamento, irritandosi via via sempre un po' di più. Ad un certo punto della lezione, ha sbottato dicendoci che in Irlanda quel "tnch", equivale ad un gesto di sfida, più precisamente è qualcosa che si avvicina molto al "mandare a quel paese" l'interlocutore e ci ha consigliato vivamente di non farlo mai più.

Eleonora De Bellis ha detto...

La maggior parte delle volte è possibile comunicare con l’altro attraverso l’uso di segni, che possono avere un significato diverso a seconda del contesto culturale nel quale ci troviamo. Ad esempio a teatro, all’ultima chiusura di sipario scattano gli applausi del pubblico, una forma di ringraziamento agli attori e quest’ultimi in risposta eseguono un inchino al centro del palcoscenico. In Giappone, invece, quando due persone eseguono un inchino significa che si stanno salutando e l’ampiezza e la durata dell’inchino dipendono dalla persona che si sta salutando.

Sara De Rosa ha detto...

Per un segno ,si intendono due dimensioni unite in modo arbitrario di un significante(dimensione fisica del segno) ed un significato(condiviso da ogni persona). Grazie al significato si rende la cultura pubblica. Non sempre però un segno significa la stessa cosa per tutti, ad esempio L’elefante che è sacro in India, viene chiamato Ganesha, spesso raffigurato presso l’ingresso di casa. Ganesha è una divinità protettrice e di buon auspicio. La leggenda narra che sia figlio di Shiva, a guardia del suo bagno. È un bellissimo bambino che assolve con diligenza ai suoi compiti tanto da impedire allo stesso Shiva di entrare in bagno. Quest’ultimo in un attacco di ira gli taglia la testa. le persone attorno contattano le divinità che suggeriscono di muovere verso nord e di riportare la testa del primo essere che trovano. Cosi trovano la testa mozzata di un elefante, ecco che Ganesha assume questo aspetto. Mentre in Africa l’elefante assume un ruolo di commercio, infatti si da la caccia all’ animale per avere le sue zanne e produrre l’avorio che viene venduto dai bracconieri. L’avorio è diventato uno status symbol per la classe media dei paesi asiatici, questo prezioso materiale viene trasformato in sculture. Esso è utilizzato dalle donne, sotto forma di anelli, spille, pettini, collane, e dagli uomini che ne apprezzano la bellezza abbinata all’impugnatura di spade e coltelli. Un business divenuto irresistibile.

Giuliamaria Casella ha detto...

Q1: Prendiamo come esempio il maiale. Cos’è un maiale? Potremmo dire tranquillamente che esso sia un mammifero, cammina su quattro zampe, ha una pelle spessa, ecc. Questo è il suo significante.
Per una persona onnivora, esso rappresenta un’importante e succulenta fonte di nutrimento. In poche parole, è cibo. Può fargli ricordare ad esempio un piatto che la nonna ha cucinato, oppure un hamburger che ha mangiato in un fast food. Per un vegetariano, invece, il maiale è un animale che subisce violenze ingiuste.
Se prendessimo un musulmano molto legato alla sua religione, ti direbbe che per lui il maiale è haram, ovvero proibito. Questo perché è un animale impuro, immondo e inadatto al consumo. Per lui, quindi, il maiale non è assolutamente cibo.
Questi diversi punti di vista, se così possiamo chiamarli, sono il significato che persone con credi diversi collegano al maiale.

Giampaolo Giudici ha detto...

Un segno non linguistico interessante da analizzare è l'uso della mano sinistra. Questo significante può apparire banale in occidente, in quanto associamo a questo gesto il significato "dell'essere mancini o ambidestri".
Molto più affascinante è il significato che vi darebbe una persona di cultura indiana: la sinistra è infatti associata all'igiene intima e personale e dunque è una grande mancanza di rispetto utilizzarla. Che sia per toccare persone, passare oggetti o peggio mangiare qualcosa (in India è consuetudine mangiare con la mano destra), questo gesto verrà sempre interpretato in modo negativo.
Comprendiamo la gravità del gesto solo se immaginiamo il suo significato, posto all'interno di quella rete di segni che è la cultura. Quello stesso significante per noi è innocuo, per un indiano è associato invece all'igiene intima e dunque ad estrema maleducazione.

giulia morè ha detto...

La cultura viene descritta come una rete di segni che l'uomo stesso ha creato. Un segno è costituito da un significante e un significato, legati da un rapporto arbitrario.
Infatti ognuno attribuisce a ciascun segno un significato che può variare da individuo a individuo.
Ad esempio le strisce bianche sull'asfalto che incarnano l'entità presente (il significante) rappresentano l'attraversamento pedonale, ossia l'entità assente (significato).
Queste strisce invitano i veicoli a fermarsi in caso di attraversamento dei pedoni, mentre dal punto di vista dei pedoni vengono interpretate come uno spazio dove poter attraversare la strada.
Giulia Morè

Simone Longobardi ha detto...

Ci capita spesso di comunicare tra di noi utilizzando anche segni non linguistici, gesti e movenze in grado di trasmettere un significato. La definizione di segno infatti indica la stretta relazione tra un significante (nel caso non linguistico un gesto con le mani per esempio) e un significato (ossia il concetto che ci arriva da quel determinato significante).
Anche se il significante è uguale in alcuni casi punta la sua freccia in significati completamente opposti. Uno stesso segno non linguistico cioè, in due diversi paesi, che hanno intrecciato reti di segni diversi e differenti culture, può valere significati assai diversi.
Il primo esempio che possiamo fare è il gesto di muovere la testa su e giù. In molti paesi questo segno non linguistico significa annuire, dire di si, ma in Bulgaria, Turchia e Jugoslavia per esempio, vuol dire l'esatto opposto. Il suo significato cambia quindi e indica una negazione.
Un altro significante a noi ormai comune è quel gesto che si fa unendo pollice e indice in modo da formare un cerchio, tenendo dritte le altre dita. Per noi il suo significato è dire "ok", "sto bene". In Afria Settentrionale, Brasile, Russia e Turchia è considerato invece un gesto osceno, soprattutto se rivolto agli uomini. Anche qui possiamo dunque notare come intrecciando reti di segni diversi, si possa arrivare a significati diametralmente opposti.

Martina Luciano ha detto...

Il segno è costituito da un significante ed un significato: il significante è il supporto materiale del segno, il significato è la manifestazione fisica del segno. Spesso però se il significante è chiaro, il suo significato non sempre lo è. La loro unione è quindi arbitraria e dipende dal contesto culturale dentro il quale lo si utilizza.
Prendiamo per esempio il vestirsi di nero, nella cultura italiana questo colore è associato al lutto. Ma se un Cinese o un Giapponese vedesse una persona vestita tutta di nero non farebbe la stessa associazione nero=lutto poiché da loro il colore del lutto è il bianco.

MARTINA LUCIANO

Vanessa Sabellico ha detto...

Sabellico Vanessa
Q1.
Analizziamo in termini culturali il segno Salvadanaio. Iniziamo con la descrizione del suo significante. Il significante sarà il suono emesso dalla bocca per pronunciare il segno, se il segno è scritto sarà l’inchiostro di una penna o il gesso di una lavagna, se è una fotografia o un disegno sarà la carta, se è un oggetto sarà il supporto materiale del segno. Il suo significato, secondo la teoria referenziale, è spiegato dalla voce che possiamo trovare in un vocabolario: Piccolo recipiente di forme e materiali varî, munito di una stretta fessura attraverso la quale si introducono le monete o le banconote che si vogliono risparmiare, che possono essere recuperate rompendo il contenitore o, in alcuni tipi, aprendo uno sportellino munito o no di serratura.Secondo la teoria dell’uso il significato è dato dalla potenzialità dei modi con cui io posso utilizzare il segno salvadanaio, la sua analisi implicherà una narrazione. Al mio dodicesimo compleanno mi è stato regalato un salvadanaio, di colore verde, da mia nonna, con la speranza che io potessi imparare a risparmiare e che avessi qualcosa di materiale che mi facesse pensare a lei ogni volta che mettessi da parte qualche soldino. Il salvadanaio,cadendo,si è rotto,a causa di mio cugino che correva nella mia stanza. Mia zia me ne ha comprato un altro di legno,più resistente ai possibili incidenti, questo regalo ha suscitato allegria in me perché avevo un nuovo salvadanaio. Per capire com’è fatto il segno,devo investigare su un’altra serie di segni adesso collegati in questo contesto,elecando una serie di segni(che a loro volta avranno un significato ed un significante) associati alla narrazione. Il segno AFFETTO (di mia nonna o mia zia) associato al segno LEGAME,a sua volta è associato alla FAMIGLIA,AMORE. Il segno VERDE associato al segno SPERANZA. Il segno SOLDINO associato all’ECONOMIA,AL RISPARMIO,ALLA PAGHETTA,ALLE CARAMELLE che posso comprare con quel “soldino”.Il segno INCIDENTE, associato alla MORTE, AL PERICOLO,AL ROMPERSI.Il segno ALLEGRIA, suscitata dal nuovo regalo,associata ALLA mia Felicità.Il segno COMPLEANNO associato alla FESTA,AI BAMBINIconosciuti a SCUOLA(altro segno associato).Potrei dilungarmi,ma mi fermo perché potrei costruire un’infinita RETE DÌ SEGNI, associata al significato del segno SALVADANAIO.

Giulia Sellati ha detto...

Prendiamo ad esempio il gesto della mano che facciamo unendo pollice ed indice e lasciando le altre dita aperte. Questo gesto, di cui abbiamo descritto il significante, quindi il supporto del segno, può avere significato arbitrario, che quindi viene interpretato in maniera diversa a seconda del contesto culturale. In Italia così come in gran parte d'Europa e negli Stati Uniti viene considerato un gesto di approvazione, mentre in altri paesi come la Russia viene considerato un gesto offensivo. Il significato cambia ancora se si parla di Induismo, dove questo gesto è addirittura considerato sacro in quanto rappresenta la perfezione, oppure di Yoga, dove rappresenta l'estasi a cui si aspira.

ilariastirpe ha detto...

A lezione abbiamo citato una frase di Max Weber che afferma come l'uomo sia intrappolato in una rete di segni che egli stesso si è costruito. In tal senso, queste reti di significato rappresentano la cultura. Abbiamo poi dato una definizione al segno come un unione arbitraria tra il significante e il significato. Arbitraria perché il legame tra queste due dimensioni si basa su convenzioni, abitudini sociali collettive. Un esempio di segno non linguistico potrebbe essere il gatto nero. Secondo la tradizione giapponese oltre a rappresentare la fortuna, il colore nero assicura protezione contro le malattie. Nella nostra cultura l'attraversamento di un gatto nero non è di buon auspicio.
Ciò a dimostrazione del fatto che i significanti, ovvero le manifestazione fisiche del segno, possono essere le stesse ma ciò che cambia è il significato, ovvero l'interpretazione che ogni cultura gli attribuisce.

ILARIA STIRPE

Federico Pomponi ha detto...

R.1) Abbiamo compreso come la cultura sia una rete di segni e come questi siano un'unione arbitraria, ovvero culturalmente condivisa, di un significante e un significato.
In due culture distinte, dunque, uno stesso segno con il medesimo significante, potrebbe rimandare ad un distinto significato.
Poniamo come esempio il muovere la testa in Italia e in Bulgaria: nel primo caso muoverla verticalmente su e giù significa annuire, mentre scuoterla a destra e sinistra orizzontalmente sta ad indicare un diniego; ecco in Bulgaria avviene esattamente l'opposto.


Federico Pomponi

Tiziana Vincenzo ha detto...

Ogni cultura è caratterizzata da una rete di segni, i quali richiamano un SIGNIFICANTE (la manifestazione fisica del segno, fonica come le onde sonore oppure grafica) e un SIGNIFICATO (attribuire un senso, un valore ad un determinato segno). Il significato può essere condiviso all’interno di una determinata cultura, ma può differenziare da altre culture a seconda dell’interpretazione data dagli individui. Un esempio può essere il saluto tradizionale indiano, che consiste nel congiungere le mani, unire i palmi delle mani al petto e abbassando leggermente il capo (tale gesto viene identificato come significante). Mettendo a confronto la cultura indiana e italiana ne uscirebbero significati diversi. In India questo gesto viene utilizzato quotidianamente come un saluto cortese quando ci si incontra, mentre in Italia il congiungere solo le mani senza fare inchino ha un significato diverso e viene utilizzato in preghiera. Un altro esempio può essere il colore bianco del vestito della sposa, in india si veste quando c’è un lutto in famiglia, mentre in Italia soltanto ad un evento in particolare, il matrimonio, in quanto il bianco rappresenta la purezza e la verginità.

Francesco Pieri ha detto...

Per Saussure il segno è un'entità psichica a due facce che unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un'immagine acustica. Il gesto del salutarsi può esprimersi attraverso due tipi di segni: se dico la parola “ciao” sto usando un segno di tipo linguistico, se invece agito la mano o mi inchino sto usando un segno di tipo non linguistico. La differenza è culturale: a cambiare a volte è il significato e a volte è il significante, dipende dai punti di vista. In Occidente, per esempio, per salutarsi (significato) si usa stringere la mano (significante), mentre in Oriente, specialmente in Corea e in Giappone, il salutarsi (significato) si esprime attraverso un inchino (significante). Secondo questa prospettiva, il significato è lo stesso ma il significante cambia a seconda delle culture.
Dal punto di vista del significante, invece, una uguale forma espressiva può significare concetti diversi: tenere il pungo chiuso e il pollice eretto verso l’alto (significante) in Indonesia ha il significato di “dopo di te”, in Brasile il significato di “grazie”, in USA il significato di “ok”, “va bene”.
Un insieme di segni non linguistici è quello della religione cattolica, messo in atto durante una messa: le mani giunte (significante) indicano una preghiera (significato), il segno della croce (significante) che sta all’inizio e alla fine della funzione indica la Trinità; un altro esempio di insieme di segni non linguistici è quello delle regole della strada: strisce pedonali ( il cui significante è, appunto, il disegno delle strisce a terra) indicano agli automobilisti di rallentare e ai passanti danno il diritto di attraversare (significato), i segnali di precedenza, d’obbligo etc…

Marta Tramontana ha detto...

Abbiamo detto che per de Saussure il segno è la relazione che intercorre tra significante e significato. Il significante è l’entità materiale, presente, il veicolo di trasmissione; mentre il significato è l’entità assente, quella a cui il significante rinvia.
Scegliamo come segno non linguistico un gesto, ad esempio il gesto di alzare la mano verso l’alto. Il significante in questo caso è visivo, quindi è dato dalle onde luminose che arrivano alla retina e ci permettono di osservare il compiersi di questo gesto. Il significato invece non è univoco. Se, ad esempio, mi trovo in classe e stanno facendo l’appello, alzo la mano per dire ‘eccomi’, ‘presente’, ‘sono qui’, ‘ci sono’. Durante una lezione invece, se alzo la mano il professore comprende subito il mio gesto e capisce che vorrei fare una domanda. È importante ricordare che l’unione che intercorrere significate e significato è sempre arbitraria. Non esistono delle regole che associno un determinato gesto ad un significato. Questo ci permette di concepire un sistema, una rete di segni collegati arbitrariamente tra di loro. Così ‘alzare la mano’ si collega a ‘domanda’, ‘curiosità’, ‘presenza’… questa è la rete di significati introdotta da de Saussure nell’ambito della linguistica e che porta allo studio dei significati a partire dai sistemi di cui fanno parte, in base quindi ai rapporti con gli altri elementi.

Gianluca Evangelista ha detto...

Un esempio di segno non linguistico può essere una bandiera rossa. Il suo significante è costituito da un pezzo di stoffa di forma rettangolare di colore rosso attaccato ad un’asta. Il primo significato associato in modo quasi immediato ad una bandiera rossa è l’idea di pericolo e di allarme. Più nello specifico, in ambito balneare la bandiera rossa indica che la balneazione è pericolosa a causa del cattivo tempo oppure per l’assenza momentanea del servizio di salvataggio. La bandiera rossa ha diversi significati anche nell’ambito sportivo: in Formula 1, ad esempio, comunica la sospensione della gara, delle prove o delle qualifiche, e può indicare la presenza di un incidente che ostruisce il tracciato oppure l’assenza di condizioni meteo adeguate (come la pioggia eccessiva che ostacola la visibilità). Nel salto in lungo, invece, la bandiera rossa segnala che è stato commesso un fallo (l’atleta ha oltrepassato il limite della pedana di stacco). Generalmente, infine, la bandiera rossa viene collegata al socialismo e al comunismo ed è simbolo di idee politiche appartenenti alla sinistra e ai movimenti sindacali.

Gianluca Evangelista

Francesca B ha detto...

Immaginiamo di essere su una nave e star navigando di notte, ad un certo punto nel buio scorgiamo la luce di un faro. Il significante, in questo contesto, non è altro che una torre dotata di una sommità in cui è presente una luce che lampeggia costantemente e ad intermittenza. Tuttavia il faro ha un significato che è molto più ampio: infatti è un sistema capace di emettere segnali d'aiuto e di riferimento alla navigazione, cioè ogni capitano, come ogni persona che si è recata almeno una volta in un luogo marittimo (credo), riconoscerà quella luce ad intermittenza e saprà che o c'è un punto pericoloso, o c'è un porto, o semplicemente terra. Il faro in questo senso, orienterà la rotta della nave per il segno che rimanda attraverso il suo significato.

Francesca Bertuccioli

Giulia Eleuteri ha detto...

R1
L’antropologia culturale si prefigge di indagare le reti di segni in cui siamo immersi e che sono state intessute dall’essere umano stesso.
Prendiamo il simbolo del pentacolo (stella a cinque punte in genere iscritta in un cerchio). Esso è un segno ossia l’unione arbitraria di un significato e un significante. Non è difficile distinguere il suo significante ossia il supporto materiale che veicola il segno (ad esempio l’inchiostro con cui viene disegnato su un foglio). Più complesso è stabilirne il significato. Esso chiama in causa la macchina narrativa degli script (sceneggiature) che si possono produrre relativamente a un determinato segno. Collochiamo il pentacolo nei seguenti contesti: 1) magia 2) satanismo 3) amuleto 4) esoterismo ecc ecc. Ciò implica che per capire il segno “pentacolo” bisogna investigare tutta un’altra serie di segni ad esso collegati. Dobbiamo comprendere cos’è un amuleto, cos’è il satanismo ecc ecc. Ad esempio “magia” corrisponde a: a) maghi, b) streghe, c) Harry Potter, d) pozione, e) calderone, f) bacchetta magica, g) incantesimo ecc ecc. Da qui esploriamo le associazioni di “incantesimo”, di “maghi” e così via: i segni inviano nuovamente ad altri segni e il loro intreccio produce una rete semiotica. La ricostruzione sarà il più possibile accurata ma inevitabilmente risulterà parziale data la complessità di queste mappe.
Non esiste dunque un’idea astratta di “pentacolo”, come vorrebbe la teoria referenziale, bensì dobbiamo immaginare il suo significato come una voce enciclopedica (teoria dell’uso). “Pentacolo” è a tutti gli effetti un segno culturale (appreso e condiviso) e questo implica che ogni cultura può elaborare una propria versione della rete. Nel mondo pagano infatti questo simbolo era legato a: 1) religione, 2) dea Venere, 3) rapporto tra i cinque elementi , 4) equilibrio cosmico, 5) fertilità ecc ecc. Risaliremo a tutta una serie di valori che in parte si sovrappongono a quelli odierni ma che ad esempio non hanno nulla a che fare con la sfumatura peggiorativa che il pentacolo ha assunto nelle epoche successive. Ciò equivale a dire che nel mondo romano e nel mondo di oggi il simbolo viene usato in maniera differente. In tal senso è fondamentale afferrare il ruolo delle istituzioni nell’imporre certi significati rispetto ad altri. Spesso infatti è determinante il condizionamento della politica sull’uso che possiamo fare di certi segni. In questo caso il pentacolo, come tutti i simboli pagani, venne dichiarato come diabolico dalla Chiesa cattolica in quanto rappresentava proprio la radice di quelle credenze che si volevano estirpare in nome della verità sancita da Dio. Come direbbe Gramsci, questo significato, imposto da una cultura egemonica, si è diffuso nella cultura subalterna che ha fatto propria questa sfumatura peggiorativa come se gli fosse sempre appartenuta. In conclusione il significato è un qualcosa che, lungi dall’esistere solo nelle nostre teste, circola nella dimensione sociale e pubblica e che spesso viene orientato, circoscritto, riplasmato in modo da soddisfare le esigenze di un determinato gruppo di potere dominate.

Giulia Eleuteri
Lettere
0230674

Francesca D'Amico ha detto...

Il significante assume diversi significati in base alla cultura.
Il segno che prendo in considerazione è il kilt. Il kilt è un indumento tipico scozzese, indossato dagli uomini. Analizzandolo, vediamo come il significante (il supporto materiale del segno) sia una gonna pieghettata a quadri rossa e verde ma il suo significato (che è arbitrario) si distingue da cultura a cultura. Mentre in quella scozzese ha una tradizione che risale al ‘700, nella nostra sarebbe impensabile che un uomo indossasse una gonna, anzi sarebbe addirittura deriso, piuttosto la gonna a quadri rossa e verde viene utilizzata nella moda femminile.
Dunque deduciamo che il significante è essenzialmente lo stesso per la cultura scozzese e italiana però il significato è differente, poiché l’uso che se ne fa è differente.

Mik Dedo ha detto...

Propongo come segno il logo della Nike. Il suo significante, in quanto supporto materiale, può essere individuato nel tessuto o comunque nel materiale con cui è stato realizzato e cucito.
Il suo significato invece sta in tutto ciò che questo brand rappresenta per il mondo: abbigliamento sportivo di massima qualità, prezzi alti, una multinazionale che si comporta in maniera non impeccabile, uno sponsor che finanzia molte società.
Ovviamente ci sarà un'importante differenza tra le reti di segni del consumatore che vuole comprarsi la tuta (qualità e prezzo alto), del lavoratore che viene sfruttato e del presidente della squadra di calcio che viene finanziata.

Mik Dedo ha detto...

Michele De Dominicis

Leonardo De Stefano ha detto...

Q1: Un esempio di segno non linguistico potrebbe essere il fascio littorio,esso è un fascio di bastoni legati con delle strisce di cuoio attorno ad un ascia.Nel periodo romano il fascio littorio era l'arma portata dai littori,ovvero,delle guardie del corpo che si occupavano della salvaguardia del loro protetto nei movimenti dentro la città ed a protezione del magistrato ogni qual volta egli parlava alle folle. Anche in francia era presente il fascio littorio difatti era usato come decorazione sotto il regno di Luigi XIII e anche sotto Napoleone,ma dopo la rivoluzione francese esso divenne simbolo di libertà e rispetto sociale tanto che il fascio viene tenuto in mano dalla dea libertà. Dopo la rivoluzione francese il fascio è divenuto simbolo francese infatti nella costituzione esso viene definito come simbolo di "unità ed indivisibilità della Repubblica". In italia invece il fascio era il simbolo del partito fascista guidato da Benito Mussolini. Quindi il fascio un ascia attorno alla quale erano serrati dei bastoni di legno è stato usato come decorazione, come simbolo di unione dei cittadini e simbolo di un partito politico.

Leonardo De Stefano

Claudia Spinozzi ha detto...

Q1
Un esempio di segno non linguistico è l'abbraccio. Un azione in cui il significante sono proprio le braccia, due o più corpi umani che si intrecciano e si stringono. I significati però posso essere molteplici: nella nostra cultura viene sicuramente definito come un gesto e dimostrazione d'affetto, dato a persone che si conoscono abbastanza bene, magari per rassicurare, sostenere, esultare o salutarsi. In altre culture però questo stesso segno assume significati differenti e viene visto come una mancanza di rispetto, un oltrepassare quella linea di confine immaginaria che divide due persone e definisce il loro "spazio".

Francesca Rita Apicella ha detto...

q1. Un segno non linguistico è quel movimento del capo che nella maggior parte dei paesi occidentali associamo al “sì”.
Abbiamo appreso dal nostro contesto culturale che muovere il capo dall’alto in basso ha come significato una risposta affermativa all’interlocutore. Il gesto in sé, ovvero il movimento della testa, sarà il significante, mentre il significato invisibile che si cela dietro questo gesto, esistente soltanto in virtù della fitta rete di segni che è la cultura, è l’assenso.
In Bulgaria invece, per ragioni storiche, questi stessi segni indicano rapporti tra significanti e significati diametralmente invertiti: per affermare si volta la testa da un lato all’altro, mentre per la negazione il movimento sarà quello verticale a cui noi diamo il significato di "sì".

Claudia Presutti ha detto...

Nella vita quotidiana siamo immersi in una rete di segni ai quali siamo soliti attribuire un significato. Ciò è confermato dal semplice fatto che il nostro principale mezzo di comunicazione – il linguaggio – non è altro che una grande e articolata macchina di segni.
Si pensi ad un segno non linguistico, ad esempio il crocifisso, che vediamo affisso in una qualsiasi chiesa cattolica, nei pubblici uffici, nelle scuole e nelle case. Il significante di tale segno non è altro che una tavola di legno ( più o meno grande ) di forma detta ‘ a croce latina ‘, alla quale è applicato un corpo umano di sesso maschile, seminudo e senza vita, con la testa chinata su una spalla . Il crocifisso ha un valore umano e umanistico : è un simbolo cristiano che rappresenta un uomo, chiamato Gesù, che è stato condannato a morte . Il significato che si cela dietro questo apparentemente inutile pezzo di legno è molto forte e legato ad una tradizione secolare. E’ un simbolo di fede per miliardi di persone e simbolo di amore. Rappresenta un uomo che , morendo, ha dato significato al fatto di morire per gli altri.
Pensiamo ad un altro segno non linguistico: il classico simbolo matematico dell’infinito. Immaginiamo di vederlo rappresentato su una lavagna di un’aula della facoltà di matematica. Il suo significante è il gesso, supporto materiale attraverso il quale il segno è trascritto e rappresentato. Quest’ultimo ha la forma di un otto sdraiato messo in orizzontale.
E’ assegnato a John Wallis l’onore di aver introdotto il simbolo dell’infinito con il suo significato matematico nel 1655, nel suo De sectionibus conicis. Lui non motivò la scelta di questo simbolo, ma è stato ipotizzato che esso fosse una variante del numero romano 1000 (originariamente CIƆ, anche CƆ. Esso infatti veniva spesso utilizzato per intendere “tanti”, ossia grandi quantità.
In matematica il simbolo rappresenta l’infinito potenziale, ma nella cultura moderna si è fatto portavoce di un ulteriore significato. Spesso lo si tatua , o lo si può trovare come ciondolino di collane o braccialetti. Si tratta infatti di un simbolo largamente diffuso tra i giovani innamorati, come segno di amore che è destinato a durare in eterno.

Emanuele Ietto ha detto...

DOMANDA 1

Il mondo non è composto solamente da segni linguistici. Intorno a noi, nell'ambiente che ci circonda, vi sono anche molteplici segni NON linguistici. Ad esempio, potrei farle l'esempio della colomba, la femmina del colombo. Essa è vista come un normale uccello in diverse culture, ma assume un significato simbolico in altre: ha infatti un significato notevolmente ampio nella cultura cristiana, nella quale caratterizza praticamente tutte le ispirazioni divine, e nella cultura ebraica, nella quale simboleggia lo "Spirito Santo".
In conclusione, possiamo affermare che un segno può avere lo stesso significante in tutte le culture, ma il significato muta in base alle pratiche sociali.

Adriano Simei ha detto...

Come detto siamo pieni intorno a noi di segni, modellati da più significanti e immaginati con diversi significati, in base alla propria cultura. Possiamo parlare dei codici stradali, con segni simili ma non uguali, con inversioni di corsie e di sensi di marcia. Ma forse un’esperienza personale vale come degno esempio.
Io ho condiviso per 6 mesi casa in un paese Europeo, con un dottore indiano, di Patna, un paesino disperso al confine con il Nepal, nelle nostre giornate indaffarate ci trovavamo a ritagliare momenti condivisi, quali quelli dei pasti ad esempio, un giorno in cucina stava preparando il tè, dall’India inviatogli dalla famiglia, lo versa nella sua tazza personale, si avvicina al frigorifero, estrae il latte e si rimette in direzione della tazza di tè, si siede a tavola e versa il latte nel tè (anche la parola latte ha un origine diversa tra i due paesi, per loro è sacro visto che la mucca è sacra proprio perché alleva i vitellini con il latte, quindi il latte è un dono legato al significato di madre, maternità, crescita, sviluppo ecc, così mi disse), il che io istintivamente comincio a fargli di No con la testa, e in inglese gli chiedevo: “Why? Why?”, scuotendo la testa a destra e sinistra, come a dire di no, che non fosse corretto mettere il latte nel te (secondo me), e lui di tutta risposta non linguistica, scuoteva la testa come la scuotevo io, solo che in maniera leggermente più convincente, il che non capendo se mi stesse prendendo in giro o cosa, me ne vado. Beh poi sono arrivato a conoscenza che il NO in india viene collegato al movimento della testa in senso orizzontale, come il nostro classico segno di negazione. Mi scusai dell’inconveniente e del comportamento il giorno dopo e ci ridemmo sopra del fatto che fosse proprio l’opposto tra i nostri paesi.

Simei Adriano

Mery Mastandrea ha detto...

1) Abbiamo compreso che la cultura è una rete di segni.
Ferdinand de Saussure:"Il segno è l'unione arbitraria di un significante e di un significato".
Il significante rappresenta il piano dell’espressione mentre il significato riguarda il contenuto, il concetto che c'è dietro all'immagine.
Un esempio di segno non linguistico carico di significato è il simbolo della pace, il cui significante è un cerchio con all'interno tre linee.
Il simbolo venne proposto nel 1958 da Gerald Holtom durante una manifestazione per il disarmo nucleare, che lo ideò proprio in maniera semplice per poter essere facilmente riprodotto.
Il cerchio simboleggia la Terra mentre le tre linee sono la sovrapposizione delle lettere N e D che stanno per Nuclear Disarmament. Sembrerebbe che in origine Holtom aveva ideato il disegno capovolto, con le tre linee rivolte verso l’alto, come a volere rappresentare le braccia tese in alto dal dolore della disperazione umana, ma poi decise di dare al segno una connotazione di positività, e lo impostò al contrario.
Questo simbolo si prestò a diverse funzioni, fu infatti utilizzato come segno anche per identificare una manifestazione studentesca avvenuta anni dopo il cui tema fondamentale riguardava proprio la pace.
Tante e varie sono state, nel corso degli anni, le interpretazioni a proposito del simbolo della pace. Ad esempio è parso che l'immagine simboleggiasse la morte nell'alfabeto runico ideografico utilizzato dalle antiche popolazioni germaniche e scandinave.
Successivamente è stato anche ipotizzato che il disegno rappresenti un fucile spezzato e
stando ad altre interpretazioni il simbolo potrebbe avere invece un'origine cristiana e rappresenterebbe la croce, oppure la Terra con al suo interno il piede della strega che indicherebbe la discesa di Dio per la salvezza dell’uomo.
Appare chiaro dunque che nonostante il significante sia lo stesso ( il simbolo non cambia mai nella sua forma disegnata), il significato cambia, muta, sottostà alle dinamiche culturali del luogo in cui viene utilizzato e quindi può rappresentare tantissimi diversi significati.

Alessia Concetti ha detto...

Q1: Saussure dice che un segno è costituito da due dimensioni: dal significante e dal significato. Il significante è è il supporto materiale del segno, cioè è la forma che rinvia al contenuto; mentre il significato permette di esprimere il senso e il contenuto del segno. Prendendo ad esempio il segno non linguistico “guardarsi negli occhi”, il significante indica due persone si guardano reciprocamente negli occhi. Analizzando questo segno non linguistico dal punto di vista del significato, queste assume valore diverso in base alla cultura: in occidente guardare il proprio interlocutore negli occhi è segno di franchezza, mentre nella cultura dell’estremo oriente ed araba comunica un atteggiamento di sfida.

Filippo Scafoletti ha detto...

Scafoletti Filippo Maria

PRIMA DOMANDA

"L'uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha creato." (Max Weber) Questi significati vengono attribuiti in modo arbitrario, in basa alla cultura e al contesto in cui ci si trova, come insegna la teoria dell'uso di Wittgenstein. Prendiamo ad esempio una tipica usanza giapponese, che se vista secondo la nostra ottica potrebbe risultare alquanto singolare. Durante i pasti il popolo giapponese è solito rumoreggiare ed emettere suoni alquanto sgradevoli; ad esempio nel bere il brodo, che viene ingerito con veemenza e "maleducazione". Un atteggiamento simile verrebbe da noi interpretato appunto come sgarbatezza da parte dei commensali, poichè siamo da sempre stati abituati (nati e cresciuti in un contesto culturale diverso) che a tavola bisogna essere composti e silenziosi. Se si pensa che invece i Giapponesi rumoreggiano perchè nella loro cultura questo comportamento esprime apprezzamento per il cibo che stanno mangiando, si comprende quanto il significato di un'azione simile possa variare enormemente in contesti diversi. Il segno del "bere una zuppa" viene manifestato dal suo significante (l'atto concreto del bere rumoreggiando) che è uguale per tutti. La rete di significati che si viene a creare è invece arbitraria e ciò fa si che per una cultura esso risulti offensivo, per un altra gradito.

Marta Piccioni ha detto...

Prendiamo in considerazione il gesto tipico dei surfisti – lo “Shaka Brah”; il significante in realtà non è molto complesso, e consiste nel chiudere il pugno (solitamente il destro) tenendo però il pollice ed il mignolo distesi. Per quanto riguarda il significato però le cose si complicano: si pensa sia originario delle isole dell’arcipelago hawaiano, in cui ha lo scopo di trasmettere quello che gli hawaiani chiamano “Aloha Spirit”: una sorta di gesto di amicizia e vicinanza tra le diverse etnie presenti nell’arcipelago; ma può essere anche usato a mo’ di semplice saluto, tant’è che negli ultimi anni ed a km di distanza dalle Hawaii, ha perso (almeno per i più) il senso hawaiano di solidarietà e ce ne ricordiamo soprattutto per essere tornato “di moda” con Ronaldinho, come esultanza

Alessia Stirpe ha detto...

Di regola quando noi comunichiamo con i segni lo facciamo tramite le parole, le immagini su cartelloni, espressioni facciali, segnali stradali ed altro. In realtà il segno è una congiunzione arbitraria di significante e significato quindi una entità dicotomica.
Il significante è il supporto materiale quale forma o mezzo di veicolazione del segno; il significato invece è il concetto espresso. Possiamo ricorrere al l'esempio di un segnale stradale di divieto di accesso. Il significante è dato da una linea bianca orizzontale sul fondo rosso del cerchio. Il significante è il divieto di accesso, cioè l'indicazione che in quella strada non si può transitare.
Significante e significato costituiscono il segno.
Alessia Stirpe

valentina ciuchini ha detto...

Uno dei segni più affascinanti per me è il teschio umano.
Ciò che rappresenta il teschio è evidente: l’insieme delle ossa che si trovano nella testa degli esseri umani, ma tranne che per le raffigurazioni anatomiche, questo non è il suo significato come segno.
Il significato a cui allude genericamente è la morte, ma a seconda del significante su cui lo troviamo questo significato assume sfumature molto diverse, ad esempio:
-) la scultura di un teschio si ritrova spesso nelle chiese cattoliche e nei cimiteri, in questi contesti serve a ricordare che la vita terrena del corpo dura poco e che quest’ultimo è destinato alla dissoluzione, a differenza dell’anima che è incorruttibile ed eterna.
-) il disegno di un teschio bianco sopra due tibie incrociate su una bandiera nera ci fa pensare subito al Jolly Roger, la bandiera tradizionale dei pirati; il teschio in questo caso è promessa di morte per coloro che avrebbero incontrato la nave pirata.
-) il disegno di un teschio nero su sfondo giallo è comunemente usato per segnalare un pericolo mortale, come quello su alcune centraline elettriche e su i tralicci dell’alta tensione.
-) i teschio stilizzato e colorato in modo vivace è uno dei simbolo della festa messicana dei morti. In questo il significante, ovvero il disegno decorato e colorato in modo allegro, e il significato del teschio dovrebbero esorcizzare la paura della morte. Questo segno è diventato molto famoso che al di fuori del Messico e lo troviamo come motivo decorativo in un sacco di oggetti.
Senza contare che ciascun individuo, a partire dal significato comune, può attribuire allo stesso significante una sfumatura di significato totalmente personale, così come fanno per esempio le persone che decidono di tatuarsi un teschio sul corpo.

jessica ciuffa ha detto...

Q1
Analizziamo un comune gesto che facciamo spesso senza pensarci,le "dita a v". Se nella descrizione del suo significante non si riscontrano particolari difficoltà (basterà dire che si configura come il gesto di alzare l'indice e il medio di una mano,chiudendo le altre dita), ciò non è valido per quanto riguarda il suo significato,o per essere più precisi, la sua rete di significati: infatti, in alcuni paesi come l'Italia e l'Inghilterra, le "dita a v" simboleggiano "vittoria","pace" e "amore" o ,ancora, "libertà" in Belgio. Vengono anche associate alle orecchie di un coniglio o indicano il numero due.Invece, in altre culture (come quella australiana,sudafricana e irlandese)posizionare le dita in questo modo è un segno di insulto.Al contrario,in Vietnam tale segno viene interpretato come un semplice saluto.

Federico Vespoli ha detto...

Q1.

Un segno non linguistico è l’applauso. Analizzato in termini culturali, l’applauso ha un significante (le mani - che battendo producono un suono ripetuto con una certa cadenza e intensità) ed un significato che può comprendere la gioia per il raggiungimento di un particolare traguardo, l’omaggio alla fine o all’inizio di una performance o addirittura lo scherno. Quale significato viene attribuito all’applauso dipende interamente dal contesto e in particolare da quanti sono a compierlo insieme. Se alla fine delle lezioni di Antropologia Culturale mi mettessi ad applaudire da solo, nella testa dei miei colleghi si andrebbero ad innescare una serie di narrazioni che danno a quel gesto il significato di omaggio (“Evidentemente rispetta il professore e vuole comunicarglielo così..”), di gioia (“Si vede che la lezione di oggi per lui è stata illuminante..”) o di scherno (“Crede di fare il simpatico, probabilmente avrà litigato con il professore o chissà cosa..”).

Federico Vespoli

Riccardo Ricchiuti ha detto...

La cultura è un vasta rete di segni; essi a loro volta sono i rapporti definiti tra significante e significato.
Prendiamo in esame un prato verde. Ad un'estremità del prato è posta una struttura rettangolare bianca con una rete al suo interno. Una palla che entra nella rete della struttura rettangolare bianca, posta in un prato verde è il significante; il corrispondente significato è il "gol"e che qualcuno ha segnato durante una partita in un campo di calcio.

Riccardo Ricchiuti

Sharon Petrongari ha detto...

Un segno non linguistico è per esempio l’ulivo. SIGNIFICANTE: albero da frutto. SIGNIFICATO: I popoli orientali ed europei, fin dall'antichità hanno considerato l'ulivo una pianta sacra. In epoca storica è diventato anche simbolo della pace .
I Greci antichi consideravano l’ulivo una pianta sacra e la usavano per fare le corone per gli atleti vincitori delle Olimpiadi.Per gli Ebrei è simbolo della giustizia e della sapienza. Per i Cristiani è il simbolo della Pasqua.

Rosanna Vendemmia ha detto...

L'arcobaleno è un fenomeno meteorologico che si crea quando i raggi del sole, dopo una tempesta, si riflettono sulle gocce d'acqua. Questo segno non linguistico, che ci fa volgere gli occhi al cielo per ammirare i suoi colori, si carica di differenti significati nelle diverse culture o in diversi ambiti. Secondo una nota leggenda irlandese, alla base dell'arcobaleno, starebbe nascosta una pentola colma d'oro: colui che è in grado di liberarsi dalla paura dell'ignoto potrà raggiungerla. Nella Genesi, dopo il diluvio universale, l'arcobaleno sarebbe comparso a Noè e alla sua famiglia, per cui, per i cristiani, questo segno rappresenterebbe l'alleanza di Dio con gli uomini. Tempo fa, mi meravigliai nell'ascoltare una mia anziana vicina dire, alla vista dell'arcobaleno, "Buon ponte". Chiedendole il perché di questa sua affermazione, mi disse di considerare l'arcobaleno come un ponte che avrebbe permesso agli amici animali, ormai defunti, di lasciare la vita terrena e raggiungere una sorta di "Paradiso" a loro dedicato. I colori dell'arcobaleno sono stati adoperati nella bandiera della comunità LGBT e nella bandiera della pace. Per quanto riguarda la prima, venne scelto l'arcobaleno per il senso di cui si caricarono i colori (rosa/sessualità, blu/serenità) che nel complesso sottolineano la dignità, l'orgoglio, gli ideali della sopracitata comunità. Anche la seconda è una bandiera arcobaleno, legata non tanto al significato dei suoi colori, ma al senso cristiano di alleanza di esso. Oltre a ciò, il dettaglio della colomba, introdotto da Picasso, richiama sempre il significato di alleanza e pace, senza dubbio, d'origine biblico. Proprio perché l'arcobaleno compare spesso dopo violente burrasche, si suole attribuire ad esso un ulteriore significato metaforico: dopo le avversità nelle quali si svolge la vita, giungerà il sereno, arriverà la gioia, l'arcobaleno.

Lorenzo Giannetti ha detto...

Il segno che voglio analizzare è quello della stretta di mano. Un gesto (il significante) che nella nostra cultura è considerato normalissimo ed educato, nasconde in realtà una serie di consuetudini e comportamenti che ne costituisco la rete dei segni ad esso associato. In Italia la stretta di mano assume diverse connotazioni a seconda di chi compie l'azione: può essere un gesto di saluto, una presentazione o potrebbe indicare l'accettazione di una scommessa o di un accordo. Dunque questo ci mostra come è fondamentale, per comprendere il significato del significante, capire innanzitutto il contesto in cui ci si trova. Inoltre parlando per opinione personale,dal modo in cui la persona effettua la stretta di mano può trasmetterci diverse sensazioni (una stretta di mano energica è più apprezzata di una priva di vigore). Per concludere possiamo dire poi che questo significante non è associato allo stesso significato in tutte le culture: Basti pensare all'usanza Neozelandese dove ci si saluta strofinandosi il naso.

alessia tardioli ha detto...

La cultura è una rete di segni costruita dall'uomo e condivisa. Ogni segno è l'unione arbitraria di significante (la forma o il mezzo che quel segno assume) e significato. Un esempio potrebbe essere il gesto della mancia,il quale spesso crea incertezza nel compierlo o imbarazzo. Perché? In molte culture,dare la mancia è un gesto apprezzato,visto in modo positivo da chi lo riceve,mentre può capitare,come in Estremo Oriente,che sia visto in modo negativo,quasi come un affronto. Questo segno ha,in entrambi i casi,significante uguale(prendere i soldi e consegnarli al destinatario che sta svolgendo il suo lavoro) ma è profondamente diverso il suo significato. Questo avviene perché ogni cultura realizza la sua rete di segni,i quali sono compresi se inseriti nel loro contesto culturale.

Ilaria Piacenti ha detto...

Ilaria Piacenti
Q1
Un esempio di segno non linguistico è il gesto di “fare la linguaccia”. Il significante (cioè la manifestazione fisica del segno)corrisponde all’atto di tirar fuori la lingua; il significato (ovvero l’elemento intrinseco, concettuale) è invece il voler schernire o in qualche modo il voler suscitare simpatia al destinatario.
Il segno non linguistico può avere uno stesso significante in diverse culture ma significato diverso, poiché quest’ultimo è il risultato di consuetudini sociali; ad esempio, in Italia, stringere la mano a pugno, con l’avambraccio teso in avanti e verso l’alto è un invito a riassumere un determinato concetto espresso.In Turchia tale gesto indica invece un volgare invito sessuale.

Lucilla Damico ha detto...

Per significante si intende la sequenza di fonemi di una parola e rappresenta il supporto materiale attraverso cui esprimere il concetto.
Il significato rappresenta invece l'immagine mentale che noi abbiamo di quella parola.
Ad esempio basta immaginare la parola "albero" scritta o pronunciata, quello è il significante. Il significato è dato invece dalla rappresentazione grafica che ognuno di noi fa di un albero.

Chiara Grossi ha detto...

Chiara Grossi: Come segno non linguistico culturalmente condiviso porto come esempio il gesto del dito medio, che veicola un significato immediatamente comprensibile, ovvero l'inglese Fuck e l'italiano vai....va bene, il resto è intuitivo!!!
Gesto antichissimo, presente già tra gli antichi Greci, è composto da un significante, ovvero l'arto del nostro corpo alzato con la mano che ha il dito medio proteso e le altre dita chiuse a pugno, ed un significato di offesa, che rende il segno inequivocabile come contenuto.
Eppure, anche in questo caso, la rete dei significati e degli usi condivisa è fondamemtale per cercare di capire le diverse accezioni del segno. Molto diverso è il senso che il gesto può assumere se utilizzato tra due amici che scherzano( in questo caso dominerà la burla, la presa in giro bonaria) o tra due automobilisti infuriati, che si sono appena tamponati e magari uno dei due è un neo-patentato e l'altro ha appena finito di pagare la macchina nuova. Allora la rete di significati implicita comporterà offese e svalutazione delle capacità di guida, quindi pur essendo il segno lo stesso la rete di significati condivisa sarà completamente diversa.

Federica Sorrentino ha detto...

Partendo dall’affermazione di Max Weber secondo cui l’essere umano vive intrappolato nelle reti di segni che egli stesso ha costruito, si può affermare la dualità di questi ultimi; i segni si compongono infatti di un significante, che è la manifestazione materiale del segno stesso, e di un significato, che è il valore dato al segno a seconda dei contesti sociali, culturali e ambientali diversi. Un esempio di segno non linguistico sono i colori, il cui significante è di tipo visivo e ha a che fare con le onde luminose e il loro riflesso, che ci permettono di percepirli per come sono e di non confonderli l’uno con l’altro. Il significato dei colori varia a seconda delle abitudini culturali e dei paesi presi in considerazione: il rosso, ad esempio, è simbolo di sacrificio, passione e amore per il Cristianesimo, ma di purezza in India e di lutto in Sud Africa; il bianco, che in Europa rappresenta la verginità, la purezza e il candore, è in Cina e in Giappone il colore della morte e India dell’infelicità. Al contrario il nero, che secondo la nostra visione sta ad indicare la morte e la tristezza, è il colore della gioventù in Cina.

Alice Dionisi ha detto...

Parlando di cultura simbolica sono stati introdotti i segni con le corrispondenti due dimensioni di significante e significato.
Ancora una volta mi servirò del mondo del calcio per trovare un esempio adatto di segno non linguistico. Giusto qualche giorno fa, seguendo una partita, mio fratello minore mi chiedeva cosa significasse il gesto che aveva fatto l'arbitro di disegnare un quadrato con le mani.
Per una persona che non segue il mondo del calcio come mio fratello o per un paese dove il VAR non esiste, quel gesto è apparentemente privo di significato o rappresenta la sola forma geometrica.
Con l'introduzione della moviola in campo invece oggi io so che quando il direttore di gara disegna quel quadrato con le mani (significante) poi si recherà a bordo campo per consultare lo schermo e rivedere le immagini per prendere una decisione riguardo una situazione dubbia (significato, la cosa).
Per i pitagorici il quadrato era simbolo di giustizia, la Ka'ba della Mecca ha un perimetro quadrato, in Cina le città sono fondate su base quadrata ma per me quadrato significa Video Assistant Referee, a seconda della condivisione culturale dei segni essi assumono significati diversi.

Leandro Pasquali ha detto...

Prendiamo come esempio un significante non linguistico come un cartello stradale: in tutta Europa i segnali stradali sono pressoché gli stessi, eppure in molte nazioni (come l'Inghilterra) la guida è a sinistra, perciò la modalità di guida diventa speculare. Questo significa che, davanti ad uno stesso segnale, come un diritto di precedenza, viene visto dalle nazioni con la guida a sinistra di un modo (dare la precedenza a sinistra), da quelle con la guida a destra di un altro (dare la precedenza a destra). Questo perché le uno e le altre interpretano il significato di quel cartello in maniera opposta. Il 3 settembre 1967 la Svezia impose il cosiddetto "cambio di marcia", si decise ovvero di passare dalla guida a sinistra a quella a destra, si registrarono 125 incidenti stradali. Nonostante il significante dei cartelli stradali sia identico per tutti ha un significato condiviso diverso per chi guida a sinistra rispetto a chi guida a destra.

Francesco Pisani ha detto...

In realtà la nostra intera esistenza è fondata e basata sull'uso di segni e simboli. Oltre ovviamente al segno linguistico, che è quello che ci ha consentito con più forza di essere parte del mondo, l'uomo ha sempre vissuto all'alba della sua era con la necessità di comunicare. Troviamo disegni inscritti nelle caverne del paleolitico, passando per i geroglifici egiziani all'alfabeto cuneiforme delle civiltà babilonesi. I simboli e i gesti che compiamo quotidianamente hanno ovviamente diverso significato in virtù del contesto in cui stiamo compiendo quella determinata azione: l'esempio fatto a lezione dell'occhiolino è emblematico. Ma anche un simbolo ormai divenuto universale come la croce può indicare e avere diversi significati. Sappiamo che per i romani la croce era simbolo di condanna a morte per qualcuno che doveva essere giustiziato. In seguito per il cristianesimo ovviamente acquisisce un significato diverso poiché essa simboleggia Cristo ma anche oggi possiamo trovare questo simbolo sotto diverse inquadrature. Dalla croce presente sulla facciata di un pronto soccorso a quella incisa su una lapide cimiteriale. FRANCESCO PISANI

Sara Cantalupo ha detto...

Geertz insieme a Weber affermano che l'uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto, e afferma che la cultura consiste proprio in queste ragnatele di significati, ritenendo che l'antropologia non è una scienza sperimentale, ma una scienza interpretativa in cerca di significati. Noi siamo completamente immersi in un sistema di segni, i quali ci comunicano sempre un messaggio, però il più delle volte un segno linguistico varia in relazione alle altre culture e di conseguenza il significante (la parte fisicamente percepibile del segno linguistico) resta sempre lo stesso e invece il significato (l’immagine mentale) cambia.
ESEMPI: il segno non linguistico può essere il segno della mano attraverso la quale molte volte noi italiani utilizziamo per indicare ad una persona di avvicinarci a noi, questo stesso segno se viene svolto nel sud- est asiatico, il significante è lo stesso mentre il significato cambia e in questo caso viene ritenuto una vera e propria offesa, perché è un gesto che in quei Paesi viene rivolto solo ai cani.
Un altro esempio di segno non linguistico è quando noi italiani per dire ad una persona: che vuoi? Uniamo le dita facendo oscillare la mano, questo stesso segno se viene ripetuto in Spagna ha un altro significato e vuol dire che bisogna andare a mangiare.

Simona Antuoni ha detto...

Partendo dal presupposto che il rapporto tra significato e significante è arbitrario come esempio descrivo un mio segno non linguistico che ha cambiato significato nel tempo: quando ero più piccola vedevo i “grandi” scambiarsi due baci sulla guancia. Il significante è sempre stato lo stesso ma inizialmente avevo affidato a quel significante un determinato significato, pensavo che solo le persone che si volessero particolarmente bene potessero scambiarsi i baci sulla guancia. Col passare del tempo ho capito che “i grandi” affidavano a quel significante un significato del tutto diverso, per loro era un semplice modo per salutarsi, un’abitudine per dirsi “ciao” e con il passare del tempo mi sono “adeguata” alla dimensione pubblica di quel significato.

Francesca Calisi ha detto...

Secondo gli studi condotti da Saussure,ogni parola è composta da due elementi strettamente uniti e inseparabili:
Il significante, cioè la parola scritta o pronunciata,ovvero l'elemento percepibile con i sensi. Il significato, ossia l'immagine presente nella mente, il senso, il concetto. Una parola è dunque un insieme di significante e di significato, di suono e di immagine, di lettere e di senso. La relazione tra significante e significato, secondo Saussure, è del tutto arbitraria: non vi è alcun rapporto naturale fra i due, com’è dimostrato, dal fatto che esistono lingue differenti. Che uno stesso concetto venga indicato tra popoli differenti con significanti del tutto diversi è un aspetto principale del carattere convenzionale delle lingue e dei termini che le compongono. Secondo Saussure, dunque, il significato di un termine viene a prodursi a partire dal sistema di differenze che costituisce, ovvero, il sistema della lingua.La parola “gatto”, che identifica un contenuto determinato, non possiede in sé e per sé alcun significato, ma lo trova soltanto all’interno di una rete differenziale in cui compaiono altri termini che da esso si distinguono: ad esempio “ratto”, “patto”, “getto”, “gallo”, ecc. Ogni Paese ha le sue regole, bisogna perciò porre particolare attenzione a non lasciarsi andare a gesti di cui non si è perfettamente certi del significato che viene loro attribuito in quella cultura. A differenza Umberto Eco ha definito la semiotica come “teoria della menzogna”. Mentre i segni naturali non possono “mentire” (il fumo manifesta sempre la presenza del fuoco, la presenza del latte in una donna è segno certo del fatto che ha partorito), i segni linguistici consentono di pronunciare giudizi falsi, possono essere assunti in luogo di qualcos’altro che non deve necessariamente corrispondere all'esperienza comune. Caratteristica prettamente "latina" è la forte gestualità, che accompagna, gran parte del discorso italiano. Questi gesti, del tutto spontanei per noi, sono spesso incomprensibili per gli stranieri. Oppure, tenere gli occhi abbassati, quasi chiusi, è segno di disattenzione, in Italia.Di contro, in Giappone è forma di rispetto, per comunicare che l'attenzione è massima.In molte culture africane: rispetto del subordinato, nei confronti di un superiore.

Francesca Calisi

Antonio Mendicino ha detto...

Un esempio di segno non linguistico può essere un gesto come il pollice alzato. Il significante è sollevare il pollice verso l'alto, il significato cambia invece a seconda del contesto culturale. In Italia vuol dire ok, è un segno di assenso, ma se ci rivolgiamo a un cinese lo interpreterà come gesto offensivo, simile al nostro dito medio.

Jamila Zenobio ha detto...

Il processo della rasatura dei capelli è un esempio di segno non linguistico intessuto di diversi significati a seconda di chi lo pratica, dove e quando.
Nella cultura occidentale infatti, si produce già una prima differenziazione di significati ad esso interrelati se a praticare questo gesto sono uomini o donne.
Nel primo caso si potrebbe pensare che un uomo con la testa rasata sia calvo o in procinto di esserlo, oppure che preferisca esteticamente non avere i capelli. Nel caso delle donne invece si può pensare che abbia un tumore, molto più raramente che sia una scelta puramente estetica. In ambito clericale il fenomeno della tonsura acquisisce significati completamente differenti di adesione alla dottrina cristiana.
Tale pratica inoltre è collegabile anche a determinate culture o ambienti con connotati ideologici, politici ed estetici ben distinguibili: è il caso degli Skinheads.
Nel mondo orientale la pratica della rasatura dei capelli è applicata in ambito religioso dai monaci buddhisti. Quindi qualora ci imbattessimo in un uomo/donna calvo/a potremmo dedurre che si tratti di monaci. L’azione di tagliare i capelli in questo caso è collegata all’idea della recisione delle illusioni e delle vanità dalla propria vita.
In ambito militare la rasatura dei capelli è collegata principalmente al concetto di praticità: in questo modo è più facile mantenere un buon livello d’igiene evitando soprattutto i pidocchi.
Nel Medioevo alle donne condannate per stregoneria venivano tagliati completamente i capelli prima del rogo perchè quest’ultimi erano visti come radice del male.
I casi sopra elecati sono solo alcuni esempi dei diversi significati che può assumere la pratica della rasatura dei capelli.

Jamila Zenobio

Bianca Bisciaio ha detto...

1) Mi ha sempre affascinato la grande differenza che esiste tra le varie culture per quanto riguarda il galateo da osservare a tavola. Tutto l'insieme di gesti convenzionali che accompagnano il pasto assumono reti di significati completamente diversi a seconda del Paese in cui ci si trova. Partiamo con il rutto a tavola: mia madre rimprovera esasperata mio fratello ogni volta che questo rutta a fine pasto e lui imperterrito risponde “ma in Cina vuol dire che ho apprezzato il cibo!”. Effettivamente nella cultura cinese ruttare a fine pasto vuol dire complimentarsi con il cuoco mentre per mia madre vuol dire solo essere maleducati. Rimanendo in Cina, è buona norma lasciare parte del pasto nel piatto per dimostrare all'ospite che è stato generoso con le porzioni; fare la stessa cosa in India invece è un'offesa irreparabile perché è considerato un inutile spreco. In Giappone la zuppa non va mangiata con il cucchiaio ma sorseggiata direttamente dalla ciotola emettendo tanto più rumore con la bocca quanto più vogliamo dimostrare di apprezzarla. Fai una cosa simile in Italia e ti etichetteranno come bifolco in meno di mezzo secondo. Al contrario in Italia è considerato normale al ristorante il gesto di chiedere sale e pepe al cameriere per “aggiustare” il sapore del proprio piatto ma fare la stessa cosa in Portogallo vuol dire offendere il cuoco e tutto il personale. Per non parlare poi di lasciare la mancia... può essere un gesto dovuto, un simbolo di apprezzamento o perfino di offesa! Questa analisi dimostra che ad uno stesso significante (in questo caso di segni non linguistici) sono associati più significati a seconda delle circostanze culturali con cui viene analizzato.

Bianca Bisciaio, matricola 0229645

Slawka G. Scarso ha detto...

Un esempio di segno non linguistico può essere dato dal simbolo della Croce Rossa. Il significante è dato da una croce rossa, appunto, e può essere applicato a uniformi, mezzi di trasporto, tetti di tende o di edifici. Quanto al significato, per la teoria dell’uso, questa croce rossa identifica l’associazione internazionale, ma identifica anche un luogo che, per accordi internazionali, anche in guerra non dovrebbe essere bersaglio militare – sappiamo però che non sempre è stato così purtroppo. La croce rossa si può associare quindi a feriti, ospedali, presenza di medici, accordi internazionali, oltre ovviamente alla guerra.
Va detto comunque che la croce rossa ha anche altri simboli – nel Medio Oriente ad esempio viene sostituita dalla mezza luna rossa, con lo stesso significato, e, in passato in Iran c’era il leone e sole rosso, simbolo che poi è stato cambiato nella mezza luna rossa all'epoca di Khomeini come rottura verso lo scià.

Va pure detto che fuori dai contesti in cui è usata a questo scopo, la croce rossa o mezza luna rosa può anche perdere di significato. Se la applico su un foglio di carta, o su un pezzo di legno, senza riferimenti di contesto, potrei non capire che mi riferisco proprio a questo ambito.

sara pitolli ha detto...

Un segno non linguistico di cui è possibile analizzare il significante ed il significato è il gesto di "battere il cinque". Il suo significante è, semplicemente, la congiunzione del palmo di una mano a quello di un'altra; il suo significato, invece, esprime condivisione, esultanza, o anche un banale saluto.

Vanessa Rita ha detto...

Un segno, quale oggetto degli studi semiotici, è un'identità che presenta due componenti: il significante e il significato. il significato è il concetto espresso, mentre il significante è il supporto materiale o grafico che lo esprime. Così come per i segni linguistici, anche per i segni non linguistici è importante riconoscere l'arbitrarietà del segno, caratteristica che si basa su convenzioni o abitudini anche culturali, così che è l'uomo ad assegnare ad ogni significante uno o più significati, creando una vera e propria ragnatela di segni; da ciò derivano proprio le differenze tra una cultura ed un'altra. Come esempio propongo la Mano di Fatima, segno non linguistico il cui significante è rappresentato da una mano con tre dita aperte e due dita simmetriche ai lati. Diversi possono essere invece i significati e le situazioni in cui essa acquisisce un significato differente. Nel mondo islamico la Mano di Fatima è un amuleto indossato dalle donne come auguri del dono della pazienza, della gioia e della fortuna e felicità; in altre culture viene invece regalata come portafortuna o come simbolo della presenza di Dio che veglia su chi lo indossa, e proprio per questo all'interno della mano viene rappresentato un occhio, a significare la presenza di Dio. La mano di Fatima, in quanto simbolo legato ad una leggenda islamica, dove Fatima era la figlia del profeta Maometto, nella maggior parte dei casi viene realizzata in argento, metallo simbolo proprio del poeta. Spesso questo segno non linguistico acquisisce anche un altro significato: viene utilizzato infatti per indicare e segnalare i luoghi destinati al solo uso femminile.

Davide Catapano ha detto...

Il primo esempio che mi viene in mente è quello dell'acchiappasogni.
L'acchiappasogni, costituito da un cerchio esterno in legno (significante), presenta un significato diverso nella cultura occidentale al giorno d'oggi.
Nelle tribú indigene del Nord America veniva appeso fuori dalle tende come segnale che indicava la professione svolta da chi vi abitava dentro.
A seconda dell'importanza del lavoro svolto dalla persona in questione, variava nel colore e nelle dimensioni.
Noi, oggi, lo utilizziamo come ornamento, con la funzione di trattenere i sogni "buoni" e di scacciare quelli "cattivi", gli incubi.

Flavio S. ha detto...

Analizziamo il pianto di un individuo. Il suo significante è rappresentato dalle lacrime che fuoriescono dagli occhi e che rigano il viso. I suoi significati possono essere molteplici: felicità, rabbia, tristezza o sconforto.

Flavio Sabbatini

Stefania Regoli ha detto...

Significante e significato possono assumere interpretazioni differenti in base a culture differenti. Ad esempio, in Italia il gesto di vittoria che si fa mostrando l’indice e il medio distesi in una V, ad indicare appunto “vittoria”, in un contesto culturale anglosassone è altamente offensivo ed equivale al “ nostro” dito medio. In questo esempio il significante (cioè il gesto della mano con l’indice e il medio distesi in una V) è chiaramente lo stesso, ma il significato cambia in base al contesto culturale in cui si esprime il significante.
STEFANIA REGOLI

Miriam D'Ascenzi ha detto...

Ferdinand de Saussure afferma che un segno è composto da due dimensioni: il significante e il significato. Il significante è la manifestazione fisica del segno mentre il significato è ciò che il segno esprime. I segni possono essere sia linguistici che non linguistici. Un esempio di segno non linguistico può essere la fumata bianca che viene prodotta dopo l’elezione di un nuovo Papa. Il significante di questo segno è appunto il fumo bianco che viene prodotto bruciando le schede delle votazioni e una particolare sostanza chimica, mentre il significato è che è stato eletto il nuovo Papa. Al contrario, la fumata nera indica la mancata elezione del nuovo Papa durante il Conclave. In questo caso, il significante è il fumo nero prodotto dalle schede, gli appunti e una sostanza che produce il fumo nero, mentre il significato è che alla fine degli scrutini non è ancora stato eletto il nuovo Papa. Tutti i Cattolici, quindi, sanno qual è il significato di questi due segni che indicano un momento molto importante per la Chiesa Cattolica.

Alessio Martorelli ha detto...

Un uomo, nel venire a conoscenza di una brutta notizia che in una remota ipotesi potrebbe colpire anche lui (come ad esempio un lutto), porta la mano destra aperta all’altezza dei genitali, afferrandoli e spostandoli su e giù per un paio di volte. Questo gesto, più o meno mimato, che l’uomo descriverebbe verbalmente con “Grattarsi”, indica un’azione che scongiuri e allontani l’evento infausto capitato ad un’altra persona. Infatti i genitali, fonte di potenza e virilità nell’uomo, rappresentano, in questo segno, l’unica difesa valida e un tentativo di controllare l’imprevedibilità degli eventi della vita.

Vivian De Dominicis ha detto...

L’antropologia cerca di spiegarci la rete di segni caratteristica di ogni cultura. Un segno é costituito da due dimensioni inseparabili, è l’unione Arbitraria di un significato e di un significante. Un segno non linguistico come ad esempio il caduceo può attivare diverse reti di significati, nella cultura greca antica, asssociato al dio Hermes, è simbolo di pace e prosperità, la rappresentazione del bene e del male tenuti in equilibrio dalla bacchetta della divinità. In Italia oggi il caduceo ci collega subito alla figura di un farmacista, rappresentato dal bastone che divide il veleno dalla dose terapeutica. Il significante è lo stesso ma il significato è diverso in base al contesto culturale in cui si presenta.

Francesco Paoletti ha detto...

Q1: in semiotica, il segno è definito "qualcosa che sta per qualcos'altro, a qualcuno in qualche modo".
Il modello più noto del segno linguistico è quello delineato da Ferdinand de Saussure che si basa sul dualismo tra significante e significato.
I segni sono entità complesse , composte da una parte sensibile, cioè percepibile materialmente attraverso i sensi, e di una parte che invece è di natura mentale: un rinvio a oggetti e situazioni del mondo reale che cogliamo con la mente proprio grazie alla mediazione della parte sensibile.
Alcuni esempi possono essere ad esempio: il fatto che io veda il cielo grigio mi porta a pensare che presto si scatenerà un temporale, oppure, d'estate, vedere del fumo nell'aria mi fa presupporre che ci sia un incendio in atto. Ritengo anche che, molto semplicemente, il fatto di trovare al mattino delle impronte di gatto sul parabrezza della macchina mi faccia recepire che, appunto, un gatto sia salito sulla macchina.

Francesco Paoletti

Aurora Celima ha detto...

Per dimostrare che la cultura è un insieme di segni, i quali derivano dalla relazione tra significante e significato, possiamo prendere in esempio il semplice gesto dell'inchino.
Quest'ultimo in Occidente viene normalmente attribuito alla conclusione di una performance che può essere di ballo, di canto o di recitazione.
Ma, allo stesso tempo, è un gesto praticato dai fedeli quando si entra in Chiesa o ci si relaziona con un'autorità religiosa, oppure dai sudditi di un regno quando si trovano al cospetto di un sovrano.
Nella società orientale, invece, l'inchino viene praticato ogni qual volta si incontra un altro individuo e viene semplicemente considerato come un saluto, ovvero come l'equivalente della nostra stretta di mano.
Un altro gesto che differisce per il suo significato tra le due culture è lasciare il cibo nel piatto.
Nei paesi orientali, e in particolare in Cina, si è soliti non finire di mangiare il proprio pasto, alzandosi da tavola non completamente sazi, per dimostrare che le quantità sono state più che sufficienti.
Se ciò, invece, viene compiuto da parte di un ospite a cena a casa di italiani, non è considerato come indice di buona educazione poichè non rispetta le norme del galateo.

Margherita Belli ha detto...

Sicuramente muovere la testa vericalmente in avanti e indietro è uno dei segni non linguistici più noti e diffusi tra certe persone.
È vero che, nella maggior parte delle culture occidentali, attraverso questo SIGNIFICANTE di tipo motorio (dato che è un movimento corporeo a veicolare il segno) si esprime un "SI" di assenso a una domanda o ad una qualsiasi asserzione.
Ma, anche se tale SIGNIFICATO di approvazione può sembrare ovvio "nella testa" di individui che sono soliti produrre quella pratica sociale in una determinata rete di significato (dato che il SIGNIFICATO È PUBBLICO), questo senso può non avere nulla a che vedere con l'oggetto rappresentato in altri orizzonti culturali come ad esempio quello greco, bulgaro, turco e jugoslavo.
Ciò sta ad indicare come il rapporto tra significante e significato si origini arbitrariamente e non scaturisca affatto naturalmente.
Ciò dimostra che il significato non alberga solipsisticamente la nostra mente ma ha una dimensione di fatto pubblica e solo in virtù di questa condivisibilità può avere senso.
Ciò viene condensato perfettamente dalle parole di Max Weber: "l'uomo è un animale impigliato nelle reti di significato che egli stesso a tessuto".

Leonardo Ungherini ha detto...

La cultura è simbolica. Come affrontato a lezione, evidenziando e mettendo al centro della discussione la frase di Max Weber, abbiamo concluso dicendo che l’uomo è un animale che vive in una ragnatela di significati tessuti da lui stesso. Occorre, dunque, distinguere tra due tipi di segni: quelli linguistici e quelli che non lo sono.
Lasciando da parte i segni linguistici ed andando a prendere in analisi gli altri, è necessario fare una seconda distinzione: significante e significato, come spiegato anche nella Semiotica di Saussure.
Nella cultura giapponese è obbligatorio, non appena si entra in una qualsiasi abitazione, togliersi le scarpe e poggiarle in un apposito spazio all’ingresso. Da noi, il togliersi le scarpe non è per nulla obbligatorio, lo si fa semplicemente per una questione di comodità. Questo perché, nella cultura giapponese, entrare e camminare in una casa con le scarpe ai piedi è simbolo non solo di poca pulizia, ma soprattutto di mancanza di rispetto. Quindi, nella nostra cultura e in quella nipponica, il significante è lo stesso - togliersi le scarpe quando si entra in casa -, ma è diverso totalmente il significato: un ragazzo italiano si toglie le scarpe in casa, dopo averci fatto anche qualche passo, solo per stare più comodo, ma, volendo, potrebbe tranquillamente stare tutto il tempo che vuole con le scarpe ai piedi. Cosa che, per un ragazzo giapponese, simboleggerebbe una mancanza assoluta di rispetto.

Leonardo Ungherini (0244337)

Mirko D ha detto...

Un esempio di segno non linguistico può essere quello degli emoji che ormai usiamo molto spesso sullo smartphone o sul pc. Si tratta di simboli pittografici il cui significante è costituito dai pixel dello schermo del nostro dispositivo. Per quanto riguarda il significato, gli emoji, allo stesso modo delle emoticon, vogliono rappresentare lo stato d'animo dell'individuo che sceglie di usarli. Si tratta ovviamente di volti stilizzati che hanno poco a che vedere col volto umano. Se prendiamo come esempio l'emoji che piange disperatamente, il suo significato, inteso come rete di segni, è generalmente legato alla tristezza, allo sconforto e chi lo riceve capisce che l'emittente ha bisogno di essere consolato. L'utilizzo di un emoji dipende anche dal contesto perché quello stesso simbolo pittografico, utilizzato in un altro contesto, può essere addirittura ironico. In quest'ultimo caso il destinatario dell'emoji capirà che l'emittente vuole scherzare e quindi cercherà anche lui di giocare.

Mirko Donati

Francesco Santini ha detto...

Significante e significato possono assumere a volte interpretazioni differenti in base a culture differenti. Un esempio è la barba , la quale presso i popoli antichi nordici, come i vichinghi , era considerata sinonimo di mascolinità e tutti i maschi erano tenuti a non radersi. Oppure la barba serviva anche a classificare il ruolo sociale o il lavoro degli individui, un esempio sono gli antichi romani che raffiguravano sempre i filosofi con la barba, attributo tipico di questa classe sociale.
Per altre culture come gli Egizi la barba era un simbolo di non curanza dell igiene e della persona , quindi considerato come un sacrilegio. Oppure nel periodo risorgimentale la barba aveva un significato politico ossia chi aveva la barba era spesso un ribelle o un guerrigliero.
Il significante anche se è lo stesso assume un significato positivo o negativo a seconda della cultura.

Francesco Santini

Simone Perrone ha detto...

1) L’orologio è uno strumento che serve a misurare lo scorrere del tempo, tuttavia la sua funzione assume un significato diverso, allorché sia porto come dono, a seconda della cultura: infatti, donare un orologio in Cina ha un significato negativo ed è accolto assai malamente, giacché ricorda al ricevente lo scorrere della vita e funge dunque da monito, come a dire: memento mori; in Italia, invece, non ha questa accezione, anzi, è un oggetto che viene regalato spesso in varie occasioni (compleanni, comunioni, cresime, feste di lauree, etc.) ed ha perciò un significato positivo.



Cordialmente,
Simone Perrone

GIULIA VINCIGUERRA ha detto...

La distinzione tra SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO è evidente nell'esempio di tutto ciò che riguarda la modificazione corporea, vale a dire tatuaggi, piercing e dilatatori.
Il significante è l'oggetto in sé: una macchia di colore, un gioiello che buca la pelle o addirittura un gioiello che la dilata, nei tre casi citati.
Il significato che queste pratiche assumono è strettamente legato alla cultura e alla rete di significati che da essa deriva. Nella cultura occidentale odierna, il significato vero e proprio condiviso da tutti non c'è per quanto riguarda queste pratiche, si può parlare maggiormente di una MODA che spopola specialmente tra i giovani. Al contrario, le origini di queste pratiche sono antiche e veicolano un significato decisamente diverso nelle antiche tribù, che utilizzavano la modificazione corporea per regolare i rapporti sociali tra individui e le classi sociali di appartenenza, per definire insomma delle gerarchie sociali che andavano rispettate. Se un giovane italiano si trovasse a parlare con un membro della tribù Maori, chiaramente il suo "tatuaggio di Dybala" pur avendo lo stesso SIGNIFICANTE, veicolerebbe alla tribù un diverso SIGNIFICATO.

Giulia Vinciguerra 0243980

Camilla Antonini ha detto...

Due individui si tengono per mano: è un gesto che possiamo considerare come un segno non linguistico, il cui significante è costituito dall’intrecciarsi di dita e dal semplice mantenimento di quella posizione. Il primo significato che, in occidente, tendiamo ad associare a quel gesto è che ci sia, tra i due individui, una relazione romantica. Il significato cui si pensa, poi, se a farlo sono due donne, è l’espressione di una semplice manifestazione d’affetto tra due amiche – è opportuno specificare il genere femminile, perché il retaggio culturale relativo alla virilità dell’uomo occidentale tende ad attribuire ad uno scambio d’affetto simile tra due amici maschi un significato improprio. Ancora, si potrebbe pensare ad una madre che stringe la mano del figlio mentre attraversano la strada, esprimendo la volontà di proteggerlo dalle automobili in corsa. In generale, l’intrecciarsi di mani può trasmettere l’intenzione di confortare qualcuno quando non si hanno parole a sufficienza, ma il significato più distante da tutto ciò è quello che viene dato a questo gesto dalla cultura indiana: in India è tabù il contatto fisico tra individui di sesso diverso fin dalla tenera età, ma due uomini che si tengono per mano e passeggiano esprimono stima reciproca, rispetto e amicizia, secondo un processo radicalmente opposto a quello che avviene nella cultura occidentale.

SOFIA RONCHINI ha detto...

Ogni segno è dotato di un significato e di un significante. Il loro rapporto è arbitrario ed è per questo che ad uno stesso significato possono corrispondere diversi significanti o viceversa. Un esempio potrebbe essere il gesto che i bambini italiani utilizzano quando gli viene chiesto se quello che stanno mangiando è buono. Questi solitamente avvicinano l’indice alla guancia e lo fanno ruotare da destra verso sinistra e da sinistra verso destra. Invece, i bambini spagnoli, per esempio, utilizzano un altro gesto per esprimere lo stesso significato che consiste nell’unire tutte le dita di una mano e baciarle.

Anonimo ha detto...

1- Nella simbologia non linguistica possono essere rintracciati diversi “segni” tra loro identici, veicolanti tuttavia significati diversi in base alla situazione nella quale vengono utilizzati.
Un esempio può essere il pugno alzato, simbolo sia del Comunismo (e/o Socialismo) che del Black Power: nel primo caso, accomuna persone appartenenti alla stessa ideologia politica, e simboleggia forza e rivoluzione; nel secondo caso, esprime tutto l’orgoglio della popolazione afroamericana che lotta per affermare la propria forza e le proprie origini.
Quindi, lo stesso braccio alzato, se dipinto su un muro di Mosca negli anni ‘70 può facilmente indirizzare all’ideologia di sinistra, se stampato su un manifesto a New Orleans nello stesso periodo riporta facilmente al movimento del “potere nero”.

Federico Favale

Salvatore Di Simone ha detto...

Approssimandosi il mese di Novembre, mi sovviene l'esempio del crisantemo. Esso è un fiore variamente colorato che fiorisce verso la fine di ottobre, ma esso assume significato diverso a seconda delle diverse culture. In molti paesi occidentali e per la religione cristiana, questo fiore assume un significato funesto, connesso al concetto di morte, tanto che è comune deporlo sulla tomba dei propri cari estinti; in Cina e in Corea, lo stesso fiore significa gioia e felicità, e viene regalato ai matrimoni o ai compleanni; infine, in Giappone, che ha lo stesso come suo simbolo nazionale, simboleggia la vitalità e la pace.

Emanuele Montuori ha detto...

Secondo la definizione data da F. De Saussure, un segno è composto da due parti fondamentali: il significato e il significante. Inizialmente egli interpreta il significato come un concetto e il significante come immagine acustica. Poi il significato diventa concetto veicolato dall immagine acustica cioè dal significante. Da qui in poi il significante è la parte che permette al segno di manifestarsi percettivamente. Il significante è il veicolo per arrivare al significato, può essere visivo, verbale, tattile od olfattivo.
Un esempio di segno non linguistico può essere ad esempio mettersi le mani tra i capelli (significante) mentre il suo significato può avere molteplici interpretazioni a seconda del contesto in cui ci si trova. Possiamo utilizzare questo segno quando riceviamo una brutta notizia, quando siamo increduli per un avvenimento accaduto o per dimostrare felicità e stupore. L'interlocutore sarà in grado di capire il significato che quel gesto significava grazie al contesto, ragion per cui il significato di un segno non ha mai un sola interpretazione ma varia a seconda del contesto in cui ci troviamo, alla nazione, alla cultura presente in un determinato ambiente e cosi via.

Alessandro Frezzato ha detto...

Prenderò in esame una palla. Tutti quanti noi sappiamo che quest’oggetto possiede delle peculiarità, le quali, sono facilmente riscontrabili nelle sua natura in termini di significante e significato. Ebbene, durante la nostra quinta lezione di antropologia culturale abbiamo dato delle accezioni ai concetti di significante e significato. Il primo ha come caratteristica principale, nell’oggetto, la sua materia, quindi nel nostro caso il pallone. Si presenta quindi come un’oggetto dalla forma sferica, un gioco che va a colmare quotidianamente la vita dei più piccoli e non solo. Il suo significato va a generare molteplici considerazioni: il pallone, nel calcio, simboleggia la collettività e l’unione fra gli elementi. Tuttavia, è uno dei primi giochi che i bambini adoperano per stimolare le prime manipolazioni a livello tattile.

Francesco Minni ha detto...

Il segno è l'unione arbitraria tra un significante e un significato. Abbiamo visto quanto possa cambiare il significato di uno stesso significante a seconda della società e del contesto in cui viene utilizzato.
Il segno non linguistico delle "mani giunte" è un esempio calzante di come un unico significante (unione dei palmi delle mani di fronte al petto) generi diversi significati: in questo caso nella cultura cattolica, indiana e giapponese.
È risaputo che questo gesto, nella religione cattolica, venga associato alla preghiera.
Nella cultura indiana, invece, spesso viene utilizzato nella pratica dello yoga. Secondo gli yogi infatti, mettendo le mani giunte sul petto (mentre si dice Namastè), si saluta la presenza divina che si trova in ognuno di noi. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia.
Infine in Giappone l’atto di “unire la piega delle mani” è ritenuto sinonimo di felicità ed è, anche qui, utilizzato con la preghiera o in segno di saluto, ma principalmente per esprimere gratitudine e rispetto.
Uno degli obiettivi principali dell'Antropologia Culturale è quindi ricostruire le reti di segni e studiare, in base al contesto sociale e culturale, le differenze di significati.

FRANCESCO MINNI

Giuseppe Grieco ha detto...

Un esempio di segno non linguistico può essere il pugno alzato. Il significante è visivo, tramite la vista osserviamo il compiersi di questo gesto. Diversa faccenda è analizzare il suo significato: questo gesto può rimandare ad una appartenenza politica, può esprimere svariati concetti come forza, solidarietà, sfida...

Michela Valente ha detto...

Prendiamo in considerazione il simbolo del Tau. In occidente il suo significato è generalmente legato al cristianesimo in quanto adottato da San Francesco come croce; il materiale è il legno e la forma abbozzata, proprio ad indicare l'idea di semplicità e povertà professata dall'ordine francescano. Questo segno lo si trova anche nelle catacombe come simbolo delle prime comunità cristiane, ma rappresenta anche l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico che simboleggia l'uomo come ultimo sviluppo della creazione sulla terra; Inoltre possiamo constatare che questo simbolo era diffuso anche tra i Greci e Fenici, e in seguito venne adottato dai druidi celti per rappresentare il dio Hu. Probabilmente il suo significante ha origine dalla stilizzazione delle corna del toro o dell'ariete, dunque il significato che ne attribuiamo in occidente quale croce cristiana risulta essere totalmente arbitrario.

Michela Valente

Ilenia Scaccia ha detto...

1: La cultura è una grande macchina che contiene dei segni ed ogni cultura ha una sua specifica rete. L’uomo al suo interno è un animale che vive intrappolato in questa rete di significati che lui stesso costruisce ( Max Weber). Sappiamo, linguisticamente, che un segno è l’unione arbitraria di un significato e di un significante ( F. de Saussure). Prendiamo come esempio un segno non linguistico: il rutto. È una brusca e rumorosa emissione d’aria proveniente dallo stomaco e che fuoriesce dalla bocca. Nella cultura occidentale l’emissione di un rutto, da parte di un adulto, è considerato come un atto scortese con un significato volgare. Differentemente nei neonati, la fuoriuscita dell’aria prende il nome di “ruttino” ed assume un significato di buona salute, ed è aspettato e accettato dagli adulti. Nella cultura eschimese, russa e asiatica il ruttare alla fine di un pasto è significato di aver mangiato bene e gradito il cibo.

ilaria falcone ha detto...

Prenderò in esame l’acchiappasogni. Conosciuto anche con il nome di dreamchatcher è l’unione tra un cerchio di legno colorato che simboleggia la vita, una ragnatela di fili con delle perle che indicano i sogni e il loro percorso e delle piume penzolanti che scacciano via i sogni negativi. Le sue origini risalgono all’epoca in cui vissero gli indigeni nell’america settentrionale, che reputavano essere un oggetto sacro. Lo posizionavano fuori dalle tende e stava a simboleggiare la professione di chi risiedeva in quella precisa tenda; infatti ogni acchiappasogni era differente per colore e tessitura della ragnatela interna, quantitativo di perle e piume. L’acchiappasogni è il segno che vediamo con gli occhi che in questo caso sono il significante. Il significato è differente perche questo segno ha origini remote basate su due antiche leggende (quella Cheyenne e quella Dakota) e successivamente con la diffusione dell’acchiappasogni anche in Occidente si è minimizzato il significato e reso più basso e commerciale. Infatti è visto come simbolo per allontanare i cattivi sogni e lo possiamo trovare in tutti i negozi anche quelli di sovenir.

Micol Megliola ha detto...

L'abbigliamento è l'insieme di trama e ordito (significante) che varia il suo significato nello spazio e nel tempo rispondendo, di volta in volta, alle diverse aspettative delle culture. Da un uomo che indossa un caschetto giallo e un giubbotto catarifrangente ci si aspetta che sia un operaio, cosi come non si fa fatica a riconoscere un uomo in tonaca monastica come religioso. Tuttavia, ogni cultura rappresenta una specifica rete di segni, così: il prototipo della sposa in Italia è la donna con il vestito bianco, in India la donna in sari nuziale rosso. Infine si può dire che, all'interno di una stessa cultura, il significato di un segno varia nel tempo, così che: la minigonna (che nasce come rivendicazione femminista) e il chiodo di pelle (capo di punta e marca identitaria di subculture come i biker e i greaser) oggi hanno perso gran parte della carica provocatoriamente simbolica di un tempo finendo per diventare semplici capi "alla moda".

Martina Coppola ha detto...

Tempo fa ero con un mio amico srilankese a una cena; a un certo punto, gli offrìi un dolce e lui mi fece un movimento con la testa (significante) identico al nostro "no" (significato), così ho scoperto che nello Sri Lanka il suo significato è completamente inverso al nostro, quindi non stava mostrando negazione ma in realtà consenso.

Martina Coppola

Adriana Grigoras ha detto...

Partendo da quello che diceva Clifford Geert "l'uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha ressuto" si può affermare che per l'essere umano hanno più effetti i segni non linguistici perché sono creati da egli.Questi segni non linguistici sono convenzionali e non necessari come quelli naturali.L'uomo tesse un segno senza essere consapevole. La parola è formata da due forme inseparabili il significante (che noi percepiamo con i sendi) e il significato (il concetto).Tra le due forme c'è un rapporto di arbitrarieta'come diceva Saussure,cioè non è alcun rapporto naturale.Possiamo chiamarli contenitore e contenuto.
Per esempio nella religionestamente ortodossa rumena quando si passa davanti a una Chiesa è indicato a fare il segno della croce.Che rapporto potrebbe essere tra uno e l'altro? La Chiesa è il significante, cioè il messaggio percepito, invece il segno della croce è il significato (il concetto) uno saluto a Dio, alla casa di Dio, dimostra di essere cristiano.Tutti questi significati sono inseriti un una rete di concetti che è costruita in base alla cultura. La Chiesa è riconosciuta anche nei altri paesi però senza lo stesso significato. Quindi ritorniamo sempre sullo stesso argomento che la cultura e condivisa.

Gaia Bottaro ha detto...

Il segno è composto da due parti, il significato e il significante. Il significante è ciò attraverso cui possiamo interpretare un segno, ed è percettibile attraverso i nostri sensi, mentre è attraverso il significato che elaboriamo il significante e lo rendiamo un soggetto o un'azione definibile. Il segno può assumere significati diversi a seconda di chi lo sta interpretando. Prendiamo come esempio di significante la pioggia, che è definibile come una moltitudine di gocce d'acqua che cadono dal cielo. Per la maggior parte degli abitanti delle grandi città italiane è un motivo di disagio perché la nostra cultura nazionale ci ha insegnato a collegarla a questo significato. Mentre per gli aborigeni australiani che sono riusciti a preservare il loro stile di vita ancora fino ad oggi la pioggia è considerata sacra e ha anche un significato spirituale oltre che a simboleggiare la vita.
Gaia Bottaro

Erica Blandino ha detto...

Secondo Ferdinand de Saussure, il segno è l'unione arbitraria di un significante e di un significato. Prendiamo un segno non linguistico come ad esempio il gesto delle corna. In Italia questo gesto sta a significare l'avere un partner infedele, mentre in America è usato come simbolo per il Rock'n'roll e nelle Filippine vuol dire amare una persona.
Con questo esempio possiamo notare come lo stesso significate (ovvero la mano) può esprimere diversi significati a seconda delle varie culture in cui ci troviamo.

Erica Blandino

Laurenti Alessandro ha detto...

Il segno non linguistico che prenderò in esempio è l’applauso. L'applauso come segno o gesto ha molteplici significati, può indicare gioia, un omaggio verso qualcuno od anche può essere un applauso ironico, quindi usato come segno di scherno. Quale significato viene attribuito all’applauso dipende interamente dal contesto. Se alla fine di uno spettacolo in teatro io applaudissi il pubblico chiaramente capirebbe che è un segno di omaggio, se applaudissi dopo aver vinto un gratta e vinci sarebbe ovviamente in segno di gioia, se invece mi trovassi in macchina ed un conducente di un'altra vettura mi tagliasse la strada l'applauso sarebbe ironico quindi come segno di scherno.

Sara Mercuri ha detto...

I segni non linguistici potrebbero essere i gesti, che cambiano significato o significante in base al tipo di cultura.
Un esempio in cui il SIGNIFICANTE è lo stesso, ma cambia il SIGNIFICATO, è il gesto che noi usiamo con le dita per fare l'okay (significante), nella nostra cultura equivale a indicare che tutto va bene (significato), mentre in altri paesi cambia del tutto il significato.
In origine veniva usato in guerra per indicare che non vi erano state vittime.
OK ->(O= zero K= killed).
In Giappone simboleggia i soldi e in Brasile corrisponde ad un insulto.
Un esempio, invece, in cui cambia il SIGNIFICATO ma non il SIGNIFICANTE è quando vogliamo espimere "sì" o "no" ( significato).
In Italia si usa fare su e giu con la testa per indicare il "si" ,e muoverla verso destra e verso sinistra per indicare il "no" ( significante).
In Bulgaria è il contrario, fanno su e giu con la testa per dire "no" e scuotono la testa a destra e a sinistra per dire "si".
Gli eschimesi, ad esempio, per dire "no" tendono a sporgere la testa in avanti e per dire "si" sbattono le palpebre ripetutamente.

Sara Mercuri

Lorenzo Angelici ha detto...

Prendiamo come esempio il saluto italiano, cioè lo scambio di due baci sulla guancia: il significante è sempre lo stesso, ovvero gli effettivi baci scambiati.
Il significato però può variare in molti casi: ad esempio per un bambino, che riconosce i baci con il significato di “affetto”, può collegare il gesto osservato solo a persone che hanno una certa confidenza (praticamente che si vogliono bene); crescendo poi capisce che si tratta solamente di un gesto di saluto, cambiando quindi il significato dello stesso significante.
Se si considera invece uno straniero, come un giapponese, il significato cambia ancora di più: lui lo vedrà come un saluto tipico della nostra cultura, estraniandolo dalla sua mentalità quotidiana perché considerata magari troppo invasiva, sopratutto perché si discosta totalmente da ciò che per lui è il “saluto” (ad esempio il “rei”, tipico inchino giapponese).

Caterina Zarlenga ha detto...

La cultura è una rete di segni. Un segno è l’unione arbitraria tra un significante ovvero la forma che assume il segno per essere diffuso, e un significato, che esprime il contenuto, il concetto del segno. Mentre il significante dei segni resta immutato, i segni possono assumere significati differenti, a seconda della cultura di appartenenza: basti pensare ai significati attribuiti ad uno stesso colore da differenti culture, per esempio il rosso, mentre in Cina viene attribuito alla fortuna (non a caso nella cultura orientale è anche il colore della sposa), in India viene associato alla purezza o addirittura in Sud Africa al lutto.

Claudio Carnassale ha detto...

Prendiamo il gesto del pollice dritto rispetto al resto della mano chiusa (quanto è difficile descriverlo). Il suo significante è visivo e consiste in un dito, nel particolare il pollice, disposto in una maniera singolare. Il suo significato, ormai penso comune a tutt'Europa, o comunque a tutta la fetta di Terra avente Facebook, consiste nell'approvazione, nell'accettazione, nell' internettiano "mi piace". Ecco che da un dito si sviluppa la nota rete di significati che fanno si che quel gesto sia compreso ed utilizzato da un gran numero di individui. D'altra parte non è da escludere la possibilità che un abitante del Kenya, come di qualsiasi altra cultura lontana da quella occidentale, possa dare un significato ben diverso ad un gesto del genere.

federica faggiani ha detto...

Un esempio di segno non linguistico potrebbe essere l’atto di mostrare la lingua che nei paesi occidentali viene inteso come una forma di presa in giro, mentre in Polinesia viene a costituire un segno di riverenza e rispetto.
In questo esempio il significante è rappresentato dall’atto di mostrare la lingua che si viene a presentare uguale per l’Occidente e la Polinesia, mentre il significato è rappresentato dal diverso valore che questo segno linguistico assume nei paesi occidentali e in Polinesia. Questo dimostra come ogni cultura costruisca una propria rete di segni, ed è per questo che uno stesso segno può essere uguale dal punto di vista del significante in due culture diverse, cambiando però nel significato.

Sara Ciancarelli ha detto...

La comunicazione è un aspetto fondamentale per la vita dell'uomo e, più in generale, per la vita di tutte le specie viventi, perché permette la trasmissione, la conservazione, la condivisione e l'elaborazione dei saperi con gli altri. La comunicazione, che tra gli uomini diremmo prevalentemente di tipo linguistico, passa attraverso diversi canali, linguistici e non, come nel caso dei segni. Questo tipo di comunicazione, è una comunicazione che (seppure soggetta a più interpretazioni) vuole definire qualcosa chiaramente, alla pari o in maniera addirittura più efficace di quanto possano fare le parole: infatti, l'interpretazione di un segno culturalmente condiviso è a volte così immediata e chiara che ci permette, ad esempio, di entrare in contatto con uomini che non parlano la nostra stessa lingua, o anche animali e bambini, che non hanno minimamente idea di come comunicare attraverso il linguaggio. I segni non linguistici sono quindi segni (gesti, oggetti e espressioni) ben precisi e con una propria specificità, che permettono una comunicazione più ampia e a volte più feconda perfino della comunicazione verbale.
C'e sempre qualcuno o qualcosa che ci "parla", anche senza parole, siamo circondati da segni di ogni tipo, che ci trasmettono uno stimolo, un significato, segni trasmessi non solo attraverso il linguaggio, ma anche attraverso altri significanti. Scavando alla ricerca di un esempio di comunicazione non verbale che avesse un significato preciso, ho scelto di proporre l'esempio di un bacio e del significato che esprime, quasi universalmente riconosciuto come quello di amore e rispetto. Lo da una madre al figlio, un credente al crocifisso, un ragazzo ad una ragazza, e nonostante non vi sia alcuna comunicazione verbale a questa azione, ne comprendiamo intimamente il significato, ossia apprezzo questa cosa, ti rispetto, sono presente qui e a te adesso. Il significante (ossia le labbra) e il significato (ossia, mi sto dedicando a te), seppure con gradi di intensità che possono variare, ci appaiono chiari, cogliamo cosa significa e quanto sia profondo questo gesto, un gesto che senza parole esprime appunto un concetto importante, "sono qui, ti vedo", e generalmente "ci tengo".
Certo, il significato che attribuiamo ad un segno è frutto di una serie di usanze, abitudini e convenzioni sociali acquisite, è quindi possibile fraintendere o dare un significato diverso ad un segno anche con uno stesso significante (anche Giuda baciò Cristo, ma il significato di quel bacio lo mise in croce) ma questo conferma il fatto che ci sia una rete di segni socialmente condivisa e che da un determinato gesto ci aspettiamo un determinato significato, quel significato diffusamente riconosciuto e accettato fra gli uomini.
Nel caso di un bacio, appunto, esprimiamo simbolicamente ciò che verbalmente esprimeremmo con un "ti voglio bene", attraverso il significante delle labbra e, eventualmente, del contatto dei corpi. Questo utilizzo di significanti non linguistici per esprimere un significato, non toglie dignità e non altera il significato proprio delle parole, anzi, a volte ne da un'espressione più rapida e incisiva di quella che saremmo in grado di dare verbalmente. Il bacio, che di per sè non ha alcun significato se non quello che gli attribuiamo all'interno di questa immensa rete di segni che ci siamo costruiti, ha un significato per noi ben preciso e, fra tutti i segni che ci circondano, e ci stimolano, e in mezzo ai quali cresciamo, ritengo che sia uno dei segni più ampiamente riconosciuto e condiviso che possediamo. Che sia un giocatore di calcio a baciare un pallone, un saluto impacciato tra conoscenti o un bacio tra due sposi sull'altare, appoggiare le proprie labbra e farle schiocchiare su qualcuno o qualcosa significa stabilire o confermare una connessione piacevole con l'oggetto o la persona a cui è rivolta l'azione senza aver bisogno di parole.

Sara Ciancarelli

Gianni Schioppa ha detto...

Per esemplificare il concetto di “segno” di Ferdinand de Saussure, inteso come relazione tra significante e significato, è possibile considerare il simbolo “+”. Il suo significante risiede nella sua componente visiva: una croce dai bracci perpendicolari, oppure, più banalmente, due segmenti sovrapposti. I significati, invece, possono essere del tutto differenti ed eterogenei. In una mente avvezza al linguaggio matematico non tarderà a presentarsi l’idea di una addizione, attribuendo al simbolo di una croce il significato di “più” e ricercandone i relativi termini. Altro caso si verifica con l’immediata associazione di tale segno con la croce nella simbologia cristiana: essa rappresenta il supplizio riservato a Gesù Cristo e si configura come tradizionale simbolo di cristianità. Il simbolo “+” diventa pertanto simbolo religioso: viene caricato di un significato totalmente diverso rispetto a quello matematico. Se è vero che tale simbolo, per uso comune, è identificato come “più” ed utilizzato in quanto tale, si consideri una ipotesi, per quanto irrealistica, nella quale un individuo non sia per nulla in possesso della nozione di somma ed un altro ignori completamente l’esistenza della religione cristiana: l’unilateralità delle due interpretazioni rivelerebbe la sostanziale arbitrarietà nell’attribuzione di un significato al segno “più”.

Francesco Baldini ha detto...

Appoggiata su un mobile del soggiorno, ho una foto di mio nonno, che è deceduto 4 anni fa e al quale io ero molto affezionato. Se ci fossilizziamo semplicemente sul significante, l'immagine non è altro che un quadretto incorniciato vicino ad altri suoi "simili" e a vari soprammobili. Ma, analizzandone il significato, possiamo trarne diversi punti di vista: ad esempio, a me quella foto ricorda l'affetto che nutrivo nei confronti di mio nonno e mi permette di tenerlo sempre vivo dentro di me, ripensando a tutti i momenti passati insieme, alle volte in cui veniva a prendermi a scuola o alle partite di calcetto.
Per mia madre, invece, il significato è, probabilmente, diverso e ancora più "incisivo", in quanto l'uomo raffigurato era suo padre e le ha insegnato i primi passi, l'ha vista crescere, l'ha accompagnata all'altare in occasione del matrimonio, si è spesso preso cura di me e mia sorella, insieme alla nonna, quando eravamo molto piccoli e mamma e papà lavoravano durante il giorno.
Mio padre, guardando la stessa foto, pensa sicuramente alle lunghe, intense chiacchierate e alle risate che scoppiavano, tra loro, durante le feste, magari nel bel mezzo del pranzo natalizio o delle cene di Capodanno in famiglia, tanto per citare qualche occasione.
Qualche tempo fa, ospitando un amico a casa, mi accorsi che era rimasto colpito dalla foto; mi rivelò che, in effetti, quell'immagine di mio nonno sorridente gli ricordava il suo, anch'egli morto qualche anno prima e al quale lui voleva molto bene.
Dunque, se il significante di qualsiasi elemento è riassumibile in poche parole e salta immediatamente all'occhio, in quanto corrisponde alla superficie, al contrario il significato si fonda su delle esperienze relative a quello specifico elemento sopracitato, perciò dietro ogni significante si nascondono una moltitudine di significati, o, se vogliamo, una moltitudine di punti di vista.

Anonimo ha detto...

la cultura è una rete di segni, un’unione arbitraria tra significato e significante. I segni possono essere linguistici o non linguistici. Nei segni linguistici il significante, il mezzo attraverso cui esprimiamo il segno, è l’onda sonora. Nei segni non linguistici invece il significante non viene trasmesso attraverso l’onda sonora. Il segno che ho deciso di analizzare è l’ingresso di un’abitazione, il significante dell’ingresso possiamo attribuirlo a un punto d’accesso di forma rettangolare sul muro, ma che ha molti significati. Se analizzassimo la differenza tra l’ingresso italiano e quello giapponese potremmo dire: in Giappone, tutte le case hanno un particolare tipo d’ingresso chiamato genkan, che si trova ad un livello più basso rispetto al resto della pavimentazione della casa. Appena si entra bisogna togliersi le scarpe e mettersi le pantofole per camminare dentro la casa, questo perché nelle vecchie case giapponesi la pavimentazione era rivestita dal tatami, un materiale che si ricavava intrecciando paglia e riso pressato. Per motivi puramente igienici non entravano dentro casa con le scarpe “sporche” e quindi facevano il cambio con le pantofole, nonostante oggi le pavimentazioni non sono più realizzate con il tatami, è rimasta questa consuetudine di togliersi le scarpe. Noi italiani invece non abbiamo questa concezione di pulito che hanno invece i giapponesi, di fatti noi entriamo tranquillamente dentro casa anche con le scarpe.

Elisabetta Pittalis

Ilaria Iannuccilli ha detto...

Tempo fa, durante un viaggio in Grecia con alcuni miei amici, stavamo percorrendo in macchina la strada che portava ad una cittadina nei pressi di Olimpia. Giunti ad un incrocio, rallentammo per lasciar passare la macchina che proveniva dal senso opposto. Non appena ci avvicinammo alla linea di mezzeria, l'altra automobile azionò gli abbaglianti e noi, interpretando tale gesto alla maniera italiana, ci apprestammo ad attraversare la strada. L'auto che veniva in senso opposto invece non rallentò affatto e per poco non si rischiò un incidente. Successivamente, un abitante del luogo ci spiegò che, contrariamente a quanto accadeva in Italia, da loro azionare gli abbaglianti significava chiedere la precedenza e non concederla.

Ilaria Iannuccilli

Eleonora Segaluscio ha detto...

Per fare il mio esempio vorrei addentrarmi in una realtà a me vicina, avendo lavorato da yamamay, in quanto vorrei parlare del reggiseno.
Significante: Il Reggiseno è una fascia elastica con due coppe.
Significato:Il reggiseno modella il corpo delle donne; Il reggiseno è un dettaglio che può essere messo in risalto con/in un particolare tipo di abbigliamento; il reggiseno ci porta a pensare, soprattutto nella nostra cultura ad un seno prosperoso; il reggiseno può essere ricollegato a dettagli in pizzo, a cartelloni pubblicitari di negozi di intimo ecc.
Se però ci spostassimo in una tribù Africana ed iniziassimo a parlare del reggiseno ci renderemmo conto che questo significante non sarebbe riconducibile a nessun significato e a nessuna rete di segni, in quanto, in quel determinato contesto sulturale non verrebbe riconosciuto perché non indossato. (Nessun legame tra significante e significato che si possa definire "naturale" "spontaneo")

Francesca Bonomo ha detto...

De Saussure: Il segno è l’unione arbitraria di un SIGNIFICANTE E DI UN SIGNIFICATO.
Analizziamo ora alcuni segni non linguistici come ad esempio:
- L’indice della mano destra/sinistra alzato verso l’alto in segno di “richiesta” di parola.
- La proprie mani unite, palmo contro palmo, in segno di preghiera.
Nel primo caso il SIGNIFICANTE è l’indice sollevato verso l’alto. Il SIGNIFICATO ad esso arbitrariamente legato è il permesso di parola. Questo segno appartiene a diverse culture, non solo quella italiana.
Nel secondo caso il SIGNIFICANTE è dato dai due palmi delle mani uniti l’uno contro l’altro. Facendo riferimento alla cultura italiana e alla religione cristiana, il SIGNIFICATO è una preghiera (non necessariamente religiosa, anche nel quotidiano utilizziamo spesso questo segno accompagnato dall’apposita espressione “ti prego”).
 Se nella religione cristiana le mani unite sono considerate un gesto di preghiera, un momento che rappresenta l’unione dell’intelletto e del cuore; in altre religioni, come l’Islam, questo stesso gesto ha un significato di sottomissione.
 In altre culture ancora, come quella indiana, questo stesso significante può avere un diverso significato: quest’ultimo, accompagnato dall’espressione “namasté”, indica un saluto e può significare “mi inchino a te”.

Un altro esempio che mi è venuto in mente è:
- La bandiera bianca sventolata in segno di resa e quindi di pace (significante=la stoffa bianca, il materiale fisico che costituisce la bandiera e che viene “mosso” velocemente a destra e a sinistra ripetutamente; il significato è la resa). In questo caso parliamo sicuramente di un segno internazionale.

Francesca Bonomo

Anonimo ha detto...

Il simbolo non linguistico che ho deciso i analizzare è la svastica, poiché esprime appieno il senso della teoria dell'uso del significato.卐 Il suo significante è in questo caso la croce greca con i bracci piegati ad angoli retti elaborato dal formato di scrittura presente sul blog, mentre il suo significato è molto più complesso: il simbolo nasce infatti come simbolo religioso orientale e si può notare sui templi giapponesi ,ad esempio. Ma nel mondo occidentale esso fu assunto come simbolo de partito nazista. Per questo, se io disegnassi una svastica su un muro di Roma, a nessuno verrebbe in mente il Giappone, il misticismo e i ciliegi in fiori tipici del Giappone, bensì i campi di concentramento, l'occupazione dell'Europa, Hitler.

GIOVANNI BRUNI

Cristiano Formisano ha detto...

Q1 Il segno non linguistico che vorrei analizzare è una maniglia orizzontale. Il suo significante è il materiale che la compone, che il più delle volte è un metallo, e la sua forma. Il significato che ha per noi, in questa cultura, è quello di essere un mezzo per aprire una porta, o una finestra. Questo significato ha senso solo se immerso nella rete di cui abbiamo parlato a lezione: per sussistere necessita a sua volta del significato di porta, questo di quello di ambiente chiuso e così via. Ciò conferma la fondamentale struttura a rete dei nostri segni, rete nella quale ciascun segno sostiene e abbisogna dell'altro. E' possibile immaginare una cultura differente dalla nostra, per la quale una maniglia potrebbe non significare assolutamente niente. Ciò dipenderebbe dalla diversa cultura, intesa proprio come rete segnica.

Cristiano Formisano

Elisa Raponi ha detto...

L’uomo è quello strano animale che vive intrappolato nelle reti di significato che lui stesso ha costruito. Quelle reti di significato sono esattamente la cultura. La cultura è una rete di segni; ogni segno è dotato di un significante e di un significato. Consideriamo ad esempio il gesto delle corna; in questo caso il significante è rappresentato dal gesto in sé (classica forma delle corna con indice e mignolo alzati dal pungo). I significati possono essere diversi in base al paese e al contesto in cui ci troviamo. Può voler indicare infedeltà: se rivolto ad una persona sta ad indicare che tale persona porta un paio di metaforiche corna sul capo, segno dell’infedeltà del coniuge (il gesto ha un significato analogo in Spagna, Repubblica Ceca e Sud America). In Italia l’insulto è spesso rivolto, sia col gesto che a voce, agli arbitri delle partite di calcio. Inoltre può voler indicare “superstizione”: il gesto delle corna viene fatto scaramanticamente nel desiderio di evitare la malasorte o i guai, quando questi vengono menzionati, con lo stesso significato del toccare oggetti di ferro o toccarsi i testicoli (tipico gesto napoletano, spesso può capitare di notarlo se nei paraggi si aggira un portatore di malocchio; in questo caso le corna sono generalmente rivolte verso il basso). Il gesto ha anche un altro significato: nell'ambito del rock (in particolare heavy metal e in genere della musica hard rock) è fatto come segno di approvazione e complicità tra i fan, con il significato di "Love" o "Rock on", ovvero “facciamo rock”! Nelle Filippine invece il gesto delle corna vuol dire "Ti amo" (stesso significante-diverso significato).
Elisa Raponi

Linda Di Loreto ha detto...

Partendo dalla frase di C. Greet possiamo affermare quanto per un essere umano sia più importante un segno non linguistico che un gesto linguistico per il semplice fatto che il gesto non linguistico se lo è creato da solo a suo piacimento ma che poi con il tempo nelle diverse culture assume SIGNIFICATI diversi pur avendo uno stesso SIGNIFICANTE.
Un esempio sono le mani che poniamo sui fianchi che noi usiamo come posizione di riposo e di tranquillità magari davanti al mare o davanti un tramonto, se ci spostiamo in Indonesia questo gesto assume il significato opposto ovvero è una posizione di sfida da parte di chi ti sta di fronte. Da questo esempio possiamo trarre il SIGNIFICANTE di questo gesto ovvero il gesto comune di appoggiare le mani sui fianchi, e il SIGNIFICATO opposto che assume nei due paesi.

Nicolò Fiorani ha detto...

il segno non linguistico che ho intenzione di analizzare è una medaglia d'oro. Il significante è un materiale aureo lavorato in un determinato modo, ad esempio di forma circolare e con un incisione che raffigura il numero "1". Il suo significato, in una cultura come la nostra, è il riconoscimento di una vittoria in una certa competizione, ad esempio sportiva. Ciò che ci permette di comprendere questo significato è il fatto che esso rinvii necessariamente ad una "rete di significati", ad esempio a quello di gara, a quello di vittoria, a quello di primo, a quello di medaglia d'argento etc. Questo dimostra che ogni cultura si fonda su una rete di segni, in cui non può esistere un segno dotato di significato che non rinvii necessariamente ad altri.

Nicolò Fiorani

Anonimo ha detto...

I titoli d'istruzione nella nostra cultura sono un segno molto importante, il significante è un foglio di carta o cartoncino sul quale viene scritto il titolo che si è conseguito, il nome dell' individuo a cui è stato conferito, l'ente che lo rilascia, la votazione raggiunta, ecc.
Il suo significato nella nostra cultura genera una rete di significati che ha numerose ripercussioni, sia pratiche che non, sul giudizio da parte della comunità nei confronti di chi ne ha e chi invece ne è sprovvisto.
Con questo esempio si evince in modo, a mio parere, assolutamente evidente quanto pesi la nostra "trappola" di significati.
Un segno con inscritti altri segni, che in un diverso contesto culturale sarebbe un vero e proprio pezzo di carta, nelle nostre trame è un qualcosa che può decidere del nostro futuro nella società e di ciò che potremo aspettarci o meno nel corso della nostra vita, creando di fatto ed in modo concreto una surreale scala d' intelligenza e bravura che farebbe divertire, per esempio, un cacciatore e raccoglitore, che senza alcun dubbio, ci ridurrebbe tutti al piano della stupidità.

Marco Giovannangelo

Alessandra Cicinelli ha detto...

Q1:
La cultura è una rete di segni, fatti di due dimensioni, praticamente un'unione arbitraria di un significato e un significante (supporto materiale del segno).
Come segno culturale non linguistico posso selezionare il gesto dell'alleluia, appreso da bambina durante la messa.
L'alleluia è una formula liturgica, ripresa dall'ebraico, che la Chiesa ripete durante la celebrazione del rito, ed avvia la lettura del Vangelo.
Il suo significante sta nel portare le mani alle spalle e poi alzarle fino all'altezza del capo, girandole due volte più o meno di 180 gradi. Il suo significato sta nel trasmettere esaltazione nel lodare e pregare Dio.
Io, personalmente, uso questo segno in occasioni diverse da quelle religiose, per evidenziare gioia o derisione verso un qualcosa di atteso che finalmente non devo più attendere.

Alessandra Cicinelli

Loredana Leva ha detto...

Un esempio di gesto non linguistico che ci viene trasmesso fin dalla più tenera etá é quello che per la maggior parte di noi sta a significare che un cibo é di nostro gradimento. Il significante é l'indice posto sulla guancia a svolgere dei movimenti rotatori, a cui noi attribuiamo il significato di "questo cibo é buono" ma in altre culture potrebbe trasmettere un significato differente, se non opposto. Questo perché ogni cultura ha elaborato una sua rete di segni, con legami specifici tra significante e significato.

Loredana Leva

Elettra Pellegrino ha detto...

Ponendo che la cultura è composta da una rete inestricabile di segni, e che i segni, secondo la teoria di De Saussure, sono da intendersi come unioni arbitrarie di significati e significanti, si può porre ad esempio il colore bianco. In esso è possibile rintracciare il significante, ossia il mezzo presente e fisico con cui si manifesta un segno, che è rappresentato da un qualunque oggetto o indumento di colore bianco, e il significato, ovvero le immagini e i concetti ai quali il significante rimanda, in questo caso l'idea di purezza e virtù.
La dimostrazione che la relazione tra la manifestazione fisica di un segno e i concetti che essa esprime è arbitraria sta nel fatto che in diverse parti del mondo uno stesso significante è inserito in serie diverse di contesti (come attesta la teoria dell'uso di Wittgenstein). Laddove infatti il bianco è collegato a idee di gioia, pace e innocenza in Occidente, in alcuni Paesi dell'Oriente come la Cina e il Giappone, esso è più strettamente legato al lutto e alla morte. Esemplificativo di ciò è il fatto che in Occidente il bianco è il colore delle spose, mentre in Oriente è tipicamente una tinta da funerale.
Questa differenza di significato è da considerarsi alla luce della diversità tra le reti di significati in cui le due concezioni di bianco sono inserite. Ad esempio, si potrebbe supporre un legame tra il considerare il bianco colore di lutto e la credenza, tipica di molte religioni orientali, nella reincarnazione. Così facendo si scoprirebbe che dove l'Occidente vede la morte come fine o conclusione, l'Oriente la considera in maniera più 'luminosa', come un nuovo inizio, una rinascita, una 'tabula rasa'.

Lisa Del Nero ha detto...

In questa lezione abbiamo appreso che il segno si compone di significante (il mezzo, l'immagine, l'espressione acustica) e significato (il concetto che vogliamo esprimere). Il segno linguistico (parola) unisce un concetto ad un'immagine acustica. La correlazione tra significante e significato è del tutto arbitraria e dipende totalmente dalla rete di segni cui fa riferimento. Esistono anche segni non linguistici, quindi gesti, anch'essi dotati di significato e significante. Prendiamo ad esempio una ragazza che ad una festa sfoggia una bellissima maglietta con la stampa di un gufo. Apparentemente si tratta solo di una maglia, per noi almeno sarebbe così. A questa festa incontra un ragazzo di origini polacche, che fa presente come nella sua cultura il gufo sia presagio di morte. Allo stesso tempo per il suo amico di origine cinese invece il gufo è un presagio positivo, poichè il gufo si dice protegga le abitazioni. questo ci dimostra come il contesto culturale di appartenenza, la rete di significati sia sempre diversa e arbitraria. Il significante non cambia, il significato invece si

Giulia Pazzini ha detto...

Riprendendo l'esempio fatto in aula, quello del cane, che per tutti è "un mammifero quadrupede della famiglia dei canidi" (significato condiviso da tutti, secondo la teoria referenziale della semiotica), ma che per alcuni potrebbe significare "animale da compagnia che posso accarezzare quando voglio e che mi fa le feste quando torno a casa" (secondo la teoria dell'uso, cioè secondo il modo in cui pratichiamo l'utilizzo di questo segno), mentre per altri potrebbe significare "animale dalla carne prelibata, ma difficile da cucinare" (sempre per la teoria dell'uso), potrei proporre un esempio quasi equivalente per quanto riguarda la vacca: la vacca, per tutti, è "la femmina adulta dei bovini" (significante), ma in alcune culture può assumere significati diversi; infatti per noi la vacca viene utilizzata per la produzione di latte e carne, quindi l'idea mentale (teoria referenziale) della mucca è associata al fabbisogno alimentare (significato); mentre, ad esempio, in India la vacca non viene assolutamente mangiata (e neanche uccisa, ma viene munta), anzi viene addirittura considerata sacra (significato), quindi viene associata a un'idea del tutto differente dalla nostra, perché essa ha una valenza (addirittura) religiosa.

Loredana Opris ha detto...

Il significato di un segno non linguistico può variare a seconda della cultura di appartenenza.
Ad esempio, in Italia per fare la domanda 'Cosa vuoi?' si può utilizzare il gesto della mano a tulipano citato da C.E.Gadda nel romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. La mano, si muove su e giù a palmo in alto con le dita che si toccano le punte, proprio come i petali di un tulipano. Lo stesso gesto nella cultura indiana ha un significato totalmente diverso e chi lo utilizza esprime semplicemente il bisogno di mangiare. Ecco come in ognuna di queste culture il significato dello stesso segno ha assunto modi di interpretazione molto distanti.
In modo analogo possiamo citare un altro esempio: fare un cerchio con l'indice e il pollice come simbolo di OK, in Turchia è considerato un segno osceno.

Giulia Giulitti ha detto...

Q1 Selezionate un segno NON linguistico e fatene un’analisi in termini culturali, vale a dire descrivete il suo significante e analizzate il suo significato (come RETE di segni, ovviamente)

Il mondo è pieno di segni non linguistici e si può dire che invadono la vita quotidiana. Dei “tipi” di segni non linguistici sono, per esempio, i gesti.
Il significante di un gesto è semplicemente il corpo umano, solitamente le mani.
In Italia gesticolare quando si parla (e non) è considerato la norma, ma i gesti sono dei segni utilizzati in tutto il mondo, e quindi ogni gesto ha un significato proprio a seconda del contesto culturale.
Ad esempio, prendiamo il gesto di sventolare la mano: in Italia può avere il significato di salutare qualcuno, mentre in Grecia può significare il mandare una maledizione a qualcuno.
In entrambi gli esempi il significante è lo stesso (mano che sventola) mentre il significato è molto diverso.
Le differenze di significato, però, possono esistere anche all’interno di una sola cultura.
Prendiamo, per esempio, un caffè di Starbucks: il significante è semplicemente un contenitore con del caffè dentro; il significato cambia da persona a persona: c’è chi lo vede come un “oggetto inutile” e lo associa ad altri segni quali “vanità”, “stupidità” ecc.. al contrario c’è chi lo vede come un oggetto “ indispensabile” e lo associa a segni del tipo “comfort”, “felicità” ecc..

Marianna Persia ha detto...

Ho deciso di prendere come esempio la
HAMSA, conosciuta comunemente in Italia come mano di Fatima. In occasione di un viaggio in Marocco, sono stata colpita da questa immagine che ha come significante le cinque dita di una mano. Chiedendo spiegazioni ad un negoziante del luogo, mi è stato detto che ogni dito rappresenta un pilastro dell'Islam. Quando qualche anno dopo sono stata in Israele, sono rimasta stupita nel constatare il proliferare della stessa immagine. Per gli ebrei, cinque le dita rappresentano i cinque libri della Torah. In Italia, ultimamente questa immagine si sta diffondendo sotto forma di portachiavi, anelli, collane, tatuaggi. Secondo me, questo è un esempio di come uno stesso significante possa assumere significati completamente diversi a seconda del contesto: da simbolo di due religioni a mero ornamento esotico con nessun altro valore se non quello estetico.

sara orlandi ha detto...

Orlandi Sara
Come abbiamo potuto constatare ogni cultura è una specifica rete di significati che si sviluppa in modo diverso.Prendo come esempio il crocifisso un simbolo importante per i cristiani. Il significante è il crocifisso stesso, che rappresenta un uomo, Gesù inchiodato su una croce dalle mani e dai piedi, dai quali esce del sangue. Il suo significato sta nel rappresentare tutti i cristiani, la resurrezione, la fede, la chiesa, il Papa e l'amore di Dio.

Simone Battistoni ha detto...

I simboli più facilmente visibili all'interno di un contesto sociale sono probabilmente quelli elencabili nella lista delle abitudini comportamentali e delle azioni programmate dipendenti da codici prescritti. L'esempio che ho scelto di presentare è da contestualizzare nella dimensione delle abitudini relazionali . Il saluto . L'Hongi è il tradizionale saluto Maori e viene eseguito poggiando fronte e naso contro quelle della persona che si intende salutare . Questo saluto rappresenta una importante forma di appartenenza , e viene eseguito anche da importanti esponenti politici . L'azione che ho appena descritto è però esattamente la stessa che viene , in un contesto europeo , idealmente limitata alla lista delle effusioni di coppia . Molto destabilizzante e sicura fonte di scherno sarebbe la vista di quel tipo di saluto in una strada italiana .

Sarah Dari ha detto...

Prendo come esempio una mia esperienza personale.
Ad Assilah, una piccola cittadina in Marocco, durante il periodo del ramadam, alle 3:00 di notte si accendono contemporaneamente una serie di sirene installate per le strade (segno). Il suono delle sirene (significante) per gli abitanti della città significa che è arrivato il momento della preghiera notturna (significato). La loro reazione è dunque quella di recarsi in massa nella moschea più vicina per espletare i loro doveri di credenti. Per me invece, che appartengo a un'altra cultura e che quindi sono abituata a utilizzare una rete di segni diversa, il suono della sirena significa "allarme" o "pericolo". La mia reazione e quella delle persone che erano con me è stata quella di spaventarci e cominciare a correre per scappare da chissà quale pericolo, scatenando le risate e lo scherno delle persone del posto che avevamo intorno.
Ciò dimostra che anche il significato di un segno, e non solo il suo significante, è estremamente arbitrario e legato a doppio filo con il contesto in cui si trova (temporale, spaziale o culturale che sia.)

giada stracqualursi ha detto...

Il segno non linguistico che voglio analizzare è il serpente. L'animale ha diverso significato in base alla cultura in cui viene collocato. Per la cultura celtica ad esempio era il simbolo della trasformazione, del rinnovamento e della rinascita, quindi legato ad una rete di segni positivi nell'immaginario della comunità. Nella cultura cristiana ha sempre avuto un significato negativo, è inteso come simbolo del male, legato alla tentazione e al peccato originale. Se il significante è lo stesso per tutte le culture, il significato è mutevole perchè inserito in una vasta rete di segni culturali che ne determinano il senso.
Giada Stracqualursi

Andrea Girolami ha detto...

Credo sia davvero interessante il rapporto significante-significato del fallo.
La raffigurazione fallica nell'antica Grecia significava fertilità. Tale rappresentazione era estremamente venerata e perfino divinizzata. Vi erano le falloforie, cioè feste in onore di Priapo, un dio caratterizzato da un'eccessiva lunghezza del pene, durante le quali erano esposti e trasportati in un corteo simbolici fallici. Priapo, e dunque anche il fallo, organo da cui proviene il seme, rappresentavano la potenza generativa maschile, incarnavano la vita. Si può comprendere la totale naturalezza della cultura greca nei confronti di questo simbolo anche dalle rappresentazioni dei satiri, spesso contraddistinti da un'evidente erezione in dipinti, sculture, statuette o travestimenti teatrali. Anche l'antica Roma ereditò questa concezione; furono fabbricati perfino monili aventi tali raffigurazioni falliche.
Con la tabuizzazione del sesso nell'odierna cultura occidentale e il progressivo abbandono delle forme corporee a favore di quelle incorporee, il significante fallo ha assunto un ben differente significato. L'idea di vita e fertilità che vi era associata è andata completamente perduta, e lo stesso può dirsi per il sentimento di venerazione, sostituito da un atteggiamento verecondo, imbarazzato o, talvolta, di indignata disapprovazione.
Dopo due millenni lo stesso significante negli stessi luoghi sortisce effetti completamente differenti: oggi esso può essere utilizzato con scopi burleschi, grotteschi, rivoltosi, iconoclasti, vandalici.


Andrea Girolami

Elisa Campanile ha detto...

Ogni cultura ha una rete di significati che riesce a svilupparsi in modo diverso e che prevede l'unione arbitraria di significante e significato, inseriti nel proprio contesto culturale.

Un esempio che vorrei descrivere è la gestualità.

Tenere le mani in tasca in Italia è considerato un gesto sconveniente ma non proibito,mentre in Turchia e Cina ciò è considerato addirittura offensivo e non viene accettato.In Turchia questo gesto può addirittura portare al licenziamento. Elisa Campanile

Veronica Orsini ha detto...

Un segno non linguistico che a volte crea ambiguità è alzare indice e medio della mano formando una V. Questo segno è completamente diverso fra due culture che normalmente non definiamo dopotutto così lontane, quella italiana e quella inglese. In Italia, tale segno non linguistico indica il numero 2 o il segno della vittoria, indipendentemente dal fatto che il dorso della mano sia rivolto a chi fa il gesto o all'interlocutore. In Inghilterra e soprattutto a Londra quando le due dita sono rivolte al contrario, quindi con il dorso della mano verso l'interlocutore, il significato è un pesante insulto. Questo perché vedendo questo significante, a tale segno non linguistico la persona inglese collega automaticamente la sua storia, il proprio contesto. Infatti, si narra che durante il medioevo poiché gli arcieri inglesi erano molto bravi i nemici francesi tagliavano loro indice e medio così da umiliarli e renderli inutili. Il segno a V fatto quindi al contrario per un inglese porta con sé una rete di segni concatenati che si adatta a quel determinato contesto.

Veronica Orsini.

Marilisa Di Crosta ha detto...

Il simbolo che mi piacerebbe porre sotto analisi è uno degli stereotipi più comuni sul popolo italiano: il gesto che consiste nell’unire i polpastrelli oscillando lievemente la mano, comunemente riconosciuto come simbolo dell’espressione “cosa vuoi?” (significante: mano, significato: cosa vuoi?). Per quanto possa sembrare un gesto accreditato principalmente alla cultura italiana, è presente anche in altre culture, solo che con significati decisamente diversi. In Egitto, ad esempio, il suddetto gesto viene utilizzato per esprimere un fattore legato alla tempistica, in particolare per dire che per una determinata cosa ci vorrà solo un minuto. Lo stessa gestualità viene invece impiegata in Congo per esprimere una piccola quantità di qualcosa, mentre in Spagna viene utilizzata per esprimere la domanda “mangiamo?”.

Fuck ha detto...

Il significante l'insieme degli elementi fonetici e grafici che vengono associati ad un significato che invece è un concetto mentale che rimanda all'oggetto. Quindi poniamo il caso che Marta riceve un biglietto da visita da una persona giapponese e lo mette distrattamente in borsa. Nella cultura del Giappone il biglietto da visita è come una parte integrante della persona che lo offre quindi è molto importante, tanto che c'è un rito nel quale avviene lo scambio di questi biglietti. Nella nostra cultura è una sorta di "di più", quindi non badiamo troppo al momento in cui lo riceviamo e al posto in cui lo mettiamo. Questo può essere considerato un esempio di come due culture differenti possano avere un atteggiamento differente nei confronto di un "significato" che è risultato del sistema culturale in cui vivono.

Martina Schettino

Federica Palazzi ha detto...

Per ben due volte mi sono trovata di fronte ad una situazione di grande disagio, quando un mio gesto è risultato strano ed ha fatto capire tutt’altro rispetto a quello che volevo dire; presento solo il primo episodio, avvenuto in Germania circa 8 anni fa, quando, durante il gemellaggio tra il mio paese e quello tedesco, eravamo tutti a festeggiare in una locanda tipica del posto. Non rimembro cosa dissi esattamente in quel momento, ricordo solo che stavo cercando di dire ad un ragazzo tedesco che aveva la testa dura, e per quel poco che sapevo della lingua, gli feci il gesto del pugno contro la mano aperta (venendo spontanea la frase “oh, ma sei de coccio!”); il ragazzo, insieme ai suoi amici, ebbe un’espressione perplessa ma compiaciuta. Poco dopo venni a sapere che, per loro, quel gesto ha un significato prettamente sessuale, e che quel ‘pugno contro l’altra mano aperta’ ha, per me e per il ragazzo tedesco, due significati completamente differenti.
Questo episodio presenta chiaramente il fatto che ogni cultura è una rete di segni, linguistici e non: il segno è costituito dal significante, ossia il gesto del pugno chiuso contro l’altra mano aperta, il quale è fisicamente uguale per entrambe le culture, e dal significato che invece assume due valenze completamente diverse nella cultura italiana e in quella tedesca.

Andrea Martini ha detto...

1) Con questa lezione abbiamo appreso che ogni cultura è una specifica rete di segni, che sono a loro volta unioni arbitrarie di significante e significato, che cambia in base al contesto in cui si sviluppa quella specifica rete. Abbiamo fatto l'esempio del segno "cane", che svilupperà una rete di segni connessi tra loro che sarà diversa nel caso in cui ci trovassimo a parlare con un cittadino di Seul piuttosto che con un italiano. Questo a dimostrazione della validità della teoria dell'uso del significato, secondo cui il significato appunto è condiviso, circola, in un determinato contesto culturale, in base quindi all'uso che se ne fa di quel segno in quel particolare contesto.
Mi viene subito in mente una scena di un famoso film di Tim Burton, Mars Attack, in cui, al momento dello sbarco dei marziani sulla Terra, per accogliere i nuovi arrivati gli umani liberano nel cielo una colomba, che per tutti noi è un tradizionale simbolo di pace. I marziani invece impauriti con un raggio laser la uccidono immediatamente, e danno inizio all'invasione. Nella realtà gli esempi sono innumerevoli. Pensiamo al modo di relazionarsi con l'altro: a Romas si è soliti parlarsi mantenendo delle distanze molto ravvicinate, spesso anche toccandosi fisicamente, con una pacca sulle spalle. Il movimento del corpo, significante, veicola un messaggio che potrebbe essere di rassicurazione, di affettività, di mettere a proprio agio l'altro e così via (significato). In un altra parte del mondo quel significante potrebbe invece veicolare un significato molto diverso, di scortesia, maleducazione. E ancora, andando indietro nel tempo, nella cultura Francese di antico regime, il modo di vestirsi era un particolare significante molto raffinato che veicolava un significato molto preciso: indossare quei parrucconi voleva comunicare alla società che quel particolare individuo faceva parte di una classe sociale ben precisa, distingueva il nobile, l'altolocato, dal resto del popolo. Un russo in viaggio a Parigi, prima della rivoluzione culturale di Pietro III, vedendo per la prima volta quelle parrucche, vedendo lo stesso significante che vedevano tutti i francesi, non poteva attribuirgli lo stesso significato, ma poteva interpretare quel segno come un modo molto bizzarro di vestirsi.

Andrea Martini

Elettra De Giuli ha detto...

La camicia “a quadri” è un esempio di segno non linguistico: in quanto “significante”, rappresenta un indumento - abbottonato davanti, per lo più con colletto e maniche, che copre il busto fino alle anche - caratterizzato da quadri di grandi, medie o piccole dimensioni. In quanto “significato”, invece, assume sfumature diverse.
Nel 1950 – quando Woolrich la ideò - la “camicia a quadri” era concepita per i lavoratori della Pennsylavnia che, subito, se ne innamorarono perché era calda e comoda. Proprio per questa ragione, dopo sessant’anni, è diventata il simbolo di uno dei più grandi paladini americani, lo scrittore William B. Laughead che, nella genesi della storia del Gran Canyon, descrisse Paul Bunyan - un gigante falegname abbigliato, nelle sue avventure, con una camicia a quadri blu e rossi, assurta a simbolo della tradizione americana.
Nel 1958, Walt Disney – influenzato dal successo di questo racconto - ne fece un cartone animato: la camicia da taglialegna, intesa come divisa dell’eroe, diventa un must per adulti a piccini, ma è Marylin Monroe che, negli anni Sessanta, ne esalta la femminilità: sono gli anni delle rivendicazioni sociali, e le pin up reinventano l’idea del camicione tartan, che portano legato sopra all’ombelico con i pantaloncini a vita altissima.
Negli anni Ottanta e Novanta – segnati dallo stile grunge – è Kurt Cobain a rendere immortale questo capo: indossando la camicia a quadri allacciata, oppure aperta, con t-shirt bianche o con stampe eccentriche.
Oggi, la camicia quadrettata è indossata in maniera del tutto nuova: ad attualizzare questo indumento è stata la regina del pop, lady Gaga, che ha ribattezzato il camicione come un vestito, con gambe scoperte e tacchi alti.

Elettra De Giuli

Flavia Vitti ha detto...

Un segno non linguistico è il Bindi, tradizionale della cultura indiana, è un segno collocato in mezzo alle sopracciglia. ll suo utilizzo storico indicava l'età dell'indossatrice, il suo stato civile, religioso ed etnico. Nel tempo significante e significato sono leggermente cambiati. Il significante è il pigmento rosso o lo sticker bindi, mentre il significato varia a seconda del colore, due dei significati sono: Il bindi rosso indica che la donna è sposata; il bindi nero indica una vedova.

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